mercoledì 11 luglio 2012

Io sono così.


A scuola sono così.
Maestra: - Ragazze, i compiti per lunedì: postate un acquerello di qualsiasi dimensione o tecnica ma che sia un autoritratto. -
Allieva uno: - Più facile no, eh? -
Maestra: - Su su, siamo alla terza lezione e ci vuole uno stimolo forte, vedrete che salteranno fuori dei lavori molto molto interessanti, sotto ogni punto di vista! -
Allieva due (Elle Lo Spirito): - Io come prima cosa mi sono pettinata il ciuffo. Ecco ora sono pronta per dipingermi, per il viso so già che colore usare: lo pseudo viola, in realtà grigio-piccione che ho creato l'ultima volta. -
Allieva uno: - Un piccione col ciuffo!! Elle mi hai fatto fare una grassa risata! -
Allieva due (Elle Lo Spirito): - Sì ma verrà un capolavoro, me lo sento! -
Allieva uno: - Ah sì, di certo! Non vedo l'ora di vederlo! -
Elle Lo Spirito: - E sarai una delle poche depositarie (assieme alle altre del gruppo) del segreto del ciuffo del piccione: trovami un'altra che lo sa fare con l'acquerello! -
Allieva: - Elle non credo proprio che riesca bene ad altri se non a te. Io dovrò fare i ricci. -
Maestra: - Sììì vedete che è divertente fare il proprio ritratto? -
Elle: - Anche io ricci, ma nel ritratto saranno perfetti, che te lo dico a fa'. -
Allieva: - Caspita, sei matta davvero anche tu allora, prof si salvi chi può! Pensa un po' un piccione col ciuffo e per giunta riccio! Oddio, crepo dal ridere!! Adesso dopo il ritratto voglio vedere da Elle il piccione grigio col ciuffo riccio. -
Maestra: - Noo, due discole in una classe noo! Dai che mi fate morire dal ridere che poi mi viene caldo.-
Allieva : - E sono cavoli amari adesso.. -
Elle: - Maestraaa! Se non dobbiamo presentare una foto a conferma io mi tento il riccio in ordine e la pelle liscia come seta (grigia, ma va be'), e quando mi ricapita di apparire così!? -
Allieva: - Si chiama "prof". -
Maestra: - Non facciamo scherzi: l'autoritratto deve essere veritiero!! -
Elle: - Noo un piccolo accorgimento prof, siamo principianti errare è umano ecc.. -
Prof: - Ma lo specchio ce l'avete o no? Mettetevi davanti. -
Elle: - Uffi.. -
Prof: - Comunque ormai è fatta: il piccione con il ciuffo lo vogliamo vedere. -
Allieva: - Non ce la faccio più, stanotte lo sogno. Io lo specchio non ce l'ho... -
Elle: - Il mio me l'ha rotto il gatto, che poi è morto. -
Allieva: - ihihih Non ce la posso fare Elle!! Povera bestiola!! -
Prof: - Niente scuse !!! Fatevelo prestare!! -
Elle: - E va beene. -
Allieva: - Io non ho vicini, sono sola.. -
Prof: - Mannaggia che pesti che siete!! -
Allieva: - Dai prof non ti arrabbiare che allora sì che ti viene caldo. -
Elle: - Io ho la webcam ma mi storpia!! -
Allieva: - Ellee!! -
Prof: - Sìì la webcam è perfetta!
Allieva: - Io non ho neanche quella, povera me come farò?? -
Elle: - Vai a memoria.. al massimo uscirai più giovane. -
Prof: - Viene fuori una caricatura e allora si che c'è da ridere!! -
Elle: - Perché il piccione come caricatura non bastava?? -
Prof: - ahhhh che risate!! Vedremo vedremo cosa salterà fuori da questi autoritratti. -
Allieva: - ihih difatti più che sufficiente... Coos'è!?? Da che mi ricordo sono giovane!! –
Elle: - Adolescente quasi, si capisce dalle scuse che tiri fuori con la prof. -
Prof: - Troppo fortiii!! -

Risultato.
Le occhiaie mi stavano venendo bene, quand'ecco all'improvviso una goccia assassina le ha unite alle lentiggini! Gli occhioni sono più grandi del dovuto, ma almeno sono riuscita a non riprodurre il crespo di alcune ciocche. L'espressione è seria perché sono concentrata davanti allo specchio e forse ho il mento un po' più a punta di così. Sono riuscita a creare il rosa per il viso, ma non so come ho fatto.

