mercoledì 7 dicembre 2011

Io ci sono davvero.


Oggi ho fatto una cosa che desideravo da tempo. Oggi ho fatto una cosa che ho sempre immaginato, mai fatto.
Da piccola ero una bambina nervosa. Mi irritavo facilmente.

Oggi sono immersa negli stessi pensieri di ieri.
Ho pubblicato un numero indefinito di post sulle mie vacanze a Bergamo e Milano, foto e scritti. Rivedere le foto mi rilassa. Rileggere quei brevi appunti scarabocchiati con mano ghiacciata, mi ha distratta. Sono sempre contenta a posteriori molto posteriori delle mie foto, per motivi insospettabili: a distanza di tempo infatti

mi capita di rivedere le mie numerosissime foto di una vacanza, o di un periodo, e di poter ripercorrere quasi passo dopo passo quella vacanza, quella giornata. Riesco ad evadere per una giornata stando però a casa, rivedendo nelle foto una città, e riassaporando quelle sensazioni. Le mie foto dettagliate sono noiose per molti, ma per me sono terapeutiche.
Come scrivere, come ascoltare musica.
Ieri ho passato il pomeriggio a sistemare il bagaglio della mia vacanza, non solo un pantalone e due maglioni da lavare, non solo tè e biscotti ricevuti in regalo, ma anche le foto e gli scritti, i miei ricordi a lungo termine. E mi sono distratta. Ma il pensiero era lì, latente, c’era eccome.

Oggi sono immersa negli stessi pensieri di ieri.
Ieri alle dieci e mezza ero a CasaMia.
Da allora nessuno mi ha detto bentornata. Nessuno mi ha chiesto com’è andata, cos’ho visto. Nessuno ha chiesto di vedere, o anche solo chiesto, se ho fatto le mie solite duemila foto. Nessuno mi ha chiesto com’era il tempo o come stava la Manager (si è presa l’influenza e ha la febbre da lunedì).  Nessuno mi ha chiesto se il volo è andato bene, se il parcheggio della macchina è andato bene.
Tutto è iniziato sul portone di casa appena aperto, mentre risalivo in macchina, con quella bugia che a quanto pare avrei dovuto confermare: le chiavi della mia macchina lasciata sola al parcheggio le aveva M, per ogni evenienza. Perché questa bugia? Io mi faccio vanto di non dover chiedere mai nulla a nessuno, e l’aver mandato un messaggio a M. per avere informazioni sui parcheggi è stato per me un passo avanti positivo, dovrei essere così più spesso. Ma lasciargli le chiavi della mia macchina? Non è un mio amico, è solo uno a cui ho chiesto un’informazione: non aiuto, un’informazione soltanto. Perché hanno detto questa bugia a CasaMia? Perché non ricordare allo scassapalle di turno che io, IO, non ho bisogno di lasciare MAI le chiavi della mia macchina a nessuno per nessuna evenienza? Sarebbe stata una verità facile e indolore, avrei sopportato anche di sentir dire “lo sai che Elle è fatta così” con la solita smorfia disgustata e anche impotente contro la mia testardaggine.
Ma una bugia era necessaria? Ed io avrei dovuto pure confermarla? Non l’avrei mai fatto, avrei detto “hanno capito male, le chiavi le avevo io, a M. non servivano”, ma nessun ha più parlato della mia macchina sola soletta all’aeroporto.
Non inventavo bugie e scuse da adolescente, perché ora?

Tutto è continuato quando ho messo piede dentro casa:
Elle: - Ciao. –
Risposta: - Ah ciao, ascolta devi chiamare subito per il telefono perché non funziona, il telefono serve, e da tre giorni non funziona, risponde che non è addebitabile.. –
Elle ammutolita.
Prosieguo: -… io non so forse è da cambiare, comunque chiama qualcuno e fatti dire, digli di venire, di risolvere… -

Poi c’è stato lo scambio di urla, come se io non avessi faticato un anno e più per cambiare l’atmosfera in questa casa.
Elle: - Non urlate. – con tono normale, perché io appena rientrata dalle ferie non avevo voglia di urlare.
Ma forse non dovevo intervenire né esistere. L’urlo si è rivoltato contro di me e, non so nemmeno come, mi è stato rinfacciato di fregarmene.
- Me ne devo occupare io! – mi è stato urlato come se negli ultimi mesi non avessi rinunciato a cose, che nemmeno voglio nominare per non piangere, per occupamene io.
Mi sono ritrovata a urlare.
Primo, perché se la porta deve stare chiusa: aprirla e poi lamentarsi e urlare accuse non serve.
Secondo, perché se dovevo occuparmene io, si deve fare come dico io sempre.
Terzo, perché se ve ne volete occupare voi di questa casa, allora io non vi devo nulla, nemmeno vi devo avvertire se vado in vacanza.
Quarto, perché stare qui a disposizione significa non essere a disposizione di qualcuno che lo stipendio me lo paga.
Quinto, perché se come dite mi devo cercare lavoro e contribuire a mantenervi, sappiate che vi darò 50 euro al mese e un po’ di spesa, come fate voi ora.
Sesto, perché anziché rinfacciarmi che a causa mia in un fine settimana avete speso 180 euro per una babysitter, potreste pensare a tutti gli euro che vi faccio risparmiare io stando qui ogni santo giorno (ma avrei voluto dire “cazzo di giorno”) con voi, sabato domenica e festivi, esco poco e quando esco torno entro mezzanotte, non mi allontano senza far sapere dove sono, non sparisco, vi faccio tutte le commissioni della terra anche avanti e indietro più volte al giorno secondo capriccio.
Settimo, perché non dico gratitudine, ma almeno riconoscenza nelle discussioni per il mio operato, invece no tutto vi è dovuto, e non sapete nemmeno decidervi: sono alle vostre dipendenze o sono un membro della famiglia? Perché se lavoro per voi, datemi pure gli ordini freddi che volete, ma alla fine lo stipendio; se sono un membro della famiglia invece trattatemi come tale, e cioè bene, e apprezzate i miei sforzi, e riconoscete il mio impegno, e approvate le mie vacanze, e riaccoglietemi a braccia aperte quando torn…

