lunedì 26 marzo 2012

Sviluppo egocentrico nel rock: le canzoni lunghe.


E' da quando conosco Elle e visito il suo bel blog, che sono affascinato dalla sua insolita passione per le canzoni lunghe. Una passione, lo ammetto, che mi ha sempre lasciato sorpreso, dal momento che l’approccio alla musica nella prospettiva del minutaggio è sempre stato argomento di storia e sociologia e non la ragion d’essere di un particolare godimento nell’ascolto. Insomma, la questione mi ha intrigato così tanto da farmi venir voglia di convogliare in un post i miei ragionamenti in proposito. Tempo fa, quindi, avevo cominciato a sviluppare un'idea e a buttar giù qualche riga, ma mi ero fermato perché non aveva senso farlo da solo. Ho pensato invece che fosse giusto coinvolgere chi mi aveva ispirato quelle riflessioni e hoproposto a Elle di scrivere questo articolo a quattro mani.
Con il duplice vantaggio per il lettore di accostarsi alla materia tramite lo sguardo di due diverse sensibilità e di godere anche sul mio blog di una prosa, quella di Elle non la mia, davvero notevole. Non è mia intenzione martoriarvi gli zebedei raccontandovi quanto la durata della canzone rock sia cambiata nel corso degli anni e grazie all'avvento della tecnologia. Tuttavia qualche accenno si rende necessario. Un tempo i supporti  fonografici  si limitavano al 78 giri e poi, a partire dagli anni '50, al 45 giri, che conteneva due canzoni, una per lato, della durata massima di 3 o 4 minuti. Il 33 giri, la musicassetta e quindi il cd e da ultimo la musica digitale, hanno ovviamente dilatato le possibilità di espressione artistica, consentendo di allungare il minutaggio delle canzoni e complessivamente quello di un’opera musicale ( i 74 minuti di durata di un cd hanno aperto un nuovo scenario musicale composto di filler o riempitivi, bonus tracks e ghost tracks ). Ma la durata di un brano, a prescindere dall'ispirazione del singolo artista, non è stata determinata solamente dalla qualità del supporto fonografico, bensì ha acquisito diverse caratteristiche a seconda delle epoche storiche e dei diversi movimenti musicali. Si pensi, ad esempio, al prog-rock, movimento in voga a partire dalla fine degli anni '60 che, ispirandosi a una visione colta e di ispirazione classica della musica popolare, produsse un allungamento dei brani, che venivano ad assumere la forma della suite ( mi vien subito in mente Supper’s Ready dei Genesis ), e la possibilità di partorire veri e propri concept album ( di nuovo i Genesis con The Lamb Lies Down On Broadway o gli Who con Tommy ). Oppure, si pensi ancora a certi generi musicali, come il southern rock, in cui le canzoni avevano spesso quel taglio da presa diretta che procedeva, soprattutto dal vivo, a colpi di infuocate e lunghissime jam session ( Free Bird dei Lynyrd Skynyrd o Whipping Post degli Allman Brothers Band che dal vivo si esprimeva in 25 tiratissimi minuti ). Erano anni, quelli, in cui, esauritasi in parte la febbricitante ricerca iniziata a partire dalla metà degli anni '60, rockers e rock band lavoravano maggiormente allo sviluppo egocentrico ed estetico di un rock in parte già esausto, privo di forza propulsiva, spesso fine a se stesso. L'ego, svelato a colpi di creatività nel corso del decennio precedente, ora veniva a pavoneggiarsi in tutto il suo ( spesso inutilmente ) prolisso e cangiante cromatismo. E guarda caso, sul finire degli anni '70, esplode come rinascita, furente, impetuosa, devastante, il movimento punk, che traccia una riga sul passato appena conclusosi, accorcia il verbo del rock e parla una lingua, velocissima e distruttiva, concentrata in due, tre minuti massimo ( insomma, quasi un ritorno alle origini ).



Esiste, dunque, una durata di canzone che possa definirsi “giusta” o “ adeguata “ ? Ovviamente no. C’è semmai il gusto e la sensibilità dell’ascoltatore che fa propendere per un genere piuttosto che per un altro o che induce a preferire brani lunghi e articolati a sparate incandescenti brevi come l’attimo di un respiro. Ma soprattutto esiste la creatività di un artista che non può essere vincolata al minutaggio e deve potersi esprimere senza limitazione alcuna.



