giovedì 1 dicembre 2011

Lavoro nero.

Principessa in questi giorni è disperatamente triste. Si guarda attorno con occhi sgranati e forse trattiene le lacrime. Ha capito dai vari discorsi che Nonno Simpson sta per morire: forse non le hanno mai spiegato che dal dottore si va per guarire, non per organizzare un funerale, quello è l’addetto alle pompe funebri.
Poi certo, ci sono gli anatomopatologi, ma questa non gliela racconto.
Oggi il Nonno aveva l’importante visita dal neurologo.

Alle 7 e un quarto non si voleva alzare, io fremevo calcolando i minuti di ritardo che avremmo avuto.
L’appuntamento era per le 8 e 30, ed io avevo avvertito che sarei partita alle 7 e 30, per andare in un posto a dieci minuti da CasaMia, stupendo tutti per l’eccessivo anticipo che volevo avere.
-Voi fate conto che partiremo alle 7 e 30, tanto fra una cosa e l’altra… io lo so…-
Infatti il Nonno non voleva alzarsi, sono riuscita a spronarlo solo con il mio urlo da caserma “alzaaatiii”.
Dopo non si voleva vestire, ha detto che non trovava i pantaloni che io, amorevolmente, gli avevo lasciato sulla sedia assieme a camicia mutande e canottiera. I pantaloni però erano effettivamente scomparsi. Complice Brigante*, ero sicura che fossero stati nascosti.
Li ho trovati nel cesto della biancheria sporca, assieme a quelli che stanotte si era tolto dopo averli pisciati a letto (non ricordo se vi avevo detto che oramai ha scelto di dormire vestito), e che ho riconosciuto perché senza cintura. Allora ho sfilato la cintura dai pantaloni sporchi, ho recuperato quelli puliti e ho lasciato tutto sul letto.
-E se non sono davvero puliti, oramai pazienza.- ho concluso mentre gli preparavo pure la colazione.
Di solito quando ha una visita medica si rifiuta di mangiare, ma io avevo pronta la motivazione valida: devi prendere la medicina anche oggi.

Di solito quando aveva una visita medica si lavava e vestiva di tutto punto già tre giorni prima, e poi stava seduto immobile per non sporcarsi. Ieri invece a malapena è riuscito a farsi la barba a chiazze.  Almeno non si è tagliato.
E oggi ha impiegato un quarto d’ora per infilare la cintura nei pantaloni, e poi indossarli, dopodiché ha detto che la camicia e la giacca erano pulite e non le avrebbe cambiate.
-Ce l’ho solo da due giorni questa camicia.-
E da due notti. E in effetti c’era solo una macchia di sugo, non era proprio sporca, no?

La Nonna gli ha detto di cambiarsi la camicia.
Lui ha risposto: - Me ne avete messo un sacco su quella sedia, ma cosa me ne faccio, questa è pulita!-
La Nonna gli ha detto di cambiarsi la giacca, così quella sporca l’avremmo portata in lavanderia.
Lui ha risposto: - Ma se me la sono appena messa, che sporca e sporca!-
La Nonna ha insistito, il Nonno ha urlato. Io sono intervenuta con un grido fermo e deciso:
-E lascialo in pace! Perché vuoi innervosirlo adesso? L’importante è che sia vestito!-
-E deve andare in giro così! A farci ridere dietro da tutti!-
- Smettila di dire minchiate!-
Sì, scusate, ho usato proprio il termine “minchiate”.
-Va in giro così come.. come un.. –
- Finiscila! Va dal dottore per farsi curare, non per fare una sfilata di moda. E se dobbiamo dire al dottore che non è nemmeno più in grado di vestirsi da solo, non è necessario agghindarlo con l’abito del matrimonio.-

