giovedì 9 agosto 2012

Dirigo una famiglia aziendale.

Come tutti i sabati, l'ingresso graduale nel mondo del dovere avviene spontaneamente con precedenti mansioni casalinghe: c'è l'ho nel sangue non c'è dubbio. Ieri, seduta sul divano, mi sono rialzata con disgusto perché avevo le gambe sporche di polvere nera: terra per piante? Petrolio in polvere? Semi di papavero? Ho preso nota, nell'impossibilità di analizzare la sostanza al microscopio, di lavare il copridivano, perciò stamattina l'ho sbattuto in lavatrice e ho chiuso l'oblò con forza, ma senza rabbia. Ora è steso al sole caldo delle tredici.

Non so perché, ma da quando è iniziato agosto vedo l'estate agli sgoccioli, potrebbe esser stato il tempo ventoso di alcuni giorni fa, ma quelli forse erano giorni di luglio, chi lo ricorda più. Potrebbe essere l'avvicinarsi di settembre, simbolo della fine dell'estate forse nemmeno a Berlino, dato che lì finisce a luglio, mentre qui in concreto se ne parlerà ad ottobre. Potrebbe essere un desiderio recondito che il caldo, e quindi l'estate, finiscano presto. Con quest'incombere di una fine nel cuore mi son chiesta se sia il caso di finire di smacchiare il tavolo in plastica che abbiamo in giardino per spostarlo, ed eventualmente usarlo, nel cortile sul davanti (prima che finisca l'estate), dove volendo si potrebbe anche cenare, usando quel tavolo appunto, anziché tirar fuori quello della veranda, come abbiamo fatto quando è stata qui l'ultima zia in visita. Lo proporrò alla Romy se davvero dalla settimana prossima sarà qui, non si capisce più se per sostituire me o MagaMagò che è in ferie.
MagaMagò ha spolverato, prima di salutare tutti per le vacanze, e ha pulito il bagno, ma solo perché ieri una misteriosa sostanza a gocce nere ne macchiava il pavimento, creando scompiglio fra tutti per una cosa invece logica: qualcuno ha lasciato cadere delle gocce d'acqua e qualcun'altro camminandoci sopra le ha colorate di nero, o dobbiamo pensare che ad una seppia si siano rotte le acque nel nostro bagno? E dove sarebbe il seppiolino adesso?


In qualità di nuova addetta alla raccolta differenziata – e non ci voleva tanto a diventarlo, solo dodici mesi di gavetta e sofferenza – ho avuto questa settimana alcune avventure degne di Salgari, che senz'altro quando raccontava della Tigre della Malesia traeva spunto da me.
Mercoledì: ritiro carta e cartone, materie che raccoglievo da mesi perché ho in camera un cesto apposito (una busta di carta che un tempo ha contenuto una scatola con stivali appena comprati) che ormai era pieno di vecchi appunti e di altri oggetti in carta, ossia fogli; anche in cucina il cesto apposito (una busta cubica plastificata con la scritta "carta" sul davanti) era ormai pieno; già dalla domenica avevo svuotato i due cesti stracolmi in una cassa da posizionare davanti al cancello la notte del martedì, pensando che quella stessa notte avrei aggiunto eventuali nuovi elementi raccolti nel frattempo; invece la sera del martedì non ho trovato più la cassa piena di carta, ho chiesto pertanto spiegazioni all'ex chi di dovere:
- Dov'è la cassa piena di carta?
- Carta? Non ce n'è carta.
- Sì, l'avevo preparata io, domani passa la carta.
- No, non è domani, è venerdì.
- Sì, è domani, l'avevo letto sul calendario e avevo preparato la carta.
- Carta non ce n'è, e il secco passa venerdì.
Un attimo a bocca aperta, poi sono uscita per andare a frugare in quelle nuove, ed effettivamente sospette, cinque buste nere di "secco non riciclabile": l'ex chi di dovere aveva, chissà perché, svuotato la mia bella cassa di carta, suddividendone il contenuto in ben cinque buste di secco, di cui una mista da cui non ho potuto salvare la carta dagli altri rifiuti che la contaminavano; le ho squarciate con l'apprensione di una mamma che libera suo figlio dalle sanguisughe e ho messo la carta sana e salva nel cesto cubico plastificato della cucina, che ho posizionato davanti al cancello la notte stessa, quella del martedì, proteggendo la carta dalla furia del vento con il classico fermacarte, un tronchetto di legno, nella speranza che gli addetti non fossero così stupidi come si dice da non capire la funzione di un pezzo di legno e di una busta plastificata in un contesto cartaceo per legge.