Da un lato dell’emiciclo del rock vive il minuto e mezzo di Judy Is A Punk dei Ramones, dall’altro i ventiquattro minuti di Ebene, primo movimento di Irrlicht , capolavoro del 1972 firmato Klaus Shultze. Entrambe decisive e imprescindibili per l’arte che rappresentano, in barba a ogni standard di tempistica imposto dalle case discografiche. E qui sta l’arcano. Perché l’unica lunghezza assolutamente inadeguata a una canzone è quella prevista dal contratto, quella che serve solo a vendere e che è costruita a tavolino, per il passaggio in radio o su Mtv. Quella, insomma, che uccide la fantasia e la libertà d’espressione in nome del profitto.

In diretta da Come un killer sotto il sole avete appena letto: Blackswan.

+++

La canzone era iniziata da pochi minuti, quando il cliente al banco sbuffò. Cosa c’è, gli chiesi annoiata mentre asciugavo i bicchieri, niente niente, è che devo andare a quel cavolo di corso di ballo, accidenti a me quando le ho detto di sì, si lamentò lui fissando il bitter senza limone nel suo bicchiere. Bevi lentamente, consigliai io, e dille che volevi aspettare che finisse la canzone. Il cliente riuscì a sforzarsi in un sorriso tiratissimo, e sicuramente pensò che avevo fatto altre volte battute migliori. Non sto scherzando, dissi io, finisci di bere ti prepari psicologicamente e fra un quarto d’ora vai. Il sorriso del cliente vacillò verso il nulla, fissava il bicchiere e scuoteva la testa, no devo andare ho finito, vedi? E scolò in un sorso il suo bitter, coraggiosissimo. Non puoi non ascoltare tutta la canzone, gli ricordai severa. Sì va bene la ascolto, mi disse come a una bambina che vuole a tutti i costi ripetere la filastrocca che ha imparato all’asilo, però dopo la canzone vado, sì sì poi vai, lo rassicurai io con un sorrisino diabolico, ah, a proposito: la canzone dura quindici minuti.. Cosa..?, ed è appena iniziata, mettiti comodo e non pensarci.


Avevo quella compilation da un po’, ma solo quel giorno del 2000, mentre mi immedesimavo in un cliente accasciato, ho ascoltato tutti i quindici minuti sentendoli, secondo dopo secondo fino alla fine, solo allora mi hanno incuriosita: già al terzo minuto la canzone è pronta per finire eppure prosegue, cambia, riprende da capo, si ripete e si rinnova, è nata con lei la mia passione per un certo tipo di canzoni; ed ora mi perdonerete se userò una terminologia che forse non a tutti è accessibile, ma l’argomento richiede precisione anche nell’indicare la tipologia dei brani, in modo da evitare inutili confusioni, parlo infatti delle canzoni lunghe.
Successivamente ho fatto la conoscenza di diversi album, composti da poche coinvolgenti canzoni lunghe, oppure anche da canzoni brevi ma collegate fra loro come a formare una storia in musica, al punto che ascoltare le canzoni in ordine casuale era deludente, perché sembravano finire a metà; e in effetti le canzoni lunghe non sono altro che un insieme di possibili canzoni brevi, amalgamate fra loro e incentrate su un unico nucleo melodico che viene ampliato e arricchito, felicemente o con accanimento a seconda dei gusti e delle capacità. Ascoltavo a ripetizione Scenes from a memory dei Dream Theater e Nursery Crime dei Genesis e mi immedesimavo in storie musicali senza precedenti; infatti non tutti gli appassionati di musica sanno che avvenne nel 1997 e non nel 2000 la mia cosiddetta nascita musicale, e precisamente con Pleasant Dreams dei Ramones, album che di lungo ha solo i titoli e nemmeno tutti, e ci impiego più io a pronunciarli singolarmente che loro a suonarmeli tutti assieme.
I Ramones non potevano non conquistarmi con la loro energia, e furono senz’altro ottimi compagni in quei primi anni, soprattutto se sparati al volume massimo, e non in sottofondo come pretendeva mia madre che i vicini si lamentano. Ma l’unica cosa che ottenni dal mio vicino fu di sentirmi una merda tecnologica quando mi presentò, senza uscire dalla sua cameretta dall’altra parte della strada, e semplicemente girando una manopola, vari brani dei Nirvana, mentre le mie casse, tanto temute da mia madre, avevano al confronto la potenza di uno sputacchio ubriaco. Va da sé che la mia musica è stata da sempre solo mia. Per questo motivo, credo, mi era più congeniale ascoltare brani che, con la forza di uno schiaffo o la delicatezza di una carezza e una durata spesso corrispondente, potevano soddisfare velocemente esigenze musicali estemporanee ma ostacolate sul nascere dalla famiglia, e sempre accompagnandoli se non precedendoli con la mia promessa (fasulla) che la prossima ti piacerà è diversa, aspetta, sta finendo.

