domenica 30 settembre 2012

E allora raccontò la sua storia.. * Und dann erzählte er seine Geschichte.

Siebzig war er gut und gern*, der alte Mann, der mir in der verräucherten Kneipe gegenüber saß. Sein Schopf sah aus, als habe es darauf geschneit, und die Augen blitzen wie eine blankgefegte Eisbahn**. „Oh, sind die Menschen dumm“, sagte er und schüttelte den Kopf, dass ich dachte, gleich müssten Schneeflocken aus seine Haar aufwirbeln. „Das Glück ist ja schließlich keine Dauerwurst, von der man sich täglich eine Scheibe herunter schneiden kann!“ „Stimmt“, meinte ich, „das Glück hat ganz und gar nichts Geräuchertes an sich. Obwohl…“ – „Obwohl??“ – „Obwohl gerade Sie aussehen, als hinge bei Ihnen zu Hause der Schinken des Glücks im Rauchfang“ – „Ich bin eine Ausnahme“, sagte er und trank einen Schluck. „Ich bin die Ausnahme. Ich bin nämlich der Mann, der einen Wunsch frei hat.“ Und dann erzählte er seine Geschichte.


Settant’anni buoni* doveva avere, il vecchio che mi sedeva di fronte nel bar fumoso. La sua zazzera sembrava come se ci avesse nevicato sopra, e gli occhi brillavano come una pista da pattinaggio tirata a lucido**. - Oh, la gente è stupida. - disse scuotendo la testa, ed io pensai che da un momento all’altro dovessero mulinare sui suoi capelli fiocchi di neve. - La fortuna in fondo non è un prosciutto affumicato appeso in cantina dal quale ci si può tagliare ogni giorno una fetta!- - È vero. – dissi io – La fortuna non ha proprio nulla di affumicato in sé. Anche se..- - Anche se? - - Anche se proprio lei sembra uno che ha in casa ad affumicare il prosciutto della fortuna. - - Io sono un’eccezione. – disse, e bevve un sorso – Io sono l’eccezione. Io infatti sono l’uomo che ha ancora un desiderio a disposizione. –
E allora raccontò la sua storia.

