martedì 13 dicembre 2011

Sorrisi da bambina.

Anche a CasaMia il dialogo è importante.

Nonno Simpson: - Io vorrei sapere chi ha toccato la mia bottiglia di acqua, era piena, questa è vuota. Dev’essere stata quella là. Dov’è Elle!?-
Mia madre: - È in camera sua, non è stata lei. –
Nonno Simpson: - E chi è stato allora!? Il demonio? –
Elle appare, dubbiosa, e chiede delucidazioni: - Famme capi’, perché se scompare qualcosa o è il demonio o sono io? –

Elle, gentile come il sole a primavera, porta a Nonno Simpson, comodamente seduto in poltrona a bestemmiare contro il demonio e gli spiriti nella casa, una bottiglietta d’acqua piena, e gliela molla in grembo.
Nonno Simpson: - Elle! –
Elle sbuffa: - Che c’è? –
Nonno Simpson alias stupore puro: - Dove l’hai trovata? –
Elle pratica e pragmatica in un solo volume: - L’ho riempita. –
Poi va via borbottando “come dovrebbero fare tutti quando trovano una bottiglietta vuota”.

Mia madre, con sguardo sconsolato:- Eh, quest’anno i regali, ormai.. cosa facciamo..–
Elle pensa a “il natale non è natale senza regali” detto da Jo in Piccole donne.
Principessa, con gli occhi che le brillano per l’emozione che l’argomento sia stato introdotto da altri:- E tutti quei regali sotto l’albero per chi sono?–
Elle, sincera come una scudisciata:- Sono vuoti, sono solo per bellezza e apparenza.–

Sconosciuta alla porta: - Sono qui per la riduzione sulla bolletta della luce.-
Elle: - In che senso? –
Sconosciuta sulla porta: - Ci serve sapere come consumate, quanto, per cosa, se ha le pompe di calore, quante volte fa la lavatrice, e noi arriviamo fino al 40% della riduzione. Ci serve solo l’ultima bolletta. –
Elle fa entrare la sconosciuta nella veranda, dove c’è più freddo che fuori, quindi non vale come vero e proprio ingresso nella casa: - Non ho capito, ma questa riduzione chi la fa? –
Sconosciuta: - Noi! –
Elle: - Sì, ma voi chi siete? –
Sconosciuta: - Ah ah, siamo dell’Edison. –
Elle blocca la Sconosciuta che sta per raccontare non la storia della fondazione dell’Edison ad opera di un operaio intraprendente, che l’avrebbe senz’altro commossa, ma tutti gli sconti e le opportunità che la Sconosciuta, in nome  e per conto del signor Edison, le avrebbe senz’altro offerto appena controllati i consumi. Elle sa che i consumi balordi della casa più di così non si possono ridurre, perché ha già ridotto il riducibile, arrivando addirittura al 50% dei consumi (e della spesa) precedenti, dopo tanti e vari tentativi oculati, quindi si prepara ad un breve ed inutile excursus dei consumi della casa e contemporaneamente capisce perché sua madre le ha sempre detto che, al massimo subito dopo colazione, deve togliersi la camicia da notte e vestirsi.

Elle molla l’ultima bolletta luce sul tavolo della veranda davanti alla Sconosciuta, e si dedica anima e corpo al Corriere che ha appena chiesto di lei, con in mano un pacchetto a forma di libro con la scritta Amazon su tutti i lati. Elle, che non ha ordinato nessun pacchetto, sorride come una bambina seduta sotto l’albero la mattina di natale.
- Sono io!! – esclama quando il Corriere pronuncia, e con quale soavità, il suo nome.
Elle firma estasiata: nessuna riduzione sulla bolletta della luce le procurerebbe altrettanta felicità.
Elle stringe il pacchetto a sé, e sente solo vagamente la Sconosciuta dire:
- Ah, ma voi avete già Edison! –
Elle: - Certo, perché? –
Sconosciuta: - No, io pensavo che avessi Enel. –
Elle: - No no, io ho Edison. –
Elle pensa alle tre domande chiave che qualsiasi rappresentante o venditore porta a porta dovrebbe fare subito dopo il “buongiorno sono Tizio dell’azienda di Caio” d’ordinanza:
1) ha il telefono fisso/cellulare/la rete elettrica?
2) quale operatore/società fornitrice la serve?
3) quali sono i suoi consumi, come quando e perché, quand’è stata la sua ultima volta, e la prima, la prima se la ricorda?
Queste domande si fanno per non perdere tempo con chi non vuole o non può aderire all’offerta, perché il tempo, per chi viene pagato a provvigione, è denaro. Sicuramente lontano dall’etica del settore è invece presentarsi a casa di qualcuno con frasi ambigue che fanno pensare ad un messo comunale che offre una riduzione d’ufficio a chi ha i requisiti di reddito o di merito, mandando nel panico la famiglia che, se l’amministratrice è assente (io), teme di perdere per sempre l’occasione di ricevere un regalo. Nemmeno Mussolini si è mai presentato a casa del popolo a consegnare la medaglia per la famiglia più numerosa, credono che i tempi siano cambiati?

