martedì 27 dicembre 2011

Messaggi graditi, messaggi fra le righe, messaggi risparmiati.

Regali:
Bianca come il latte, rossa come il sangue di Alessandro D’Avenia
Il frutto del fuoco di Elias Canetti
A trick of the tail - Genesis
Jägermeister (io per me)
Incenso al sandalo (io per me)
Scaldamani elettrico (sorta di borsina dell’acqua calda che mi ha regalato Franco ai mercatini di natale)
Un profumo che hanno regalato a Romy ma a lei non piace, si chiama Allure Chanel o Chanel Allure e stigazzi e non piace nemmeno a me, però è meglio dell’odore di maiale in pentola e fumo di legna da ardere che avevo in questi giorni, e finché non mi fa venire mal di testa e nausea…
In arrivo: Magnification – Yes  (+ un altro regalo sconosciuto)
Ho ricevuto un’altra letterina, da parte della mia amica Esse.

Sono indecisa se rispondere oggi ai seguenti tre messaggi o direttamente per capodanno (ma


 penso per capodanno, cosicché nessuno dei destinatari si faccia illusioni sulla mia idea del natale):
1) L’augurio che questo Natale ci porti un po’ di serenità e allegria, da A, B e C.
Risposta spontanea: e chi vi dice che io non sia serena e allegra anche, se non soprattutto, senza natale?
2) Sereno e felice Natale da D e F.
Risposta spontanea: da chi??
3) Augurissimi di un felice e sereno natale, da trascorrere insieme alle persone a cui vuoi bene! E piano coi brindisi! Ahaha! G e H.
Risposta spontanea: scusa se rispondo solo ora ma ho trovato il messaggio solo dopo i brindisi e ormai era tardi per andarci piano.

Come vedete, l’unico messaggio al quale potrei rispondere bene, nonostante la spontaneità, è il terzo, perciò ho deciso: a questo rispondo subito, agli altri due chissà.

E poi c’è il messaggio della MiaAmica, con la quale ho un rapporto che ci autorizza a scegliere in tutta tranquillità tra:
a) farci gli auguri il 26 alle 11.00
b) non farci gli auguri finché non ci vediamo (così abbiamo la scusa per vederci, visto che senza scusa non riusciamo ad organizzarci, e dire che almeno una di noi due non ha nulla da fare).
Messaggio: Buongiorno! Com’è andato il Natale in Casa Elle? Anche se in ritardo fai gli auguri di buone feste a tutta la tua famiglia.. e a te ovviamente!
Risposta immediata (nemmeno cinque minuti dopo): Bene bene, macché ritardo, fino al 6 gennaio c’è tempo per augurarsi buone feste! Saluta anche tu la tua famiglia da parte mia.

Naturalmente io la mia famiglia non l’ho salutata da parte sua, ma mi son tenuta tutti gli auguri per me!

Bene, ho risposto al messaggio nr. 3, come da modello suesposto, aggiungendo breve resoconto dei festeggiamenti, ma senza chiedere “e voi?” se vorranno dirmelo lo faranno, altrimenti non importa.

Tutto ciò mi riporta alle solite riflessioni sui messaggi, ricordo ancora le prime volte nella vita che mi son trovata a chiedermi perché mi sono comprata il cellulare e soprattutto perché ho dato il mio numero ad amici e parenti. La domanda riferita ai parenti assume sfumature particolari, perch..
Bene, ho ricevuto risposta immediata al messaggio, quando si dice la voglia di comunicare.

La domanda riferita ai parenti, dicevo, assume sfumature particolari. I parenti infatti fanno parte di quel calderone di persone che vieni costretto a frequentare sin da piccolo, che piacciano o no, e devi pure sorridere, sennò la famiglia si divide ed è un casino. Tutti i nostri parenti abitano lontano da noi (almeno 250 chilometri) ma io con le mie cugine mi son tenuta in contatto sin da quando ho imparato a scrivere perché, come credo di aver già detto da qualche parte, io ho iniziato la mia carriera di scrittrice come corrispondente per lettera. Ho continuato per anni questa corrispondenza, diminuendo le mie destinatarie, restie alla risposta entro l’anno, o variando le rimaste, perché ognuna di loro ha attraversato periodi in cui non si faceva sentire. Tali periodi sono aumentati con l’era dei cellulari, fino a far scemare drasticamente le lettere quando mi trasferii a Berlino, perché il francobollo per la Germania costava molto di più: cinque centesimi in più. La difficoltà di trascrivere correttamente il mio indirizzo tedesco non ha mai preoccupato nessuna, perché nel timore di andare in bancarotta per il francobollo, nessuna ha mai comprato la busta sul quale scriverlo. In quel periodo sono finiti anche i messaggi, e pure mia madre ha smesso di chiamarmi perché costava troppo.
Basta poco per sparire, vedete?