***

Questo l’inizio della storia di ieri, di cui l’insegnante di tedesco non ha voluto dirci nulla, per non influenzarci nel nostro esercizio. Cosa mai dovremmo fare, al nostro corso di tedesco, con un incipit così curioso?
Facile: inventare il finale del racconto, ovvero la storia del vecchio, su questo nessuno di noi ha avuto dubbi. Abbiamo lavorato in coppie, siccome eravamo in sei tre dei quali spagnoli, siamo stati divisi in modo che gli spagnoli non lavorassero assieme. Una particolarità delle lezioni del giovedì e del venerdì è che non possiamo usare il vocabolario bilingue, abbiamo a disposizione i vocabolari monolingue della scuola, dove ogni parola ha la sua definizione in tedesco. Io sono l’unica che da casa si è portata un vocabolario monolingue, perché prima di partire ho pensato di essere comunque già abbastanza avanti per non dover più usare il bilingue, in realtà non è così, a volte non capisco la definizione e devo cercare le sue singole parole, ma spesso mi aiutano i sinonimi che sono indicati alla fine di ogni accezione. In ogni caso, in nessun corso di tedesco, di nessun livello, ho mai portato il vocabolario bilingue, perché penso che parte dell’apprendimento sia imparare a chiedere spiegazioni e a capire le risposte. L’insegnante ci dice che dobbiamo chiederle ai nostri compagni, in modo che sia un apprendimento a doppio senso: chi conosce la parola deve imparare a spiegarla in altri termini, e chi non conosce la parola la impara. Io ad esempio sto imparando ad essere breve e concisa. In tedesco.
Io, come la Russa e il Francese, ero in coppia con una Spagnola, che si è rivelata altrettanto fantasiosa, perciò siamo state una coppia vincente. Il fulcro della storia era quel desiderio da esaudire, e la sicurezza con cui l’uomo sapeva che sarebbe stato esaudito: perché non l’aveva ancora esaudito? Come gli è stata data quest’opportunità? Se l’è meritato? E quando è successo tutto questo? La Spagnola ha notato subito che l’uomo ha settant’anni, perciò abbiamo pensato che il desiderio gli fosse stato concesso anni prima, e che ora fosse arrivato il momento di esaudirlo. Le possibilità sono infinite, e noi rischiavamo di farla troppo lunga e complicata, perché ci stavano venendo in mente un sacco di idee! Allora io, che in ogni lavoro di gruppo sono l’incaricata di scrivere, ho scritto subito:
“Ha aiutato qualcuno, e come ringraziamento ha avuto un desiderio da esprimere”.
Ma, contemporaneamente, io e la Spagnola ci siamo rese conto che è impossibile che abbia avuto un solo desiderio, nelle fiabe sono sempre tre, e sul fatto che sarebbe stata una fiaba, a quanto pare nessuna delle due aveva dubbi; inoltre a settant’anni, forse aveva avuto il tempo di esaudire gli altri due e sapeva non solo che quello era l’ultimo, ma anche se sarebbe stato esaudito davvero. Queste le nostre riflessioni. Ho cambiato subito la frase:
“Ha aiutato qualcuno, e come ringraziamento ha avuto tre desideri da esprimere”.
Dopodiché siamo partite con le idee alternate: una diceva è successo tutto quando aveva vent’anni, l’altra aggiungeva, sì quando abitava con i suoi genitori in riva al mare; una diceva era un pescatore, l’altra aggiungeva e un giorno è uscito a pesca con suo padre; una diceva un giorno c’è stato un temporale, l’altra aggiungeva e hanno salvato la vita ad un mago!
Ecco il risultato (nella versione in tedesco le correzioni dell’insegnante).

...e allora mi raccontò la sua storia.
“Cinquant’anni fa abitavo in un piccolo villaggio sul mare e facevo il pescatore assieme a mio padre. Avevamo una piccola imbarcazione, con la quale ogni mattina andavamo a pescare. Un giorno tempestoso vedemmo un’imbarcazione senza comandante e sentimmo un grido: un uomo era caduto in acqua e stava affogando. Io saltai in acqua e nuotai verso di lui per salvarlo. Con mia grande sorpresa, era un mago, e per ringraziarmi della mia buona azione mi concesse tre desideri.
Come puoi già immaginare, ne ho già usati due, e oggi verrà esaudito il mio terzo desiderio.
Infatti oggi è il mio settantesimo compleanno e anche, di nuovo, il ventesimo”.

...und dann erzählte er seine Geschichte
„Vor fünfzig Jahren wohnte ich in einem kleinen Dorf am Meer und arbeitete zusammen mit meinem Vater als Fischer. Wir hatten ein kleines Schiff, mit dem wir jeden Morgen fischen fuhren.
An einem stürmischen Tag sahen wir ein Schiff ohne Fahrer und hörten einen Schrei: Ein Mann war ins Wasser gefallen und er war fast ertrunken. Ich sprang ins Wasser und bin zu ihm geschwommen und war zu und schwamm zu ihm, um ihn zu retten. Überraschenderweise war er ein Zauberer, deshalb hatte er mir drei Wünsche frei gewährt, dank meiner guten tat.
Wie du dir schon vorstellen kannst, habe ich zwei von ihnen schon verbraucht.
Heute wird mein letzten Wunsch erfüllt, da mein siebzigsten und auch wieder mein zwanzigsten Geburtstag ist.“

***

La nostra storia è risultata anche la più simile all’originale, che è appunto una fiaba di Erich Kästner, autore di libri per bambini e ragazzi; nel 2001 è stato tratto un film da uno dei suoi romanzi, ma in italiano ho trovato solo il libro, si tratta di Emilio e i detective, un giallo per ragazzi datato 1929. La fiaba del nostro compito invece è Das Märchen vom Glück (La fiaba sulla fortuna).
Le altre due coppie hanno scritto di un nonno che dice al nipote che se avrà sempre pensieri positivi, nella sua vita potrà realizzare tutto ciò che desidera (ma nell’incipit si parlava di un solo desiderio), e di un uomo che perde in un incidente moglie e figlio, i quali lo contattano dall’aldilà per dirgli che lo stanno aspettando (ma non si capiva il collegamento con l'ultimo desiderio da esprimere).

