domenica 1 aprile 2012

Paese d'ombre di Dessì, Il giorno del giudizio di Satta, Po cantu Biddanoa di Lobina.

Con Paese d'ombre Giuseppe Dessì crea un romanzo agevole da leggere, scritto in una lingua pulita e media, in cui spiccano però termini specialistici, rigorosamente in italiano, relativi a diversi settori, dall'artigianato al mondo agricolo e pastorale, dalla botanica all'anatomia umana, e che presenta solo rari interventi di altre lingue, segnalati dal corsivo o da una breve glossa intratestuale, più spesso però integrati nel contesto. I fatti si accompagnano a dettagli della psicologia dei personaggi, i quali non vengono descritti nel loro carattere e nella loro ideologia se non al momento del loro comparire attivo nella storia, la quale passa anche attraverso i loro pensieri, dalla visione del mondo di uno a quella dell'altro, sia che si tratti di un mondo inteso come parte di un nuovo regno, l'Italia unita, sia il mondo circoscritto al paese e a ciò che nel paese era consuetudine fare. Il tutto è racchiuso in una cornice storica, che viene delineata pian piano attraverso il punto di vista politico dei personaggi, delusi dall'unione superficiale di popoli diversi, o tramite l'indicazione di episodi storici più o meno precisamente databili. Riguardo all'ambientazione geografica, invece, i nomi dei luoghi mescolano realtà e fantasia, più spesso rimangono vaghi, come una Parte d'Ispi non meglio delimitata, oppure appaiono chiari solo verso la fine, quando l'isola diventa tutt'a un tratto la Sardegna.

Ne Il giorno del giudizio Salvatore Satta descrive Nuoro come una città che calamita gli intraprendenti, sia i paesani dei dintorni che la vedono come luogo in cui poter diventare qualcuno, sia i continentali che vi si arricchiscono e "sardizzano"; ma Nuoro è innanzitutto il paese dei nuoresi che, pigri e indifferenti accettano la vita per quello che è, e anzi davanti alle novità continuano come se niente fosse cambiato, e che danno valore alle antiche consuetudini e ai poteri del paese: per i nuoresi tutto nasce e torna e muore a Nuoro. L'unico luogo rivolto all'Italia è il Corso, in cui si sfoggiano abiti civili, si legge il giornale, si decide l'università per i figli, si seguono i primi discorsi politici di cui peraltro i nuoresi non sentono il bisogno; anche le leggi statali vengono accettate più per quieto vivere che per senso di appartenenza al regno d'Italia, la quale non viene concepita come una realtà da vivere finché la guerra non richiama alle armi gli italiani; e se inizialmente i nuoresi rimasti a casa non sanno nemmeno contro chi si combatte, sentendo l'evento come qualcosa che avviene in luoghi lontanissimi, nel dopoguerra Nuoro si avvicina alle altre città dell'Italia e dell'isola, dalle quali provengono anche idee rivoluzionarie, e apre ora i suoi orizzonti, perché la guerra ha reso consapevole l'Italia dell'esistenza dei sardi, ma anche la Sardegna di essere "un frammento d'Italia", ossia di un mondo più vicino e con cui poter comunicare.

Po cantu Biddanoa di Benvenuto Lobina ha come protagonista il paese del titolo, Biddanoa (Villanova Tulo), isolato ed assopito, il quale però ogni tanto si riscuote dal torpore e sembra partecipare alle vicende italiane, belliche e politiche innanzitutto. La prima guerra mondiale costituisce un ponte verso l'Italia e verso i continentali per i biddanoesi, uomini poveri, analfabeti ed estranei quanto gli altri sardi; partecipare alla guerra è quasi un essere legittimati come italiani, e permette di veder muoversi qualcosa, infatti i mutilati e le famiglie dei caduti ricevono una pensione di guerra, inoltre viene fornito anche alla Sardegna uno strumento di potere con valore nazionale quale è un'associazione di ex combattenti: solo a chi ne fa parte viene concesso il privilegio di aderire al neonato partito dei sardisti, e poi di diventare automaticamente tesserato del partito al potere in Italia, quello fascista: finalmente anche Biddanoa ha una parte nello scenario italiano. La partecipazione dei suoi abitanti a queste novità avviene però per inerzia, anche se con una certa soddisfazione per le tante promesse che fa loro il nuovo governo, il quale dimostra in questo modo di avere a cuore il futuro dei sardi che tanto bene hanno servito la patria; il filo che muove le marionette è la mancanza di istruzione, la quale alimenta l'illusione fino al secondo richiamo alle armi, quando ormai molti sardi hanno mangiato anche questa foglia: la Sardegna non è più per l'Italia una riserva di alberi, come un tempo (e come documenta Dessì in Paese d’ombre), bensì di uomini.

(Il romanzo è stato scritto in sardo, e successivamente tradotto in italiano dallo stesso Lobina, perciò è disponibile anche in edizione bilingue)
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