mercoledì 23 maggio 2012

A fagiuolo.

In questi giorni sto cercando di dedicarmi a varie attività. “Come sempre”, potrebbe dire qualcuno, ma non è come sempre, altrimenti non sarebbe degno di nota, non che io scriva sempre e solo di cose degne di nota, questo lo so.
In questi giorni sto cercando di dedicarmi a varie attività, le quali hanno in comune l’essere da me abitualmente trascurate, o desiderate, ma anche l’essere per me fonte di sensazioni positive: piacere, soddisfazione ed orgoglio, distrazione, e chissà cos’altro.
In questi giorni ho fatto il cambio dell’armadio. Beninteso: io non ho un armadio, lo eliminai nel 2001, mi pare, poi andai via di casa, e non lo sostituii mai perché in mia assenza la mia camera era diventata il magazzino della famiglia, gli scaffali che erano rimasti andavano benissimo per quest’esigenza. Ora ho un mobile che un tempo era in soggiorno, un mobile economico, una vetrinetta per poveri, legno scadente e vetri grigio scuro, niente di particolare, però sono alti, infatti sono due uguali, hanno tre mensole dietro ogni vetrinetta, e altre due dietro le ante di legno, che stanno sotto quelle di vetro, quindi lo spazio non manca. Uno di loro è destinato ai miei vestiti ben piegati, per i cappotti o le gonne o le camicie o i vestiti da appendere sono ospite in altri due armadi della casa, con poco spazio in ognuno, e ad ogni stagione medito una modifica, ma allo stesso tempo non mi sembra importante.

In questi giorni di pioggia ho dato uno sguardo ai miei vestiti estivi che, l’estate scorsa, ho usato quasi esclusivamente per andare al corso di tedesco e, l’estate prima, per andare dal dentista e, l’estate prima ancora, per lavorare in uno stand in fiera che non mi ha fruttato molto, viste le spese che sostenevo per spostarmi nel resto d’Italia, per questo da tre anni non faccio shopping estivo. Nemmeno invernale per la verità, anzi diciamo che sono tornata alle origini povere della famiglia e, nonostante ora possa permettermi di riempire due sacchi di abbigliamento da regalare ai poveri più poveri di me, quando faccio il cambio dell’armadio, allo stesso tempo non disdegno di ricevere abbigliamento usato da quelli meno poveri di me. Il cambio dell’armadio, considerato che non ho un armadio e che i pochi vestiti estivi si trovano vicini ai pochi vestiti invernali (che quest’inverno ho usato solo nelle mie vacanze a Bergamo a dicembre e a Bologna a gennaio), consiste pertanto nel decidere se c’è qualcosa che userò anche quest’estate o che invece riciclo da troppo tempo, e in quest’ultimo caso lo infilo nel sacco per i poveri perché, eliminandolo, mi pare d’aver rinnovato il mio guardaroba, anche quando non lo sostituisco con un capo nuovo.

Durante l’operazione ho aggiunto al sacco per i poveri più poveri di me anche abbigliamento invernale che, quest’inverno come in quelli precedenti, non ho degnato di uno sguardo, quindi non ho più voglia d’indossare, quindi posso eliminare. Ma non ho regalato tutto, infatti alcuni maglioni si prestano perfettamente ad essere riciclati, ma di questo parlerò nel post dedicato alla mia ultima creazione, quando questa sarà creata, non ho fretta.
La stanza per gli ospiti è stata trasformata in laboratorio di cucito, in modo da non dover riordinare e pulire dopo ogni sessione creativa, tanto lì se non ci sono ospiti non ci entra nessuno, perciò attualmente quel letto è ingombro di vestiti rietichettati come materiale creativo, l’asse da stiro è aperto e sopra c’è la macchina da cucire, il pavimento è sporco di fili, ritagli di stoffa e pelucchi vari, c’è pure uno scatolone da cui un vecchio cappotto cerca di scappare, ma la cucitrice killer è riuscita a raggiungerlo e a mozzargli un braccio che le servirà per la sua ultima creazione, di cui vi racconterò in un apposito post giallo, o thriller, a seconda che l’omicidio rimanga singolo o che si tratti di una vera e propria serial killer, anche un po’ psicopatica se vogliamo, dipende dalla voglia che avete di curiosare fra i suoi pensieri mentre cuce.


Da quando sono rientrata dalla mia vacanza ho preparato solo un buonissimo dolce, la torta proposta da Alba per la festa della mamma, ma ultimamente sono stata alle prese con fantasie assurde in cucina, ad esempio zuppe buonissime preparate passando nel passaverdure qualsiasi tipo di minestra di legumi o di verdure, ma anche i piselli si prestano bene ad esser passati, tranne cinque cucchiai che ho riscaldato in un pentolino con un po’ di pancetta dolce e che ho poi aggiunto ai piselli passati, per non parlare del pane vecchio che oramai finisce cosparso di olio e sale abbondanti e poi nel tostapane, e non solo per diventare crostino semi immerso nella zuppa del giorno, ma anche per essere cosparso di formaggio spalmabile, o semplicemente accarezzato da uno spicchietto d’aglio.