Il tenore dei messaggi negli anni immediatamente precedenti, però, mi ha impedito di disperarmi per la loro interruzione. Io purtroppo solo a Berlino ho imparato a non prendermela, a non legarmela al dito, a non piagnucolare che nessuno mi vuole bene, a non urlare al tradimento bastardo per la mancanza di notizie da parte di persone che io consideravo importanti, altrimenti col cazzo che avrei dedicato tutte le mie domeniche mattina al vergare carta da lettere, a decorarla coi miei disegni, al raccontare in maniera chiara e interessante la banalità della mia vita quotidiana. Perciò le solite risposte brevi e in ritardo alla lunga mi infastidivano: “ciao, io niente di nuovo”.
Ma perché io sì? Ma allora la mia lettera non l’hai letta! Ti ho scritto che vado a scuola e basta, che questa settimana c’è il solito compito in classe del mese, che non esco, che non ho amici, che a CasaMia mi odiano tutti: ti sembrano novità??

A Berlino ho iniziato a tagliare rami morti fra quelli più vecchi.
Tagliare rami morti è una cosa che di solito faccio per capodanno quando cambio agenda e trascrivo la rubrica, e riguarda prevalentemente le persone dell’anno appena trascorso, o di quello precedente (rami nuovi quindi), che ormai da mesi son sparite (rami morti appunto) ed io, che amo averne attorno pochi ma buoni e in particolare reciproci, taglio di netto e “dimentico” (ho una memoria troppo ottima per dimenticarmi davvero di qualcuno). Una volta tornata in Italia, le mie solite gite a casa di cugini che non hanno mai tempo per ricambiare, ma al massimo per fare commenti sul fatto che io non ho messo la testa a posto, son finite.
Io la testa a posto? Se hai ancora occasione di rivolgermi la parola è per merito mio, perché io ho continuato a tenere in piedi un legame che, se non fossimo parenti, per te non esisterebbe, sono io che mi ricordo il tuo compleanno non certo tu il mio, sono io che vengo a trovarti almeno una volta all’anno, eppure.. ah sì, è vero, non ho un fidanzato col quale far visita ai parenti, come potrei essere considerata una con la testa a posto? Come potrebbero, in tutta sincerità, invitarmi a cena o telefonarmi per gli auguri? Non c’è nemmeno gusto a mandarmi un messaggio per natale, perché i mittenti son sempre almeno due, ma come destinataria ci sono solo io!
I due messaggi ai quali non voglio rispondere in realtà una risposta la meritano, perché i loro mittenti hanno trovato il coraggio di scrivermi nonostante l’impossibilità di rivolgersi a me dandomi del voi. Io non mi auguro un fidanzato solo per non dare a certi reperti archeologici la possibilità di considerarmi “qualcuno” secondo i loro parametri del cazzo.

