domenica 5 febbraio 2012

Danubio alla nutella.

La ricetta di oggi l’avevo vista in uno dei miei nuovi blog di cucina, e ho pensato di farla solo perché ho letto la parolina magica nel nome: “nutella”. Naturalmente c’è anche negli ingredienti, ma avevo rimandato la preparazione per due motivi:
- alcune ore di lievitazione
- una farina che non avevo mai sentito nominare.
Cos’ha fatto oggi la vostra Elle? Questo:
- ha deciso che una farina vale l’altra, soprattutto quando, dopo opportune richieste d’informazione, le è stato detto che la farina sconosciuta è una farina particolare per la preparazione di pani dolci, come il pan briochè, e siccome a me il pan briochè non piace, ho deciso che una farina 00 vale più di una dal nome strano
- ha fatto un bel respiro all’idea di passare un intero pomeriggio ad aspettare una lievitazione che, a sentir la ricetta originale, avrebbe raddoppiato il volume dell’impasto: a me l’impasto non raddoppia mai, ma tentar (per l’ennesima volta) non nuoce, no?

Quand’ecco venirmi incontro un pensiero logico: se i panini sono dolci non è detto che il lievito sia quello per dolci, servirà il lievito di birra!
No! Proprio quando mi ero decisa!
Ma non disperate: la vostra Elle ha frugato nella sua scatola di ingredienti per i dolci, perché non si sa mai, e ha trovato due bustine di lievito per pizza e torte salate. Andrà bene, si è detta.

Ingredienti.
(come al solito per quelli “veri” vi rimando all’originale)
500 gr di farina 00
150 ml di latte
50 gr di burro fuso
1 uovo sbattuto
60 gr di zucchero
1 cucchiaino raso di sale
1 bustina di lievito per dolci
1 bustina di vanillina
Nutella

Procedimento.
Sciogliere il burro in un pentolino, poi lasciarlo raffreddare (io l’ho tolto dal pentolino caldo, e l’ho messo in una ciotolina fredda per velocizzare).

Sulla spianatoia (o in una ciotola molto grande) versare la farina, io l’ho setacciata, e mescolatela con il lievito. Prima lavatevi le mani!


Fate la fontanella, e preparate tutti gli ingredienti: io li ho anche fotografati tutti assieme perché prevedevo che dopo, con le mani in pasta, mi sarebbe stato difficile farlo senza ingolfare la mia macchina fotografica con pezzi d’impasto.


Versate nell’ordine: il latte, stando attente perché scappa di qua e di là. Ad esser sincera io una foto di questo passaggio avrei voluto farla, per farvi ridere un po’ in questa domenica di neve e gelo in tutt’Italia, infatti il latte mi scappava via a rigagnoli sulla spianatoia: da sotto la farina a fontana si scavava un tunnel, pareva che la farina fosse impermeabile, e scorreva via, ed io lo inseguivo con pugnetti di farina per assorbirlo, come quando dopo una sparatoria per strada viene versata la segatura sulle pozze di sangue. Poi cercavo di trascinare la farina bagnata verso la fontana, ma a quel punto si era formata la pappetta ed era più difficile.
Per farvi sorridere ho pensato allora di postarvi questa foto: il mio bucato oggi steso al sole, perché di neve e gelo neanche l’ombra (forse domani? mm..)


Dopo il latte, per aiutare la farina, ho aggiunto lo zucchero, poi l’uovo già sbattuto e a questo punto la performance è stata meno comica: sono riuscita a picchiettare grumi solidi sul tuorlo senza che questo mi sfuggisse. Presa dall’entusiasmo ho versato subito anche il burro fuso.
Ho picchiettato come una scemina che ha pura di sporcarsi le dita, ma in realtà le mie mani erano già sporche fino ai polsi. Ho aggiunto il sale e tentato qualcosa che fosse più simile all’impastare e meno al picchiettare, ma il cosiddetto impasto era ancora solo un insieme disordinato di briciole ribelli, vedete?


