venerdì 13 luglio 2012

Un'unica colpa: credere che un manuale renda un genitore perfetto.

PREMESSA: seconda puntata di una mini rubrica inaugurata martedì scorso di soppiatto che troverete alla voce (cioè "argomento") I racconti di Elle, disponibile in un clic alla fine del post.


Sento che potrei stupire, se mi lamentassi di qualcosa, sì, me lo sento; sento che potrei stupire, se oggi scrivessi che qualcuno ha cercato di accusarmi ingiustamente, e che ha cercato di farmi sentire in colpa; lascerei a bocca aperta se aggiungessi che questo qualcuno è riuscito seriamente a farmi sentire in colpa, per un intero giorno; lascerei di stucco se confessassi di aver pensato alle mie dimissioni, scossa da una delicatissima questione di principio. 

Non tollero accuse che, dopo una giornata colma di sensi di colpa, mi appaiono per quello che sono: modi furbi per far apparire innocenti i genitori e, contemporaneamente, far risultare colpevoli le babysitter inesperte, nella fattispecie io che, proprio perché inesperta, non sospettavo che la colpa non fosse mia come è stato insinuato. 

Andiamo con ordine: 


- colpa Nummer eins: rispondere affermativamente quando mi si chiede se sono libera domani dalle 9 alle 14 per badare ad un bambino piccolo che ha la febbre; 

- colpa Nummer zwei: non riuscire a far mangiare al bambino altro se non una mezza banana a metà mattina; 

- colpa Nummer drei: confessare alla mamma che il bambino ha pianto, aggiungendo, per amor di completezza e di veridicità della mia relazione finale, l'avverbio "disperatamente"; in realtà avrei detto "con un'accelerazione esponenziale dell'espressione di una disperazione apparentemente immotivata", ma è sempre bene non esagerare in dettagli quando si confessa qualcosa al proprio datore di lavoro; 

- colpa Nummer vier: credere che questa madre che normalmente appena mi vede mi molla il figlio senza troppe storie, non ne avrebbe fatte nemmeno a seguito della mia relazione finale comprensiva di veritiera confessione; 

- colpa Nummer fünf: pensare che specificare che il bambino non ha mangiato proprio nulla, avrebbe distolto la preoccupazione della sua mamma dal pianto disperato prolungato e immotivato; 

- colpa Nummer sechs: credere che "immotivato" sia opinione diffusa e non solo mia; 

- colpa Nummer sieben (e qui iniziano le accuse velate da sorriso): non avere instaurato un feeling con il figlioletto; i bambini a quest'età infatti "non si affezionano, ma si attaccano" e lui, il bambino in questione e in lacrime, non si è attaccato a me evidentemente (e qui è evidente l'accusa di inattaccabilità); 

- colpa Nummer acht: non aver sedato prontamente quel pianto disperato con azioni che non fossero quelle che ho svolto: parlargli per rassicurarlo che non avrebbe mangiato, se non voleva, prenderlo in braccio per consolarlo in qualche modo, distrarlo con uno o due giochi nella cameretta, seguirlo in cucina quando mi scappava disperato, lavargli la faccia con l'acqua fresca, recuperare il suo ciuccio appena mi sono ricordata che glielo devo togliere, sì, ma non quando lo vorrebbe, cioè sempre (accusa di non aver pensato subito al ciuccio); 

- colpa Nummer neun: aver fornito a questo bambino dalla memoria di ferro che addirittura non vede quasi mai i nonni, ma quando li vede, grazie alla sua memoria di ferro che stupisce la sua stessa madre, riesce a riconoscerli come nonno e nonna, e che oramai si ricorda che se con lui ci sono io, significa che non ci sono i suoi amati genitori, aver fornito a questo aspirante elefante l'occasione di serbare di me, io, la strega, un ricordo collegato ad un pianto senza speranza di essere capito (accusa di stregoneria e di istigazione alla disperazione); 

