martedì 10 aprile 2012

Consegna dei premi: Alba.


(premessa tecnica: non sono riuscita a rendere i due tipi di carattere usati nel seguente post ad una dimensione umana, una via di mezzo fra i cubitali e i minuscoli non l'ho trovata, perciò se  il carattere vi risulta troppo piccolo cliccate contemporaneamente su ctrl e su + della vostra tastiera per ingrandire, se avete l'iPhone non so come si aumenti lo zoom, sappiatelo voi, vi conviene)

(riferimento: Premio Lettore Curioso)

Questa domanda me l’avete fatta in tanti, ma consegno il premio ad Alba, perché lei me l’ha fatta veramente spesso.
Una volta ho scritto un romanzo. La storia di me “scrittrice”, in cui nomino questo romanzo, la trovate nel post Una presentazione continua, che è una vera e propria presentazione che scrissi come partecipante ad un corso di scrittura che non ho ancora iniziato, semplicemente perché non ho tempo di scrivere (o così mi dico); la verità è che per quel corso dovrei impegnarmi, invece se scrivo sul blog sono più spontanea, anche se devo dire che con quel corso non vinco nulla e cosa vuol dire “dovrei impegnarmi”? Il vero motivo (ce l’ho ce l’ho, un vero motivo) è che non ho ancora letto tutti i libri di testo, due mi sono arrivati qualche settimana fa, e ora che ho finito il thriller in tedesco posso dedicarmici.
Ma torniamo a noi e al mio gioco a premi. Questo il commento di Alba: “ti seguo perché mi piace la tua sincerità […] mi piace come scrivi e continuo a chiederti ‘hai mai provato a scrivere un libro’? […] mi piace tanto la tua dialettica.”

È vero che nel post che vi ho citato poco sopra nomino il romanzo, ma lì non ho precisato una cosa: qualche volta l’ho spedito ad un editore.
La prima volta che ottenni risposta, la mia risposta alla risposta fu la seguente (riportata sul mio blog di allora):

8 marzo 2008
Lettera all'editore.
Vi ringrazio per l'opportunità che mi offrite, di veder pubblicata la mia piccola opera, e del fatto che crediate nelle mie capacità di scrittrice; sin dalle prime quattro frasi che ho osato mettere per iscritto su un foglio, ho segretamente sperato di vederle pubblicate un giorno, e partecipare al vostro "Premio" è stato un atto di coraggio, col quale ho voluto consolarmi di non averne però a sufficienza per proporre i miei scritti ad un editore per la pubblicazione. So, anche se solo per sentito dire, quanto sia difficile al giorno d'oggi far conciliare parere della critica, o dell'editore, col gradimento del pubblico, e so che spesso anche i più grandi scrittori, hanno iniziato pubblicando il loro primo lavoro a proprie spese; purtroppo però la mia situazione economico-finanziaria e la mia rete di conoscenze a maglie evidentemente troppo larghe, non mi permettono di dimostrare quanto vi sia grata e quanto ora anch'io creda nelle mie capacità; devo perciò, ma a malincuore, rifiutare la vostra offerta e aspettare tempi migliori prima di poter vedere davvero il mio nome (la mia faccia, no!) sulla copertina di un libro in libreria.
Ancora grazie della fiducia, Elle.

Naturalmente l’avevo infarcita un po’, per mostrare gratitudine nel rifiuto, ma ero così messa male, che non mi sono mai chiesta cosa avrei fatto se avessi avuto i 4000 euro che mi chiedevano (camuffati dietro l’obbligo di acquistare almeno 200 copie del mio romanzo, e poi: che minchia me ne faccio di 200 copie del mio romanzo?), perché a quei tempi di euro non ne avevo nemmeno 400. Come avete letto si trattava di un premio per esordienti, e non di mia scelta di pubblicare. Pensavo infatti: al massimo non mi rispondono. Invece no: mi hanno risposto che il mio romanzo faceva al caso di una loro nuova collana, che per quanto ne sapevo io poteva pure essere la collana “I peggiori del 2007” (il premio era del 2007, ma il termine ultimo per accettare la proposta era nel 2008).
(ps. nella lettera c'è un errore grammaticale, vediamo se lo trovate)

