sabato 12 maggio 2012

Tutto qui.


Oggi è stata una giornata difficile.
Iniziano sempre così, con i migliori auspici.
Una cosa positiva è stata riuscire a dirottare la compagnia al parco, con una vaga allusione al vento che avrebbe sollevato la sabbia all’altezza di occhi e orecchie. A pensarci bene quest’allusione non l’ho fatta io, ma ha funzionato lo stesso.
All’ombra di un albero si stava bene, ma ho deciso di prendere un po’ di sole, tanto ero vestita, non mi avrebbe fatto male.


Ho riflettuto su alcune cose, ad esempio sul mare, sul caldo, sulle gite, sulle persone.

Anche per questo la giornata è stata stancante: ad un certo punto non ne potevo più, volevo rientrare a casa e dormire. Prima di cena mi sono coricata, ma non ho dormito: ho riflettuto su alcune cose: sul lavoro, sulla vita, sugli stili di vita, sulle frequentazioni, sulle etichette.

Ad esempio a me non piace schierarmi, se mi schiero non posso essere flessibile. Sono troppo legata alla coerenza per potermi schierare, se mi schierassi dovrei essere coerente con il mio schieramento e, in caso di allontanamento o divergenza, motivare il cambiamento.
Voglio rimanere flessibile, e rendermi la coerenza il più semplice possibile, perciò non posso schierarmi, non a voce alta. Dentro di me però un po’ lo faccio, ma non mi va di dire a voce alta che odio il mare, perché non è vero, io non lo odio. A precise condizioni anzi mi piace, e propongo di passarci un pomeriggio, come oggi. Salvo poi valutare meglio e rendermi conto che anche con la protezione 50 e i vestiti addosso, oggi sarebbe stato insopportabile.


Le giornate iniziano sempre con i migliori auspici, ovvero all’insegna del buonumore e della miriade di idee. Io non ho mai sopportato il caldo, non lo odio, no, ma mi fiacca troppo, e non sono mai riuscita a convincere nessuno di questo, finché un medico non mi ha regalato una risposta pronta, ossia una diagnosi: ho la pressione bassa.
Non solo: sono scheletrica, bianchissima, ho i capelli spettinati. Non c’entra un cazzo con il caldo che mi debilita? Mah, sarà, però non avere fame per via del caldo debilita, oltre che ischeletrire, no? Da alcuni giorni non mangio molto, dopo pochi bocconi mi viene un fastidio, e smetto. Però il gelato non me lo leva nessuno, e per fortuna: è il mio (quasi) unico pasto. Abbassate l’invidia, donne, ad essere così magre non si è affatto belle, la pelle si rovina, il corpo si secca. Devo bere, almeno.


Ho riflettuto anche su questo: aspetto tempi migliori per mangiare, temperature migliori.
Ho riflettuto sulla sete, sul fatto che per giorni e giorni io non parlo, poi quando mi capita mi viene il mal di gola. Oggi poi anche l’occhio ha avuto la sua parte: prontissima a fingere cecità quando incontro visi noti, non si può dire lo stesso della mia compagnia, che prima borbotta poi non ce la fa, sorride e dice “ciaoooo, non ti avevo riconosciuto” e via con le chiacchiere. Ho riflettuto sul fatto che io da tre anni “non incontro persone che conosco”, se ve lo metto tra virgolette lo capite, vero? Non ce la faccio. Non riesco a salutare né a mangiare, è più forte di me, mi viene un fastidio, e per evitarlo, evito le cose che me lo procurano.


