martedì 10 luglio 2012

21 buoni motivi per cambiare parrucchiere.



Due ragazze decidono di uscire assieme, una passa a prendere l’altra e la trova impreparata; non è da lei, ma forse fa parte del suo nuovo modo di essere; a metà dei preparativi dichiara di volersi lavare i capelli, perché il vedere che anche l’altra li ha sporchi non la convince a rimandare; l’altra è colta da illuminazione improvvisa, e non senza il timore di un rifiuto propone “e se ce ne andassimo dal parrucchiere?”; la necessità di un lavaggio, e a questo punto di un taglio delle doppie punte, è troppa per poter rifiutare l’offerta, inoltre non è la sola ad aver bisogno di una ritoccata: c’è anche chi ha così tanti capelli bianchi e un colore talmente obbrobrioso, da considerare l’effetto lucido dato dal capello sporco quasi passabile.
Il salone all’angolo sembra grande e luminoso, le ragazze al lavoro sono giovani, l’insegna promette bene e, davvero, non sappiamo dove altro andare e non vogliamo passare il resto del pomeriggio a cercare qualcos’altro, perciò entriamo. In breve riusciamo ad elencare tutti i buoni motivi che avremmo avuto per andarcene subito, motivi che in caso di perseveranza nell’errore, sono riutilizzabili come motivi per non tornare.

Buon motivo numero 1: è venerdì sera e il salone è semivuoto.



Buon motivo numero 2: chiediamo alle ragazze se hanno tempo per fare due tagli, che naturalmente comprendono ognuno una piega, e le ragazze, nonostante sia un venerdì inoltrato, con un gesto ondeggiante della mano ci dicono sì, potete restare, ma non specificano quanto ci sarà da aspettare.

Buon motivo numero 3: la ragazza che ci ha accolto è parca di sorrisi spontanei, è vero, ma ci dice di accomodarci, con fare vago e senza alcun gesto che indichi un qualsivoglia punto del salone. La stessa frase distratta e mono-tono ripetuta ad ognuna delle clienti successive ci consola: non è nulla di personale, è proprio questione di pelle, sai quando di lavorare non te ne frega proprio un cazzo?

Buon motivo numero 4: il tempo viene da noi ammazzato sfogliando gli unici due giornali a disposizione delle clienti: si tratta di due riviste illustrative che portano lo stesso nome del salone, a questo punto ipotizzato come membro di una catena, quindi fornito di proprio metodo di lavoro esclusivo e identificativo dello stesso; le due riviste però non ci offrono grandi spunti per nuovi tagli i quali, nonostante noi abbiamo le idee ben chiare, sono sempre utili per fare un confronto, prendere spunto, aggiungere dettagli, cambiare totalmente idea.

Buon motivo numero 5: l’attesa porta sempre consiglio e ci convinciamo a fare il colore, lo farà solo una di noi, e precisamente quella che deve coprire l’errore dell’ultimo parrucchiere che in poche ore e molti euro le ha fornito ottimi motivi per non tornare più da lui; per portarci avanti col lavoro chiediamo la cartella colori: optiamo per un castano con riflessi dorati, ossia un riflesso che la ciocca nella cartella ci suggerisce caldo ma non rosso, l’ideale per rimarginare la ferita provocata dall’ultimo parrucchiere che in poche ore e molti euro ha saputo fornire ad una cliente innocente ottimi motivi per non tornare mai più da lui, nemmeno per un semplice caffè, inteso come la nuance più scura di un banale castano.

Buon motivo numero 6: la ragazza con cui abbiamo concordato l’attesa si avvicina alla sua collega, forse per darle disposizioni sul da farsi nei prossimi minuti, e lei risponde contrariata, non sentiamo le sue parole ma la mancanza di sorriso, sostituito da una smorfia scocciata, ha su di noi l’effetto di mille porca puttana; il disaccordo è totale quando la sua collega le fa notare che faremo il colore, altrimenti perché avremmo chiesto la cartella? Mica per giocare a nomi cognomi colori, o no? Ci rendiamo conto che la differenza tra una persona che non sorride alle clienti dell’ultimo minuto, e una persona che non sorride ma fa una smorfia e sbuffa, è che la prima potrebbe avere mal di testa, la seconda non ha proprio voglia di fare un cazzo.