A casa sono così: uno Spirito inquieto ma creativo.

Dentro di me sono così.
Le cose che scrivo, le scrivo affinché un giorno mia figlia possa leggerle. Mia figlia dal 2002 si chiama Sofia, che significa "sapienza", e non è ancora nata, né è mai stata concepita, e forse non esisterà mai, ma non importa. Ciò che conta è che vorrei tanto che mia figlia fosse fiera di me, perciò ogni volta che faccio qualcosa di importante, qualcosa di grave, io mi chiedo cosa ne penserebbe mia figlia se ne avessi una, perché i figli sono capaci di amore innato ma anche di severità quasi perfida, io lo so, non bisogna dare per scontato l'amore incondizionato di nessuno (forse dei cani?). Ogni volta che prendo una decisione, ogni volta che reagisco a qualcosa, ogni volta che agisco in qualche modo, sotto sotto mi osservo coi miei occhi indagatori, perché io voglio piacermi ed essere fiera di me, poi mi chiedo se, così come mi vedo, potrei trovare l'approvazione di mia figlia, perché mentre io sono sempre più disposta a chiudere un occhio su di me, lei non lo è, lei è come me: capace di amore innato ma anche di perfida severità. E dovrà poter seguire i miei progressi, il mio impegno a migliorarmi, ad essere come vorrei essere, sempre e comunque, con coerenza anche nel dubbio, e potrà farlo leggendo di me, perciò non posso mentire. Né a me stessa né a lei, perché lei è come me, capace di amore innato ma non senza perfida severità. Perciò ogni cosa che faccio deve essere motivata in qualche modo, deve trovare spiegazione in quella che sono, deve avere riscontri nella casistica che mi riguarda; tutto ciò non è difficile se si sa come farlo, se lo si fa da tempo, se è una procedura ormai automatica: ho messo ordine alla maggior parte dei pensieri, delle azioni e reazioni di cui ho memoria, delle scelte che mi riguardano, e quando una parte di me era ancora oscura e indecifrabile, mi sono impegnata a districarla, a comprenderla, per inserirla nella grande cesta di esperienze e particolarità che fanno di me quella che sono. Quando si è rivelato necessario, ho intrapreso dei viaggi per andare a cercare le risposte ai dubbi che, mentre facevo ordine, mi sorgevano spontanei, il più delle volte mi sono semplicemente chiesta: e questo dove lo metto? Fra le solite cose o fra le cose nuove? Fra le cose strane o fra quelle normali? Fra le prove o fra le rappresentazioni consolidate di me? Sono così, o faccio così per ora, perché l'ora lo richiede ed io mi adeguo? Mi piace essere così, o finita l'emergenza tornerò come prima? E prendo nota di tutto, o almeno di ciò che non mi sfugge subito, e di ciò che mi torna in mente più tardi prendo consapevolezza, e mi pongo domande e tiro le somme. A volte il risultato mi piace, altre volte devo ritoccarmi, per perfezionare il ritratto, che non sarà in ogni caso mai perfetto, né mi piacerebbe che lo fosse, mi piace avere qualche difetto, apparire umana, e so che mia figlia questo lo capisce e lo accetta, perché è come me. Avevo quattordici anni o giù di lì, quando ho deciso che avrei dovuto occuparmi io della mia educazione, secondo le mie regole e i miei principi, regole e principi che col tempo ho perfezionato e consolidato. Una delle mie regole fondamentali, che ha a che fare con la coerenza, è quella del buon esempio, la regola del comportarsi secondo i principi che si intende insegnare, per dimostrare che si può vivere sulla loro base e come fare, per dimostrare che sono validi e perché lo sono, senza parole, senza frasette pronte da sfoggiare per avere ragione su un punto, bensì col proprio comportamento. A mia figlia vorrei insegnare questo, che nelle cose che facciamo ci dobbiamo credere e che quando non ci crediamo più dobbiamo smettere di farle, per non farle male, per non iniziare ad odiare le persone con cui le facciamo, per non smettere di essere fiere di noi; e che non dobbiamo lasciarci incantare da quelli che dicono ma dai ma sei bravissima, e che non dobbiamo lasciarci incantare da quelli che dicono hai fatto bene a farlo, e che non dobbiamo farci ostacolare da quelli che dicono e altrimenti che cosa vuoi fare. A mia figlia vorrei raccontare che quando sono venuti meno i presupposti di qualcosa, io ho smesso di farla, ma che non mi sono pentita di averla fatta, perché in quel momento dovevo e potevo farla, ma che si cresce e si cambia, e non vuol dire non avere le idee chiare. A mia figlia vorrei scrivere linearmente, in modo che lo capisca pure io, come è andata e come è stato, vorrei raccontarle che non mi sono mai fermata nemmeno quando a me è sembrato così, e vorrei raccontarle anche di quando mi sono tuffata, nonostante avessi sempre saputo di non saper nuotare, in acque profonde, e sconosciute nonostante le avessi avute da sempre nel mio panorama fuori dalla finestra. E vorrei dirle che l'ho fatto per salvare i miei fiori. Perché io sono così.