A me le canzoni brevi da cantare a squarciagola erano sempre piaciute, cantare era un modo per sfogarmi della quotidianità soffocante di CasaMia ma, come ogni cura, corporale o mentale non importa, anche cantare certe canzoni può portare all’assuefazione, e questa rende necessari accorgimenti aggiuntivi, ad esempio ballare durante l’ascolto - e sfido chiunque a rimanere fermo mentre ascolta i Ramones – non prima di aver cosparso la soglia della vostra cameretta di teste d’aglio per tenere lontana la famiglia. La canzone breve per me è sempre stata il momento della ribellione e dell’affermazione, alla canzone breve mi appellavo anche al lavoro, quando al bar il Capo o un Cliente qualsiasi opponevano un mal di testa alla serie infinita e non del tutto intonata di te-ke-ke-ke-tu-ma-bebi-oue sculettanti dietro il bancone, finché non ho capitolato optando per la compilation One Shot Disco volume 1, composta da brani senza dubbio più lunghi, più orecchiabili, e sicuramente più conosciuti agli avventori, nonostante non fossero mai entrati in una discoteca completa di palla al soffitto. Benché apprezzata da tutti gli altri, la compilation cambiò la mia vita, ovvero il mio modo di ascoltare musica e di vivere la musica, grazie alla traccia 4, nonché ultima, del lato b dell’mc1: quei quindici minuti magici.
Se fino a quel momento la musica era stata una sorta di condimento dal sapore temporaneo nella mia vita, un intrattenimento e un sottofondo, o un’arma dal taglio netto e preciso resa insospettabile dalla mia voce monotona e delle mie mosse improvvisate, o un filo musicale sul quale camminavo in precario equilibrio, dopo d’allora gradualmente, scoperta dopo scoperta, quel filo si è sollevato, apparendo verticale al mio fianco e prendendo sempre più corpo di accompagnatore fedele della mia esistenza su questa terra. Se la mia famiglia non contattò mai un esorcista fu solo perché, grazie al mio lavoro e alla mia macchina, passavo sempre più tempo fuori casa. Io che avevo sempre ascoltato musica all’impiedi, iniziai lentamente ad ascoltarla anche da seduta, a lasciarmi avvolgere da lei, ad evadere grazie a lei, non era più una distrazione o una difesa, non era più un inno alla facciata allegra e sfacciata, bensì un ascolto silenzioso, più raccolto eppure molto più partecipe. Mentre crescevo il mio corpo e la mia voce si placarono, e prese il sopravvento la mente, mai più semplice spettatrice incompresa della mia vita, ma protagonista assoluta, perché finalmente la musica era riuscita ad entrarmi dentro, sottoforma di canzoni lunghe che avevano tutto il tempo di aggirare le mie difese per penetrare indisturbate, o addirittura ben accolte perché riconosciute come indispensabili e vitali, perché mi fornivano la chiave necessaria all’evasione e alla conoscenza di me.