Buon motivo numero 7: forse l’attesa ci sembra troppo lunga solo perché non è stata quantificata dalle addette ai lavori, e non perché le stesse sembrano lavorare quasi in trance, o come se avessero un bastone infilato nel culo e i gomiti incollati ai fianchi per paura del solletico.

Buon motivo numero 8: finalmente la terza ragazza, quella addetta al lavoro sporco, prepara il terreno per l’applicazione del colore, accetta la richiesta del castano dorato e mostra pietà per i capelli bianchi di quella di noi che ne ha di più, proponendo come soluzione l’aggiunta di una punta di castano, colore base che permetterà una maggiore copertura dei nemici di ogni donna che si rispetti, senza peraltro annullare l’effetto dorato dell’apposita nuance, scelta con cura e oramai voluta a tutti i costi; consiglia inoltre di togliere la camicetta bianca, indumento che rischia di diventare un costume da dalmata, e di indossare un camice scuro; l’applicazione del colore, il suddetto castano, avviene nel terrore più totale: nessun tipo di protezione viene disposto lungo l’attaccatura dei capelli, perciò verranno certo coperti tutti i capelli bianchi, ma anche buona parte della fronte, le orecchie e la nuca, per sempre.

Buon motivo numero 9: la ragazza addetta al lavoro sporco dichiara che, per coprire il danno provocato dal precedente parrucchiere, ovvero qualche ciocca giallo paglia qua e là, è sufficiente allungare il colore su tutta la chioma solo negli ultimi 10 minuti del tempo di posa totale previsto per le radici; poi se ne va a casa.

Buon motivo numero 10: quella di noi due che non ha bisogno di coprire i suoi capelli bianchi, non perché ne sia priva, ma perché ne vede e apprezza il lato positivo, viene fatta accomodare al lavateste, dove richiede uno shampoo specifico per capelli tendenti al grasso e sorridente accetta la proposta di un ristrutturante infoltente, adatto alle sue punte assottigliate, infine si mette comoda, chiude gli occhi e non li riapre fino alla fine, nemmeno quando l’acqua è troppo calda, né quando, una volta tiepida, le scivola lungo la nuca e la schiena, e nemmeno quando, durante il risciacquo, la ragazza addetta alla sua testa non sfiora con nessuna delle sue dita né tantomeno con l‘acqua, nemmeno una volta, la sua nuca insaponata male; anche la falsa comodità del lavateste non le dà motivo di riaprire gli occhi, perché rilassarsi è un suo diritto, e inoltre pensa che se ci riuscisse sarebbe un bene per tutti.

Buon motivo numero 11: la ragazza addetta alla sua testa ha insaponato talmente bene, che non riesce più a sciacquare via la schiuma dall’interno del groviglio che ha creato durante lo shampoo, e dopo i dieci minuti di posa della crema infoltente, rinuncia a pettinare la chioma perché nel ripostiglio della scopa non ha trovato il rastrello; una volta al posto di lavoro pettina accuratamente i capelli per tutta la loro lunghezza esclusi gli ultimi dieci centimetri, irrimediabilmente aggrovigliati, e afferma con noncuranza che far partire il taglio proprio da lì sarebbe l’ideale, per ottenere l’effetto richiestole.

Buon motivo numero 12: mentre quella di noi che ha più capelli bianchi cammina avanti e indietro per il salone con impazienza, nell'attesa che inizino i famosi ultimi dieci minuti, l’altra di noi due, ossia quella che vorrebbe solo tagliare i capelli, cerca di spiegare all’addetta alla sua testa cosa vorrebbe, e crede che la richiesta sia piuttosto semplice: eliminare le doppie punte, vanno bene pure tutti e dieci gli ultimi centimetri perché tanto ricrescono, scalare un po’ i capelli in modo da poterli tenere mossi senza per questo perdere la possibilità di apparire ordinata e curata, e sistemare il ciuffo a mo’ di frangia; una delle due uniche riviste le viene in aiuto proponendo una testa che, nell’insieme, potrebbe rappresentare l’idea di taglio che aveva in mente, ma la tagliatrice non è concorde e produce come controprova le seguenti caratteristiche del taglio illustrato: innanzitutto arriva alle spalle, quindi dovrebbero essere tagliati molti più di dieci centimetri di punte doppie e irrimediabilmente aggrovigliate – "per me va bene" – "ma perché sono belli così lunghi" – "vada per i dieci centimetri"; inoltre non è molto scalato, anzi è quasi pari – "no allora no, meglio scalarli". "insomma dimmi, - è la frase finale che conclude le trattative sul taglio - cosa ti aveva attirato di quella foto? Perché se me l’hai mostrata sicuramente ti aveva attirato qualcosa". Quella di noi che voleva solo tagliare i capelli ammette “mi piaceva la frangia” e a quel punto una risata generale ratifica l’accordo.