Giovedì: ritiro dell'umido, custodito in buste biodegradabili all'interno di un apposito bidone marrone con scritta "umido" sul davanti, omologato e fornito dal Comune; mi è caduto l'occhio anche su un bidone più grande, verde, altrettanto omologato fornito dal Comune e dotato di scritta "vetro e barattolame" e, senza fare commenti sul termine "barattolame" che identifica i materiali "alluminio", "vetro" e "acciaio", ho controllato il livello di raccolta. L'idea era di integrarlo col contenuto del cestino giallo della cucina, vecchio contenitore del secco che l'anno scorso sostituii con un cubico plastificato fratello di quello per la carta, il quale suscitò con la sua presenza un tale scalpore, che temetti per la mia vita se avessi eliminato del tutto il cestino giallo da ufficio che lo precedeva nella mansione; in questi dodici mesi perciò hanno svolto assieme il loro lavoro, praticamente con le stesse funzioni, quindi con un evidente spreco di energie, al punto che potrei paragonare la mia famiglia e le sue idee retrograde e ottuse per la gestione della casa alla vecchia burocrazia italiana terrorizzata e indignata davanti alle nuove tecnologie e alle moderne tesi sulla qualità del servizio e la soddisfazione dell'utente; e dico "vecchia" per esorcizzarla. Stimando il nuovo cesto plastificato più adatto alla mansione (largo ai giovani), ma non volendo licenziare in tronco chi aveva svolto con fedeltà la stessa per tanto tempo, il mese scorso avevo deciso di trasferire il vecchio cestino giallo ad un nuovo ufficio, quello per la raccolta di vetro e lattine o barattolame che dir si voglia, ma è stato difficile, anche se non impossibile, evitare che gli utenti continuassero a rivolgersi a lui per richieste che non erano più di sua competenza; ho pensato perciò di trasferire d'ufficio il bidone verde in cucina, perché là sopra è scritto a chiare lettere che non si tratta di secco indifferenziato bensì di vetro e barattolame, una mansione specifica attribuitagli dall'alto, dal Comune.

Venerdì: ritiro del secco non riciclabile, ho posizionato davanti al cancello le numerose buste che riusciamo a riempire (di carta e di chissà cos'altro, oltre al non riciclabile) in una settimana, e ho dato ancora uno sguardo goloso al bidone verde, ma quando l'ho aperto l'ho trovato vuoto, mentre fino al giorno prima non lo era, e così ho sospettato di quelle numerose buste di secco che riusciamo a riempire di cose non riciclabili, - e di carta - e a quanto pare di barattoli; stavolta non le ho aperte e svuotate, ma mi sono sentita autorizzata ad asportare il bidone verde per posizionarlo in cucina a portata di rifiuto d'alluminio, dove l'ho trovato però troppo ingombrate, e allora fuori sul retro vicino alla porta di quello che ancora ci ostiniamo a chiamare giardino; e ho avvertito la famiglia tutta che, se davvero MagaMagò il giorno dopo avrebbe fatto i fagioli per pranzo, avrebbe trovato l'apposito bidone per barattolame là fuori, dato che le addette alla casa, per prime, danno il cattivo esempio e/o seguono il cattivo esempio di non raccogliere in maniera differenziata i rifiuti domestici.

Sembro un eversore, è vero, ma lo faccio per il bene comune, e quando tutti saranno grandi se ne accorgeranno e mi diranno grazie, e mi diranno che gliel'avevo detto, e mi diranno avevi ragione, e mi diranno hai rotto il cazzo ma hai fatto bene, senza di te non l'avremmo mai capito. Intanto penso ad un foglio da attaccare al frigorifero, con su scritto "io molto malato aiuta me dottore dice aprire meno possibile prego", perché penso che funzionerebbe per informare tutti sulla cura per il frigorifero, infatti ho valutato che prima di amputare è preferibile tentare una terapia riabilitativa, ossia un uso più congruo di un oggetto che non è un pacchetto di fazzolettini, visto che il taglio concomitante al portafogli sarebbe di circa 239 euro fino a 299, dico sulla base di due differenti negozi di elettrodomestici che offrono ciascuno un'offerta migliore inferiore a 300 euro per un frigorifero da incasso classe A senza altre pretese.
Infine, visto il successo del pensionamento anticipato del cestino giallo da ufficio, e complice l'errore che mi ha portato all'acquisto di sacchi neri condominiali anziché domestici, ho azzardato una manovra coraggiosa degna del Pirata dei Caraibi: ho preso un portabiancheria vecchio e inutilizzato da anni e l'ho messo in cucina al posto del vecchio cubico plastificato del secco, e dico "vecchio" relativamente all'uso come contenitore del secco rispetto a quello che fino a ieri era un portabiancheria in mobilità; le moderne aziende non fanno scelte basate sull'anzianità di servizio, o sull'affetto, ma valutano solo l'efficienza, l'effettiva utilità, la funzionalità, le competenze, il risparmio, e alla luce di tutto ciò un portabiancheria, quindi un collaboratore:
- con pluriennale esperienza come contenitore,
- alto e di plastica rigida, perciò fisicamente più adatto alla mansione di contenere (e di sostenerne il peso) una busta di misura condominiale piena,
- con coperchio contro la fuoriuscita di odori, perciò più efficiente rispetto ad un cubico a cielo aperto,
- più grande, quindi che garantisce un risparmio delle energie necessarie alla chiusura e all'asporto delle buste (più frequenti per le più piccole), e un risparmio di denaro in quanto una busta condominiale costa meno di due buste piccole, mi è sembrato il candidato ideale in sostituzione del cubico plastificato con cui da un anno tentavo di sostituire del tutto il vecchio cestino giallo da ufficio nella stessa mansione.
Insomma tutti siamo utili, molti addirittura simpatici, ma nessuno è indispensabile né insostituibile.

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