domenica 4 marzo 2012

Non è una recensione/4.

Ho come l’impressione di non scrivere un post decente da giorni e giorni. Non controllerò l’elenco perché so già che scoprirò di aver scritto abbastanza, anche troppo, che palle. Ho notato (e dovreste averlo notato anche voi, ma non ci giurerei) che ultimamente sono riuscita a rendere regolari alcuni miei interessi e i relativi post, non solo le ricette pertanto. Ad esempio le riflessioni serie, ma anche gli aggiornamenti sulle peripezie che coinvolgono CasaMia, un po’ meno i lavoretti, ciappini, basteln, o le non-recensioni dei libri che leggo, ma comunque riesco ad essere più costante, un urrà per me.


non l'ho divorato, l'ho scuoiato...
A proposito di libri l’evento più importante è che ho finito di leggere Anna Karenina, iniziato per "colpa" di Chiaretta, e ce l’avevo a portata di mano solo dal 24 dicembre, che volete che sia leggere un mattone in quasi tre mesi? Se mi è piaciuto? Sì, perché è molto attuale nei sentimenti e negli atteggiamenti, pur essendo ambientato in altri luoghi e altri tempi: i pensieri, le paranoie, le mire sociali, le convenzioni e la paura delle critiche sociali, il fatto che non per tutti siano comprensibili. Il mio personaggio preferito è Levin, nella cui vita c’era un ideale che, purtroppo, non è andato del tutto soddisfatto; sognava una famiglia in un certo modo, si è sposato con una scemetta con la testa piena di fesserie convenzionali: la cerimonia in un certo modo, la tradizione, gli oggetti necessari in una casa, le persone della famiglia che le ruotano attorno prendendo in mano la situazione, la vita di tutti, compresa quella di Levin. Non l’ho invidiato poveretto, anzi mi è dispiaciuto per lui, perché aveva la sua azienda agricola, il suo lavoro nel quale credeva, studiava per migliorare l’azienda (modernizzarla a modo suo e compatibilmente con quei tempi), si preoccupava dei suoi contadini (loro per primi diffidenti verso i cambiamenti), e sognava di sposarsi e di avere una famiglia, ma purtroppo non aveva la più pallida idea di cosa l’aspettasse, perché pur essendosi sposato per amore, ha dovuto star dietro a tutta una serie di regolette convenzionali che gli hanno quasi rovinato l’idillio. In ogni caso lui non ne capiva la necessità.
Vogliamo parlare di Kity? Mi sta sul cazzo. Quella non si è sposata per amore, si è sposata perché Vronskj si è messo con l’Anna e l’ha mollata. Una ragazzina lagnosa, questa è la mia Kity, le avrei dato due schiaffi, a lei e a sua sorella che ha fatto il lavaggio del cervello a Levin per convincerlo che Kity in fondo era innamorata di lui e che se gli aveva detto di no era solo perché troppo giovane per capire i suoi sentimenti. E quel cretino le ha creduto. L’amore è proprio cieco ve’. Il lavaggio del cervello naturalmente gliel’hanno fatto solo dopo che Vronskj si è messo con l’Anna, perché inizialmente (e anche successivamente) Levin non piaceva alla famiglia di Kity, non era un buon partito.
Vronskj e Anna invece. Anna faceva l’inquieta perché credeva che il problema del suo matrimonio fosse la differenza d’età con suo marito e l’amore inesistente, invece con Vronskj non ci sarebbe stato problema, no?, lui l’amava, si amavano, questo vorrà pur dire qualcosa. Certo, sì, se c’è davvero e non si basa sull’aspetto fisico o sull’età dell’amato, no perché a me è sembrato che Anna fosse un po’ fissata con questo. È la solita storia: siccome lei ha mollato il marito per una novità più giovane e prestante, le è venuta la paranoia che anche Vronskj potesse mollare lei per una novità più giovane e attraente, nonché libera, visto che Anna non riusciva ad ottenere il divorzio dal marito per potersi risposare (e in ogni caso la sua reputazione non si sarebbe ripulita del tutto). La monotonia della vita di coppia ha fatto il resto: aveva i soldi, la bellezza, le conoscenze giuste, Anna, ma non le servivano più, perché a causa della sua scelta di lasciare il marito è stata tenuta a distanza da tutti, quindi ancora una volta essere conformi alla società e alle aspettative delle persone vicine è una priorità, o comunque è bene far sì che la cosa non si sappia. Anna invece ad un certo punto ha fatto tutto apertamente togliendosi da sotto i piedi il pavimento sul quale si basano molte unioni per andare avanti: se la società non l’avesse esclusa (i suoi cosiddetti amici) Anna non avrebbe avvertito come pesante e insopportabile la sua condizione, la sua vita di coppia, ma così.. non ha retto. Vronskj cercava di vivere normalmente, lei prendeva ogni sua abitudine come indifferenza nei suoi confronti, e alla fine come odio.
L’ultima coppia del romanzo è quella composta dal fratello di Anna, che sapeva già che ognuno si deve fare i cazzi suoi di nascosto per poter continuare la sua vita senza intoppi (sociali), e la sorella di Kity, anche lei così legata alle convenzioni da essere disposta a sopportare i tradimenti del marito sotto una facciata tranquilla (peraltro inizialmente convinta a non lasciarlo proprio da Anna), mentre dentro di sé lo odia sempre più fino a staccarsi da lui, a ritirarsi a casa della sorella (povero Levin, ma chi gliel’ha fatto fare di sposarsi, non stava bene da solo nella sua casa in campagna, lontano da questi intrighi mondani?), e a lasciar fare al marito tutto ciò che vuole, nonostante lui non le avesse certo chiesto il permesso. La coppia più falsa del mondo.
Non è attualissimo?
Ok, devo dire che in mezzo a tutti questi sguardi, pettegolezzi, chi ha detto cosa a chi e soprattutto quando, cose sconvenienti e cose che vanno fatte, amori e tradimenti vari, quasi quasi la parte più interessante erano i discorsi di economia e agricoltura che faceva Levin, che mi ha annoiato solo un po’ alla fine quando ha incominciato a riflettere sulla religione in direzione di una moderata (ri)conversione, oramai contagiato e traviato dalla moglie che, buona buona e senza la consapevolezza di irretire il proprio marito, dava per scontato che lui in fondo al cuore credesse in dio e, alla fine, pure lui ci ha creduto. Ecco alla fine Levin si è lasciato trasportare da quell’associazione a delinquere femminile, mentre io speravo che rapisse suo figlio e scappasse, invece no, si è adeguato. Per amore dite voi? Beh ma per amore le persone si devono accettare per quello che sono e non guardarle e trattarle per quello che si vorrebbe che fossero. Perciò dico che Kity non lo ama e mi sta sul cazzo, mentre lui poveretto c’è cascato in pieno ma sapete che vi dico? Cazzi suoi: io il libro l’ho finito ed ora posso pensare al prossimo thriller che leggerò.
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