Per assecondare il mio Spirito creativo mi sono iscritta ad un corso online di acquarello organizzato da Caterina. Oramai lei è la mia ispiratrice d’arte, ma ogni volta che vedo i suoi lavori scaricabili gratuitamente penso “questo posso disegnarlo anche io”, come quando vedo un vestito che mi piace in un negozio e non lo compro perché penso “questo posso farmelo anche io”, solo che, mentre per i vestiti si tratta di una sorta di ribellione verso chi vende a duecento euro una cosa che io posso farmi spendendone venti, e dove sta scritto che il tessuto firmato è meglio di quelli cotone tinta unita che piacciono a me? Nel caso degli acquarelli di Caterina non è una questione di prezzo, visto che si possono scaricare gratuitamente e, nonostante l’eventuale spesa per stamparli in colori brillanti come l’originale, in questo caso si tratta di uno sprono per me, per riprendere a disegnare qualcosa che non siano margheritine, foglioline e cuoricini a bordo lettera, o lettere e numeri sui biglietti d’auguri.

(Le iscrizioni sono ancora aperte, trovate tutte le info su caterinaedintorni) 
Da piccola avevo gli acquerelli, ma li usavo poco, ho sempre preferito le matite colorate. Avevo anche le tempere, ma le usavo poco, anche i pennarelli usavo poco, ho sempre preferito le matite colorate e ancora oggi ne ho quattro set completi e molti avanzi (principalmente arancioni e verdi) che ho usato anche negli anni di università per sottolineare sui libri, sostituendo sempre più gli evidenziatori a questo scopo (ho solo un libro universitario evidenziato, e lo trovo orrendo, ho più volte pensato di venderlo, e comprarne un’altra copia per sottolineare nuovamente le cose importanti in maniera meno pugno in un occhio – sì, io faccio queste cose). Non disegno più, più o meno dal 2000, i miei ultimi disegni su album da disegno erano anche abbastanza macabri (brutto periodo) poi ho smesso del tutto, e da un certo punto in poi mi son detta che il mio senso per i quadri poteva svilupparsi altrettanto bene con la fotografia, idea che non mi sembra del tutto assurda o disattesa, ma la verità è che non avevo più la pazienza di star dietro ad un paesaggio intero, o ad un ritratto (avevo anche la mia modella, quand’ero piccola, peccato che lei da piccola fosse uno sgorbietto, infatti ora che è diventata bella le faccio delle bellissime foto in primo piano, foto che invece col mio viso sarebbero da premio per il miglior reportage di guerra). Ero comunque molto naif.

Ci sono state delle sostituzioni di concentrazione, nella mia vita, cioè continuo a fare cose che ho sempre fatto, nulla di nuovo, ma che nel corso degli anni hanno preso il sopravvento una alla volta, a turno, rispetto alle altre, ci sono stati gli anni del cucito, gli anni della fotografia, gli anni del disegno, gli anni della scrittura (non in quest’ordine). Nel tempo ho migliorato le mie capacità in ognuna, consolidando non solo l’interesse ma anche l’impossibilità a farne a meno per lungo tempo, perciò è arrivato il momento di dedicarmi di nuovo all’unica esclusa da questo processo, ovvero alla mia antica passione per il disegno e, perché no, contemporaneamente ad una nuova passione come potrebbe diventare quella per gli acquerelli. Il passato si unisce al futuro nel mio presente, già, perché credo di aver sempre collegato il disegno ad un passato da dimenticare, ma perché privarmi di una cosa che mi piaceva molto, solo perché quella era un’altra epoca?
Eccomi quindi fra gli iscritti al corso. Perché di Caterina non mi piace solo la generosità, perché regala la sua arte, né solo la sua creatività che io, avete già notato, “rubo” spesso e volentieri (e va bene, mi ci "ispiro"), infatti a me piace soprattutto il suo entusiasmo per ciò che fa, entusiasmo che esce dal suo blog e vi abbraccia mentre leggete e ammirate.