Non posso schierarmi, proprio per questo, dovrei far parte di un gruppo o di un altro, io invece odio le etichette, odio essere etichettata in qualche modo: disoccupata, lavoratrice, emigrata, magra, simpatica, miope, fatta così, bianca, brusca, italiana, straniera, studentessa, figlia, parente amica o conoscente.
Mi piace parlare con le persone, mi piace molto. Mi ricordo quei rari episodi in cui io chiacchiero con qualcuno, rido, sorrido. Ho un buon ricordo. Ma non mi piace chiacchierare con tutti. Preferisco gli estranei, quelli veri, quelli che di me non sanno nulla, quelli che a malapena mi avevano visto e poi, all’improvviso, come non si sa, ci ritroviamo a chiacchierare. Mi piacciono quelli che quando finiscono le chiacchiere mi dicono “è stato un piacere, ciao” e poi si allontanano, per sempre, mi piacciono molto, non ci rivedremo mai più, eppure ho un bellissimo ricordo.
Non del loro viso, né della loro voce, talvolta nemmeno della conversazione. Ma la sensazione, oh la sensazione non me la leva nessuno, sarà mia per sempre. Ho addirittura un ricordo di bella sensazione legata ad un uomo che non mi ha nemmeno rivolto la parola. Ho ritrovato le pagine in cui ne parlavo: piene di agitazione, perché tutto ciò che lui ha fatto è stato fissarmi, e a me questa cosa agita, ma in quel momento non potevo sparire alla sua vista come di solito mi affretto a fare in questi casi. Eppure io ho un ottimo ricordo di lui, per questo mi sono stupita di aver riletto la mia agitazione: l’avevo rimossa perché lui, dopo avermi fissato per tutto il tempo, ogni volta che alzavo lo sguardo lui era lì coi suoi occhi, senza mai parlare mi fissava mentre mangiavo e leggevo (e sbirciavo e riabbassavo la palpebra perché l’avevo beccato a guardarmi), dopo quei minuti interminabili si è alzato per andar via, e a metà strada fra il tavolo e la porta, si è girato su se stesso, beccandomi mentre lo guardavo andare (finalmente) via, e mi ha sorriso.
Poi è sparito dalla mia vita, per sempre, eppure ho un bellissimo ricordo perché quel sorriso era uguale uguale a un “è stato un piacere, ciao”.


Ho riflettuto sulle conoscenze che si fanno nella vita, sulla necessità delle persone di attaccarsi agli altri, di avere amici. Lo faccio anche io per carità, ma provo a tratti una sorta di pentimento, che non è tale nel vero senso della parola, ora lo so, ma è un semplice bisogno d’aria.
A me piace stare da sola. Ho degli amici, ma sono tutti lontani. Mi piace che sia così, anche se naturalmente  mi viene voglia di vederli. Cerco di ricordare come ci si sente quando gli amici sono vicini.
A volte dico delle cose “strane”. Perlomeno a me sembrano strane, chi mi ascolta forse mi prende sul serio ma io, appena pronunciata la frase, aggrotto la fronte, poi mi chiedo che cos’ho detto, lo chiedo a me stessa non perché l’ascoltatore abbia aggrottato la fronte, ma perché io stessa ho reagito così all’udire la mia stessa frase. Quando capisco cos’è successo, di solito è successo questo: ho detto una frase che un tempo era delle mie, la pensavo, ci credevo, ma non l’avevo più detta a voce alta, perché semplicemente non c’era più stata occasione, mica nella vita reale faccio liste di frasi. Ora che l’ho detta, che mi è capitato di poterla dire, non mi rappresenta più tanto, e mi rendo conto che sono passati anni e anni da quando la pensavo. Talvolta addirittura c’è l’aggravante di non averla saputa esprimere al meglio, cosicché vengo fraintesa, e sono questi i casi più drastici di presa di coscienza, perché mi rendo conto che non so spiegare cosa intendo: non lo so nemmeno io!!

È tutto l’insieme che mi lascia perplessa. A volte mi sento trascinata, anche se sono ferma. Ci sono tante cose che posso perdere, perciò sto ferma, e mi tengo stretta fra le braccia, per non perdermi, ma tutto questo a cosa serve?
A volte anche io mi attacco, non posso farne a meno, vorrei non farlo ma succede che lo faccio. E non vedo una via d’uscita, finché non mi passa davanti come un treno fuori orario, un treno che si è perso, pure lui, e allora io ci salgo al volo, e faccio ciao ciao con la manina. Ma mica saluto tutti: alcuni non mi interessa salutarli, altri verranno con me.