Mi piacciono le canzoni lunghe e molto musicali, così mi sono espressa l’unica volta che ne ho parlato. Le parole non mi hanno mai incuriosita, ho sempre stonato su canzoni in inglese di cui non capivo una mazza spuntata, e ancora oggi è così. Quelle poche volte che ho avuto a che fare con traduzioni, sono rimasta delusa come quando vedo un film del quale ho letto il libro: l’ambientazione è totalmente diversa, i personaggi non sono quelli giusti, mancano scene che io avevo immaginato importanti. Ogni canzone mi racconta una storia, lo fa attraverso la sola musica, e quando scopro che le parole dicono altro mi crolla un mito; gli strumenti sono personaggi che entrano in scena o la lasciano al momento opportuno, da soli o in coppia o in cricca; la voce è uno strumento in più, un timbro senza il quale mancherebbe un pezzo di quella storia; il ritmo della musica dà il ritmo della narrazione e allo stesso tempo degli avvenimenti; ed ognuno è libero di scegliere lo strumento preferito in una canzone, vale a dire l’eroe in cui immedesimarsi. Ogni canzone mi racconta una storia, e se ascoltata in momenti, periodi o epoche differenti può suscitare in me sensazioni fra loro addirittura contrastanti, proprio per questo motivo ci sono canzoni che oggi non mi dicono nulla, ci sono canzoni che solo oggi finalmente mi parlano, e ci sono canzoni che mi raccontano per l’ennesima volta la stessa storia ma solo oggi mi sembra di poterla capire davvero.



Anche grazie a quel brutto vizio di monopolizzare la musica al lavoro, per controbilanciare i vizi del fumo e della telefonata improvvisa dei miei colleghi, quindi con la motivazione ufficiosa che se sono l’unica a lavorare, sono anche l’unica in grado di capire quale sia la musica giusta per lavorare, da quel lontano 1997 io cammino fra note e strumenti, voci e silenzi messi in musica, e non mi sono mai chiesta perché. Ma ora che ci penso, non posso confermare di scegliere ora fra canzoni lunghe e canzoni brevi secondo istintività emotive nettamente separate, né riesco a scegliere una canzone piuttosto che l’altra per fare di lei la mia tipologia preferita, forse semplicemente alcune mi sembrano più rare delle altre, perciò quando le incontro mi lasciano estasiata. E più cammino, più mi sembra che le locande fidate in cui sono solita fermarmi si spostino con me, come un seguito musicale sempre pronto ad accogliermi conforme alle mie sensazioni e allo stesso tempo stimolante nuove suggestioni. A La Canzone Lunga fanno con calma, son dei chiacchieroni, mi coinvolgono nella preparazione dei pasti, mi offrono un bicchierino per prepararmi lo stomaco e intanto mi raccontano qualche novella, a volte anche girandoci attorno, quasi con ritrosia, mi servono il pasto lentamente, proponendo via via dolci salsine in aggiunta o spezie piccanti, non disdegnando talvolta di concedermi un assaggio della ricetta originale, semplice ed essenziale. A La Canzone Breve mi servono in fretta, poche chiacchiere ma non meno piacevoli, è la compagnia che conta e a certe note nemmeno io so dire di no, il pasto è ottimo benché preparato quasi in men che non si dica, e se ci sono gli strumenti adatti non mancano neanche qui virtuosismi sostanziali, né lesinano su caffè e ammazzacaffè, e mai nessuno mi ha impedito di ottenere lo stesso piatto all’infinito o almeno fino a quando dal mondo esterno non sento urlare e abbaassa! almeno!
Come molti tossici, anche io ho iniziato a drogarmi per caso, te la offrono, sei di natura curiosa, cosa fai, non la prendi? Inizialmente mi arrivava sempre da qualcun altro, poi ho incominciato a procurarmela io stessa ogni volta che ne sentivo il bisogno. Da un po’ di tempo a questa parte però ho un nuovo pusher, uno che ne consuma avidamente perciò sa bene cosa significa averne bisogno, e anche quali sono le rarità, le leggende e gli aneddoti; te la cavi con poche storie delle tue, mi ha detto sin dalla prima volta, ma io sapevo che prima o poi sarebbe venuto a cercarmi. Ebbene, quel momento è arrivato: in una notte tempestosa ho sentito bussare, e quando ho aperto lui era lì pronto a riscuotere, mi ha allungato con nonchalance una dose di BCC live riffato che sapeva mi avrebbe tolto il fiato, e mi ha detto sai, ho quest’idea di post congiunti, e con te ne vorrei fare uno. In breve: la musica dà dipendenza e Blackswan, modello di passione, alla lunga vorrà lo scritto che gli spetta. La canzone che canticchio da allora è: È un vero onore per me. Ah, dite che non esiste? Mah, cosa ne sapete voi di canzoni lunghe..