Buon motivo numero 13: non parliamo dello schienale della sedia di plastica che si infila fra le prime due vertebre che incontra.

Buon motivo numero 14: la tagliatrice impedisce alla sua nuova cliente di dormire, continuando a porle domande assurde sul taglio voluto ed evidentemente non sufficientemente chiarito, e ad intavolare chiacchiere amorevoli sull’opportunità di acquistare il famoso trattamento infoltente da applicare dopo lo shampoo, ma la conversazione risulta stentata, un po’ perché la cliente richiude gli occhi dopo ogni inizio di frase, un po’ perché la tagliatrice non ha granché voglia di convincerla.

Buon motivo numero 15: dopo aver convinto la cliente a mantenere la lunghezza e lasciarsi tagliare solo le doppie punte per un massimo di dieci centimetri, al contrario dei venti centimetri richiesti dal taglio nella foto, forse provata da una lotta interna tra le due misure, la tagliatrice si assesta su un taglio di quindici centimetri, vale a dire le doppie punte più tutta la retroguardia, fortuna volle che non abbia trovato la strada per l‘accampamento, altrimenti la cliente avrebbe ora un bel taglio alla maschiotta e un morto sulla fedina penale; la scalatura inoltre viene solo accennata mentre l’unica cosa nella foto che aveva attirato l’attenzione della cliente, non viene nemmeno pensata. La frase “mi piaceva la frangia” risulta quindi essere caduta inascoltata.

Buon motivo numero 16: al momento della piega la cliente decide di non volere una piega liscia con la piastra, ma la tagliatrice, nonché pettinatrice, stavolta non ribatte, ma anzi la batte sul tempo proponendo una piega morbida, con la seguente spiegazione: “tanto i tuoi capelli lisci lisci non rimangono”, a cui aggiunge un occhiolino d’intesa; la cliente sorride e non risponde, anche se sa che solo capelli ricci ricci come molle di branda militare non restano facilmente lisci lisci. Soprattutto se non si è capaci di stirarli. La suddetta piega morbida viene ultimata in dieci minuti primi, pausa intermedia compresa, e da questo la cliente capisce per quale motivo il suo capello mosso (non riccio) non rimarrà liscio liscio.

Buon motivo numero 17: al lavateste, l'altra cliente si sottopone alla tortura post-shampoo, ovvero lasciare che l’addetta alla sua testa compensi l’impossibilità per questa settimana di andare in palestra, rafforzandosi i muscoli delle braccia con lo smacchiatore, prodotto chimico sfregato sulla testa della sua nuova cliente con la stessa forza di volontà che userebbe per cancellare per sempre dalla sua vita la faccia del suo ex che l’ha tradita per anni; la vista della pelle arrossata della cliente non la turba, e rallenta il ritmo della spugnetta imbevuta di grattugia chimica solo quando l’arrossamento assume l’aspetto della pelle corrosa dall'acido. Le macchie nere sulla cute rimangono, ma con sfumature rosso fosforescente. La canotta bianca con nuovo scollo nero è venuta allo scoperto solo più tardi, a casa, quindi la coloratrice non ha avuto modo di sentire le bestemmie della sua nuova cliente.

