lunedì 30 luglio 2012

Anche a Berlino.

Anche a Berlino esistono i geosinonimi, ho scoperto infatti che a Berlino Est si diceva "Kaufhalle", a Berlino Ovest si diceva "Supermarkt", e questa distinzione di termini per indicare la stessa cosa in parte è rimasta ancora nel linguaggio di oggi, dopo circa vent'anni dalla caduta del muro.

Anche a Berlino c'è gente che arriva tardi al lavoro, e non parlo di me.

Anche a Berlino ci sono persone che hanno voglia di chiacchierare a lungo e non ti mollano.

Anche a Berlino la gente la domenica si riversa nei centri commerciali come se fosse stato dato l'annuncio del ritiro immediato dal commercio di tutti i generi alimentari e dei prodotti elettronici.

Anche a Berlino i barboni ti chiedono l'elemosina, ma qui ti fanno l'inchino e a mani giunte ti chiedono per favore se hai monetine che ti stressano. Se sei alla stazione e stai scendendo dal treno ti chiedono anche il biglietto usato, così lo rivendono a un euro anziché a due, a meno che tu non l'abbia obliterato due ore prima, allora te lo puoi tenere perché non è più valido.

A Berlino ti restituiscono i soldi della cauzione della bottiglia di vetro o di plastica, se la riporti in negozio e se ha il simbolo del materiale da riciclo; ma i soldi della cauzione li restituiscono ai barboni, e non a te, se tu, sbadato, butti la tua bottiglia vuota in un cestino dei rifiuti, anziché conservarla sino al prossimo supermercato utile. I barboni, soprattutto il sabato notte, girano per strada alla ricerca di bottiglie vuote, ne hanno sempre almeno due sacchi pieni, perché molti giovani si bevono due o tre birre già sul treno e non è che poi entrano in discoteca con le bottiglie vuote appresso, per la cauzione, che se poi c'è una rissa e la rompono in testa a qualcuno la cauzione non gliela danno comunque: la bottiglia deve essere integra, vuota, col tappo se è da avvitare, risciacquata se era incrostata (succo di frutta, yogurt, e simili) e non deformata se è di plastica. I barboni che conoscono i posti giusti (ad esempio quelli frequentati dai turisti) si fanno anche 30 euro al giorno, raccattando e restituendo vuoti che hanno il simbolo del riciclo. La cauzione i turisti e tutti noi la paghiamo alla cassa, perché è compresa nel prezzo della bottiglia o del barattolo, e a volte, a seconda della bottiglia o del barattolo, arriva a 25 centesimi.

Anche a Berlino c'è internet, ed è sempre compreso nel prezzo dell'affitto, nella forma contrattuale per cui paghi tot al mese e hai internet 24 ore su 24. Ed è comodo perché così il tuo capo, con cui abiti, quando vede che scappi in camera tua senza cenare e ti attacchi al computer per farti i cazzi tuoi, ti può mandare un'e-mail, ben sapendo che tu la leggerai subito, per avvertirti che la cena sarà pronta fra dieci minuti, se sei d'accordo, zuppa di ceci latte di cocco e curry, se ti piace, ma che ti avvertirà comunque via mail appena pronto così non devi alzarti a vuoto dalla sedia.

A Berlino ti ringraziano tutti, sempre, per qualsiasi cosa, anche quando il favore che fai in realtà non è un favore, ma è un compito che ti hanno assegnato e che comunque fa parte del tuo lavoro fare; mi aspetto che da un momento all'altro mi ringrazino perché dico buongiorno, e sì che non lo dico spesso, perciò quando lo dico merita un ringraziamento particolare. Pieghi le magliette che tu, apprendista addetta ai souvenir, devi mantenere sempre in ordine, e ti ringraziano; pulisci la vetrina che tu, tirocinante tutto fare, hai ricevuto ordine di spolverare, e ti ringraziano; finisci di lavorare dopo otto ore, dici ciao io vado, e ti ringraziano; chiedi per l'ennesima volta se il prezzo di vendita è giusto, visto che il prezzo di acquisto è cambiato, ti dicono si è giusto, e ti ringraziano comunque per averci fatto caso; sposti una penna che tu, pignola, volevi parallela alla matita e non perpendicolare, e ti ringraziano di tutto cuore come se avessi detto "ho visto che hai cagato a spruzzo, ma lascia pulisco io il cesso, anche senza guanti".



PS. Questo post fa parte della nuova rubrica "I racconti di Elle" che, dovreste saperlo, ho cominciato qualche settimana fa (non mi ricordo quando). 

Questo racconto è un post che avevo scritto a Berlino, quando oltre alla lingua imparavo la cultura, le persone, i luoghi, e mi stupivo e allo stesso tempo sapevo di non poter fare di tutta l'erba un fascio - così come le mie colleghe hanno smesso di farlo degli  italiani ritardatari che sparano scuse, perché io arrivavo tardi qualche volta, è vero, ma sul mio anticipo di mezz'ora.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...