sabato 31 dicembre 2011

Per il 2012: scarpe comode e un quaderno.

Oggi è il cosiddetto ultimo dell’anno. Come ogni anno quindi, tirerò le somme dei 365 giorni appena passati. Così a occhio e croce il mio 2011 non è stato male: è la fortuna di chi ha visto di peggio. Non molto tempo fa ho scoperto di aver rimosso il 2010 dalla mia memoria-a-occhio-e-croce, pertanto invito tutti a non prendermi sul serio finché non vi avrò mostrato le prove del 2011.


In realtà, appena mi sono resa conto che oggi è il giorno della resa dei conti, sono tornata indietro al mio 2008. Perché proprio al mio 2008? Perché del 31 dicembre 2008 ho un ricordo preciso, o meglio ce l’ho del bilancio che feci nero su bianco poco dopo la mezzanotte del 30. Ne scrissi infatti sul mio blog, a conferma di quanto più volte dichiarato, ovvero che indipendentemente dal grado di gradimento dei miei lettori, o dalla loro mera esistenza, io continuerò a scrivere, anche per non dimenticare.


Il bilancio del 2008 fu tutto in positivo, nonostante l’iniziale definizione di “anno di merda”, ma lo sapete che io a volte faccio l’espressiva ed esagero poco poco con le parole. Ne scrissi nel post intitolato semplicemente Ultima dal 2008, perché da un po’ avevo abbandonato il mio blog di allora e scrivevo solo per me, ma questo scritto lo pubblicai. Parlai di semina, e mi preparai al raccolto.

Il bilancio del 2009 ha un titolo che la dice lunga, Anno sabbatico, e un contenuto che più merdoso non si può, l’opposto esatto del 2008, anzi l’unico lato positivo del 2009 fu la decisione di svegliarmi nel 2010, e di considerare il 2009 come un semplice letargo. La verità è che avevo davvero bisogno di riposarmi, non riuscivo più a vedermi come quella persona che, per tutti, era diventata “la donna con la valigia”, non riuscivo più a sentirmi addosso l’energia, il peso della responsabilità, la forza decisionale, la creatività con la quale davo svolte alla mia vita “ogni sei mesi” (parole mie ma infondate). Ricordavo il 2009 come un anno di nulla, rileggendo lo vedo come un anno di vera e propria confusione, incapacità di intendere e di volere, stupore demoralizzato.

A dire il vero non ricordavo di aver messo nero su bianco il bilancio del 2009, ma ricordavo di averlo fatto coi buoni propositi per il 2010, nel post intitolato semplicemente Ricomincio dal ’10, e se ve ne parlo è solo perché, miei cari lettori, io nel 2010 un bilancio non lo feci: non solo avevo rimosso l’anno dalla mia vita, ma non avevo nemmeno fatto un bilancio: fu forse più merdoso del 2009?? Oddio, i buoni propositi andarono a puttane nel corso dell’anno? Un altro motivo per il quale, indipendentemente dal grado di gradimento dei miei lettori, o dalla loro mera esistenza, io continuerò a scrivere, è che ho bisogno di capirmi: ecco a cosa servì il bilancio del 2009. Ma i buoni propositi del 2010, ossia di un anno di cui non ricordo nulla, servirono o no?

A conferma di quanto dico quando affermo che schioccare le dita non si può, che per raggiungere un obiettivo, un proposito, ci vuole tempo e pazienza - pazienza soprattutto, perché se posso tracciare con mano ferma non meno di 28 numeri su dodici cartoncini mensili senza batter ciglio, quando si tratta di realizzare un’idea fremo e mi vien l’ansia, prima per l’attesa poi da prestazione e anche altre ansie che non saprei definire. A conferma di questo, i propositi del 2010 io li ho raggiunti nel 2011, dopo quelle che credevo riflessioni estemporanee, e che invece erano iniziate già il 1 gennaio 2010.
Come si concluse il 2010? Col viaggio Bologna-Milano, e di nuovo il pensiero che fa così: “un altro anno poi decido cosa fare di me”. Anche il 2010 fu sabbatico, a suo modo.