Il lato positivo dell’andare in palestra è che si hanno tre giorni a settimana di allenamento nel cuore, quando si deve correre a perdifiato dal parcheggio in culo al mondo fino all’atrio della Asl dove si è scaricato il Nonno con la raccomandazione -ma chissà se ha sentito/se ricorda/se ubbidirà?- di non muoversi, di aspettarmi che torno subito.
Poi l’ho aiutato sulle scale e dentro l’ascensore perché lui, in preda a questa sua nuova abitudine di fermarsi sulle porte a perlustrare con lo sguardo le stanze prima di entrare, ha rischiato più volte che le porte dell’ascensore gli mozzassero il naso o anche tutta la testa. A me non si vuole tenere, perciò mi son sorbita tutti i secondi necessari affinché i suoi occhi, e attraverso loro il suo cervello, capissero se davanti ai suoi piedi c’erano gradini o no, perché la sua paura è quella di inciampare.
Davanti alla porta dello studio medico ha inscenato i capogiri, ma secondo me non erano necessari perché fino a quel momento avevo visto abbastanza sintomi reali da crederlo definitivamente invecchiato. Male.
Ah già, scusate, il medico non sono io.

La visita è andata bene: ha risposto alle domande del neurologo con la voce impastata e nostalgica di un ubriaco. Poi il medico ha guardato me ed io gli ho parlato dei tre giorni di sonno profondo, e della successiva ripresa parziale, e il medico ha emesso il seguente verdetto:
-Potrebbe essere qualcosa di vascolare.- e ha scosso un po’ la testa.
A me la parola ha fatto venire in mente le vene, ma anche così non mi diceva nulla, perciò:
-E questo cosa significa?-
-Adesso vediamo.- ha risposto mentre scriveva sulle ricette.
Naturalmente non abbiamo visto nulla sul momento, perché ha prescritto una tac e un’ecodoppler che, qualsiasi cosa siano, ci faranno vedere loro cos’è questo qualcosa di vascolare.
-È ciocato qualcosa. È arrivato al giro di boa.-
Ha detto proprio così, ed io ho immaginato ciocare una vena importantissima di quelle che portano sangue al cervello. Ha prescritto delle gocce e ha preparato il foglio col quale, dopo i due esami, dovremmo prenotare la seconda visita.
Infine ha fatto come all’inizio: ci ha lasciati combattere da soli contro mal di schiena e capogiri che limitavano il Nonno nei movimenti e nei riflessi, e lui seduto comodo a guardarci.
Io ho capito che il Nonno ha fatto il giro di boa, perché simula ancora due malesseri che non gli servono per farsi dire finalmente che è malato: non si rende conto che ci sono altre cose anomale che ha e che fa, che determinano la diagnosi di malato, è convinto di stare bene e di dover fingere.
Ad esempio quando gli ho fatto notare la macchia sulla camicia ha abbassato la testa, e quando ho avvicinato il dito per indicargliela più precisamente e gli ho sfiorato il braccio ha fatto un salto spaventato come se gli fosse caduto un gatto addosso. E ho notato che non inquadra bene lo stipite delle porte, che vede solo una cosa del tutto che gli si presenta davanti, quindi non si organizza nei movimenti. Il medico queste cose le sapeva già, perché quando ho iniziato a parlargliene mi ha fatto cenno che era sufficiente.

Devo essere sincera: la prima volta che siamo stati da questo medico, la diagnosi l’ho sabotata io, e se ricapitasse lo rifarei.
La Nonna, decisa a far fuori suo marito rompiscatole, ma anche tristissima per questo, aveva chiamato il medico e gli aveva detto che il Nonno “non capisce più nulla, si dimentica tutto”. Io dopo un anno in questa casa avevo individuato nel Nonno un altro tipo di disturbo: sua moglie.
Perciò quando il medico mi chiese spiegazioni dell’amnesia indicata sull’impegnativa, io risposi:
-Mah.. a me sembra un tipico caso in cui la moglie parla parla e il marito non l’ascolta, però le dice sì sì, e dopo non si ricorda nulla perché non l’ha proprio sentita parlare.-
Ero convintissima di questo e lo sono stata fino a poche settimane fa, quando ho visto il cambiamento improvviso.