Dopo esser riuscita a raggruppare tutte le briciole il risultato era ancora questo:


Ma nella mente mi si è insinuato il ricordo di una ricetta per la pizza che consigliava di impastare energicamente per almeno venti minuti, ed io, per ottenere l’impasto liscio previsto dalla ricetta del Danubio, ho impastato per circa venti minuti.
Per impastare dovete mettervi nella seguente posizione: gambe divaricate e braccia in avanti sull’impasto, indipendentemente dall’altezza del vostro piano di lavoro, e cercate di alternare le mani nell’impastare; la postura della schiena è importantissima, forse morirete casalinghe e senza laurea, ma almeno non sarete gobbe e storte; anche alternare mani e braccia nello sforzo di impastare è importante, così non vi si ingrossa solo un braccio, che è brutto.
Per impastare imperterrita per venti minuti io ho un trucco: prendo nota mentalmente di quale canzone del cd sta suonando nel momento in cui inizio ad impastare e non mi fermo prima di aver sentito 4 o 5 canzoni, se il cd è normale, 2 o 3 se il cd ha canzoni lunghe.
Ecco il risultato dopo le cinque canzoni di oggi:

Secondo me questa foto è bellissima.
Lasciate lievitare la palla in una ciotola coperta con un telo (che non profumi di detersivo o di ammorbidente, mi raccomando) per un’ora e mezzo, io l’ho messa su una mensola in soggiorno, la stanza più calda della casa.

Nel frattempo ho lavato i piatti del pranzo, fra i quali ho trovato un calicetto, nel quale mi sono versata un goccetto, complice il nuovo tappo più facile da togliere e rimettere senza esser visti. Vi posso anche fornire tre buoni motivi per bere un bicchiere di vino fra un Danubio e una pizza (sì, mentre il Danubio lievitava ho impastato anche la pizza):
1) eliminare la bottiglia dal frigo (è un vino che va bevuto freddo con gli antipasti, ma con la fantasia che ho, mi è bastato il pensiero a stomaco vuoto), perché occupa lo spazio di quella dell’acqua;
2) finire il vino (di natale) senza buttarlo: ho ormai deciso, dopo 4 o 5 anni di attenta analisi, che il vino in generale non mi piace, mentre quello bianco non mi è mai piaciuto, e lo bevo ora solo per esclusione, perché i rosati nemmeno li prendo in considerazione e coi rossi ho litigato durante le analisi;
3) tanto mi hanno già licenziata…

Alla fine il volume era davvero raddoppiato! La mia prima volta che bello!


Nel frattempo cercavo la nutella, e mi era pure venuta fame, così mi sono preparata un pezzo di pane con la fine della nutella, perché per il Danubio non sarebbe bastata, avrei dovuto comunque aprire il nuovo barattolo ( ve l’ho detto che a CasaMia non è possibile che non ci sia nutella, può mancare il lievito di birra, ma non la nutella).
Il panino con nutella mi ha fatto venire fame, perciò mi sono preparata una merenda leggera: fiocchi di cereali, uno yogurt bianco, e un kiwi fresco fresco.

Una volta passata l’ora e mezzo ho spezzettato l’impasto in tanti pezzi da circa 50 grammi ciascuno, come da ricetta, ma come vedete la mia bilancia misura a occhio; ora ho capito perché la carne in macelleria costa sempre di più: dipende dalla velocità con la quale la bistecca viene lanciata sulla bilancia; anche io oggi ho lanciato alcuni pezzi e pesavano 50 grammi come gli altri che avevo posato delicatamente, pur essendo visibilmente più piccoli; se li avessi venduti al grammo, avrei guadagnato la stessa somma da ognuno.


Qui mi è venuto un dubbio, ma non ho pensato di accendere il computer, connettermi, scrivere a Pocahontas sperando che fosse in linea e mi rispondesse in tempo: dovevo stendere bene i pezzetti, o solo schiacciarli un po’ col mattarello? Io non li ho stesi bene, sono rimassi spessi e di spessore diverso nei vari punti del pezzetto e fra loro, ma ormai è fatta.


