mercoledì 4 luglio 2012

Causa, effetto e conseguenze da non confondere.


Non vorrei che qualcuno pensasse che sia facile, perché non lo è.
Giugno è iniziato male, ed è continuato peggio. Il 14 giugno ho pubblicato una foto che non c'entrava molto con il post sottostante, anche se è vero che volevo iniziare (e ho iniziato) a leggere un libro in tedesco.
Maggio non era andato meglio, sono iniziate allora le mie assenze dal blog, ho fatto alcuni giorni di ferie finte e altri di vacanza vera, ma non è servito a nulla.
Voglio dire che non ci si sveglia depressi da un giorno all'altro, né se ne esce in due giorni. Era da maggio che vivevo momenti terribili, quando giugno è iniziato con chiare sembianze di "maggio peggiorato". Il 14 giugno ho pubblicato la foto del risultato di un test di tedesco, perché tre giorni prima avevo deciso di andare a Berlino a fare un corso di tedesco, e m'era venuta la curiosità di sapere cosa ne pensasse la scuola di tedesco più rinomata (e costosa), perciò provai il test online del Goethe Institut, e andò benissimo.
Seguirono pensieri organizzativi e ricerca di casa/scuola/voli/denaro/eccetera?


No. Non basta prendere una decisione, per stare meglio quando si sta male. Il benessere durò infatti un giorno.
Non vorrei che qualcuno pensasse che basti schioccare le dita, o prendere decisioni coraggiose e visibilmente "per se stessi" per stare bene. Non credo di essere depressa a livelli clinici, ma non sono nemmeno sicura del contrario, perché non sono un medico, so solo che la depressione è una malattia, e così come non si può interrompere una varicella in corso semplicemente pensando "non voglio essere malato, non voglio la varicella", allo stesso modo non si possono togliere i pensieri cattivi dalla testa semplicemente pensando "non devo essere così negativa, devo pensare positivo, devo pensare a me stessa".
Non funziona così.

Non è un problema concreto, c'è chi sta male pur avendo tutto ciò di cui ha bisogno o che ha sempre desiderato, anzi è più facile che la malattia si mostri in queste persone, perché in caso contrario ci sembra addirittura "normale" che una persona che concretamente e materialmente non ha nulla stia male e sia depressa. È una grande cazzata, perché la depressione non è l'effetto della povertà, e la mancanza di "qualcosa" non è causa di depressione. La depressione è una malattia della mente indipendente da cause concrete. Uno si ammala e basta.
Non sono un medico, e non credo di essere depressa, so solo che quando sto male non mi serve a nulla prendere certe decisioni. Più volte ho rifiutato denaro, o biglietti aerei (semplicemente non presentandomi in aeroporto), e offeso persone che si offrivano di aiutarmi, perché non era quello il mio problema.
E non lo è nemmeno ora.

Il mio problema è solo in parte direttamente legato alla mia situazione in casa, perciò il corso di tedesco deciso l'11 giugno doveva essere (e lo sarà, stando ai miei attuali programmi) solo una vacanza, e per questo non ha risolto i miei problemi non legati alla situazione in casa (e nemmeno quelli, naturalmente). Né tantomeno mi ha tirato su di morale.


Nei giorni successivi la situazione in casa è peggiorata, ma anche la situazione in me.
La situazione in casa è peggiorata per cause esterne alla casa.
La situazione del mio umore è peggiorata per colpa della mia idea di andare a Berlino per un mese, secondo due diverse ramificazioni di pensiero, fra le quali non è presente la ramificazione pratica economico-finanziaria, infatti la cosa non mi preoccupa, dato che me ne faccio facilmente una ragione dell'impossibilità di pagare, e lascio perdere le cose che non posso permettermi senza pensarci su: le relego fra i sogni. Sono infatti casi in cui i "se avessi" non mi vengono nemmeno in mente, dato che ho rivoluzionato il mio modo di vedere il mondo, facendolo poggiare solo sulle mie scarsissime possibilità: quando la mia ex collega ha finalmente risposto avevo già controllato gli annunci per una camera (in Germania si subaffitta per poche settimane) e le disponibilità negli ostelli, per farmi un'idea dei prezzi attuali.

Le due ramificazioni di pensiero sono state:
uno) non provavo questa sensazione da tempo, come è potuto succedere, cosa è stato? In questi ultimi mesi infatti ho avuto così tanti impegni da casalinga ed ero riuscita così bene a conciliarli con i miei interessi anche culturali, che il pensiero di altri tipi di vita (quella passata, ad esempio) non mi aveva più sfiorata, né aveva provocato nostalgia. Già di suo questo tipo di scoperta applicato a me e alla mia mania di analizzarmi avrebbe provocato conseguenze disastrose fatte di riflessioni serie e sconvolgenti, se aggiungiamo che il periodo non è stato dei migliori, abbiamo come risultato una vera e propria crisi esistenziale. Non c'è nulla di cui stupirsi;
due) uno dei motivi per cui avevo cercato, inutilmente, di non pensare a Berlino in questi anni (di motivi ce ne sono diversi, ma non tutti sono influenti al proposito di cui parlo), è che certo tipo di decisioni sono sin troppo ghiotte per me: "cacciarmi nei guai", rendermi la vita difficile (ma leggete pure "avventurosa nel suo piccolo"), sfidare me stessa, rimettermi in gioco sono situazioni quasi limite che però a me, pur nella loro difficoltà e precarietà, piacciono e attirano. Da questo punto di vista non solo il mio viaggio a Berlino il prossimo settembre è acqua colorata e zuccherata, perché ho già vissuto e lavorato lì, conosco luoghi e persone, perciò sarà un viaggio tutt'altro che allo sbaraglio e non sarà una sfida, ma addirittura la cosa più avventurosa e coraggiosa, la sfida più grande e gravosa, la scelta più difficile e costosa (in termini psichici) è stata piuttosto tornare in questa casa.