Sconosciuta, tra il compiaciuto e il dispiaciuto: - E come si trova? –
Elle, che ha pensieri solo per il regalo appena ricevuto: - Benissimo, grazie. –
La Sconosciuta vuole parlare dell’Enel, non vuole andar via così, io la blocco dicendo che la peggiore è Enel Energie, lei mi chiede se ho il telefono fisso, io non rispondo subito perché penso “allora lo sa quali sono le domande chiave”, poi mi risveglio e le dico sì, lei mi chiede se ho Telecom, io vorrei dirle “secondo lei una che non ha Enel per la luce, potrebbe avere Telecom per il telefono”? La Sconosciuta insiste per sapere, io le dico che ho un pacchetto fantastico internet e telefono, che ora non viene nemmeno più offerto e col quale mi trovo benissimo.
Sconosciuta: - Anche noi abbiamo i pacchetti, 29 euro tutto compreso. –
Elle: - Mm.. io ne pago.. mi pare 26, o 27. – e risulto credibile perché è la verità.
La Sconosciuta sembra desistere. Io, sempre all’erta per le offerte irripetibili, chiedo: - Ventinove euro.. al mese? – no, perché se fosse al bimestre..
Sconosciuta sconfitta: - Sì. –
Elle: - Allora resto con Tiscali, grazie. –
Sconosciuta non può fare nulla, se non propormi un pacchetto solo voce a 19 euro che io ignoro con un sorriso benevolo, poi le auguro buona giornata.


E il regalo?
Non l’ho aperto naturalmente, ma il biglietto stampato da Amazon su richiesta del mittente mi ha svelato chi è il mio babbo natale: è Giulietta.
Giulietta è la prima bambina che non fossi io che ho conosciuto nell’età adulta. È la figlia della mia cara amica Roc, che adesso è cara, mentre allora l’avevo appena conosciuta. Ci vedevamo qualche sera al mese e lavoravamo assieme e sembrava proprio che assieme andassimo d’accordo. Uscivamo in tre ed io ero l’unica del trio a non avere figli, né maschi né femmine. Assieme andavamo a mangiare pizze e a ballare, ma qualche volta loro non potevano uscire senza figlie.
Quella volta fu la prima. La figlia dell’altra la conoscevo già, ed era proprio piccola, quindi io per lei esisto da sempre, anche se non ci vediamo né sentiamo spesso. La figlia di Roc aveva sette anni, e la vedevo per la prima volta. Io, che non ho mai approvato gli spupazzamenti di bambini piccoli, né le domande sceme ai bambini più grandi, non le ho chiesto né come andava a scuola né se aveva il fidanzatino, e a parte dirle il mio nome e ascoltare il suo, non le ho più parlato. Per me i bambini sono come gli adulti: per conoscerli li devo osservare, per piacermi mi devono piacere, ci sono bambini con i quali proprio non vado d’accordo, ce ne sono altri che trovo fantastici e vorrei essere come loro. Sì, perché i bambini hanno quel lato sincero e diretto e quello sguardo e quell’udito privi di filtri che da grandi si perdono, e che io invece vorrei conservare.
Giulietta passò quella prima sera a fissarmi con insistenza, e a sorridermi, sorrisi che io ricambiavo raramente e con imbarazzo crescente, soprattutto quando decise di voler stare seduta vicino a me e di tenermi la mano e addirittura accarezzarla! Io stavo per svenire dal disagio, ma resistetti.
Il giorno dopo incontrai la mia amica Roc, che mi disse “a Giulietta sei piaciuta molto, dice che sei molto simpatica”. Io che, da quando avevo molti meno anni dei sette di Giulietta, avevo sempre avuto la risposta pronta, per la prima volta in vita mia rimasi senza parole. Non avevo fatto niente! Nemmeno le avevo parlato! Avevo chiacchierato con le mie amiche, fatto qualche battuta, riso, e cercato di non pensare a quella bambina che mi accarezzava la mano sorridente e mi fissava.
- Io? … -
- Sì. – rise la mia amica.
Da allora iniziò la venerazione di Giulietta per me, e potete immaginare come reagì quando io, che avevo fatto le valigie ed ero partita, presi carta e penna e iniziai una corrispondenza con tutte le amiche che avevo lasciato, e pure con lei: fu la prima a rispondermi, e la più costante. Ho seguito Giulietta a distanza quando ha cambiato scuola, e casa, quando ha cambiato corso di danza, quando ha dovuto scegliere il liceo, ci siamo scambiate liste di libri letti e naturalmente il mio primo regalo per lei fu Piccole donne, ci siamo raccontate le nostre vacanze estive, i nostri successi nello studio, le nostre avventure alla scuola di danza (io avevo un ballerino che puzzava, ad esempio), ci siamo mandate foto e fatte auguri, mi faceva dei braccialetti col filo da ricamo che mi spediva nelle lettere, perché ogni volta che, usurato, mi si rompeva, glielo scrivevo e lei me ne faceva un altro. E adesso che è adolescente, si trucca, è su facebook, e ha il cellulare con più numeri di telefono di me, io non smetto di scriverle lettere, non ho facebook né il suo numero di telefono, e non mi azzardo nemmeno a chiederle di farmi un braccialetto, però lei è sempre la mia Giulietta, la mia prima bambina, che ancora oggi mi abbraccia e mi fissa sorridente come se fossi un dio in terra e che ancora oggi mi fa sorridere, molto ebete e imbarazzata, e mi lascia senza parole, perché quando decide di farmi un regalo, usa la sua paghetta per comprarmi un libro, ed io non me l'aspettavo!

