mercoledì 28 dicembre 2011

Le pecore e il capro*.

La crisi e lo sperpero sono brutte bestie entrambe, con una importante differenza, che forse non sarà l'unica, ma è quella che mette l'uomo nella condizione di sentirsi davvero stupido. Quando la capisce. La Crisi infatti sembra qualcosa di più grande di noi, perché anche quando è economica, e quindi collegabile anche dall'immaginario comune a concetti più accessibili come "economia domestica", viene comunque percepita come finanziaria, ossia legata a fallimenti di banche, di multinazionali, e di altre entità al di sopra delle capacità di pensiero umane. Per prevenire ed evitare una crisi, pertanto, sembra necessario essere esperti e competenti in materie che non sono oggetto di studio nelle normali scuole che abbiamo frequentano o che frequentano i nostri figli. Quando la Crisi erutta le sue conseguenze, l'uomo comune può considerarsi vittima di una catastrofe naturale, di una punizione divina per il suo tenore di vita dissoluto, può piangersi addosso e sperare di trovare una spalla a cui far conoscere la propria singolare situazione, ma scoprirà che pochi altri uomini saranno disposti ad ascoltarlo a lungo, perché la Crisi è mondiale, mai personale o locale. Non è una situazione singolare.
Lo Sperpero, al contrario, non è più grande di un comune mortale, anzi è comune quanto noi umani, è presente nei Paesi sviluppati in un rapporto di 1:1, vale a dire che ognuno di noi ha il suo piccolo Sperpero che lo protegge. Protegge dal senso di fallimento quando una banca non concede il finanziamento per mancanza di garanzie stabili, protegge dal senso di impotenza durante l'attesa semestrale dei saldi nei negozi di abbigliamento, protegge dal dubbio di non essere buoni genitori che assale in un banale negozio di elettronica, protegge dalla depressione che prende chi cestina senza leggerla l'ennesima newsletter di offerte dal centro benessere. Lo Sperpero aiuta a vivere meglio sul momento, ma ha conseguenze devastanti sul nostro futuro, un po' come i tanti operai che per anni son riusciti a portare il pane a casa, e a rendere le condizioni di vita della propria famiglia decenti, per poi andare in pensione e scoprirsi gravemente malati, a causa di sostanze letali respirate proprio su quel posto di lavoro che altri avevano invidiato loro. Con una differenza: per intuire il pericolo quegli operai avrebbero dovuto essere esperti e competenti in chimica o in medicina, e avere laboratori e strumentazione adatti a confermarlo. Noi invece per intuire il pericolo dello Sperpero dobbiamo semplicemente pensarci.
Lo Sperpero nasconde il problema della nostra debolezza rispetto alla Natura, ci fa sentire forti e potenti, perché usufruiamo noi di Lei e non viceversa, quanto ci pare e quando vogliamo. Lo Sperpero ci nasconde la realtà di una Natura che non è a nostra completa disposizione come pretendiamo. Lo Sperpero anche a piccole dosi è letale. E noi: vogliamo essere ancora così ciechi e stupidi? Non è difficile dosare le nostre risorse in base alle nostre esigenze, calcolare le nostre pretese in base alle nostre risorse, vedere le erbacce nascoste in giardino, camuffate da fiore spontaneo, ed estirparle. Un'erbaccia è senz'altro un agriturismo, dove per cifra tonda si può mangiare tutto raddoppiato, dall'antipasto al dolce, e si sa che davanti alla Crisi, le belle parole non fanno più effetto mentre acquistano potere i numeri: due antipasti, due primi, due secondi, due contorni, e così via fino alle due bottiglie di mirto finali. Metà della tavolata mangerà le sue solite quantità, perché è a dieta ferrea, o perché chiacchiera troppo e si distrae, inoltre c'è sempre qualcuno che arriva da una brutta gastroenterite e si trattiene. L'umore generale sarà però per tutti quello di una sagra paesana offerta totalmente dalla pro-loco. L'ottimo rapporto prezzo-quantità aleggerà infatti sulla sala come un angelo protettore dell'umore e del portafoglio, e nemmeno chi, come sua abitudine, si limiterà ad un primo e ad un secondo, anche senza dolce e senza caffè, penserà di aver speso troppo per così poco, perché si canterà nella testa il ritornello del prezzo davvero stracciato per i due antipasti, due primi, due secondi e così via. In tedesco, una canzone che entra in testa e non si riesce più a togliere e la si canticchia per tutto il giorno si chiama Ohrwurm: il verme dell'orecchio. Il termine sembra azzeccato anche per descrivere un mantra del consumismo giustificabile: "abbiamo speso pochissimo per una marea di roba".
E quanta ne è avanzata nei piatti? Ci consolerebbe sapere che verrà riciclata per i prossimi ospiti? O vorremmo scoprire che viene buttata, per essere sicuri di non aver mangiato noi stessi qualcosa di avanzato ad altri? Sulle teste dei commensali, nelle vesti dell'ottimo rapporto prezzo-quantità, divinità buona, si celava lo Sperpero. E l'idea di offrire un prezzo più basso e quantità più umane non viene in mente a nessuno, perché per attirare persone fuori casa è necessario offrire quantità diverse da quelle rinvenibili in qualsiasi dispensa casalinga. I tempi stanno cambiando: una volta desideravamo un cuoco che ci offrisse la qualità, oggi invece per sentirci in pace col mondo e soddisfatti della nostra vita dobbiamo poterci permettere un'abbuffata.
C'è chi pensa che la Crisi sia stata causata da una congiuntura (degli astri?), c'è chi teorizza che abbia ucciso lo Sperpero (degli altri); c'è chi spera che la Crisi passi (da sola) così da poter riprendere i rapporti con il proprio Sperpero, bruscamente interrotti; c'è chi consiglia lo Sperpero per debellare la Crisi, infatti l'economia deve girare anche nel microcosmo della quotidianità. C'è anche chi vede una somiglianza assurda tra Sperpero e Crisi, con la differenza che lo Sperpero è umano, quasi umanitario nella Crisi, mentre la Crisi è sovraumana. Ma cosa succederà all'uomo quando scoprirà che Sperpero e Crisi non solo si assomigliano, ma sono entrambi frutto degli umani, sono complici, e sono personificati più del Gatto e della Volpe? Lo Sperpero è l'infiltrato, si fa amici gli uomini coi suoi sorrisi ammaliatori; la Crisi piomba all'improvviso come il poliziotto cattivo che, stanco che le buone maniere, sottili e velate, del suo collega buono (santo Sperpero, appunto) la tirino tanto per le lunghe, con un urlo e un pugno sul tavolo fa capire all'accusato che il gioco è finito, o confessi o mi fai i nomi di chi è stato.
Il messaggio è chiaro, e i nomi sono bell'e fatti: o è stato il Destino, oppure è colpa della Globalizzazione.