Buon motivo numero 18: alla sedia del taglio, la cliente spiega che vorrebbe solo accorciare i capelli dietro sulla nuca, ma non davanti in modo da ottenere l’effetto “corto dietro, più lungo davanti”; non è una foto a fornire un aiuto nella sua richiesta, ma una collega della tagliatrice (sempre lei) che ha proprio quel taglio; la tagliatrice stavolta anziché ribattere e controbattere, annuisce in perfetto accordo e si gira più e più volte verso la sua collega come per assicurarsi di aver visto bene il taglio; dopodiché propone un accorciamento di circa cinque centimetri sulla nuca, accorciamento che la cliente accoglie con un “perfetto, dietro così corti, e davanti invece rimangono così”; questo però provoca un incepparsi del meccanismo di calcolo della tagliatrice che fa notare alla cliente che in questo modo c’è uno stacco troppo grande fra il dietro e il davanti, dimostrando così di non aver sentito che è esattamente questo l’effetto voluto dalla sua nuova cliente; propone come soluzione di accorciare molto meno il dietro, e riesce nell’intento, tanto da dare alla cliente l’impressione di non essere stata dalla parrucchiera.

Buon motivo numero 19: la cliente chiede una piega liscia ma senza piastra, e nonostante lunghezza, scalatura e taglio in generale siano completamente diversi, e i suoi capelli più lisci dell’olio, anche a lei viene proposta la piega morbida.

Buon motivo numero 20: una piega morbida più finto taglio costa 33 euro, esattamente come una piega morbida con taglio vero di 15 centimetri; ai 29 euro di colore vanno aggiunti 10 euro per la miscela preparata ex novo appositamente per ricolorare le lunghezze e ricoprire il vecchio danno: come soluzione per le ciocche giallo paglia rimaste tali e quali è stato proposto di tornare martedì, ma senza sorriso di scuse né occhiolino d'intesa; il trattamento ristrutturante costa 6 euro e a quanto pare prevede che l’effetto crespo-rovinato rimanga ciononostante; il totale da pagare per una sola testa insoddisfatta ci risulta quasi impronunciabile.

Buon motivo numero 21: dopo venti minuti dall’uscita dal salone, equivalenti come intensità a sessanta minuti di bestemmie, la piega morbida si è ormai trasformata in una piega mossa, per quella di noi che ha i capelli mossi, e in una piega con le punte in fuori a destra e in dentro a sinistra, per quella di noi che li ha lisci come l'olio e perciò non ha voluto la piastra.

Complimenti alle ragazze per aver preso, anche se con 20 minuti di ritardo, tutto l’accaduto con filosofia, commentando a tal fine “vabbe' dai, ogni tanto un’inculata ci sta”.

8 commenti:

  1. Mamma mia ! Na tragedia !!! Farò tesoro dei tuoi buoni 21 motivi..:)
    Buona giornata Elle !

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    1. In origine erano 25, non volevo essere troppo cattiva e li ho ridotti.

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  2. Bene!
    Motivo per cui l'altro giorno ho optato pe run taglio da maschiaccio rasata ai lati e dietro con la parte centrale un po' più lunga, ma non a sufficienza da poter pensare alla benchè minima molletta.
    In questo modo per i prossimi 5-6 mesi potrò starmene lontana da qualsiasi salone di parrucchiere!!!!

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    1. Brava Cri, e non colorarli, mi raccomando, i fili bianchi danno luce.

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  3. Elle mannaggia, che disavventura!
    Io ho un rapporto molto particolare con la mia parrucchiera, i miei "tagli" sono infatti sempre millimetrici e praticamente inesistenti...proprio per evitare i cosiddetti danni...
    Mi hai fatto sorridere! Infatti sì: impariamo a prendere le cose con filosofia :)
    Buona giornata

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    1. Ma sì, i centimetri ricrescono e l'effetto morbido spettinato è sexy.

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  4. Questi ottimi 21 motivi + i 3 taciuti sono la ragione per cui ho imparato a tagliarmi i capelli da sola. Sono due anni che non vado dal parrucchiere! :)
    E anche il portafogli ha tirato un gran sospiro di sollievo!

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    1. Hai fatto benissimo, io dal 2006 ci sono andata quattro volte (solo tre sono andate bene), faccio da me ma qualche volta mi piace(rebbe) farmi coccolare da un parrucchiere ;)

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