lunedì 30 luglio 2012

Gli ultimi.


Ieri è stata la mia ultima domenica di lavoro, quasi non ci credevo. Anziché rimettermi a letto dopo aver preparato la colazione, come faccio sempre, ho preparato la colazione anche per me e sono addirittura riuscita a consumarla tutta mentre gli altri erano affaccendati in attività varie di toeletta mattutina, prima che arrivassero in soggiorno a disturbarmi.
Verso le cinque aveva iniziato a piovere, ma alle otto del mattino era già tutto asciutto, eppure nell’aria era rimasto il fresco e il profumo, per un attimo mi sono sentita immersa nelle vacanze d’autunno, e ho quasi sorriso. Poi ho visto la montagna di piatti da lavare, e mi sono resa conto che nella lavastoviglie non ci spero più da mesi, ormai.
Il caldo durante la notte era stato soffocante, ho dormito sì, e anche bene, con strani sogni è vero, ma ho dormito bene, eppure ho sofferto il caldo notturno come quest’anno non mi era ancora capitato.

Ho organizzato gli ultimi dettagli del viaggio, consegnerò l’automobile all’amica di un’amica che una volta mi prestò la sua, quando partì per la stagione invernale in Trentino, ora le restituisco il favore lasciandole la mia, d’altronde la versione ufficiale è che andrò a Siena per un corso universitario, ed io a Siena ci sono sempre andata in macchina, nulla dovrebbe sembrare strano.
Tutte le altre mete risulterebbero una miccia già accesa, e di domande e ripetizioni qui ne abbiamo tutti abbastanza, quindi la Germania non va bene perché c’è LoZio che “non vuole venire in ferie qui perché anche sua moglie c’aveva la diabete ed è morta per questo quindi ha paura che se viene qui muoio subito anche io”. Uno Zio porta iella, si direbbe. Bergamo non va bene perché c’è la Donna Manager che lavora anche la domenica e quindi mi troverà sicuramente un lavoro ed io per colpa sua abbandonerò la famiglia. Bologna non va bene perché oltre alla mia amica RosaLux ci sono tutte le mie ex colleghe e va da sé che se vado lì, invece, abbandonerò gli studi. Io personalmente non oso nominare altre città perché Nonno Simpson è capace di vantare parentela visitabile anche in Molise, nonostante non sappia dove sia.

Mercoledì farò l’ultima “spesa del mese” e pagherò le ultime bollette, sarà quindi l’ultima occasione prima della partenza di sgraffignare qualche lira alla famiglia. L’unica differenza sarà un nuovo acquisto che mi rallegrerà la trasferta al supermercato: da anni infatti la macchina ha un lettore cd non funzionante, e ora che la uso io sono costretta a sorbirmi la radio che vuol dire “notiziario” oppure “pubblicità”, mentre il terzo ma principale personaggio della storia, ovvero la musica, compare raramente. Io oramai la tenevo spenta. Ma eccomi giungermi in aiuto la tecnologia spaziale dei cinesi a norma CE, con un aggeggio che, se inserito nell’accendisigari e se alimentato (musicalmente parlando) da una chiavetta usb o da una memory card, è capace di riprodurre la mia musica preferita: è sufficiente impostare la radio dell’autoradio sulla stazione che, una volta inserito l’aggeggio nell’accendisigari, compare sul display dell’aggeggio stesso. Micidialmente all’avanguardia*. Con sei euro (e una chiavetta usb zeppa) ho tutta la mia musica in macchina, e pure il telecomando, ve vojo di’.

Ieri ho concluso anche il trasferimento su pc di 50 dei miei poco più di 90 cd (ecco che inizio già con la costruzione delle frasi alla tedesca), sono pronta per la partenza. Ho anche finito le valige: ho a disposizione 8 chili a mano più zaino, e 20 da imbarcare per la prima tappa del viaggio, che diventeranno 10 a mano senza zaino e 15 da imbarcare per la seconda tappa (ma rivedrò le valige a tempo debito). La valigia da imbarcare che mi hanno prestato, più grande delle mie due piccole, è troppo pesante anche da vuota, e comunque davvero troppo grande, perciò ho deciso in ultimo di preparare prima il bagaglio a mano, e con le cose restanti ho riempito come valigia da imbarcare un altro trolley che rientra nelle misure del bagaglio a mano, benché più grande di quella che partirà come tale, fino all’orlo. Siccome è da imbarcare posso anche lasciare che sia gonfio e tondo una volta riempito, l’importante è che il peso rimanga sotto i 20 chili, per ora, poi si vedrà.
Naturalmente non è finito, perché dovrò provare che lo zaino con le restanti cose (computer e tecnologia varia, libri e agendine varie) non sia troppo pesante per la mia schiena.

Ho scelto un libro e due riviste di linguistica da portare con me. Nient’altro come svago, perché di libri ne troverò a destinazione e di svago avevo in mente il dolce far nulla - ultima scelta dopo tanto pensare. Un’ultima scelta è stata anche quella di non cercare a tutti i costi di ricondurre tutto ad una regola, scelta legata al ritrovamento dei miei appunti berlinesi, che mostravano un io-tedesco molto più sbarazzino e curioso che rigido, e altresì fatti concreti ben diversi da quelli che ricordavo, a conferma che la memoria si fa i rabbocchi da sola, quando serve.


Il tanto pensare mi ha lasciata priva di forze, oramai passo le mie giornate a cucire languidamente, e le mie serate a leggere (ho ripreso con successo le visite alla biblioteca del paesello). Ho concluso gli esercizi del corso di acquerello, siamo ufficialmente in vacanza prima del corso avanzato che ci sarà a grande richiesta (di noi allieve) più avanti. Ho fatto altri fiori su richiesta, altri segnalibri non richiesti ma subito regalati (e accettati con piacere), e nuove carinissime creazioni. Ho cercato di stare bene con me stessa, ed ora mi trovo mentalmente nel limbo che precede la vacanza. L’ultima scelta ha visto vittorioso il sonnellino al parco, che ha scalzato tutti i lavori creativi che mi hanno vista impegnata negli ultimi tempi, perché saranno anche passioni, ma non posso stare con le mani in pasta anche in vacanza, è di riposo e pensieri al grado minimo che ho bisogno. Ma il dettaglio si vedrà.

Gli ultimi pensieri sono stati davvero tanti, e intensi. Ed io sono stanca di tutto ciò che mi circonda.
Ieri è stata la mia ultima domenica di lavoro, e ad esempio ho pensato che una peculiarità del lavoro in casa è che a fine giornata, dopo aver litigato con tutti, annegato i dispiaceri nel nervosismo, minacciato di morte i colleghi, o ricevuto minacce di morte, trattenuto le lacrime e sperato di trovare l'occasione giusta per chiedere che fine ha fatto lo stipendio, non si può finalmente chiudere la porta del lavoro e tornare a casa: fino a domattina mi godo la famiglia e non ci sono per nessuno. Perché lavoro e casa coincidono fisicamente,  e i colleghi odiati e la famiglia sono le stesse persone, e le otto ore di lavoro sono distribuite nell'arco delle ventiquattro, di notte come di giorno, perciò la sensazione di staccare non c'è mai e il suo ostacolo non è solo il mero lavorare sette giorni su sette.
In ultimo è la sensazione di staccare ciò di cui abbiamo reale bisogno.

*nell'imitare l'imitabile

2 commenti:

  1. Un bel viaggio a volte è proprio quello che ci vuole :-)

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    1. Già!! (questo "già" l'ho quasi urlato)

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