E poi ho pensato al suicidio, in questi giorni, a come cambiano le cose, uno non ci pensa, ai cambiamenti, o pensa di esserne immune, poi passa un treno e zac, ci sale sopra al volo. Al suicidio, alla libertà, al dormire in camere separate o a vivere in case separate o in città distanti, alle scelte, a quello che gli altri dicono, a tutto quello che gli altri dicono, perché ci sono quelli che ti dicono di no, non farlo, ci sono quelli che ti dicono sì, fallo se te la senti, ci sono quelli che non dicono nulla, ma anche i silenzi hanno significati diversi, cioè: uno può anche non dire nulla ma può restarti vicino nelle tue scelte, vicino per davvero, oppure uno può non dire nulla ma poi sparire per sempre.
Gli estranei possono sparire per sempre, ma gli altri?
Beh, fa parte anche questo della libertà di scelta, siamo sinceri, solo che quando l’oggetto della scelta siamo noi, e la scelta non ricade sulla presenza accanto a noi, ci prende sempre un po’ male.


Io non è che non ci sto male, però me ne sto zitta in un angolo a riflettere. Rifletto su tutto, eh, mica solo sulle scelte altrui, anche sulle mie, e soprattutto sulle mie reazioni, poi mi chiedo cosa voglio io, perché qualcuno me lo dovrà pur chiedere. Mi chiedo anche perché reagisco così, e perché penso così, e perché dico così, e perché sto zitta. Tutto, mi chiedo.

Perciò nei prossimi giorni andrò un po’ in vacanza e non mi chiederò nulla.
Un po’ questo mi metterà agitazione, perché la situazione mi sembra sfuggita di mano, si è sciolto qualcosa, e forse non avrebbe dovuto. Il caldo, direte voi, e potreste anche aver ragione, io poi che ho sempre preferito il freddo, al caldo darei la colpa di tutto.
Insomma, non è un bel periodo.
La vacanza forse mi farà bene, forse no.
Comunque ho già 410 foto di vecchie vacanze da riordinare, per non parlare di quelle ancora da stampare, perciò ho pensato anche di non farne altre.
Potrei fare così: andare in vacanza senza macchina fotografica, sarebbe la prima volta nella mia vita adulta, abbiamo dimenticato le retate per trovare macchine usa e getta? Sarebbe però una bella cura: per la prima volta non dover avere l’ansia delle batterie scariche da ricomprare, che ha sostituito l’ansia di non trovare rullini, per non parlare dei prezzi di entrambi se non sai dove comprarli. Ci sto pensando seriamente: minor peso in valigia, minore spesa prima durante e dopo lo scatto, più relax. Significa che se vedo scene del genere non le posso immortalare:

Foto fatte a: Cagliari - Monte Claro

Mentre frugavo nella borsa per cercare le batterie di ricambio che si erano scaricate proprio sul più bello (mentre le cercavo i pulcini erano sotto la mamma che li accarezzava col becco) l’ho pensato e l’ho pure detto a voce alta: questo è uno di quei casi in cui, quando finalmente ho cambiato le batterie mi chiedo “ma perché volevo fare questa foto?”
Una volta, i detrattori delle 400 foto a mattinata, mi hanno detto: “le foto più belle sono i ricordi nella nostra mente” io ho giustamente risposto che le foto le faccio proprio perché certi dettagli non li tengo a mente, ricordo i numeri e i nomi, ma mai le facce; e riguardare le mie foto mi piace sempre, ma tutte le ho riguardate solo una massimo due volte, dopo averle fatte.