 ***

Note di Elle traduttrice.

*gut und gern: ho fatto un po’ di fatica a trovare il significato di quest’espressione, perché nei vocabolari cartacei e online che ho a disposizione non c’è tutta intera; le singole parole significano “buono e volentieri”, ma nonostante la somiglianza con l’espressione italiana “spesso e volentieri”, era chiaro che il significato tedesco non è questo, almeno non qui dove si parla di età: una persona non può avere “settant’anni spesso e volentieri”, no? E allora cosa vuol dire? Su internet ci sono solo frasi di esempio, ne ho trovata una pagina piena, si tratta di stralci di articoli di giornale, che anche quando non sono articoli sportivi hanno tutti la stessa caratteristica: si riferiscono a numeri (età, distanze chilometriche, dimensioni, gol in partita, risultati vari), quindi è un’espressione che si riferisce a quantità, e a quel punto sentivo di avere la soluzione sulla punta della lingua, ma ero distratta da quell’abbinamento di due parole di cui una dal significato “volentieri”! Comunque alla fine ho trovato il corrispondente italiano, a senso, perché le lingue funzionano così, non c’è una tabella da cui prendere i dati al momento di tradurre, semplicemente la frase finale deve avere lo stesso senso della frase in lingua originale.
** blankgefegte Eisbahn: altra piccola difficoltà, perché secondo l’insegnante l’espressione intera significa “molto pulito”, ma io volevo rendere anche il senso fiabesco del racconto, perciò ho cercato sui miei dizionari. Ancora una volta non ho trovato l’espressione intera, se non come “blank wie ‘ne Eisbahn sein” a quanto pare espressione berlinese per dire “essere al verde”. Separatamente abbiamo “Eisbahn” che è la pista di pattinaggio, “blank” che significa “lucido, luccicante”, infine “gefeft” che è il participio passato di “fegen”, cioè “spazzare, scopare”. Quindi ho pensato che la traduzione “pista di pattinaggio tirata a lucido”  fosse abbastanza espressiva e fiabesca, per rendere l’idea del luccichio negli occhi del vecchio.

3 commenti:

  1. Mi sembra che tu e la spagnola siate state le più brave, quelle che vogliono andare al di là del semplice compitino ben fatto. Il racconto mi ha ricordato certi racconti "magici" di Bukowski (che, tra l'altro, è nato in Germania, ad Andernach), e forse avrei fatto un finale più hard ;), ma a lezione è certamente diverso.

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    1. Credo che Andernach sia vicino a Koblenz, dove sono nata io :)
      In quanto al finale hard, se avessimo avuto più tempo per precisare gli altri due desideri, credo che come spiegazione del fatto che si fosse tenuto il terzo per così tanto tempo, gli avremmo sicuramente fatto sprecare gli altri due in qualche modo malsano ;)
      Questo Bukowski ora me lo segno, lo nomini troppo spesso per non incuriosirmi, ho controllato cos'ha scritto e credo di avere a casa Post Office mai aperto, appena torno lo leggo ;)

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  2. Maddai, sei nata vicino al paese di Hank ... "Post Office", vado a memoria, è uno dei primi suoi romanzi (forse il primo), dove inzia a narrare la sua sporca vita fottuta. Parla del suo lavoro alle poste americane (è nato in Germania, ma tornato presto negli States, da dove veniva il padre, militare in Germania dopo la 1^ guerra mondiale). Ho letto tutto di lui. Leggilo quando torni, e poi dimmi...

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