* articolo scritto per il famoso "giornalino" del quale vi avevo parlato e finalmente pubblicato ma col cavolo che gliene mando altri...

2 commenti:

  1. Bellissimo post. Io comunque voto per la seconda che hai detto: globalizzazione.
    I paesi che prima erano poveri, ora sono poveri. I paesi che prima erano abbienti, ora sono poveri.
    Nel sistemaa "globalizzazione" ci deve essere un buco nero in cui si infilano i soldi. Chissà chi è il proprietario di quel buco ?

    Un abbraccio.

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  2. Globalizzata forse è anche la convinzione di non essere poveri. Un tempo poveri e ricchi erano nettamente separati, ora ci sono poveri arricchiti solo nella forma e non nella sostanza, persone che non hanno soldi per pagare le bollette, e perciò non le pagano, però si comprano il mondo a rate da sfoggiare. I poverissimi ci sono ancora e sono quelli che davvero non hanno nulla, né da mangiare, né sigarette, né cellulare nemmeno il più antico, né l'allaccio per l'energia elettrica in casa. Poi quando chiamano dal recupero crediti perché le ultime dieci rate risultano insolute tutti a dire "ma cosa vogliono c'è crisi" e a piangere povertà. Se ci fosse davvero crisi non si farebbero più rate per oggetti superflui, e anziché a lagne e a false lamentele si assisterebbe all'assalto ai forni.
    Per fortuna c'è santo Sperpero che fa girare l'economia ;)

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