La vostra solita Elle, lo Spirito musicale.

27 commenti:

  1. Sorpresona Elle ! Ma il mio commento, quello vero, seguirà dopo...voglio dedicarmi a una bella e tranquilla lettura di questo post dopo cena...a tra poco !

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  2. complimenti a tutti e due ...
    bravi, belli e saputelli...ehm...una rima scema , lo so, pero' lo penso davvero...siete delle belle persone che mi onoro di aver conosciuto :))
    come al solito Nick mi apre un mondo...e tu Elle, sei una sorpresa continua...

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    1. Grazie S. la rima combacia, va bene ;) Onorata anche io di averti conosciuto e di aver potuto ricambiare le tue perle di cultura con un bel post e con un ospite d'eccezione nonché gradito: io ad esempio mi vanterò nei secoli di questa collaborazione, te vojo di' :)

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  3. Anche solo la menzione di "Scenes from a memory" meriterebbe un plauso.

    Per quanto riguarda la lunghezza "giusta" e basata su motivazioni artistiche, diciamo che non sempre è stato così, e come hai detto tu, Elle, le canzoni lunghe sono spesso un insieme di canzoni brevi, come paragrafi di un capitolo, che formano un libro, pardon, un album, a volte concept album come appunto il succitato dei Dream Theater.

    Il produttore degli Who chiese a Pete Townsend di dilatare la lunghezza dei brani, ma il chitarrista non credeva di riuscire ad andare oltre i classici due o tre minuti, così quello gli suggerì di unire tra loro brani simili. Nacque così, ad esempio, Pinball Wizard. (Fonte: "La chitarra moderna" di Ralph Denyer)

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    1. Ciao Speaker Scenes from a memory lo conosco a memoria ormai, e da circa sei anni è il mio cd da viaggio, quando devo guidare per ore ascolto quasi solo questo :)

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    2. Open Your eyes, Victoria ;^)

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  4. Premessa : visto che leggo ogni giorno il blog di entrambi con grande piacere, e visto il vostro post congiunto di questa sera, per par condicio, anche il mio commento sarà lo stesso su entrambi i vostri blog.
    Mi avete fatto una bellissima, grandissima e graditissima sorpresa ( Nick, contrariamente a te, io adoro gli aggettivi superlativi ! )
    Wow…davvero un bel post…nonostante sia “lunghissimo” ( per rimanere a tema ) l’ho letto davvero con grande curiosità e interesse : grazie Nick per aver condiviso ancora una volta la tua competenza e passione per la musica, e grazie Elle per questo bellissimo racconto, racconto a tratti introspettivo, che mi ha fatto conoscere qualcosa in più sul tuo conto.
    E’ un post di condivisione, come quelli che io amo.
    Non credo di aver mai badato alla lunghezza di una canzone ( fatta salva qualche rarissima eccezione ) , ma in compenso ho sempre il bisogno di cogliere il senso e il significato dei testi delle canzoni che mi piacciono e, cara Elle, concordo con te quando dici che molte volte i testi sono delle vere delusioni rispetto alla musica che li contiene.
    Concordo con Nick, inoltre, quando dice che non esiste la durata ideale di una canzone.
    Ci tengo a dire una cosa ad entrambi : Grazie per questo post ! Un abbraccio e un bacio a entrambi !

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    1. Premessa: va bene lo stesso commento! Grazie Mary dici che le mie lungaggini derivano dalla passione per le canzoni lunghe? Viceversa no: posso testimoniare che un tempo riuscivo ad essere più breve e concisa dei Ramones ;) In qualità di aspirante blogger enciclopedica non poteva mancare un intervento competente in materia di music.. sì, sì va bene, me l'ha proposto Black e non viceversa, miii.
      Grazie a te Mary che mi leggi :) e mi dai lezioni di cucina, in qualche modo ti dovevo ripagare ehehe (sì, sì va bene, non è stata un'idea mia, miii)