Al centro di ognuno ho messo un cucchiaio di nutella, due cucchiai in quelli più grandi.


Per chiuderli ho provato diverse combinazioni: chiudere come involtino, poi i lati, oppure all’inverso. In ogni caso schiacciavo bene i bordini per farli aderire fra loro, sicura che la nutella non sarebbe scappata sotto il mio naso, e ho anche un po’ modellato tenendo il fagotto nella mano: alla fine deve diventare una sorta di pallina.



La parte chiusa va sotto, così che si veda solo la parte liscia e bella.


Io ho voluto esagerare e ho aggiunto i semi di papavero appena comprati, combinando il seguente pasticcio sulla spianatoia:


Ho messo un pezzo di carta da forno in una teglia leggermente più grande di quella che uso per le torte (che è di 26 cm, quindi oggi forse ne ho usato una da 30). Al suo interno le palline vanno disposte distanziate (circa 1 cm), perché si uniranno da sole, infatti dovete lasciarle lievitare ancora un’ora (du’ palle).


Non ho fotografato le palle dopo l’ulteriore ora di lievitazione perché erano esattamente come le avevo lasciate: staccate fra loro.
Dopodiché infornate pure a 180° per circa trenta minuti, devono dora.. dovrebbero dorarsi, o almeno cuocersi, dai. Controllatele.


Una volta fuori il mio Danubio era così (la nutella è scappata).


Una volta spezzati i miei danubini erano così.


Come sapore non ci siamo, perché per me sono troppo dolci. E va bene, forse avrei dovuto usare la farina apposita, così sarebbero venuti più “giusti”, ma anche così non sono male, assomigliano ai bocconcini di panini dolci al latte che si comprano in busta al supermercato, buoni la prima volta, pesanti e pastosi dalla seconda in poi. Il fatto che la Principessa con la puzza sotto il naso li abbia apprezzati e che abbia addirittura consigliato “per qualche volta che la cena è poca” mi tranquillizza sulla loro buona riuscita.
Ora però tisana.

Ps. sicuramente il Danubio si chiama così per un motivo; io so solo che la sua particolarità è di essere formato da palle unite fra loro, ma suppongo che la nutella non sia tipica; se volete saperne di più cercatevelo, in fondo se siete qui vuol dire che avete internet!

Aggiornamento del 22 febbraio 2012: se volete sapere che fine ha fatto il Danubio a CasaMia: cliccate qui.

3 commenti:

  1. Non male! La farina manitoba alla fine serviva solo per renderli più morbidi, tipo brioches; non so se effettivamente modifica anche il sapore, l'ho usata pochissime volte anch'io...Ovviamente la tisana dopo è d'obbligo, non so se hai letto il mio nuovo post a riguardo! Felice che la ricetta sia stata apprezzata a CasaTua :P A presto!

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  2. Lo sapevo che il nome non poteva mentire. Buoneeeeeeeeee !!!!
    Vorrei farle anch'io ma già sciogliere il burro, sarebbe un'imporesa. Non perchè io sia incapace ma perchè qua c'è un freddo birichino; e inoltre ho le flangi, le falangine e le falangette irrigidite dal freddo.
    Mi tengo la ricetta per giugno.

    Un abbraccio.

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  3. Pocahontas ho visto il post sulla tisana: anche io ne ho una speciale per digerire, e ieri non poteva mancare perché fra Danubio e pizza è stata una cena troppo diversa dal solito per me. In effetti i miei non sono veramente soffici, se dici che non cambia il gusto, direi che la prossima volta che entro nel supermercato più fornito della città, anziché i semi di papavero cerco la manitoba :)

    Granduca a giugno è troppo tardi: l'energia serve in inverno! Fallo senza burro chissenefrega tanto sono solo 50 grammi non sarà la fine del mondo! Altrimenti lo metti a pezzetti, tipo gocce di cioccolato, con le dita gelide potrai sicuramente tritarlo, no?
    Buon appetito :)

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