giovedì 5 luglio 2012

L'ordine è importante.


Una volta ho scritto una storia.
Questa frase l'ho usata diverse volte come incipit, se controllassi scoprirei che ogni volta ho proseguito in maniera diversa per dire la stessa cosa. In questi casi mi chiedo sempre se non debba cancellare tutto e lasciare un'unica versione, o se sia utile conservare le diverse versioni, tramite le quali monitorare i cambiamenti nel mio stile di scrittura, ma soprattutto di pensiero riguardo alla storia stessa.

Una volta ho iniziato a raccontare le mie giornate, in maniera a posteriori del tutto noiosa, via mail. Ogni cosa era degna di nota, e impossibilitata a registrare ogni immagine attraverso le foto, la descrivevo a parole mie. Ad un certo punto le mail si sono diradate e hanno acquistato sempre più forma di tirata lamentosa, del genere "ma ti rendi conto!?"

Una volta ho scoperto che, quotidianamente, potevo trovare il lato divertente di ogni giornata, senza rinunciare allo sguardo critico e, perché no, lamentoso.
Poi mi sono stancata, non ricordo più bene perché, ero solo stanca di scrivere.
Ho resistito per un po', ma senza rinunciare a riportare nero su bianco le mie impressioni sui grandi eventi della vita, ad esempio sull'inizio di un nuovo anno.

Quando la crisi è iniziata, le mie storie si erano ormai ridotte al minimo indispensabile, ma resistevano.

Una volta ho scritto un'altra storia, l'ho riletta in questi giorni, l'inizio mi piace, inizia così:
Sono state le foto a riportarmi un po’ di normalità. Le ho trovate in una busta, tra una fila di maglie e l’altra nel mio valigione da 27 chili.
Per molto tempo ho creduto di non aver più scritto, poi di aver scritto male, poi di voler dimenticare, finché non ho ripreso la storia in mano, e l'ho riletta. È una storia divisa in due parti, la seconda parte è arrivata dopo mesi di silenzio, eppure mi piace quanto la prima, forse perché è passato tanto tempo, ma non poi così tanto, la seconda parte della storia inizia così:
Il nuovo anno è iniziato con pioggia e vento, in una casa affacciata su una vallata, di fronte le montagne, di lato in fondo la città.
Il nuovo anno è iniziato con poco latte da dividere per colazione, come si fa tra buoni fratelli (e sorelle), con il terrore al pensiero di dover mangiare a pranzo i resti pesantissimi della cena di ieri, e infine con una sorta di buonumore, dato forse dall'aria di festa che la tovaglia rossa ancora sul tavolo manteneva intatta.
Il nuovo anno è iniziato col famoso Risiko a cui, dopo la serie di giochi di carte e di società di ieri, non volevo proprio giocare, ma alla fine ho ceduto per non passare per la solita guasta feste, e poi che cosa avrei potuto fare altrimenti? Guardare la tv? No grazie.

Mi piacciono gli incipit, mi aspetto sempre che dietro ci sia una buona storia, non sempre è così.
Chissà se questa storia è buona, rileggendola non mi è sembrata male, forse solo perché la credevo peggiore.

Una volta ho scritto una storia, ho deciso di correggerla, poi ne ho scritto un'altra, ho deciso di correggerla, nel frattempo ce n'era un'altra, che dovrò correggere e tutte hanno dei bei titoli, che mi piacciono, e iniziano bene, e quando le ritrovo penso sempre che siano una bella storia, poi passa il tempo e non lo credo più.

La prima storia, lo sapete, l'avevo intitolata Ma tu mi vuoi bene? In questo preciso istante, no e inizia così:
La nostra non era una famiglia normale.
Almeno non per me.

La seconda storia in ordine di tempo s'intitola Appunti berlinesi, ed è divisa in tre parti.

La parte uno s'intitola Liebe Topi, questa parte inizia così:
Ciao Katarina, come stai? Io sto bene; fra dieci giorni parto per la Germania: farò un corso di tedesco in una scuola privata a Berlino e starò via qualche mese.

La parte due s'intitola Saluti dalla Westerwald, questa parte inizia così:
Liebe liebe Topi,
da dove iniziare? Dalla mattina, e si sa che la mia mattina inizia poco dopo mezzanotte.

La parte tre s'intitola Appunti berlinesi, questa terza e ultima parte inizia così:
Il momento peggiore della vita è quando una crisi momentanea arriva alla fase in cui rimpiangi il passato.

La terza storia s'intitola La donna con la valigia, come ho detto è divisa in due parti, di cui ho riportato gli incipit, ma un'altra cosa che mi piace molto di questa storia è il sottotitolo: Diario di una prigionia.

Ci sarà anche una quarta storia che, assieme alle ultime due, costituirà una trilogia.
Io rido, ma è così, sono collegate.
In questi giorni è toccato alle foto, ma credo sia arrivato il momento di mettere ordine anche agli scritti.

5 commenti:

  1. Mi lasci sola con al gran curiosità di sbirciare i tuoi manoscritti??

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  2. Gli incipit sono fondamentali....spesso i lettori più incalliti li imparano a memoria...non ti resta che condividere con la rete i tuoi scritti.

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  3. Buongiorno Elle.
    Sai, io amo così tanto gli incipit da averne un quaderno pieno, scritti apposta per essere proprio e solo incipit :-)
    Ogni tanto ne accarezzo uno, e immagino un seguito mai scritto, e che mai scriverò

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    Risposte
    1. Che bello questo tuo quaderno! Penso sia anche liberatorio sapere che non il seguito non verrà mai scritto.

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  4. Direi che i tuoi incipit sono perfetti, soprattutto quello del romanzo che mi hai inviato! Quando scopriremo il resto? ;-) Bacioniii

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