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  5. Però... questo Blackswan oltre ad avere due bei baffoni, scrive abbastanza bene.:))Io comunque preferisco la ragazza,Elle. E' quella dei due davvero brava,credetemi.Romanza la musica con una soggettiva che stende per intensità ed è un vulcano di idee:)

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    1. Senti, tu, Blackswan o come ti chiami, senza nulla togliere a questa Elle, per carità, poveretta, non venire qui ad offendere il mio ospite d'eccezione, ovvero eccezionale proprio per ciò che scrive e per come lo scrive, perché se non ci fosse stato Blackswan a farle conoscere altre canzoni lunghe a lei sconosciute, nemmeno se ne sarebbe accorta che le piacevano così tanto, né tanto meno ci avrebbe fatto un post così lungo! A malapena si ricordava di Santa Esmeralda (e per fortuna quella è una delle cassette che non ha buttato, altrimenti.. mah, non ci voglio nemmeno pensare..)
      Poi certo, c'ha i suoi modi di raccontare, ma adesso non stiamo qui a mitizzarla o a dare tutti i meriti a lei. Io comunque preferisco leggere Blackswan piuttosto che Elle, o come si chiama :)

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  6. Ecco credo che mi sto lentamente e inevitabilmente perdendo nei lunghi meandri di casa tua.
    Con molto piacere. :)

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  7. Caspita!
    Secondo il tuo orologio sono le h 02.22 PM..però come passa veloce il tempo qui ;)

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    1. Ciao desaparecida benvenuta nella Casa dello Spirito :) Sì, è vero, a volte le stanze sembrano spostarsi e si fa confusione, tu segui la casetta alla tua sinistra: se ci clicchi sopra torni alla pagina principale ;) (si son perse già un po' di persone qui, ancora le stiamo cercando, spero siano in Cucina e non nel Cesso). L'orologio è colpa di blogger, se metto i commenti incorporati nel post fa come minchia gli pare, mentre con la finestra popup torna tutto alla normalità.. valli a capi' 'sti tecnologici.
      ps. io intanto ascolto i Godspeed You Black Emperor, che non conoscevo :)

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  8. Vero, mi sono persa già un paio di volte qua dentro ma poi ho pensato che farò a puntate, tanto ormai so dove sei :)
    Mi piace il post rock tra le altre cose...poi mi dirai!

    Scusami se non faccio commenti sulla tecnologia ma è un po' di mesi che mi sento una perseguitata dalla sfiga tecnologica, quindi per evitare "sproloqui" così a prima botta mi trattengo.
    Ma grazie ancora per l'ospitalità :)

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    1. Figurati, torna pure se e quando vuoi a fare un giro, una visita, una capatina, una pausa (quel che preferisci), e senza impegno :)
      Buonanotte!

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  9. Questa si che è stata proprio una grande sorpresa: un bellissimo post scritto da due bellissime persone.
    Io con i pezzi "lunghi" ci sono cresciuto e sinceramente dopo un pochetto mi ero anche stufato; così quando sono arrivati i pezzi da due/tre minuti mi sembrava una rivoluzione. Adesso però ne sento la mancanza e ogni tanto "Supper’s Ready" me la vado a risentire. Ci vorrebbe la capacità di alternare i due stili musicali.
    Certo però che quando i Genesis sono passati alle canzonette corte, hanno fatto solo che ridere.
    Ogniuno deve fare quello per cui è portato e voi due siete portati per scrivere.
    Un grande abbraccio ad entrambi.

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  10. Bellissimi entrambi i pezzi che si amalgamano per bene grazie al piglio differente. Complimenti per la scelta dell'argomento davvero inusuale e interessante.

    Come ho fatto in casa di Nick dico solo: Thick as a brick. Jethro Tull.

