domenica 17 giugno 2012

#save194

Sembra, ogni volta, di dover ricominciare da capo. Facciamolo, allora, e partiamo da una domanda. Questa: “tutte le donne italiane possono liberamente decidere di diventare madri?”. La risposta è no.
Non possono farlo, non liberamente, e non nelle condizioni ottimali, le donne che ricorrono alla fecondazione artificiale, drammaticamente limitata dalla legge 40.
Non possono farlo le donne che scelgono, o si trovano costrette a scegliere, di non essere madri: nonostante questo diritto venga loro garantito da una legge dello Stato, la 194.
Quella legge è, con crescente protervia, posta sotto accusa dai movimenti pro life, che hanno più volte preannunciato (anche durante l’ultima marcia per la vita), di volerla sottoporre (di nuovo) a referendum.
L’articolo 4 di quella legge sarà all’esame della Corte Costituzionale - il prossimo 20 giugno - che dovrà esaminarne la legittimità, in quanto violerebbe ” gli articoli 2, (diritti inviolabili dell’uomo), 32 I Comma (tutela della salute) e rappresenta una possibile lesione del diritto alla vita dell’embrione, in quanto uomo in fieri”.

Inoltre,  quella legge è svuotata dal suo interno da anni. Secondo il Ministero della Salute sono obiettori sette medici su dieci (per inciso, i cattolici praticanti in Italia, secondo i dati Eurispes 2006, sono il 36,8%): in pratica, si è passati
dal 58,7 per cento del 2005 al 70,7 per cento del 2009 per quanto riguarda i ginecologi,
per gli anestesisti dal 45,7 per cento al 51,7 per cento
e per il personale non medico dal 38,6 per cento al 44,4 per cento.
Secondo la Laiga, l’associazione che riunisce i ginecologi a difesa della 194, i “no” dei medici arriverebbero quasi al 90% del totale, specie se ci si riferisce agli aborti dopo la dodicesima settimana.
Nei sette ospedali romani che eseguono aborti terapeutici, i medici disponibili sono due; tre (su 60) al Secondo Policlinico di Napoli.
Al Sud ci sono ospedali totalmente “obiettanti”. In altre zone la percentuale di chi rifiuta di interrompere la gravidanza sfiora l’80 per cento, come in Molise, Campania, Sicilia, Bolzano. Siamo sopra l’85% in Basilicata.
Da un’inchiesta dell’Espresso di fine 2011, risulta che i 1.655, non obiettori hanno effettuato nel solo 2009, con le loro scarse forze, 118.579 interruzioni di gravidanza, con il risultato che più del 40% delle donne aspetta dalle due settimane a un mese per accedere all’intervento, e non è raro che si torni all’estero, alla clinica privata (o, per le immigrate soprattutto, alle mammane). Oppure, al mercato nero delle pillole abortive.

Dunque, è importante agire. Vediamo come.
Intanto, queste sono alcune delle iniziative che sono state prese:
1) Lo scorso 8 giugno, Aied e Associazione Luca Coscioni hanno inviato a tutti i Presidenti e assessori alla sanità delle Regioni un documento sulle soluzioni da adottare per garantire la piena efficienza del servizio pubblico di IVG come previsto dalla legge. “Siamo altresì pronti a monitorare con attenzione l’applicazione corretta della legge e, se necessario, a denunciare per interruzione di pubblico servizio chi non ottempera a quanto prevede la legge”, hanno detto.

Le proposte sono:
Creazione di un albo pubblico dei medici obiettori di coscienza;
Elaborazione di una legge quadro che definisca e regolamenti l’obiezione di coscienza;
Concorsi pubblici riservati a medici non obiettori per la gestione dei servizi di IVG;
Utilizzo dei medici “gettonati” per sopperire urgentemente alle carenze dei medici non obiettori;
Deroga al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di IVG sono scoperti.

2) La scorsa settimana ha preso il via la campagna contro l’obiezione della Consulta di Bioetica Onlus: qui trovate le informazioni e qui il video.



Diffondere queste informazioni è un primo passo. Ce ne possono essere altri. Fra quelli a cui, discutendo insieme, abbiamo pensato, ci sono:
1) Raccogliere testimonianze. Regione per regione, città per città, ospedale per ospedale, segnalateci gli ostacoli nell’accesso all’IVG e alla contraccezione d’emergenza. Potete farlo anche in forma anonima, nei commenti al blog. Ma è importante: perché solo creando una mappa dello svuotamento della legge è possibile informare su quanto sta avvenendo ed eventualmente pensare ad azioni anche legali.
2) Tenere alta l’attenzione in prossimità del 20 giugno. Lanciate su Twitter l’hashtag #save194, fin da ora.

L’intenzione di questo post è quella di informare. Non è che il primo passo: perché la libertà di scelta continui a essere tale, per tutte le donne.