Nel 2009 ho ritentato, con un editore altrettanto minore, che cercava esordienti senza premio. Ho rivisto e corretto il mio romanzo, e l'ho spedito sulla scia di non so cosa, visto che il periodo non era dei migliori per mettermi in gioco; sono stata contattata e ho raccontato le sensazioni successive al colloquio in due post, che posso riassumere brevemente con le due seguenti frasi: se la mia vita non cambiasse non ci sarebbe nulla di male e odio dover stare appresso al telefono per prenderlo al volo appena squilla (odio anche il telefono che squilla).
A settembre dello stesso anno si conclusero le mie riflessioni, che io riportai nel post che ora vi presento, e che vi mostrerà come la penso io dello scrivere, dello scrivere un romanzo, e del renderlo pubblico.
(ps. nel post seguente, e rileggendolo mi sono commossa perché non ci avevo mai fatto caso, c'è una figura retorica tipica di Manzoni! mm sì ok adesso torno coi piedi per terra)

21 settembre 2009
Ogni storia merita una fine personalizzata.
Una volta ho scritto una storia. Era una storia modesta, quasi l'esternazione di un sogno. C'erano personaggi veri e personaggi inventati, c'erano sentimenti veri e sentimenti inventati, raccontavo di eventi inventati ma plausibili ma anche di eventi inventati ma improbabili. In generale si tratta dell'unica vera storia di fantasia che abbia mai scritto, dove "vera" si riferisce a "fantasia" col significato di "storia di pura fantasia", in contrapposizione ad altre storie scritte da me che sono molto fantasiose, sì, quasi assurde, eppure vere per davvero, cioè realmente accadute, perché a volte la vita è assurda, ve lo dico io.
Il finale della storia, cioè la fine che questa storia dovrebbe fare considerata la sua forma di romanzo, è risaputa: andrebbe spedita ad un editore per la lettura in vista di una possibile pubblicazione. L'ho fatto. L'editore era molto alla mano, mi ha subito proposto di darci del tu prendendo per vera la mia scusa per il ritardo: mi sono persa nei parcheggi dello stadio. Mi ha spiegato come funziona il mondo dell'editoria ed io sorridente ho annuito fingendo di capire: è un mondo difficile, tutto costa soldi e investire in un nuovo talento è un rischio, infatti: il talento c'è? È sarà riconosciuto dai lettori? Il talento c'entra e non c'entra perché le vendite si fanno sui lettori e noi puntiamo a loro, presentiamo loro il libro e lo promuoviamo con interviste, presentazioni, partecipazioni ai programmi culturali, eventi nei centri commerciali, insomma c'è da lavorare e da starci dietro, tutto orario extra oltre la normale vita anche lavorativa perché pubblicare non significa diventare ricchi, tutti gli scrittori, a parte pochi eletti, hanno un lavoro quotidiano oltre a quello di scrivere per pubblicare quindi si tratta di impegno in tutti i sensi, ma lo fai per il tuo libro, e c'è sempre da tenere una cinquantina di copie in macchina perché puoi regalare una copia alla mamma e una al fidanzato, io te lo sconsiglio ma fai come vuoi, però dopo un'intervista il giornalista una copia omaggio se l'aspetta e quella gliela devi dare tu di tasca tua mica noi e non c'è figura di merda maggiore per uno scrittore che non avere una copia del proprio libro appresso da distribuire all'occorrenza anche quando capita di parlarne così per caso perché è così che il libro viene conosciuto e gira e attira lettori poi certo noi puntiamo su questo così possiamo non pretendere che sia l'autore emergente ad anticipare parte delle spese come fanno molte case editrici al giorno d'oggi e cosa credi, molti autori che oggi sono famosissimi hanno iniziato pubblicando il primo romanzo a spese loro e noi non lo facciamo, però vedi? Vedi cosa dobbiamo pubblicare per fare soldi? Ridi pure, intanto questo vende più di un romanzo come si deve...
Io ridevo del libercolo sui cerchi nel grano e raccoglievo le parole appena udite, per tenermele da parte fino a dopo il colloquio, fino a quando ho potuto smettere di sorridere ai falsi complimenti dell'editore (hai una bellissima voce, rassicurante), e iniziare a ragionare, quindi: nell'ipotesi che il mio romanzo venga considerato pubblicabile, io già da ora dovrei iniziare a prepararmi psicologicamente a ciò che ne verrà, cioè interviste e presentazioni, domande sui perché e per come, da cosa è nata l'idea di raccontare questa storia, hai già in mente un prossimo romanzo che prosegua la storia, e dovrei anche procurarmi i soldi necessari per acquistare una cinquantina di copie del mio libro non per farne gradito omaggio a familiari ed amici, ma per corrompere giornalisti o farmi pubblicità fra gli sconosciuti alla fermata dell'autobus estraendo dalla borsa magica guarda caso una copia omaggio autografata del mio nuovo romanzo, dopo opportuno spappolamento del loro cervello con la storia fantastica di come io, ragazza di provincia, abbia pubblicato un romanzo che sta vendendo un mucchio di copie ma a te te la regalo perché mi sei simpatico, parlane agli amici mi raccomando che così lo comprano anche loro.