L’inizio del 2011 non mi ha portato nulla di nuovo, se non vogliamo considerare la crescente inquietudine e insoddisfazione, l’angoscia, quasi un sentirmi ancor più in gabbia, come se i miei carcerieri avessero trovato un complice più convincente e forte di loro, grazie al quale tenermi lì.
Tutte le mie certezze intanto svanivano, insostituite, tutte le mie conquiste si levavano di dosso la mia bandiera, tutti i miei progetti si mostravano per quello che erano, l’ombra dei miei pensieri, nulla di più. Ma vogliamo dirlo che il mio 2011 è stato ancor più merdoso del 2010 e del 2009, e che alla luce di tutto ciò il 2008 fu la cosa più bella che mi potesse capitare, e che mi sia capitata da allora?

Parliamoci chiaro, quando si esce dalla merda, e la merda non ha lasciato vere e proprie ferite sul corpo, e l’odore si è lasciato lavar via con poco, alla lunga il ricordo profuma. Inoltre ciò che si vive sul momento è sempre più grave e tragico di ciò che si ricorda di aver vissuto, perché ci siamo dentro ed è questo che ci porta a percepirlo con più intensità negativa, mentre ciò dal quale siamo usciti, proprio perché ora ne siamo fuori, e lo guardiamo da fuori (e per di più rafforzati proprio dall’esserci stati dentro fino al collo) ci sembrerà sempre meno grave, rispetto a quando c’eravamo, rispetto a ciò nel quale ora sprofondiamo.
Come dissi proprio nel mio bilancio del 2008, va considerata la differenza fra merda voluta e merda subita: nel 2008 me la son andata a cercare, perciò ero pronta a tutto, dal 2009 il complimento migliore che posso farmi è “accecata dalla serenità”, perché “sprovveduta” è già più pesante, tocca infatti la mia capacità di intendere e di volere, il mio raziocinio. Diciamo che il buonumore mi acceca, se poi si scontra con la mia voglia di cambiare, e con la stanchezza di badare a me stessa da sola, sfocia in un danno che solo a fatica ho potuto riparare: chiamandolo sfida.
Gli esperti in programmazione neuro linguistica possono solo imparare da me, sappiatelo.

Nel 2009 mi diedi un anno di tempo, nel 2010 mi diedi un anno di tempo, nel 2011, per inerzia, idem.
Cosa aspettavo? Oramai non conta più, perché tutto ciò che aspettavo è superato.
Il mio 2011 è iniziato come l’anno dello studio in biblioteca: non volevo passare nemmeno mezz’ora a casa, seduta in quella stanza fredda, sola, deconcentrata, fra urla immotivate e col pensiero fisso del cibo (solo il pensiero, la mia dieta è sempre quella).
Il mio 2011 è stato l’anno del mutismo, perché nelle ore passate a casa, stavo in camera mia e non parlavo con nessuno: come confessai alla mia amica RosaLux “resto nel mio mondo, mi distacco dall’altro, quello ufficiale approvato dall’Unione europea dei Chiusi di mente”.
Il mio 2011 è stato quindi l’anno delle scelte sociali, l’anno in cui ho deciso che anche qui, dove sono cresciuta e mi “conoscono” tutti, posso applicare le mie più elementari regole di selezione della specie di amicizia che vorrei.
Il mio 2011 è stato l’anno delle commedie d’amore americane, solo per nutrire una delle poche amicizie che avevo preservato dall’estinzione nel mio mondo.
Il mio 2011 è stato l’anno dell'esclusione della crisi economica dal Grande libro dei Tabù. Smettiamola di dire che c’è crisi, ma di fingere di avere soldi, smettiamola di piangere disoccupazione, per poi concedersi ogni capriccio. Io sono povera davvero. Nel 2011 ho smesso di uscire.
Il mio 2011 è stato l’anno della palestra, con l’iscrizione alla quale, ancora oggi, alla mia età, sono riuscita a far girare tutti per strada, sono riuscita a stupire tutti quelli che dicono con superiorità “oramai non­­ mi stupisco più di nulla”, sono riuscita a lasciare tutti per la prima volta senza parole di biasimo per me: Elle in palestra, l’evento del 2011! Lo stupore di tutti quelli che mi conosco si mantiene inalterato da febbraio ad oggi perché, fra tutti quelli che mi conoscono, fanatici della linea del corpo sodo della prova costume dell’attività fisica che ci vuole accanto ad una sana alimentazione, io sono l’unica che continua costante e imperterrita la palestra (a parte il periodo estivo, perché io potrei morire dal caldo, non scherzo). No perché io ero quella che la palestra la trova noiosa e inutile nella vita.
Il mio 2011 è stato l’anno dello stress: son dovuta andare in ferie (perché staccare può voler dire solo partire, quando si “lavora” nello stesso edificio in cui si abita e con le stesse persone con le quali si convive) a marzo, a giugno, a settembre, a dicembre, ci andrò di nuovo a gennaio.
Il mio 2011 è finito come l’anno della soppesata e sofferta rinuncia agli studi.