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  11. Grazie Granduca sei bellissimo anche tu ;)
    I Genesis delle canzonette corte non so se li conosco (ci sono tante canzoni che conosco senza saperlo, ci saranno anche le loro?) ma a me piacciono lunghi!! :)

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  12. Grazie Firma il piglio differente è venuto spontaneo, l'argomento invece era ormai un chiodo fisso, poteva diventare una malattia, ora che mi sono sfogata spero di stare meglio ;)
    Thick as a brick mi piace :)

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  13. Che aggiungere? Ho trovata interessante la dotto disquisizione tecnologica di Blackswan, quanto il racconto degli ascolti di Elle (bel bar dove lavori, sembra una cosa da film). Non ho preferenze per canzoni brevi o lunghe ... se è bella non vorrei non finisse più, se è brutta mi sembra lunga dopo i primi secondi. I Band of Horses ne hanno di belle lunghe (e anche brevi) ... ho sentito una loro bellissima canzone in un film francese di prossima uscita.

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  14. Ciao Alli (posso chiamarti Alli?) benvenuto nella Casa dello Spirito :) è vero se la canzone è brutta manca pure la voglia di darle una possibilità ascoltandola sino alla fine. Mentre se è bella non stiamo nemmeno lì a vedere quanto è lunga! Però potevi essere un pochino più vago sulla canzone.. uff.. i Band of horses non li conosco, figurati se posso trovare facilmente una loro canzone in un film non ancora uscito!! vabbe', ascolto il resto intanto, ciao :)

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  15. Chiamami pure Alli, va bene e scusami per la vaghezza, mi perdo e faccio fatica a ricordarmi i titoli delle canzoni ormai, gli anni che avanzano ;) Comunque, dovrebbe essere "The Funeral", che non è lunghissima, però vorrei non finisse mai, come altri pezzi dei Band of Horses (i primi due cd sono magnifici). Prova a cerare in rete "Band Of Horses The Funeral" ... o altre loro canzoni, più lunghe e con titoli più allegri.

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  16. Trovata! Ti direi che tanto i titoli non li capisco, ma "funeral" è abbastanza intuitivo ;) Ora ascolto tutto quel che trovo dell'album, per ora The funeral mi piace, grazie! :)

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  17. noooo, il mio papiro di ieri non si è salvato!!!
    La mezzanotte ha trasformato la carrozza in zucca e il mio commento in polvere :-(

    non posso rileggere l'intero post perchè MI SENTIREI IN COLPA nei confronti dei tuoi post successivi di cui conosco solo titolo e ne ignoro la bellezza...

    Il concetto era questo:
    1. mi avete fatto venire una crisi di identità del blog
    si, io che pensavo di adorare la musica, confronto a voi, non ne capisco un accidente!

    2. ma quanti commenti devo lasciare per vincere l'occasione per incontrare e il bonus per conoscere anche il blakswan..? ;-)

    3. non c'ho capito molto sulla lunghezza e sulla storia della lunghezza musicale però concordo su una cosa: alcune canzoni contengono testi così sciocchi rispetto alla melodia in sottofondo che rovinano tutto!

    4. oggi, grazie al tuo post sui revival di natale, mi sono riascoltata la meraviglia delle meraviglie di Tracy Chapman.

    5. vado a leggere gli altri post, ciao Spiritina :-)))

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  18. Accipicchia Vaty, la mezzanotte non è il momento giusto per commentare il mio blog, bah.. ci sarà il cambio della guardia o che so io ;)
    Andiamo con ordine, che a me gli elenchi piacciono assai:
    1) quando ho scoperto il blog di Blackswan ho pensato la stessa cosa, ma vedi che se cerchi in te stessa, troverai ciò che sai (una frase del piffero, nei film suona meglio);
    2) ahaha Blackswan non si vince, per conoscerlo segui il link e finirai nel suo blog ;)
    3) è vero, io non vorrei imparare l'inglese proprio per continuare a non capire le canzoni, perché già quelle italiane mi lasciano infastidita; non tutte naturalmente..
    4) bene, finalmente qualcuno che apprezza il mio lavoro di discografica ;)
    5) buona lettura, ciao Vaty!!

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  19. shhhhhhhhhhhh
    non posso ridere! c'è il mio capo nella stanza d'accanto, managgiua a te!!

    ti rispondo solo cantando questa, considerata tra le canzoni più brutte mai scritte:

    I wanna be a billionaire so fucking bad
    Buy all of the things I never had
    Uh, I wanna be on the cover of Forbes magazine
    Smiling next to Oprah and the Queen

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  20. Se è questo che hai trovato dentro di te.. sei da esorcizzare anche tu ;)

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