giovedì 26 aprile 2012

En passant.

Ciao, scusate, non mi trattengo, vado di fretta, sì tutto bene, grazie lo so, voi? ok, sentite, no, non posso trattenermi, vado di fretta, volev.. no no, dai, la prossima volta, ascolt.. sì sì, certo, volevo solo, tutto bene sì, però, insom.. miii e state zitti un attimo!!!
Oh.
Volevo solo dire che ho vinto il premio di Le recensioni di Chiara come miglior Favola!!!
E in fondo in fondo anche il premio come miglior segnalibro, perché Chiara  mi ha chiesto di preparare i premi per le vincitrici della sezione Poesie e della sezione Racconti!!

Ecco la mia favola.

La regina piccolina.
Una bambina regina può sembrare una cosa strana, perché sembrava piccolina e sorrideva per tutta la settimana; il suo era un sorriso felice e spensierato, contagioso, e per niente calcolato. La bambina abitava in una casetta, piccolina, quella sì, e pure stretta; la casetta era azzurra o celeste a seconda di come girava il sole, solo verso sera virava all’indaco ma con indecisione, per non creare ombre tristi sulle pareti e sugli infissi. I fiori sul davanzale erano rossi, e sprigionavano profumo di torta o di biscotti, avvicinandosi si poteva sentirne anche il calore, caldo come pochi e che durava ore. Le tende alle finestre erano trasparenti tanto che si sarebbero potute dire inesistenti, infatti era possibile in qualsiasi momento vedere dentro la bambina sorridente. Il tavolo era sempre apparecchiato per il tè, con tazze fumanti anche quando vuote, e biscotti a profusione sparsi, sulla tovaglia a scacchi, biscotti di tutti i colori e delle forme più impensate perché, come tutte le cose fatate, si modellavano al tocco sul desiderio più nascosto; e la cosa faceva sempre un po’ paura a chi non era abituato a prendere il tè nel pomeriggio dopo l’una. Le pareti erano coperte da una bellissima carta da parati, fatta di fogli letterati e numerati, uno dopo l’altro a formare una storia d’avventura o di passione, che a seguirne i numeri portava fino alla fine delle parole. Girava voce che fra quelle pagine si nascondesse il segreto della bambina, quel sorriso che, ancora dopo tanti anni, la faceva sembrare piccolina.
Un bel giorno giunse un re che le chiese di sposarlo, la bambina disse no, io non posso farlo. Il re divenne inquieto, non capiva quel rifiuto, la bambina gli sorrise, e lui non se la prese. Prese invece un tè con lei, seduto al tavolo davanti alla finestra, un re forte e potente quanto vuoi, ma che si commosse sentendo l’aria fresca. Al re sembrò di percepire un cambiamento, la bambina gli disse: è solo l’indaco che prende il sopravvento, ma per tutta la notte va e viene; incredibile anche l’indaco ne conviene, disse il re guardandosi attorno: che la vera casa sono i colori di queste pagine, mentre l’indaco fa solo da contorno, visto che non mi vuoi sposare, raccontami almeno di queste parole; lo farò con piacere, sorrise la bambina, perché questo è il mio mestiere. La bambina iniziò a raccontare, pagina dopo pagina per ore, aggiungendo fiori e colori a ciò che diceva, sottraendo pareri ed emozioni a ciò che non sapeva, e rilasciando nell’aria lo stesso profumo di biscotti e lo stesso calore come pochi. Tu non sarai mai mia moglie, disse il re alla fine del racconto, ma sei già la regina di tutto ciò che ti sta intorno, delle parole e delle letture e dell’entusiasmo che offri in dono. Io ero molto malato, il dottore mi aveva detto che sposandomi sarei guarito, ma non sapeva ancora che ti avrei incontrato; ma ora sto molto meglio, perché ho capito di cosa ho bisogno: mi serve qualcosa che mi entusiasmi come i libri fanno con te, solo così anche io potrò sorridere, sembrare piccolino e sentirmi davvero re.
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