Oggi la folla mi ha messo addosso un fastidio. E perché poi dovrei sopportarne la vista? Chi mi obbliga? Si usa, lo so, aver voglia di bagni di folla, a meno di non avere qualche rara fobia. Io non ho una malattia, ma ad un certo punto ho avuto bisogno di spostarmi dalla passeggiata coperta, mi sono seduta su una panchina da sola, lasciando andare la compagnia avanti, una vetrina dopo l’altra, un negozietto dopo l’altro, una capatina in camerino dopo l’altra. Mi sono seduta lì, su una panchina di fronte alla vetrina di un negozio chiuso, trasferito, che era vuoto e aveva la carta attaccata ai vetri, così nessuno da dentro poteva vedermi, perché non c’era nessuno, né potevano vedermi in faccia quelli che passeggiavano dietro di me, perché ero all’ombra del portico e non godevo di un riflesso più chiaro.
Ma io vedevo gli altri, tutti quelli che passeggiavano fuori dal portico, al sole, e che quindi si riflettevano benissimo sul vetro. Ma erano lontani, e sfuocati, la situazione ideale per godere delle persone: a distanza, sfuocate.

Le persone messe a fuoco perdono il loro fascino, acquistano contorni netti, dentro i quali solo determinati atteggiamenti possono essere reali, e tarpano la fantasia, a volte deludono. Con che diritto dico ciò? Ma niente, no, voglio solo dire che mi piace riconoscere i contorni netti solo di poche persone, ma che non vorrei conoscere tutto ciò che contengono, sapere di loro tutto in tutte le occasioni.. non so, la cosa mi spaventa. Ma la folla si può osservare da lontano, godersela nella sua varietà, in silenzio, perché io non parlo mica da sola, e i loro suoni, le loro voci, viste così, da una vetrina che riflette l’immagine, sembrano ovattate, fanno meno male.

A me piace molto stare da sola, tutto qui. Non sempre e per sempre, ma mi piace, cerco la mia solitudine, rivoglio i miei orari, le mie abitudini, anche i miei cambiamenti, uscire, non dover chiamare, non dover rispondere.
Sola.
Tutto qui.

7 commenti:

  1. anche a me piacciono i contorni...forse perché sono miope e quelli vedo...se poi devo guardali, ma davvero...il precesso e' lento...ti lascio sola ora, io a differenza tua trovo nell' acqua con la testa sotto, dove tutto e' ovattato del mondo, la mia solitudine....ed anche la cura...

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  2. Il processo è lento, è vero S. Ed è così lento che a volte si mette a fuoco qualcosa quando ormai non è più come quando la si era vista la prima volta, sfuocata.
    Ecco che complico le cose.

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  3. troppo lungo, Elly mi chiama dal bagno, devo scappare, tornerò a leggerti con calma. Sono arrivata agli estranei e fin lì concordo!.
    baci

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  4. che dire elle le tue foto sono sempre belle colgono un qualcosa di magico che ci circonda e che spesso per la fretta del vivere non notiamo, quello che hai scritto di te e' molto toccante ci leggo un momento di riflessione forse di introspezione interiore che spesso abbiamo in alcuni momenti della vita per passare oltre piu' consapevoli, e questo possiamo trovarlo nel star soli con noi stessi, ciao cara un abbraccio grande

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  5. Cri, tranquilla, pure io l'ho pensato in più volte.

    Sì Alba, le riflessioni aiutano a passare oltre, e quando arriviamo oltre siamo più consapevoli, ma anche solo stanchi per la riflessione, e anche la stanchezza aiuta, perché ci può far vedere la soluzione semplice e veloce (da "pigri") che altrimenti non avremmo mai notato, così presi dalla complessità del problema! Chissà se sarà questo il mio caso?

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  6. Da buon rettile io adoro il caldo, ma capisco quando uno non lo sopporta ... per la pressione bassa mangia liquirizia (a me piace, ma non ho la pressione bassa...e in questo caso dico purtroppo).

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  7. Non sapevo della liquirizia, allora ne faccio una scorta in vista della "bella" stagione ;)

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