12 commenti:

  1. Beh, che dire? Bellissimo post (non male neanche l'autoritratto). Spero che Sofia arrivi davvero al momento giusto, è un'esperienza unica e senza eguali. Poi dice che con le madri c'è un altro rapporto, io da padre devo discordare per campanilismo, ma forse è davvero così.

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    1. Grazie Firma. Non ne ho la più pallida né remota idea, intanto preparo me stessa, e se anche Sofia non dovesse nascere mai, spero di poter dire un giorno che le sarei piaciuta, perché significherà che i "preparativi" mi hanno portato ad essere un certo tipo di persona, quella che sognavo di essere da piccola (non una principessa, lo sai) ma anche quella che tento di essere ora :)

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  2. Che delizia quell'acquerello! Sei un incanto!

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    1. Grazie Cri. Quand'ero piccola disegnavo solo persone, molti volti (inventati, non avevo modelle), e mentre disegnavo a matita e dipingevo questo, ho fatto un tuffo nel passato, da almeno vent'anni non disegnavo un viso di donna, eppure la mano sapeva come muoversi sul foglio: è stata una strana sensazione :)

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  3. Cara Elle ho cominciato a leggere il tuo post ridendo, e l'ho finito piangendo. E sto piangendo anche ora, mentre ti scrivo. Anche io ho una figlia che si chiama Alice, ma è una figlia che resterà solo nella mia mente e nel mio cuore, perchè non verrà mai al mondo. E anche io nella mia mente ho immaginato più e più vole il mio ruolo di genitore e ho pensato sempre che l'avrei guidata amorevolmente senza mai opprimerla, lasciandola libera di vivere, di assecondare le sue inclinazioni e di scegliere perchè mai avrei voluto condizionare la sua vita con l'imposizione e mai avrei voluto che lei vivesse la vita che avrei voluto vivere io. Credo che sarei stata una buona madre..ma il destino, e le mie scelte hanno deciso per me..e ho capito che purtroppo, alcune volte, mi devo arrendere, o per lo meno devo farlo quando le cose non dipendono da me :)
    Il tuo ritratto è molto bello Elle..sei davvero bella.

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    1. Innanzitutto: sotto le mie battute c'è sempre un fondo di verità, quindi la pelle liscia come seta (va be', non grigia) e il riccio perfetto li ho inventati ;)
      Io non penso che sarei una buona madre, perciò va bene così (ma questo è un altro discorso ed è lungo e incompleto).
      Però tengo su di me questo sguardo di figlia, tendo a pensare che anche mia figlia avrebbe quest’amore/severità nello sguardo, e per questo me lo tengo addosso non tanto per prepararmi ad un’eventuale peggio, quanto per essere sicura che io rimanga me stessa sempre, come se un’eventuale figlia potrebbe essere fiera di me solo se io rimango me stessa, non ottusamente, ma con convinzione sì.

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  4. Davvero toccante...penso che ti ruberò il post...ma lo serbo per me
    Posso?

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  5. Sai acquerellare con grazia. Ed anche i tuoi pensieri hanno grazia e profondità.
    Sofia sarebbe fortunata....

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    1. Grazie Sandra :)
      (e il complimento per l'acquerello fatto da te vale di più)

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  6. al di là dell'acquerello una grande post di...pedagogia!

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  7. Grazie Cirano, da piccola ho osservato e preso appunti ;)

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