mercoledì 29 febbraio 2012

Almeno questo.


Rossella, Maria Sandra, Giovanni, Franco, Valerio, Letterio, Agostino, Valentino, Daniele e Carmelo sono gli italiani rapiti nel mondo, persone di cui si parla pochissimo. 
Io ad esempio non li avevo mai sentiti nominare. 
Mi capitava, girando per blog o siti, di vedere le loro foto, ma senza soffermarmi a pensare al significato di quella foto e, sotto, della parola LIBERATE. 
Cosa vuol dire? Ma soprattutto.. chi se ne frega? 
Però.. 
Però. 
Io continuo a pensarci. Al fatto che non ho soldi per comprarmi tutti i cd che vorrei, o tutti i libri. Al fatto che non ho un lavoro, ma nemmeno voglia di trovarmene uno, perché le due possibilità che più mi sono vicine sono un negozio che ruota attorno ai pettegolezzi agli amori ai tradimenti e un hotel a dieci stelle in cui dire “lusso” è dire poco e il cliente potrebbe andar via sbattendo la porta, perché lui ha pagato per l’extralusso, e tutto questo mi disgusta.

Io continuo a pensarci, a quando avevo uno scopo nella vita semplice, uno scopo per nulla altruista, ma a quanto mi sentivo viva grazie a lui. 
Io continuo a pensarci al fatto che quando fai una cosa che ti piace, non importa dove sei, con chi sei, quanto o se ti pagano. Non importa chi sei. 
Continuo a pensarci a quelle persone che, diversamente da me, hanno davvero il coraggio di andare dove serve il loro aiuto, di fregarsene se con il loro titolo di studio avrebbero avuto un loro ufficio e un’assistente e tanti tanti soldi da spendere. E una posizione sociale, fra gli amici. 
E un sorriso diverso, più tirato forse. 
Io continuo a pensarci, che mentre noi ci lamentiamo dei tagli, delle tasse, delle restrizioni, delle lacrime, del quotidiano, ci sono persone che tutto ciò nemmeno lo immaginano, perché il quotidiano è dato dagli spari e le restrizioni sono la normalità, e i cd e i libri non sanno cosa siano né li immaginano perché la fame gli offusca la mente. 
Ma ci sono persone, con loro, che li aiutano, che portano cibo e cure mediche e competenze e buona volontà, e sorrisi. Sorrisi veri. 
Ma non tutti apprezzano. 
E continuo a pensare che sono persone come noi, con la differenza che loro vivono ogni giorno per aiutare qualcun altro, vivono ogni giorno con uno scopo bello, vivono ogni giorno anche un po’ incuranti del rischio che corrono, perché se se ne curassero non potrebbero fare il loro lavoro. 
Un vero lavoro.
Una cosa che a loro piace.
Non dico che tutti dobbiamo fiondarci in Africa per aiutare il prossimo, ma possiamo aiutare chi aiuta il prossimo ostacolato. Possiamo far girare la notizia dei rapiti, dei dispersi, degli scomparsi (alcuni da circa un anno), di cui non si sa più nulla, o quasi, persone che non si può dimenticare, che non si può abbandonare, ma anche se nessuno di noi potrà fare molto di concreto per andare a liberarli, e anche se scrivere LIBERATE sotto una foto non servirà a smuovere i rapitori, almeno si può spargere la voce. 
Io spargo la voce, in modo che ci siano sempre meno persone che dicano, come ho detto io, “cosa vuol dire ‘liberate’, in che senso?”. In modo che, zitti zitti, la nostra voce arrivi a chi davvero può fare qualcosa, cosicché questo “qualcosa” non sia dimenticare o soprasedere, ma diventi “informare” e soprattutto “agire”. 
E in ogni caso questo mio post mi sembra stupido, perché fino a ieri non ne sapevo nulla, e quindi non so di preciso nemmeno cosa dovrei dire, a malapena so scrivere cosa mi passa per la mente da ieri, quali sensazioni mi attanagliano, perché continuo a pensarci, e a pensare che sia tristissimo. Che Rossella e  altri nove siano stati rapiti mentre facevano una cosa bella. E che io non ne sapessi nulla, né di lei né degli altri. E che io pensi sempre solo a me stessa. E che viviamo in un mondo dove semplici blogger si devono mobilitare per far sì che persone come noi, ma migliori di noi, non vengano abbandonate.
L'iniziativa Bloggin day per Rossella Urru la trovate sul sito di Sabrina. Il post che le ha dedicato è questo.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...