- colpa Nummer zehn: non aver parlato al bambino con le vocine e non sentirti scema è una cosa che ai bambini piace tanto, perché gli fa capire che anch'io parlo la sua lingua: ecco un'altra che invece non vuol capire che io sono interessata solo al tedesco; ostinandomi a parlare con la mia voce normale - quindi non la lingua del bambino - convinta che spetti a lui imparare la lingua degli adulti, col tempo, s'intende, e non viceversa (accusa di ostinazione); 

- colpa Nummer elf: essermi giocata tutta la sua fiducia, tramite quel pianto (accusa di aver fallito nella vita del bambino); 

- colpa Nummer zwölf: non averle telefonato per chiedere aiuto, ossia, per sua stessa ammissione, per sentirmi fare una lista di cose utili a distrarlo, come ad esempio uno o due giochi nuovi nella cameretta, o parlargli per rassicurarlo, o prenderlo in braccio per consolarlo in qualche modo, o lavargli la faccia con l'acqua fresca, o recuperare il suo ciuccio che gli devo togliere, sì, ma non quando lo vorrebbe, cioè sempre; non smetteva? Perché non gli hai acceso la televisione allora? Esatto, la tv, quell'apparecchio che non dovrebbe guardare perché gli fa male, lo dice il manuale, fa male tranne quando i genitori se lo devono togliere di mezzo, o devono farlo smettere di piangere, ma io evidentemente non lo sapevo (accusa di non aver chiesto aiuto all'esperta in linea). 

Non ci ho pensato. Io la televisione non ce l'ho e non la voglio, quindi non ci ho pensato. E il bambino ha continuato a piangere finché non gli ho ridato il ciuccio (altro tabù violato a più riprese a scapito del mio strenuo lavoro nel toglierglielo), ha pianto così a lungo che ora mi ricollegherà per sempre alla sua disperazione! Mi odierà, me, la strega, perché quando ci sono io con lui, significa che non ci sono i suoi amati genitori, quei suoi genitori che dopo anni di studio ora insegnano, quei genitori che seguono alla lettera, capitolo dopo capitolo, il manuale del buon educatore di figlioletti, sezione dedicata al divieto del ciuccio e della tv compresa, quei genitori che dall'alto della loro perfezione quando il bambino è oramai al sicuro con me nella cameretta, anziché salutarlo con un sonoro "ciao io vado al lavoro ci vediamo dopo", sussurrano sulla porta della suddetta cameretta un "io vado ma non dico la parolina magica perché lui la conosce e capisce che sto uscendo" rivolti a me, dopodiché varcano la suddetta porta e si avvicinano a disturbare il piccolino nei suoi giochi, ossia a fare due coccole ad un figlioletto che, oltre ad avere una memoria di ferro per i nonni che vede raramente, e una che gli fa collegare la mia presenza all'assenza dei suoi genitori, e la mia faccia alla sua disperazione, ne ha senz'altro una che gli ricorda che di coccole in quella casa gliene fanno raramente, e un'altra, più istintiva, riservata a odori e colori, che gli permette di ricordare che una folata di profumo che precede avvolge e segue la mamma, e che un cappotto addosso al papà, non significano nemmeno nella sua lingua "ciao piccolino, ci sediamo un attimo sul divano a guardare la tv senza di te" cosa che lo precipiterebbe ugualmente nel panico, vista la sua precoce teledipendenza, ma non irrimediabilmente come invece fa il sospetto dell'uscita dei suoi amati genitori dalla casa, genitori che non solo non lo coccolano mai se non quando stanno per abbandonarlo nella stanza chiusa da cui io, la strega, non voglio farlo uscire, ma che addirittura non escono subito di casa, se non dopo dieci minuti di dolorosi rumori in soggiorno; e se quando lui sente rumori in soggiorno io, la strega, non gli apro la porta ma anzi lo porto via da lì prendendolo in braccio per piazzarlo davanti al suo gioco preferito che in quel momento odia perché lo allontana dalla possibilità di raggiungere i genitori uscenti, e amati, quando lui sente quei rumori inizia a piagnucolare e a quel punto io vengo ricollegata non tanto al pianto disperato da abbandono, teso ad incolpare i suoi propri genitori, quanto al pianto disperato da rapimento, teso a denunciare il mio delitto a chi mi paga per commetterlo, a chi mi paga per addossarmi la colpa di aver causato quel pianto disperato. Io, la strega stupida che allontana dalla porta e cerca di fregare lui, l'elefante volpino, che quando ha la febbre rifiuta di mangiare banane, ma non smette di mangiare la foglia, sono stata velatamente accusata di provocare il malessere di un bambino a cui di me non frega nulla, vorrebbe solo i suoi genitori, ma loro a quel capitolo del manuale non sono ancora arrivati, perciò non lo sanno. E siccome hanno incolpato me davanti a lui, ora lui mi odia.

