giovedì 22 marzo 2012

Volevo proprio riprendere gli allenamenti.

Dopo il grande successo del post di ieri, oggi non so cosa scrivere. Io davvero non volevo, non pensavo, ma cosa c’era di così bello? Solo uno spunto, un’idea. Di solito quando scrivo so cosa mi è venuto in mente; qualche volta inizio svogliata, poi cambio idea, cancello e ritento, oppure non cancello, vado accapo e ritento, infine rinuncio; ma il più delle volte se non ho voglia di scrivere, nemmeno mi ci metto, rimando.

Di solito inizio così:
22 marzo 2012
Mm

Io scrivo i miei post su word, parto con la data, poi lascio lo spazio per il titolo che, tranne nel caso di una ricetta o di un lavoro creativo, scrivo sempre per ultimo, sulla base di quello che ho prodotto, anche quando so già di cosa scriverò, perché il titolo non mi nasce mai dall’argomento, bensì da qualche gioco di parole che mi è venuto in mente, un gioco con le parole del testo oppure, quando sono partita da una cosa per arrivare ad un’altra impensabile, il gioco include anche questo scarto tematico. Il titolo come creazione artistica, però, mi viene meglio quando scrivo molto e di argomenti importanti. Lo spazio che lascio per il titolo lo occupo con “mm” per evitare che venga occupato da altro, per non dimenticarmi che lì ci va qualcosa, e anche perché oramai quel “mm” è come un amico.


Io ho iniziato a scrivere quotidianamente quando vivevo a Berlino. Scrivevo ogni giorno nel mio blog ciò che scoprivo di quel mondo così nuovo, così diverso, nel quale ciononostante mi sentivo come nella mia placenta; qualsiasi cosa mi stupiva, era per me una meraviglia, e contemporaneamente mi faceva sentire finalmente a casa, nel mio habitat. È stato allora che ho scoperto di avere un io-tedesco molto forte, fino ad allora incompreso e zittito dagli italiani, e qualche volta incompreso o non atteso dai tedeschi. Ogni giorno raccontavo sul mio blog le mie peripezie, e scrivevo subito il titolo, le prime volte; un giorno però il titolo non mi veniva in mente, un bel titolo intendo, mi sforzavo ma nulla era convincente; il motivo era che in fondo non avevo ancora deciso di cosa parlare quel giorno, perché i miei resoconti dettagliati di meraviglie teutoniche erano stati via via sostituiti da storielle su un preciso avvenimento o personaggio, ed ognuna volgeva verso un finale particolare, al quale mi piaceva ricollegare il titolo, ma quel giorno era tutto troppo nebuloso. Il mio rimuginare, interrotto improvvisamente da me per andare avanti, fu tradotto in un “mm” sbrigativo al posto del titolo, per affrettarmi a iniziare il post, prima di perdere anche quel breve filo d’idea che avevo in mano. Successivamente ho avuto altre esitazioni sui titoli, a causa di post troppo complessi se non addirittura confusi (non ancora enciclopedici), infatti avevo acquisito una tale dimestichezza con lo scrivere, che riuscivo a partire da una banalità (di solito il fatto che anche quella mattina, per colpa degli inglesi che occupavano il bagno, non ero riuscita a cagare) per arrivare a ramificazioni inaspettate di pensiero: cosa non si ottiene con un po’ di sana stitichezza indotta? Ecco, leggete, quest’ultima frase è perfettamente nello stile dei miei Appunti berlinesi, vedete quanto sono cambiata da allora?
Dalla ramificazione passavo con la facilità del bere un bicchier d’acqua al titolo altisonante, fuorviante, metaforico, riassuntivo con ciliegina, a trabocchetto, eppure il mio “mm” sostitutivo è rimasto, quasi un rito scaramantico prima di iniziare a scrivere. Per anni, dopo Berlino, ho pensato di non saper più scrivere così, solo perché titoli come quelli non erano più nelle mie corde, e anche quando ho aperto questo blog, secondo me, scrivevo di merda: non ero più abituata né motivata, infatti cagavo con regolarità. A Berlino avevo finalità aggiuntive rispetto al semplice annotare quanto mi succedeva: non conoscere la lingua, esser arrivata a balbettii improvvisati, non capire né riuscire a spiegarmi, mi aveva portata a rifugiarmi almeno nello scritto privato in quella che da sempre è stata la mia unica lingua, esasperandone l’uso quando scrivevo sul blog, ampliandone la conoscenza con l’aiuto del dizionario, e perfezionando i tanto amati giochi di parole che mi caratterizzano sin dalle prime lallazioni. Per contro, scrivevo per cinque lettrici che pigre è dir poco, aggiungo pertanto illetterate, persone che non leggono nemmeno gli orari sul tabellone alla stazione, piuttosto rischiano al banco informazioni, e che anche quando scrivono messaggi sul cellulare, lo fanno senza guardare mentre digitano, figurarsi poi rileggere prima di inviare: una sorta di avversione innata. Eppure leggevano me, perciò io, con un briciolo di deformazione professionale dovuta ai miei studi di glottodidattica per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri, mi ero prefissata di scrivere per loro con un livello di lingua un cicinino più alto rispetto agli standard a cui erano abituate, e incurante delle loro proteste per i paroloni che non so cosa vogliono dire me lo dici o lo devo scoprire da sola?
Il fatto è che normalmente usiamo la lingua solo in minima parte, lasciando da parte la maggior parte delle sue potenzialità, in parte per comodità, ripetiamo le stesse parole all’infinito, riadattandole quasi metaforicamente ai più svariati ambiti: famosissimo anche fra gli stranieri è l’uso smodato del verbo “fare” che facciamo noi italiani, vedete l’ho fatto anche io (e l’ho rifatto), avrei potuto dire che noi italiani usiamo in maniera smodata il verbo fare, invece ho pensato e scritto che ne facciamo uso, che sa anche un po’ di burocratese, il papà dell’italiano, mentre la mamma è la poesia, così siamo sicuri di andare per le lunghe e per le vaghe anche se, come tutti i figli, pretendiamo di fare a modo nostro, non obbediamo, ci ribelliamo, ci lasciamo influenzare dagli amici, pertanto infiliamo un termine inglese ogni tre per due, perché in America si usa così, e sfoggiamo faccine e abbreviazioni da chat anche quando parliamo di prosciutto col salumiere, e lui per tutta risposta, mentre rimette il tag sulla coscia, ci richiama con un poke perché vuole ripeterci ancora una volta che è ottimo, gliel’assicuro, mi lasci un feedback alla cassa, ma sono sicuro che le piacerà.