Ho detto al medico della porta chiusa a chiave, dei tre giorni senza cena, del sospetto che fosse un dispetto, ma anche del fatto che la sonnolenza e l’inappetenza siano stati un po’ troppo improvvisi e duraturi, ovvero non passati del tutto. Lui ha detto allora che qualcosa poteva “essere ciocato” all’improvviso, e ha annuito pensieroso. Poi ha commentato la porta della dispensa chiusa a chiave: “ha fatto benissimo” mi ha detto.
Vedete? Non sono un mostro..


Oggi è il primo del mese, il mio giorno incubo al quale stavolta ho aggiunto questa visita medica, che però è andata bene: c’eravamo solo noi, alle 9 eravamo già a casa, Nonno Simpson non mi ha fatto fare figure di merda scappandomi e parlando a voce alta con le sue frasi offensive o pseudo-vittimiste. Sta proprio male..
Poi dovevo fare la spesa mensile.
Ho detto a voce alta, una volta a casa:
-Adesso do i compitini per casa a tutti: fatemi una bella lista della spesa completa di tutto, perché domani e dopodomani non voglio sentirvi dire hai dimenticato questo hai dimenticato quello.-
La Nonna mi ha guardata con un misto di rabbia, onta subita, e delusione, come se le avessi detto “sei una puttana e lo sanno tutti”. Doveva solo contribuire alla lista della spesa..

Mia madre, come se io non avessi dato queste disposizioni, mi ha detto:
-In casa non c’è nulla. Per pranzo non abbiamo nulla.- con tono mesto e derelitto.
Io ho quasi urlato:
-Cosa vuol dire non c’è nulla per pranzo?? Ma se l’odore di melanzane FRITTE mi ha impregnato pure le mutande!-
Ed erano solo le 9 del mattino. Per fortuna non mi ero lavata i capelli, altrimenti l’avrei pure schiaffeggiata.
Sì, dico solo per dire.
Poi mi ha dato i soldi per la spesa ed io le ho chiesto anche quelli per la benzina.
-Prendili da lì.-
-Devo mettere cinque euro al giorno? Dammene cinquanta così faccio il pieno e non ci penso più!-

Come se io andassi avanti e indietro sulla stessa tratta per i fatti miei, e non per portare loro dal medico, per far loro la spesa, per andare a prenotare loro altre visite, per comprare quegli altri detersivi che però erano in offerta ieri e non oggi. Tutto ciò che ci serve è lontano da questo paese, ma perché non ci trasferiamo direttamente tra il supermercato di fiducia e la casa di cura? Così non dovrò più vedere quelle facce offese quando voglio fare il pieno coi loro soldi.
-No perché questo mese siamo messi un po’ così..-
-Tanto me li dovrai dare lo stesso prima o poi, dammeli tutti ora così faccio il pieno e non ci pensiamo più.-
Sono uscita di corsa, prima che mi rinfacciasse che io ogni mercoledì vado pure al cinema, che sarà anche gratuito, ma quanto consumo facendo avanti e indietro? Sono uscita pensando che ho i datori di lavoro peggiori del mondo.

*Di Brigante non saprei dire se sta organizzando qualche bravata per il fine settimana in mia assenza, ad esempio qualcosa per mettere in difficoltà la babysitter; sinceramente mi preoccupa di più Principessa, che piagnucola inconsolabile, e probabilmente sfoggerà in tre giorni tutte le sue pretese da principessa degli ultimi anni in una volta sola, senza privarsi di nulla, e sfinendo la babysitter.
Che non tornerà più.
Malpagata e nemmeno le ferie..

(ps. Nemmeno le ferie un corno, ho stampato il check-in e scoperto che forse avrei dovuto fare una lavatrice, ma ormai è tardi. Sono a buon punto, mi manca solo preparare la valigia!)
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