Postato in contemporanea da:

Se vuoi copincollalo anche tu.
Io ho scopiazzato dal blog di S.
E ancora una volta il nome di un'iniziativa italiana è in inglese (farà più presa?)

Altro video: su com'era quando l'aborto era illegale.

12 commenti:

  1. Ahahaha sei la solita!!!
    forse pensavano che ci rendesse meno provinciali O_o

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    1. Eppure, secondo me, in italiano si raggiungerebbero più persone, ad esempio quelle che guardano con sospetto alle diavolerie straniere.
      Un bel "salviamo la 194" sarebbe abbastanza trasparente, perché l'articolo determinativo seguito da un numero in italiano è automaticamente una legge, anche per chi (come me) non sa quale legge in particolare sia. Il verbo "salvare" indica chiaramente che la legge è in pericolo, e che noi ci dobbiamo muovere per salvare, assieme alla legge, un nostro diritto, anche se non sappiamo di quale diritto si tratti. Poi certo, uno si informa, e dopo può non essere d'accordo.
      In ogni caso questo "save194" sembra un codice informatico della Nasa, da film di fantascienza, invece stiamo parlando di una realtà (anche) italiana.

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    2. ahahahah mitica Elle...
      hai ragionissima....adesso mando il tuo commento in email a quelle snob ;)
      cmq si sappia se partiva solo dalle Femministe a sud era come dicevi tu :)
      ma ci sono alcune radical chic...

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  2. Anche io non avevo capito. Poi leggendo il post tutto mi è stato più chiaro. Sono poco informata per esprimere giudizi, dico solo che la coscienza non si può toccare e se uno è obiettore non lo si può obbligare all'aborto (chiamiamo le cose con il noro nome) "terapeutico".
    Forse sarebbe utile anche una maggiore conoscenza e diffusione della possibilità di partorire senza riconoscere il neonato che viene così preso in cura dall'ospedale e dato in adozione.
    Due piccioni con una fava:
    - nessuno muore
    - una coppia che non riesce ad avere figli potrà essere felice di adottarne uno.

    Tu che ne dici?

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  3. mmd argomento lunghissimo!
    Il problema non è l'aborto in sé: quello è già previsto e tutelato dalla legge 194. Le donne hanno diritto di abortire senza dare spiegazioni (sono state violentate, il bimbo nascerà gravemente malformato, hanno solo sedici anni, non vogliono bambini perché sanno di non essere in grado di crescerli, non si sentono ancora pronte, il marito le picchia e l'ambiente in casa non è esattamente child-friendly, vogliono fare carriera: per QUALSIASI motivo).
    Il discorso di Save194 è che questa legge NON viene rispettata, con la scusa della coscienza per il nascituro (uno che ancora NON è nato), a scapito di una donna che ESISTE già, è lì incinta che chiede aiuto, ma viene trattata di merda, sballottata di qua e di là (accusata di omicidio?) E come se non bastasse ora, con la stessa scusa, vogliono modificare la legge.
    Che i medici abbiano anche loro dei diritti (il diritto di rifiutarsi) è chiaro, la legge prevede anche questo ma, come è stato detto, chi studia ginecologia o simili dal 1978 sa anche che dovrà prima o poi praticare aborti, perché fanno parte delle necessità di una donna come il parto, e sono LEGALI. Il compito di un medico è aiutare una donna (se non vuole si iscriva ad odontoiatria).

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  4. E c'è quest'altro video che parla del secolo scorso, quando eravamo ancora incivili: documentario

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    1. brava Elle :)
      aggiungo che la maggior parte dei medici obbiettori, nelle strutture private o nei loro studi privati a fior di euro perdono ogni moralità...ed è documentato anche questo :(

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    2. Già, e a voler essere proprio cattive: suppongo che un medico privato guadagni più euro a seguire una donna durante i nove mesi di gravidanza, che a farla abortire in day hospital... faccio per dire...

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  5. Sì, sembra che l'inglese possa fare più presa, ma secondo me l'italiano è una lingua meravigliosa con infinite possibilità, quindi perché non usarla per raggiungere tutti? Comunque ottima iniziativa!

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    1. Sicuramente il nome in inglese è più corto, e per questo si pensa (forse, ma erroneamente) che sia più immediato dell'italiano, chissà?
      L'iniziativa a me è piaciuta molto, perché molte donne hanno bisogno di abortire, ma vengono lasciate a se stesse nonostante la legge a loro tutela esista!

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  6. Ho il pc allo stremo.scrivo dal booklet.Un saluto,Elle.E ovviamente grazie per il post che serve davvero a fare un pò di informazione.

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    1. Già, l'informazione è quella che spesso ci manca, un po' ce la devono dare un po' ce la dobbiamo prendere. Quindi il tuo pc non deve fare storie! ti serve!
      Ciau

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