Intanto Erika non resiste alla tentazione di girarmi giochini, ed io ho deciso di rispondere concisamente alle sue domande (per il resto del gioco leggetevi il suo post):
1.     La tua vita è come te la immaginavi 11 anni fa?
Era il.. 2001? Ah, ecco appunto, quando (forse) ancora disegnavo? No, affatto, è molto meglio, non credevo che avrei camminato tanto nella vita, anzi non vedevo strade davanti a me, vivevo alla giornata, anche se fantasticavo tantissimo.
2.     C’è una cosa a cui non riesci proprio a  rinunciare?
Boh.. musica e libri? Ma se servisse rinuncerei anche a loro.. non lo so, è come chiedermi di prevedere il futuro: non si può farlo.
3.     Io odio profondamente il finocchio. Quale verdura proprio non riesci  nemmeno a nominare?
A me piacciono tantissimo i finocchi; in generale non mi piacciono le verdure cotte, ma mi piace il minestrone, quindi non è del tutto vero, però è vero che per fame ho mangiato (si può mangiare) di tutto, quindi posso nominare qualsiasi cosa e abbinarla ad un “forse, chissà”.
4.     Tutti abbiamo un sogno nel cassetto, il tuo è?
Genericamente: fare qualcosa che mi piace. Questo qualcosa cambia con me, quindi non saprei definirlo, domani rileggendo le domande potrei rispondere diversamente, allora diciamo che il mio sogno è conservare la mia curiosità e la mia voglia di cambiare, provare cose nuove, migliorarmi.
5.     Cosa ricordi di bello e di brutto degli insegnanti delle superiori?
Bello: ridevano delle mie battute. Brutto: a volte non ridevano delle mie battute e minacciavano di mettermi una nota nel registro. Bello: non l’hanno mai fatto, né mi hanno mai abbassato il voto in condotta, troppo affascinati dai miei bei voti. Brutto: potevo comprare il voto in condotta sfoggiando un voto di merito?! Ma dove andremo a finire?!
6.     Il tuo primo lavoro retribuito regolarmente?
Con un contratto? Ne ho avuto solo uno, ho resitito due anni, per il resto della mia carriera lavorativa solo lavori in nero, tranne due volte un lavoro interinale di pulizie. O intendi pagato il giusto? Quello mai, ma se il lavoro mi piace non m’importa se mi pagano meno di quanto mi spetta.
7.     Cosa faresti potendo avere una bacchetta magica per migliorare definitivamente il mondo?
Non credo nella magia, quindi non desidero cambiare il mondo con la magia, al massimo se proprio devo crederci, cercherei di cambiare me.
8.     Se potessi , avendo sotto mano quella bacchetta magica di cui sopra, in quale personaggio noto o meno vorresti essere trasformato?
In nessuno. Come ho detto prima, trasformerei me in qualcuno di migliore - “migliore” secondo i miei parametri, cioè cercherei di diventare come vorrei essere, e come vorrei essere varia nel tempo, i miei parametri cambiano con me.
9.     Cosa rifaresti della tua vita, cosa non faresti mai più?
Uff.. alla fine rifarei tutto, perché il risultato finale, cioè come sono ora, non mi dispiace, ma se sono così è perché ho fatto tutto quello che ho fatto, anche gli errori di cui non voglio parlare, quindi non ne parlo ma li rifarei, a parte che non si può mai tornare indietro e rifare le cose, ma semmai le si può ripetere ora, meglio.
10. Cane o Gatto. Perché?
Nessuno dei due, perché preferisco essere umana, e avere a disposizione tutte le possibilità di vita degli umani.
11. Mare o Montagna. Perché?
Montagna perché mi sono convinta che in montagna ci sia meno caldo, e poi Heidi con le caprette mi piaceva molto, correva a perdifiato, invece il mare per goderselo bisogna saper nuotare ed io non son capace, preferisco laghi e fiumi, per sapere perché dovrei chiamare uno psicanalista e farmi ipnotizzare, sono convinta che ci sia qualcosa sotto, infatti i laghi e i fiumi li sogno spesso, il mare mai. Mi piacciono le città in cui ci sono fiumi. La montagna la ricollego alla solitudine, il mare alla folla, questo è un altro motivo, mi piace il mare solo quando lo immagino attorno ad una isoletta islandese, o irlandese, o scozzese o.. insomma sperduta nel nord del mondo, battuta dai venti e dalle tempeste eccetera.

3 commenti:

  1. Ehiii sei tornata in formissima!! Il dolce è bellissimo, complimenti, si vede che è proprio succulento :P
    Io odio fare il cambio stagione, vorrei una di quelle "camere-armadio" dove posso infilare tutto ben appeso per tutte le stagioni!
    In effetti continuano a darti premi con i giochini che a te piacciono tanto ihihih
    Hai dato delle belle risposte però, soprattutto questa: "il mio sogno è conservare la mia curiosità e la mia voglia di cambiare, provare cose nuove, migliorarmi". Risposta assolutamente non banale e molto molto bella.
    Bacissimi cara

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  2. bellissimo come sempre quello che scrivi ogni volta mi stupisco della tua incisivita' buono il dolce è'riuscito bene spero sia piaciuto alla tua mamma ciao un abbraccio

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  3. Chiara il dolce era (perché è finito presto) sofficissimo e la marmellata buonissima (frutti di bosco)!
    Anche io un tempo desideravo la stanza-armadio, poi ho preferito la stanza-biblioteca, quindi ho lasciato poco spazio per gli abiti e nel resto della camera ho libri ;)


    Grazie Alba :) sì la torta è piaciuta tantissimo, è quella famosa che secondo mia mamma è l'unico dolce che si può chiamare "torta"!! E la marmellata le da quel tocco in più. Naturalmente lei un difetto l'ha trovato: "la prossima volta dovresti mettere la marmellata in tutta la torta, non solo al centro". Miii

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