Oggi ho fatto una cosa che desideravo da tempo, da quando ero piccola e nervosa. Oggi ho fatto una cosa che ho sempre immaginato, mai fatto. Oggi ho fatto una cosa che desideravo da ieri, ma non pensavo che avrei mai fatto.
Ho preso i cinque secchi che erano in veranda, quelli che da un mese sono pieni di tronchi di legna da ardere, e invadono in fila o sparsi la veranda che io a maggio avevo reso salottino, li ho portati nel “capanno della legna” ad uno ad uno, una volta là dall'ingresso li ho sollevati con entrambe le braccia e li ho lanciati sulla catasta di legna che io stessa avevo riordinato tempo fa.
LI HO LANCIATI ad uno ad uno, con forza, e li ho lasciati lì, rovesciati e forse rotti, e non mi interessa sapere cosa succederà domani quando verranno scoperti.
Almeno stavolta urleranno per qualcosa di grave che ho fatto davvero.

Il film che vi consiglio oggi.

7 commenti:

  1. A me ha fatto piacere sapere che sei tornata.Mi mancavano i tuoi post e la tua simpatia.I tuoi comenti,soprattutto.lo so,non è un granchè,ma è meglio di un rientro senza saluti :)

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  2. A me ha fatto piacere il tuo bentornata (l'ho visto, l'ho visto) - e non perché è stato l'unico ;)
    E considerato che almeno sul blog mostro tutte le mie personalità... Non è un mondo a parte, un mondo.. parallelo in cui io sono qualcun'altro, in cui mi trasformo, ma semmai è il posto in cui mi trattengo meno, in cui ci sono io in tutte le mie facce/pensieri/paranoie/curiosità/interessi ecc.. quindi io non sminuirei il tuo bentornata.
    Anche se forse il fatto che non ti ho ringraziato subito potrebbe far pensare così, ma non volevo considerare eccezionale una cosa che dovrebbe essere normale, appigliandomici come una cozza depressa ;)

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  3. hai fatto benissimo! BE NIS SI MO!!!!
    oggi lo faccio pure io , non so...con i figli con la montagna di cose da fare
    con il portafoglio vuoto
    con la gatta che mi ha mangiato i fiori di ciclamino(...ma si può????)lasciando solo gli steli

    uffa che giornate nere...

    hai fatto benissimo!!!!

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  4. rivedere le foto rilassa tantissimo!

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  5. Erika: i ciclamini noo.. qui c'è un gatto (del vicino) che ogni volta straccia i sacchi dei rifiuti e sparge tutto ovunque alla ricerca di cibo.. è meno traumatico che vedere i ciclamini decapitati però!! :)


    Isabel: un viaggio nel tempo, il più delle volte imprevisto, talvolta cercato ;)

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  6. Ho visto cosa e' successo e, anche se non ho mai parlato della famiglia che mi ha portata via dalla Thailandia, ti dico che queste scene le ho vissute anche io (e forse erano piu drammatiche perché quando Me ne andavo via per qualche giorno Al rientro trovavo sempre la porta chiusa a chiave - ed ero costretta a chiedere rifugio ad amiche ....)
    Anche io poi, mi sfogavo come te, ma anziché il secchio, io buttavo (in faccia) alcune verità che conoscevo su alcuni componenti : tradimenti e cose moltoooo pesanti (ma verissime)
    Di qui, a 18 sono andata a vivere da sola e poi, per lavoro sono venuta a BG!
    Peccato che poi... Mi hanno voluto seguire e ora mi Tocca sopportarli anche qui. Pero', io a casa MIA e loro a casa loro.
    Non e' facile elle, ma vedo che ti sei creata il tuo mondo qui dove molti ti stimano :)

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  7. Sì, Vaty, non avrei mai creduto che il blog potesse diventare davvero una casa in cui sentirmi a Casa, anche se lo considero la Casa dello Spirito, pensavo che l'avrei abitato da sola. Ma sapere anche solo che altre persone hanno vissuto la stessa esperienza e che capiscono cosa si prova, e non sfornano frasi fatte, mi ha stupito e fatto piacere assieme :)

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