2 commenti:

  1. Ti invidio,davvero.Vorrei tanto avere un rapporto così bello come il tuo.Un rapporto che non pretenda contropartite e che fili via liscio,come l'innocenza di un bambino.Difficle trovare qualcosa di meglio da mettere sotto l'albero.

    PS : ma davvero a Nonno Simpson ti rivolgi con: " Famme Capì"? :)

    RispondiElimina
  2. Blackswan: per rassicurare tutti che non sono un'isterica permalosa mi capita di concedermi uscite come "famme capi'" e "te vojo di'" e direi che funzionano (in aggiunta alla bottiglietta "ritrovata")
    ;)

    È questo filare liscio senza contropartite che mi stupisce (allora e ancora oggi), e il poter essere davvero me stessa, che caratterizza i rapporti con i bambini.
    Purtroppo i bambini non sono fatine che incontriamo nell'aria, ma hanno genitori: in questo caso la mamma è una mia cara amica, (ora ma) già allora c'era qualcosa che ci avvicinava, perciò lei stessa avrà appoggiato il nascere di questo rapporto fra me e sua figlia, sicuramente non le ha mai "parlato male" di me, tarpando il suo istinto innocente.
    Ho un cugina invece che, da quando rimase incinta fino ai 4 anni della figlia, ho visto abbastanza spesso anche se abitiamo lontane, e sua figlia dovrebbe ricordarsi di me e riconoscermi non solo come parente, ma anche come quella che giocava con lei. Ora che ha sette anni mi riconosce, sì, ma non c'è fra noi nessun tipo di affetto, perché per mia cugina io sono quella che ancora non mette la testa a posto, poco seria e poco responsabile, che quando le parli di fidanzati e matrimonio (unica chance per essere "qualcuna" nel suo mondo limitato) risponde "no grazie, sono strana non matta" e che fa troppe battute di spirito. Non dico che parli male di me alla figlia, ma a volte anche il non detto, o certi sguardi, o certe risatine fanno effetto sui bambini. Quindi io per sua figlia non sono nessuno (nemmeno parente, perché le proibisco di chiamarmi zia, come sua madre ha tentato di insegnarle).

    Ed è davvero un bel regalo sotto l'albero, non il libro in sé, ma anche solo che Giulietta mi scriva volentieri, e mi scriva che le manco e che vorrebbe vedermi presto, perché è stata la prima persona che (proprio per l'assenza di contropartite e anche prima di sua madre che è adulta e che perciò io stessa avrei potuto vedere con diffidenza) mi ha fatto sentire una persona vera, e me lo ricorda ancora oggi.

    RispondiElimina
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...