Bene, e anche oggi la mia oretta di salto di palo in frasca senz’asta l’ho fatta.

6 commenti:

  1. E vai, anche oggi è andata ;).

    Io il giovedì subaffitto a Giuseppe, il creatore di BradiPit, così ho tempo per dedicarmi ad altri progetti (tipo passare l'aspirapolvere ma è ancora una cosa workinprogress quindi non dirla a nessuno).

    Grazie per aver linkato il Bradipo e il poster di Morgana.

    E ricordate, continuate a farlo voi, perché il Bradipo fa 'n caz!

    RispondiElimina
  2. Firma, grazie a te per avermi concesso di appendere in Casa il manifesto della filosofia del Bradipo, perché oggi è un giorno lento anche per me, ma da quando conosco BradiPit non mi sento più in colpa se mi sveglio troppo sciolta ;)
    ps. non ne sono sicura, ma mentre caricavo la foto mi è sembrato che BradiPit mi facesse l'occhiolin.. naaa impossibile!
    Buona giornata in altri progetti.

    RispondiElimina
  3. Cara Elle..eccomi qui..riparto un momento dall'apertura del tuo post di oggi : A volte, sorprendiamo gli altri molto di più di quanto non sorprendiamo noi stessi..ecco ! Capita frequentemente anche a me e paradossalmente tutte le volte che penso di aver tirato fuori qualcosa di mediocre..probabilmente non abbiamo abbastanza consapevolezza di noi stessi, o forse ci sottovalutiamo..non saprei ! Quanto al tuo post di oggi è bello intrigante...anche io lascio il titolo per ultimo, e anche io, nella maggior parte dei casi, imposto i post sul word..Berlino non l'ho mai vista, ed è tra le mie prossime mete, mi hanno raccontato meraviglie. La tecnica di scrittura cambia, eccome, e credo che dipenda anche da quanto cambiamo noi crescendo. Cambia anche il nostro desiderio di scrivere, l'oggetto e il soggetto del nostro scrivere, l'ispirazione..credo che l'ambiente che ci circonda, il vissuto, le esperienze , le frequentazioni ( nel tuo caso la stitichezza ) siano determinanti..l'importante è che ci sia sempre la passione, il mordente e l'ispirazione, caso contrario è meglio lasciar perdere..Buona serata ! ;)

    RispondiElimina
  4. questo post di oggi mi e' piaciuto tantissimo pensa ho anche riso ma sei grande e a volte hai una vena da vera scrittrice fidati io leggo molto e so distinguere. ciao un abbraccio

    RispondiElimina
  5. Mi piacciono i tuoi pali e le tue frasche. Sei una vera scoperta.
    Macca
    P.S.: il titolo è una "dura" conquista anche per me
    e vien-scrivendo

    RispondiElimina
  6. Grazie Sandra :) Il titolo può rovinare un bel post, va pensato e sentito, perciò quel "mm" ogni volta mi tranquillizza: spero però che non arrivi mai il giorno in cui dovrò lasciarlo perché non mi viene in mente altro ;)

    RispondiElimina
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...