Ora si vantano tutti di avere la loro vita, i loro impegni, e poco tempo, io da mo’ ho la mia vita e i miei impegni, eppure ho sempre trovato un po’ di tempo da dedicare agli affetti, ma è un merito inutile, perché la mia vita e i miei impegni non sono riconosciuti a livello internazionale, non c’è stata la ratifica del parentado. E così ho smesso. Di interessarmi, di preoccuparmi, anche di aver piacere di rivedere. Non ho alcuna intenzione di sprecare messaggi (e non parliamo del francobollo!) con persone di cui non mi interessa più e alle quali non è mai interessato, ho iniziato da tempo a selezionare a colpi di machete le erbe del mio campo, i rami del mio albero, le formiche della mia colonia, chiamateli come vi pare, l’importante è che chi rimane sia degno, non per requisiti, ma per quantità di benessere e piacere che queste persone sono in grado di fornirmi, e per quantità di benessere e piacere che io ho interesse a dar loro.
Perciò ho salvato le tre amiche delle lettere (e le loro figlie), la MiaAmica che abita dietro l’angolo eppure ci vediamo una volta all’anno (e questa cosa ci fa ridere tantissimo, perché sembriamo super oberate di lavoro e di vita, e invece no), Romy, e una mia cara ex collega di Berlino: queste le persone veramente importanti. Ci sono poi fra le conoscenze che ogni tanto contatto di nuovo la mia ex coinquilina di Berlino (l’ultima), e da quest’anno i ragazzi del corso di tedesco, ma non tutti e venti, solo dodici più l’insegnante, ai quali ho mandato anche gli auguri via mail, con uno di loro in particolare mi sento quasi ogni settimana perché ci giriamo mail su eventi tedeschi, su siti tedeschi, su film tedeschi e ci ripromettiamo di vederci al cinema per la rassegna cinematografica, poi immancabilmente quando riesce ad andarci uno non ci va l’altro, e in realtà da un mese non ci va nessuno dei due, perciò non ci siamo ancora visti dopo la cena dal tedesco di novembre.

Poi ci sono MioZio che abita in Germania e la ZiaPusher dalla quale sono stata in vacanza a giugno e che, senza saperlo, ha un po’ cambiato il mio modo di affrontare la mia vita attuale, soprattutto perché i suoi figli, che hanno “la testa a posto”, son tutti sposati, e lei vive di nuovo sola col marito, perciò non ho dovuto subire la stupidità dei miei cugini e mi sono invece goduta la saggezza di mia zia (secondo me i figli hanno preso dal padre, ma non so dirlo perché lui non mi rivolge tanto la parola, sarà perché non sono maschio?). La ZiaPusher mi è sempre piaciuta perché capisce sempre le mie battute, ha sempre riso, anzi è sempre stata felice delle mie visite proprio perché io “la faccio ridere e con la mia allegria le porto il sole in casa”, parole sue di qualche anno fa che stavano per commuovermi perché è il complimento più bello che mi sia stato fatto in generale, perché è l’unico complimento bello che mi sia stato fatto da un membro della famiglia, e perché la ZiaPusher è la prima e l’unica persona della famiglia che non considera il mio senso dell’umorismo o la mia allegria come un difetto incorreggibile o una mancanza di serietà o di senso della responsabilità o di quant’altro intendano quelli che invece mi considerano con la testa “non a posto”.
MioZio della Germania mi piace perché è una persona curiosa del mondo e della vita, che ha sempre voglia di imparare cose nuove, nel suo piccolo legge e si aggiorna (gli manca solo saper usare il computer), nonostante abbia un suo nucleo interno “all’antica” (e ce l’ho pure io, sicché), è socievole e gli piace viaggiare e conoscere persone nuove (più che a me, e a settembre quando andavamo in giro assieme e attaccava bottone con tutti io impazzivo!), è creativo e conosce benissimo l’arte del sapersi arrangiare. Per alcune cose (non tutte, certo) io vorrei essere come lui.
ZiaPusher mi piace perché è una casalinga perfetta, e nonostante io in vita mia non abbia mai sognato di fare la casalinga, consapevole del “mai dire mai” ho sempre pensato che, se mai avessi fatto la casalinga, avrei voluto essere come lei: la casa è il suo regno, la cucina il suo laboratorio, ogni desiderio della famiglia appena espresso è già realizzato, la famiglia è unita (i figli son minchioni, ma va beh, nemmeno lei se ne capacita più), il suo nucleo vitale è sempre stato la famiglia, il suo obiettivo nella vita è sempre stato la famiglia. Anche lei purtroppo subisce i colpi dell’ingratitudine, e se nemmeno sette anni fa mi diceva (bonariamente):
- Io a venticinque anni ero già sposata e avevo due figli, tu cosa aspetti? –
- La tua è solo invidia, perché io a venticinque anni sono libera. –
E lei rideva, oggi non ride più, ma è stanca di vedere che per i suoi figli esiste solo come nonna-babysitter, e che tutto ciò che fa è considerato dovuto e non c’è più né apprezzamento né riconoscimento: “ti passa la voglia di fare”, mi ha confessato sconfitta a giugno.
Fare le vacanze con loro è stata una bellissima idea, che mi ha fatto riflettere su una cosa: se avessi avuto un padre come MioZio e una madre come ZiaPusher, chi sarei io oggi? Forse una minchiona che nella vita è stata troppo coccolata, che ha avuto tutto quello che un figlio vorrebbe, che non sa come difendersi perché non è mai stata accusata di nulla, che non sa come arrangiarsi perché ha sempre avuto qualcuno che prevedeva e realizzava ogni suo desiderio, che non sa come reinventarsi perché non è mai stata distrutta.