12 commenti:

  1. Ciao Elle!
    Passo qui per un saluto veloce.. purtroppo sono e sarò un po' assente dal mio e dagli altri blog per motivi personali..
    Volevo augurarti buon weekend!
    A presto
    Chiara

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    1. Ciao Chiara, ho notato. Spero nulla di grave. Buon fine settimana anche a te, a presto :)

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  2. Mia cara Elle.....ma un poco velato "Vaffanculo, mamma non ha mai saputo che un bimbo con la febbre piangerebbe per qualsiasi cosa e che la sola consolazione è mamma?".Le mamme sono bravissime ad essere carogne con gli altri quando si sentono in colpa, ma, se invece ci crede davvero alla sua vita da manuale......beh, no, vale lo stesso un sorridente "Vaffanculo".
    Così il bimbo dalla memoria di ferro farà tesoro del vocabolo e saprà cosa rispondere fra qualche anno alla mamma!!!

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    1. Detto da una mamma mi consola, in qualità di babysitter inesperta qualche briciolo di dubbio l'ho conservato ;) Comunque ho smesso con quel mestiere.. non ho la pazienza necessaria per tollerare certi genitori..

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  3. Allo sguardo di chi ha la vista del falco, risaltano particolari che agli altri sguardi sono inevitabilmente preclusi. Per cui non sentirti in colpa. I topi non potranno mai volare, e i falchi non devono sentirsi in colpa per questo.
    Un sereno fine settimana

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    1. Grazie Silvia, che i topi si arrangino, io devo fare un volo di ricognizione per avvistare altri dettagli (mi piace quest'immagine mi sento già più libera e non solo dai sensi di colpa).

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  4. Ma sei tu quella trottolina con l'orsacchiotto ?Sei davvero uno spettacolo :)))

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    1. Ebbeno no, caro Blackswan, la mia foto l'ho messa qualche post fa, tu dov'eri? Io non sono bionda e non ho gli occhi azzurri (anche se in questa foto sembrano scuri), e non ho mai avuto la mano così cicciotta, è la figlia di una mia amica ma ora è una trottolina che se mi cade addosso mi spezza!

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  5. Sensi di colpa, da genitore dico che il 99% delle volte la mancanza è dei genitori stessi. Poi i bambini piccoli piangono, capita, è sempre capitato e sempre capiterà. Fidati, il piccolo non riporterà traumi a causa dell'esperienza. Magari la mamma dopo un bel va a cagare magari si.

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    1. Niente incubi con la mia faccia agghiacciante, allora? Pfuii! No, perché io tutti i libri sull'educazione dell'infanzia che avevano loro sugli scaffali non li ho letti!!

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  6. ti sono vicina
    fai un lavoro difficilissimo e davvero molto (troppo) sottovalutato
    e lo fai con passione e competenza

    lo conquisterai, ne sono sicura

    Un saluto incoraggiante da NYC
    Dcf

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    1. Grazie Donna, ma ho già mollato ;) troppo scomodo da raggiungere senza macchina in caso di.. febbre improvvisa. Benvenuta nella Casa dello Spirito :)

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Buona permanenza nella Casa nella Palude
Elle, il vostro spirito di fiducia.

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