Ma voi mi ci vedete a fare una cosa del genere? Io no, nemmeno per un momento, e più ci pensavo più il mondo dell'editoria e la vita pubblica e privata dello scrittore mi sembravano costruiti per mirare solo alla vendita del libro per pagare le spese d'edizione, anche quelle anticipate dall'editore e non dall'autore emergente che questo loro non lo chiedono. Io però scrivo per piacere, non per vendere, io scrivo per me stessa o in alternativa per pochi intimi lettori che conosco personalmente. E la storia di come scrissi quel romanzo non la ricordo nemmeno più, talmente tanti anni son passati da allora. E mai chiacchiererei in giro di ciò che ho scritto, per pubblicizzarlo e venderlo, né regalerei copie a giornalisti che son lì per fare il loro lavoro di tappare un buco nella pagina della cultura, e non per fare un favore a me. Tutto questo discorso, compresi i cerchi nel grano, mi disgustava sempre più man mano che me lo ripetevo in testa, giorni e giorni dopo. E così ho visto con sempre più chiarezza che il vero finale della mia storia, cioè la fine che questa storia dovrebbe fare considerata la sua sostanza di scritto per piacere e non per guadagnarci, non è la stessa che ci si aspetterebbe per un romanzo, infatti la mia storia può tornare buona buona nel suo cassetto da dove io la tirerò fuori ogni tanto, non più per rivederla e correggerla in vista di una futura pubblicazione, compita e severa come una maestrina che brandisce penna rossa, ma solo per leggere con piacere, lo stesso piacere con cui l'ho scritta, e ridere di ciò che fa ridere, e stupirmi ogni volta come se fosse la prima, con quella commozione e quell'affetto tipici di una mamma che ha visto suo figlio improvvisamente cresciuto ed è corsa subito a riguardare le sue foto di quand'era bambino, innocente e paffutello, quasi con la paura di aver dimenticato com'era, talmente tanti anni son passati da allora, e nel bimbo delle foto ritrova tanti tratti tipici della fanciullezza, ma anche altri che sono suoi personali e quindi caratterizzano ancora il suo viso e che si porterà appresso per sempre, perché sono il "nocciolo duro" del suo aspetto.
Vi è mai capitato di desiderare qualcosa, con la paura di pretenderlo visto il sospetto di non meritarlo, e di scoprire, ad un tratto dall'averlo, ossia quando potete finalmente guardarlo da vicino e conoscerlo, che non è quello che farebbe per voi? Il desiderio di qualcosa potrebbe essere in fondo solo curiosità dell'ignoto, desiderabile per sentito dire, e non autentico desiderio, infatti non si può desiderare qualcosa di cui non si sa nulla. Poi arriva l'editore complimentoso e si scopre fra le altre cose che il giornalista si aspetta una copia omaggio. Ora che lo so, posso dire con certezza che non è ciò che desidero per la mia vita, insomma questo romanzo potrebbe cambiarmi la vita (non lo so, ho rinunciato a saperlo), ma io non voglio che la mia vita cambi in quel senso. Io non voglio che la mia vita vada in quella direzione, preferisco le cose semplici come leggere un libro perché è piacevole, o scrivere perché mi rilassa e mi aiuta a capire della mia vita e di me stessa cose come questa, anche senza sapere se le persone a cui mi rivolgo davvero leggeranno, e in ogni caso solo se ne avranno voglia e senza spendere un centesimo di euro, né una parola in mia lode. E se mai stamperò quel libro sarà a spese mie, certo, ma saranno al massimo una decina di copie, e non le terrò in macchina o nella borsa in attesa che qualcuno dica la frase leccaculo giusta per meritarselo in omaggio autografato e con dedica, ma li porterò nella mia stanza-studio, li impilerò sulla sedia, stenderò sul tavolo la carta da regalo, e dopo aver scritto su ogni copia un augurio di buona lettura personalizzato per ognuno dei destinatari, li avvolgerò ad uno ad uno nella carta, ci metterò pure un fiocchetto come decorazione, e li regalerò a pochi lettori scelti da me, i quali, se vorranno, in cambio potranno dirmi grazie.