E se ho scritto della mia decisione di fare una vacanza studio, se ne ho parlato, non è perché finalmente mi sono svegliata e l'ho presa, ma è stato solo perché molto lentamente sono uscita dal mio tunnel nero e tetro, e per meriti tutt'altro che legati alla decisione stessa: altrimenti avrei continuato a pubblicare post di babbucce e segnalibri.

Voglio dire che non si esce da un tunnel nero così, decidendo obiettivamente qualcosa per sé stessi, al contrario la decisione finalmente ha preso forma organizzata, sostanza soggettiva e aspetto pubblico e condiviso solo perché io da quel tunnel nero sono uscita, e ho di nuovo voglia di raccontare qualcosa a qualcuno.


E ringrazio di cuore la mia nuova amica Alitalia che, allo stesso prezzo della subdola irlandese, mi concede il bagaglio da imbarcare di 23 chili, più il bagaglio a mano che voglio io, potrebbe essere pure un trolley di massimo 8 chili, più una normale borsetta da signora o una borsa porta documenti, potrei partire pure con due Matildine in un sacchetto in una mano, e un libro nell'altra mano, infine non fa tante storie se cambio idea e voglio anticipare la data, mi ha chiesto solo "quando?". Tutto compreso nel prezzo del biglietto, senza aggiunte e senza borbottii, senza farmi perdere tempo per spuntare la voce "no, grazie" ad ogni proposta di assicurazione aggiuntiva, di auto a noleggio, di albergo vicino all'aeroporto di arrivo, di valigia di misure standard, di bagaglio speciale, di abbigliamento invernale in estate o estivo in inverno, e senza farmi digitare parole incomprensibili con la paranoia che io sia un robot, perché il robot in aereo dovrebbe pagare un sovraprezzo quindi devo dichiararlo al momento della prenotazione, semplicemente sbagliando la digitazione della parola.

15 commenti:

  1. Boh! A me era chiaro...ma tu sei precisina :)
    Ok ne prendo atto!!!

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    1. ah ah S. non è per te :) è in generale per chi non sa cosa significhi starci dentro e uscirne, visto che come testimonianza la mia era frammentaria, perché non ho documentato passo passo. Poi che ci sia qualcunA che l'ha intuito addirittura minuto per minuto non lo metto in dubbio, anzi lo sapevo ;)

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  2. Ciao, mi chiamo Silvia,
    ti ho incontrata sul blog di S., che guarda caso è proprio qui sopra :-)
    Non sono un granché come commentatrice, ma credo che non importi.
    Però leggo con molta attenzione ciò che vale la pena leggere.
    E sto sfogliando qua e là il tuo blog.
    Comprendo il tuo linguaggio.

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    1. Ciao Silvia, benvenuta nella Casa dello Spirito. Sfoglia pure tranquillamente, non importa lasciare il commento del secolo basta anche un saluto :) se poi capisci il mio linguaggio non serve aggiungere altro.. ;)

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    2. Si, lo comprendo benissimo.
      Felice d'averti incontrata.

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  3. Questo post lo capisco bene: ho avuto periodi neri in cui, come dici tu, era vano il tentativo di dire "adesso basta col periodo nero". Però penso che sfogarsi sul blog sia sempre di grande aiuto...

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    1. Sì, Adriana, perché non è una semplice demoralizzazione che non ci fa vedere il lato positivo. Il lato positivo lo vediamo, a volte lo conosciamo ce lo ricordiamo bene, ma lo guardiamo e ci lascia indifferenti...

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  4. Sai Elle, che mi colpisce il vortice dei tuoi pensieri??? ti tutta sta faccenda è quello che mi colpisce di più!
    E ti consiglio un libro: "Se incontri il buddha per la strada uccidilo." di Sheldon B. Kopp. Credo faccia al caso tuo ^_^
    è uno di quei libri che ho regalato, e condivido con gli amici stretti!!! un abbraccio

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    1. Grazie Elena, il titolo mi fa già sorridere. I miei pensieri anche da calmi vorticano ;)

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  5. Cara Elle, hai fatto bene a puntualizzare, sicuramente i momenti bui non si superano con uno schiocco di dita, anzi! La prenotazione del viaggio-studio è stata una conseguenza della tua uscita dal tunnel e ne sono felice. Mi fa anche piacere che tu abbia trovato una nuova amica in Alitalia ;-)
    Ps: io, per fare una prenotazione con Ryanair, ho rischiato di impazzire! Mai piùùù @_@

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    1. Nei momenti in cui preme la necessità di evadere la compagnia migliore è quella che non ti fa perdere tempo, né spendere soldi "aggiuntivi" che poi nel totale, e nelle descrizioni in piccolo, sono gli stessi che si spendono con voli di linea in cui però chiaramente sin da subito viene indicato il prezzo finale.

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  6. ciao ELLE i momenti piu o meno lunghi di depressione li abbiamo passati tutti io posso capirti ma tranquilla si esce dal tunnel un abbraccio

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    1. Grazie Alba, una volta fuori è tutto così colorato che sembra impossibile aver vissuto nel grigio scuro fino a poco prima!!

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  7. Io non so cosa commentare oggi. so solo che stasera mi andrebbe di offrirti una birra, una paglia e un buon film in un cinema di quelli ancora vecchio stile. oDDIO, SEMBRA UN INVITO GALANTE???

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    1. ahahah Il film lo accetto volentieri ;)

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