giovedì 5 luglio 2012

L'amico invisibile.

Prendendo spunto da qui, avevo risposto così (me lo segno perché potrebbe tornare utile per capirmi):

Ho pensato anche io ultimamente al concetto di Amico Invisibile, perché ho attraversato momenti di sconforto al di qua dello schermo che, come sempre, mi hanno portata a voler mandare tutto, ma proprio tutto, all’aria, al grido disperato di “non serve a nulla!”. Questo perché questa volta ho aperto il blog come fuga mentale dal mio mondo chiuso, mondo che però è rimasto (e per di più quasi invariato). Al di là dello schermo trovo persone come me, perciò definisco il mondo dei blog “il mio mondo”, lo considero un luogo in cui è più facile avvicinarsi a persone simili a noi, che ci fanno sentire “a casa” ed è più facile evitare le persone che ci fanno stare male. Mi pare. Ultimamente ho odiato anche tutto questo, perché mi sentivo incapace di portare avanti conversazioni piacevoli, visto il mio malumore, solo per questo. Ma poi ho pensato alle persone che mi seguono e che, forse, mi definiscono con questo termine che ha coniato il tuo amico, e che, forse, si sarebbero sentite.. tradite da una mia partenza (leggi pure “fuga”) senza salutare. Non avevo mai avuto lettori e contatti nei miei vecchi blog, è stato più facile chiuderli di punto in bianco, ma stavolta sono riuscita solo ad assentarmi silenziosamente finché son stata meglio. Inoltre alcune delle persone che leggo con piacere, e che mi leggono, da Amici Invisibili, col tempo sono diventate Amici di Penna, nonostante il mezzo usato sia la mail (Amici di Tastiera però non mi piace ihih), e non potrei fare più a meno di questo rapporto. Per me è forse una prassi più normale, visto che ad ogni trasloco in un’altra città ho lasciato dietro di me amicizie preziose che ora sono davvero “di penna” (ci vediamo una volta all’anno se va bene), perciò so come si fa, e so che dall’altra parte di uno scritto ci sono persone, e so che sono altrettanto importanti di quelle più vicine fisicamente, se non di più. Perché dipende dalla persona in sé, non dalla sua posizione geografica, né dal conoscere la sua vera faccia (nel mondo dei blog, esclusa la foto del profilo, nessuno conosce la mia). Eccomi, io mi sono un po’ persa. Innanzitutto ciao a tutti quelli che mi hanno detto ciao, mi pare Semprevento, Patrizia M e Arthur, ma anche agli altri. Poi, Semprevento mi ha scritto, e ora rispondo (aspetta prima rileggo tutto). Io ho aperto il blog perché mi trovo in un mondo chiuso, ho scritto: ci sono due, massimo quattro persone, con le quali non ho molto in comune, sono mondi e lingue diverse, è un po’ come se mi trovassi in mezzo a degli sportivi che pensano solo agli allenamenti che parlano solo delle gare che vedono il loro mondo limitato agli spostamenti per le competizioni che riducono tutto in questi termini. Io non sono sportiva e ho sempre “ridotto tutto” alle mie letture e alla mia curiosità di conoscere persone e mondi nuovi. Viverne e conoscerne solo uno mi faceva mancare l’aria. Ma non potevo spostarmi (traslocare) perciò ho cercato un modo per viaggiare e conoscere mondi e persone nuove senza muovermi fisicamente: un blog. Non volevo dire (forse si è capito così) che tramite il blog si conoscono persone migliori che nella vita reale, bensì che nel mio caso ho avuto maggiori possibilità di scelta tramite il blog, che non nella vita reale, dove per cause di forza maggiore attuali non ho alcuna occasione di incontrare nuove persone, di avviare amicizie, di coltivarle, di litigarci disastrosamente, di mandarle a quel paese senza alcun valido motivo ecc. Ho avuto altri blog (anch’io messenger) ma per altri scopi e senza lettori e commentatori, quindi chiuderli è stato semplice come accartocciare un foglio. Chiusi quelli, ho continuato a scrivere, perché tutto si semplificava con questa necessità: scrivere di me, per capirmi e ricordare. Perciò anche quando ho aperto il blog che ho ora, pubblico, non mi sono mai crucciata di non avere lettori nei primi mesi. Poi i lettori sono arrivati e, come dici tu, non si può interagire con tutti, alcuni sono piacevoli, altri meno, alcuni come ho detto li ritrovo anche fuori dal blog, ma sempre in maniera virtuale. Ho anche già litigato pesantemente con qualcuno sul blog ;) mentre con qualcuno ho avuto semplici scambi d’opinione, talvolta anche accesi, ma senza feriti a terra, e poi come dici tu alcuni sono solo volti e parole, altri parole senza volti, altri sono parole che condividiamo quasi sempre, altri parole con cui cozziamo ecc. Nella vita reale io non ambisco ad avere tanti amici, mi piacciono i soliti pochi ma buoni. Ho in tutto quattro amiche, non frequento nessun altro, due le conosco da vent’anni, due da dieci, e durante questi anni ho avuto tante conoscenze, persone che son durate il tempo di un estate, un anno, pochi mesi, più inverni, un fine settimana piacevole, niente di duraturo a quanto pare (perché lo si scopre sempre un po’ dopo). Il motivo per cui non ambisco a tante amicizie è proprio che interagire con tutti non si può, io mi ci impegno così tanto che più di una nuova amicizia per volta non la concepisco nemmeno: io sono così. E siccome sono così, va da sé che in qualsiasi contesto, anche quello virtuale, mi comporto allo stesso modo. Anche sul blog non ambisco all’amicizia duratura con ogni singolo lettore/letto ma quando ho pensato di chiudere questo blog senza avvertire nessuno mi sono fermata e mi son resa conto che, virtuali o no, non potevo far questo alle persone che mi seguono: sarebbe stato come aver passato un anno intero a seguire un corso a scuola con una classe di persone precise, ognuna col suo modo di essere e di interagire (con me), attraverso legami stretti a varia intensità come succede a scuola: c’è il compagno di banco quasi amico del cuore e c’è quello dell’ultimo banco, simpatico ma a ben vedere non ci ho mai parlato seriamente, per poi sparire prima della fine dell’anno, nel nulla, irreperibile, non rispondo al telefono (o alle mail) sparisco e basta. Io queste cose non le faccio. Che poi col tempo questi “legami” si rivelino più blandi di quel che sono ora non è escluso, perché dietro lo schermo siamo umani, e se siamo in un certo modo in piedi per strada lo siamo anche seduti al computer. O almeno io lo sono. E ora temo di aver incasinato ancor più l’argomento, la conversazione e il mio punto di vista, se non addirittura di aver ripetuto quello che hai detto tu ma a parole mie.

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