venerdì 2 dicembre 2011

La cantastorie.

Mi è presa una sorta di malinconia, un po’ perché sono molto svogliata, un po’ perché prosegue il trasferimento di computer. Ma è lo stesso trasferimento a distrarmi da altre mansioni, facendomi sentire in colpa. Il senso di colpa è di solito legato alla svogliatezza e..
Per questo dico di avere un io-carceriere, cattivo, perché con frasi buttate lì a caso mi fa sentire in colpa, inadeguata.
Ho notato che tre giorni di ferie sono pochi: quando le prendo, finisco sempre per poltrire una settimana intera. Se va male anche due.
Lavorare mi manca, soprattutto per le ferie, perché costituiscono il vero confine fra il lavoro e la vacanza, perché anche quando non si parte, comunque non si va al lavoro, e questo permette di staccare un po’, di ricaricarsi.
Io come posso ricaricarmi, se mi alterno tra stare a casa e sentirmi impegnata, e stare a casa e sentirmi scazzata? Non è un vero lavoro, è solo una sensazione. Posso ricaricarmi partendo per tre giorni, ad esempio.
Ma tre giorni, se mi organizzo, sono sufficienti per vedere una città, non per staccare, distrarmi, ricaricarmi. Tre giorni per una città sono come una gita domenicale, un fine settimana in montagna, l’uscita settimanale del sabato: una cosa che ha senso se la fai ogni settimana, se ogni settimana sai che puoi dedicare il tuo giorno libero (o i tuoi tre giorni liberi) a qualcosa di diverso dal resto della settimana.
Io ho una monotonia davanti a me, una distesa di futuro uguale al presente, di stacco uguale all’attacco, che mi snerva. Soprattutto oggi.
Quando lavoravo, lavoravo anche 12 ore al giorno, con un solo giorno libero a settimana e non avevo né ferie né giorni di malattia. Ma le ferie per me sono importantissime. Mi è capitato di dare le dimissioni, pur di averle. Quando si lavora in nero si fa anche questo.
Sotto contratto mi chiedevano di decidere a gennaio le ferie per tutto l’anno, e non avrebbero potuto farmi regalo migliore; io potevo organizzarmi l’anno perché sapevo che avrei resistito a lavorare come un mulo per circa tre-quattro mesi, poi però per una o due settimane non ci sarei stata più per nessuno. Questo “non esserci per nessuno” fa la differenza.

Mi è venuto freddo. Stavo seduta tra due computer a trasferire dati, e mi è venuto freddo.
Non mi sono mossa per coprirmi, quasi impigrita nella mia delicata mansione, e mi è venuto sempre più freddo, sempre più dentro.
La verità è che questa è una mezza trappola.
Ogni tanto apro gli occhi, vedo le sbarre della gabbietta e mi rendo conto di essere in trappola.
Lo so che non è vero, che non è una trappola.
Mi ripeto che finirò alcune cose che ho iniziato, poi arrivano momenti come questo e temo che getterò la spugna.
Un pensiero dopo l’altro, una riflessione dopo l’altra, io mi chiedo di quale spugna stia parlando.
Ci sono due versioni dei fatti:
1) Una è quella ufficiale, secondo la quale io (dichiaro di) aver tutto il diritto di vivere la mia vita, qualunque essa sia, anche quella da casalinga intellettuale che mi sono organizzata ora; ed è vero che io ho questo diritto.
2) Una è la versione che tengo sempre per me, nella quale è evidente che anche io vorrei lavorare fuori casa, percepire uno stipendio, preoccuparmi della mia spesa, delle mie bollette, dei miei casini, di incontrare le mie persone, di addobbare il mio natale o di non addobbarlo. Ok, è solo una crisi momentanea dovuta a quelle facce (perché io vedo sempre tutto e sento sempre tutto? Ah, sì, perché sono uno spirito..). Però è vero che vorrei la mia vita.

Ecco cosa significa avere troppa fantasia, la fantasia serve anche a pre-pensare le cose che si penseranno durante o dopo le ferie in un posto che piace.
Io non sono ancora partita.
Ho sempre pensato: quando mi trovo in vacanza in un bel posto e non penso che vorrei viverci, significa che sto bene; quando vado in vacanza in un bel posto e penso a quanto sarebbe bello se ci vivessi, significa che sto male, e a quel punto non è nemmeno necessario che il posto in cui mi trovo in ferie sia bello.
Io non sono ancora partita, ma almeno in parte so dove sto andando.
E poi c’è Bologna. La mia vacanza doveva essere Bergamo-Milano-Bologna e ritorno.

Qui non sto benissimo, né malissimo, lo dico nella versione n.1, quella ufficiale, e lo penso.
Poi arriva il momento di andare in vacanza, o anche solo di concedermi uno svago, e capisco di non averne proprio alcun diritto, e la cosa peggiore è che nella versione ufficiale attribuisco tutto al mio io-carceriere, mentre nella versione n.2, quella che non racconto mai a nessuno, so che sono altre le persone che pensano che io non dovrei andare in ferie. Nella seconda versione io immagino la mia vita ideale: sgobbare come un mulo per tot mesi e poi godermi indisturbata le mie vacanze; “indisturbata” sin dalla loro programmazione o non-organizzazione.
Ed il mio io-burocrate non ha nulla a cui appigliarsi per rivendicare il mio diritto alle ferie, nessun contratto.
Potrebbe intervenire il mio io-femminista, ma non è quello il punto.
Cerco fra le regole del mio io-tedesco e, sì, ci sarebbe qualcosa sulla famiglia e sull’essere felici per gli altri e anche un po’ riconoscenti, ma sembra che tradotto in italiano perda il suo senso, o forse sono io che non trovo le parole.
Il mio io-matrigna cattiva è già partito per le ferie, senza avvertirmi, ed io non so urlare.
Il mio io più intimo, quello che di solito non si mostra, è triste perché vorrebbe star via un mese per ricaricarsi davvero, ma non può. Ci aveva provato a settembre ma le ferie le sono state sabotate e manipolate, ha dovuto adeguarsi, ed è stata brava, non sa nemmeno come ha fatto. O forse sì: ha cercato di non pensarci, perché sa che ci sono persone ben più cattive che le diranno cose bruttissime se si lamenterà, ed il mio io più intimo, quello timido, non le vuole sentire quelle parole. Perciò non parla.

Avrei bisogno di un mese di ferie, di vacanze vere.
Di me stessa, delle mie persone.
Non di essere trascinata.
Non di esser guardata con sospetto.
Non di fretta.
E già da ora dovrei smettere di raccontarmela, almeno io.


2 commenti:

  1. Ho spalancato le finestre e messo la musica a palla.Spero ti sia piaciuta :)

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