Da quel giorno non penso più a scrivere un romanzo, il primo fu frutto di.. dei miei quindici anni, già: lo scrissi a quindici anni e non ricordo più cosa mi spinse a farlo, davvero. Però anche quando preparo un bel post fatto bene (non come oggi, che ho copiato quasi tutto) l'impegno e la fatica sono tali che penso che non avrei mai la pazienza di coordinare una storia lunga.
Dico sempre che non so scrivere racconti brevi, ma è ciò che faccio ogni giorno.
Dico sempre che non scriverò mai più un romanzo, ma un giorno forse coniugherò il mio blog alla terza persona e racconterò la storia di uno Spirito chiamato Elle, e la stamperò, dopo anni di revisioni linguistiche, a spese mie e in più copie, ma saranno al massimo una decina, le porterò nella mia grotta, stenderò la carta da regalo sul tavolo, scriverò una dedica personalizzata su ogni copia, ci metterò pure un fiore come decorazione, e le regalerò a pochi lettori scelti da me, fra i quali, se le cose andranno in un certo modo, potreste esserci pure voi.

15 commenti:

  1. Io voglio esserci! Voglio essere tra i fortunati che leggeranno la storia di uno spirito di nome Elle! Ovviamente farò una recensione spietatissima :D Scherzo! Ogni giorno scopriamo sempre nuove cose di te e questo mi piace! Secondo me lo spirito della scrittrice è dentro di te, devi solo aspettare il momento giusto!

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  2. lo voglio e lo pago!!
    perchè i libri, e dunque il talento, vanno remunerati...mica pettini le bambole signorina ELLE...

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  3. Cara Elle, sono tra quelli che un tuo libro lo leggerebbero davvero volentieri. Purtroppo il talento non viene compreso e capito da tutti..o forse non era ancora il momento giusto, ma piuttosto non erano le persone giuste. Scrivere un libro è impegnativo, e hai ragione, anche il lavoro che si nasconde dietro la pubblicazione di un singolo post lo è.
    Sono daccordo con S. il talento è giusto pagarlo..e io sono disposta a pagare per un tuo libro.
    Cara Elle, ti auguro di raggiungere traguardi sempre più alti nella vita.
    Un abbraccio e buona giornata.

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  4. io sicuramente saro tra quelli che leggerebbero il tuo libro grazie per avere risposto alla mia domanda anche se la tua risposta mi ha lasciato una vena di tristezza,ti auguro che un giorno qualunque sia il tuo sogno si possa realizzare, comunque io sicuramente comprerei il tuo libro,perche' tu hai talento.Grazie per questi momenti di deliziosi racconti di te.ciao cara

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  5. Chiaretta anche io piano piano mi scopro scrivendo, e anche io a volte mi stupisco di ciò che scrivo, poi mi agito perché temo di non riuscire a ripetere le "meraviglie". Non so se in me c'è un vero spirito della scrittrice, l'unica cosa che so è che non vorrei entrare in un vortice commerciale!! :)

    S. volendo posso anche pettinare le bambole, cosa credi! :) Vedremo, se ti comporti bene te lo lascio comprare, altrimenti ti punisco regalandotelo!!