Ogni persona della mia vita è importante:
* quelle di cui ho un cattivo ricordo, perché mi hanno insegnato a superarle e mi hanno suggerito chi e cosa nella mia vita non deve esserci se voglio stare bene,
* quelle di cui ho un buon ricordo, perché mi hanno insegnato che anche io sono una persona, una persona vera,
* quelle che non ci sono mai state, perché mi hanno insegnato a fare a meno di loro, a cavarmela da sola, ad essere forte contro l’ignoto di un’assenza, e mi hanno pure risparmiato un sacco di messaggi e di francobolli per gli auguri di natale.

4 commenti:

  1. I tre punti finali ( il tre ovviamente ritorna ) sono una bella lezione di vita,da tenere sempre presente.Mi piace questo modo "cool" di gestire i rapporti, di prendere un pò quello che viene,di non pretendere dagli altri o da te stessa gesti e parole che si riducono a menzogne,o obblighi o ipocrisie.I messaggi di natale...che palle!ne ho ricevuti di finti,tanti, e di veri davvero pochi ( e mai quelli che avrei voluto ricevere ).E devo dire la verità che, avendo il telefono molto spento ,non so se ne troverò altri ( magari di coloro che fanno gli auguri al 26... ).Però,quelli che ho inviato,tra fumi dell'alcol e fette di prosciutto,li ho mandati con gioia.E ne sono abbastanza soddisfatto :)

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  2. Sì, ci ho impiegato un bel po' di (sofferti) anni, ma alla fine l'ho imparata, e naturalmente non è finita, perché da sfoltire c'è sempre, e anche da tenere a bada qualche "falso amico". Anche io sono abbastanza soddisfatta, anche della mia risposta al messaggio nr. 3, che ha generato un piccolo scambio di messaggi senza pretese e senza falsità del tipo "ma quant'è bello risentirtiii mi sei mancataaa", scambio che sicuramente non avrà seguito perché non è obbligatorio dare un seguito a tutto (e anche questa l'ho imparata col tempo).
    Però la cosa che mi soddisfa di più è che anche questo natale è passato e adesso per un anno si sta tranquilli ;)

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  3. Ti dimentichi il Capodanno,Ellina.Il vero delirio deve ancora arrivare !C'è gente che ti telefona a mezzanotte esatta per farti gli auguri.E poi girano cazzutissimi sms a catena di montaggio con battute allucinanti.Al confronto, Natale è una gioia per le orecchie e per gli occhi.Che farò a capodanno ? terrò il telefono spento,of course.tanto a rincoglionirmi completamente ci saranno i botti,che qui sparano che se fossimo a Mergellina...

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  4. Cos...? Chi? Il cap..?
    Uff è vero, il capodanno. Per le telefonate son tranquilla: quelli che hanno il mio numero nemmeno da ubriachi mi telefonerebbero, perché è da troppo tempo che non rispondo più a nessuno (c'è pure qualcuno convinto di avere il numero sbagliato); i messaggi stupidi a catena però non credo che riuscirò ad evitarli.. esiste il trasferimento di messaggio ad altro numero? Ne ho uno vecchio che farebbe al caso..
    I miei capodanni in compagnia più assurdi: a mezzanotte in punto da sola, perché tutti erano andati a telefonare e messaggiare per gli auguri.. e poi a lamentarsi perché le linee erano intasate e non riuscivano: ma davvero?? che sfiga!

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Buona permanenza nella Casa nella Palude
Elle, il vostro spirito di fiducia.

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