Va bene ma.. ma il MIO 2011 com’è stato?
Il MIO 2011 è stato l’anno di un mese di lavoro da schiava ma ben retribuito, del caldo, della vita sociale fuori casa, dei viaggi in auto, degli acquisti di libri e cd e della stampa di foto dopo anni (due: il 2009 e il 2010).
Il MIO 2011 è stato l’anno della scrittura: ho regalato il mio “romanzo” alle amiche, mi sono iscritta ad un corso, ho aperto un nuovo blog, partecipo a qualsiasi cosa sul web che riguardi lo scrivere l’esercizio di stile la riscrittura, correggo le bozze di cani e porci (dal punto di vista scrittorio) soprattutto se posso gambizzare il burocrate che c’è in ognuno di noi, ho inviato due articoli (pubblicati) ad un “giornalino”, e una delle mansioni principali della mia giornata è scrivere rileggere correggere.
Il MIO 2011 è stato l’anno delle torte e dei biscotti, del mio appuntamento settimanale in cucina.
Il MIO 2011 è stato l’anno in cui ho preso una casa non mia e dei bambini capricciosi e, anziché darle fuoco coi bambini dentro e poi scappare, ci ho scritto una fiaba.
Il MIO 2011 è stato l’anno del riavvicinamento al tedesco dopo anni (due: il 2009 e il 2010) durante i quali l’avevo un po’ messo da parte, prima per paura della nostalgia, poi per pigrizia. Ho frequentato un corso, ho parlato tedesco, guardo film e leggo romanzi (i romanzi forse sono l’unica cosa che, anche nei due anni precedenti, avevo mantenuto, perché leggere è la cosa più facile, fra le quattro competenze linguistiche, e perché l’entrare in una storia inventata non lascia spazio alla nostalgia della realtà passata).
Il MIO 2011 è stato l’anno in cui ho smesso di essere passiva, di lasciarmi scorrere l’acqua attorno stando ferma, o peggio ancora di lasciarmi trascinare dalla corrente, dalla massa, dalle pecore terrorizzate all’idea di apparire diverse: io sono diversa.