    Mary purtroppo non so se il mio libro sia piaciuto o meno a quell'editore complimentoso: il telefono ha squillato a vuoto per circa un mese, perché io, presa dal panico di dover fare la vita da scrittrice famosa (no comment su questo) non ho mai risposto - e lo so che queste cose non si fanno, in fondo l'avevo contattato io, avrei potuto rispondere e dirgli ho cambiato idea.. al massimo avrebbe pensato che mi ero venduta a qualcun'altro ;)

    Grazie Alba per le tue parole :) Anche io spero di realizzare il mio sogno, non importa se rimarrà quello "di scrivere" e non diventerà anche "sogno di pubblicare", l'importante è che sia mio :)

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  6. Io mi metto in fila per riceverne uno con l'autografo!
    1. Per me, scrivi come una autrice con 30 di esperienza: il tuo primo romanzo a 15 anni? Bhe complimenti ai genitori e al nonno simpson allora!
    2. Mi hai fatto riflettere sul triste mondo dell'editoria ed ammiro il coraggio con cui hai risposto.
    3. Purtroppo il mondo in cui viviamo e' questo pero tu dovrai sempre coltivare il tuo talento
    4. Vedi non ho colui ne errori tuoi ne simbolismi manzoniani
    Sei troppo avanti.
    Ti stimo sorella :'-)

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  7. Colto (non colui). Maledetto i phone

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  8. Vaty, maledetto iphone!
    1) hai ragione, se non avessi avuto bisogno di sfogarmi chissà.. sarei a zappar pietre nei campi ;)
    2) lettera triste, quella lì.. ma in fondo mi è andata bene: so di persone che i soldi li avevano e alla fine hanno venduto solo 200 copie, quelle comprate da loro stessi, perché non viene investito un centesimo nella promozione del libro;
    3) da quella prima lettera all'editore ho continuato a scrivere, anche nei periodi in cui, stanca di scrivere, chiudevo i miei blog a doppia mandata: non smettevo mai di scrivere veramente (e non lo farò più, giuro, qualche pausa va bene, ma niente più colpi di spugna);
    4) leggi qua: "i più grandi scrittori, hanno iniziato" NON si mette la virgola tra soggetto e verbo!!
    e qua: "con quella commozione e quell'affetto tipici di una mamma che ha visto suo figlio improvvisamente cresciuto ed è corsa subito a riguardare le sue foto di quand'era bambino, innocente e paffutello, quasi con la paura di aver dimenticato com'era, talmente tanti anni son passati da allora, e nel bimbo delle foto ritrova tanti tratti tipici della fanciullezza" ecc ecc mi sa tant di Manzoni (ehehe mi piacerebbe!!)
    :)
    (richiesta di libro con autografo presa in consegna)

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    1. Gia no virgola tra sogg e verbo!!!!
      Hai una dialettica
      E cultura pazzesca ... Adoro leggerti (quando ho l'insonnia)
      ;)

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  9. Di sicuro non potevoe ssere fra i dieci lettori del tuo primo romanzo, a quindici anni, ma di questo futuro voglio esserci eccome!

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  10. Vaty non esagerare!

    Cristina ti ho segnata, si sa mai che lo faccia davvero ;)

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  11. io lo leggerei davvero volentieri il tuo libro! Se ti serve mi offro volontaria come correttrice di bozze (ovviamente gratis): ho fatto un corso apposito e non ho ancora messo in pratica le cose che ho imparato.
    Un abbraccio
    Cri

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  12. Cri ti ho segnata ;) Che bello ma come funziona un corso del genere? Terrò presente la tua offerta. Buona giornata :)

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  13. Elle, non perderti d'animo, se vuoi: una casa editrice seria (quindi non IlFilo o simili) non chiede mai soldi a un autore, perché se ci crede veramente è disposta a investire in lui, altrimenti potresti andare presso una tipografia e fare le stesse cose da sola.

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  14. Forse avevo spedito anche a IlFilo, ma non mi hanno mai risposto, evidentemente nelle loro collane non rientravo ;)
    Sì ho sentito qualche storia poco rassicurante su queste case editrici a pagamento, ma è anche vero che le prime volte sembra che sia tutto regolare, che funzioni davvero così, e solo quando si è un po' più dentro nel settore si scopre che la regolarità è questa che descrivi tu!

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