Nella rinascita del MIO 2011 non ho smesso di uscire: ho smesso di uscire con gli altri, ma mi sono dedicata bellissime uscite da sola.
Nella rinascita del MIO 2011 non ho smesso di andare al cinema: ho smesso solo di andarci per vedere film che non mi piacciono, ma mi sono dedicata bellissime serate d’essai.
Nella rinascita del MIO 2011 ho ripreso ad ascoltare musica che sia per sempre, ho rimesso la colonna sonora alla mia vita e ho alzato il volume al massimo.
Nella rinascita del MIO 2011 ho smesso di lamentarmi ed ho iniziato a ragionare, creare, agire. A seminare davvero. A progettare. Ad essere attiva per me stessa.
Nella rinascita del MIO 2011 mi sono ripresa me stessa, me la tengo stretta mentre tutti continuano stupidamente a vedere in me solo quello che vogliono vedere in me, solo quello che li spaventa meno o che credono di poter piegare meglio.
Nella rinascita del MIO 2011 mi godo i bassi quanto gli alti: nella vita servono anche loro, perché danno forza e determinazione (gli alti, abbiamo appurato, danno un po’ alla testa, teniamoli solo come obiettivo, non come sprono vero e proprio).
Nella rinascita del MIO 2011 non do retta a nessuno, non rendo conto a nessuno, lotto solo per un mondo migliore, il mio, e per una persona migliore, io.

Per il 2012 non mi auguro nulla, non serve, perché il futuro me lo costruisco man mano che vivo il presente, a mia immagine e somiglianza.
Per il 2012 non ho veri e propri progetti, vere e proprie previsioni, ho solo due desideri, che potrebbero essere due viaggi: rivedere Berlino, e festeggiare a Bologna i miei dieci anni di vita.
Nel 2002 sono andata via di casa, sono andata a Bologna. A Bologna sono nata, a Bologna voglio festeggiare dieci anni di amicizie speciali, dieci anni di scelte non sempre giuste e proprio per questo importanti, dieci anni di pensieri costruttivi, anche quando non hanno portato a nulla di concreto, dieci anni di vita con la valigia, dieci anni di creazione di me, dieci anni di svolte nella mia vita e di coraggio e incoscienza assieme.
Nel 2007 sono andata a Berlino, a realizzare il mio sogno di imparare il tedesco. A Berlino sono cresciuta, sono maturata, ho sciolto i lacci delle convenzioni, delle tradizioni, dell’ignoranza popolare, della cecità che da la paura di camminare avanti, ho imparato a tentare, ad osare, a chiedermi di più, a chiedermi se voglio di più, a capire cosa voglio, a selezionare, definire, indirizzare, a non aver paura di dire la mia, di dirla a voce alta, di difenderla, ho imparato che più in basso cado, più alta divento una volta in piedi, ho imparato a sorridere.
Oggi si conclude il 2011 e chi dice che il mio è stato una merda non ha capito un cazzo della vita, è un’analfabeta della vita, non sa leggere tra le righe, non sa come si scrive il futuro. Ed è pure pigro per arrivarci, e starà fermo, mentre io.
Io voglio camminare ancora. 

7 commenti:

  1. In un primo momento, appena ho letto il tuo "nome" Elle da Morena, ho quasi avuto un sussulto, e già, perché un'altra cara amica blogger, Elle, appunto, aveva quest'anno chiuso il suo blog e allora... ovviamente mi hai incuriosito e sono venuto a leggerti, con molto interesse devo dire, scrivi bene e lo fai come un fiume in piena. Scusa la metafora, ma a quest'ora e dopo un inizio d'anno che spero sia davvero migliore, vedo metafore da tutte le parti.

    Torno a leggerti.
    Buon Anno! ;)

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  2. Ciao Arthur, benvenuto nella Casa dello Spirito. Io, al contrario della tua cara amica blogger mia omonima, quest'anno ho aperto il mio blog, e forse da Morena non avevo mai commentato prima di ieri. Comunque se torni a leggermi mi fa piacere :)
    buon inizio 2012,
    Elle lo Spirito.

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  3. Ciao Angie, tanti auguri anche a te!

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  4. Beh, non sei la Elle sbagliata, soltanto un'altra Elle. :-)

    Buon mattino del 2012!

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  5. È impossibile non leggere i tuoi post tutti d'un fiato!! Buon anno a te Elle

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  6. Buondì Mariposa, ancheatebuonannotuttodunfiato.
    Simpatica, ne?
    :)

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