martedì 11 settembre 2012

La fortuna degli avanzati.


Ed io che ho sempre pensato di non essere particolarmente fortunata, o meglio: che la fortuna in fondo non esista, benché non abbia prove che ognuno si possa creare la propria fortuna da sé, insomma non me ne sono mai preoccupata, inoltre se non esiste, non è neppure creabile.
Una volta ho dato un esame scritto, ero davvero agitata, nel pallone, confusa, non avevo idea di cosa fosse rimasto nella mia mente dopo giorni e giorni di studio, credevo nulla, anche se l’argomento, la storia medievale, è uno dei miei preferiti. L’esame era scritto, condizione a volte favorevole, altre inutile, se non si è studiato non serve a nulla avere tempo per rispondere, per creare una risposta. Avevamo a disposizione tre ore e quattro pagine, per un totale di quattro domande “generiche”, del tipo “parlami di”. Alla consegna dei fogli con le domande, il professore, furbissimo, ha spiegato che aveva diviso le domande in tre gruppi e che ogni gruppo di domande sarebbe capitato a persone lontane fra loro, ciononostante i gruppi non erano assegnati in base alla nostra dislocazione, bensì secondo la lettera dell’alfabeto del nostro nome. Io, sfigatissima, avevo le quattro domande più odiose di tutto il programma di storia, peggio non mi poteva capitare, per non infierire non ho nemmeno letto le quattro domande degli altri due gruppi, ho preso il mio foglio, ho scritto 1) e mi sono accinta a inventare dieci righe almeno di risposta alla prima fottutissima domanda. Mentre pensavo a tutt’altro (come andarmene senza dare nell’occhio, come convivere con quel fallimento sulla coscienza, come trovare il coraggio di presentarmi almeno all’orale) il professore, col suo solito tono canzonatorio, ha detto che quando ci viene consegnato un foglio con le tracce di un esame lo dobbiamo leggere, capito? Lui aveva scritto chiaramente che le lettere iniziali su cui dovevamo basarci per scegliere il nostro gruppo di domande erano quelle del nome, non quelle del cognome: “non ho scritto cognome, capito? Se iniziamo così”. Tremante, ho spostato lo sguardo sul gruppo di domande sotto la lettera del mio nome, non del mio cognome come avevo fatto prima, sfigatissima, e cos’ho trovato ad attendermi? Che culo: i miei quattro argomenti preferiti!
Insomma, quell’esame andò benissimo.

Ieri alla scuola di tedesco, ho compilato il test d’ingresso, quello che serve per capire in quale livello devono essere inseriti gli allievi. In cinque minuti netti ho risposto ad una cinquantina di domande di grammatica, in forma di “inserisci la parola mancante, scegliendola fra le quattro proposte”. Un normalissimo test a risposta multipla al quale, volendo, si può rispondere anche tirando a indovinare, soprattutto se non si hanno a disposizione nella mente le nozioni utili a rispondere con coscienza e correttamente. Io uso da anni sempre lo stesso metodo: rispondo al volo alle domande alle quali so rispondere con sicurezza, poi torno sulle altre e provo a rifletterci meglio, infine tiro a indovinare laddove neanche far mente locale per mezz’ora di fila mi è stato utile. Ieri il test d’ingresso l’ho compilato in cinque minuti, ci ho impiegato più tempo a scrivere due righe su “per quanto tempo hai studiato tedesco?”, perché scoprire che ho frequentato un corso vero e proprio solo per cinque mesi in vita mia, mentre per i restanti cinque anni ho tirato a indovinare, mi ha stupita non poco. L’ultimo esercizio del test consisteva nell’inventare una storiella sulla base di sei vignette, le vignette erano le stesse del 2007, lo scazzo col quale ho cercato di descriverle in forma di storiella pure, e penso che anche il risultato finale fosse poco perfetto nella stessa misura della mia performance del 2007, nonostante stavolta abbia cambiato storia: anziché di un uomo e una donna che prima litigano poi, complice un giorno di pioggia, diventano amici, stavolta ho parlato di un ex marito e una ex moglie che si odiano e poi, complice la pioggia, ricordano i bei tempi romantici e fanno pace. Che palle ‘sti esercizi.
Risultato: grammatica talmente perfetta (le 50 risposte precedenti lo schifo di storiella) che potrei tranquillamente frequentare il C1, ossia il penultimo livello prima di essere madrelingua. Ma se, come dico, ho difficoltà nell’esposizione, nella produzione sia orale che scritta (e la storiella e i miei balbettii in segreteria lo confermavano), potrei anche partire dal B2, ma se dovessi trovarlo troppo lento, farlo presente, così potrò essere trasferita al C1.
Io per ora me ne sto buona buona al B2, perché è da quando ho iniziato il mio percorso nei meandri della lingua tedesca che per colpa di ‘sta cazzo di grammatica salto i livelli a pie’ pari e vengo spedita troppo avanti, quindi è meglio se ci diamo tutti una calmata: io ho imparato la gran parte del mio vocabolario tedesco leggendo il giornale, ancora oggi leggo libri in tedesco, e non solo romanzi, per forza (ri)conosco la grammatica. Domenica ho letto un libro di storia in un pomeriggio, ad esempio. Capisco abbastanza, intuisco ciò che non so, cerco nel vocabolario le parole su cui ho dubbi, ma ciò non significa che tutte queste parole che io riconosco quando le sento o quando le trovo scritte, siano a portata di mano quando voglio esprimere quegli stessi concetti. Balbetto, semplicemente, e uso di tutto il sinonimo più comune, facile, banale. Sono qui appunto per perfezionare il mio parlato e il mio scritto, per innalzarlo al livello al quale mi trovo quando si tratta di capire il tedesco altrui.
Se riesco a scrivere al volo la parola mancante in cinquanta frasi, è solo perché sono frasi che si trovano nei libri e nei giornali, io penso a quella che suona meglio, a volte non ci devo neppure pensare, le leggo e mi suonano in testa le frasi già complete, quasi fossero frasi fatte, spesso non leggo nemmeno le quattro risposte a disposizione, e il più delle volte non saprei spiegare la mia scelta con una frase migliore di un’innocente “mi suona giusto così”. Un po’ come in italiano: usiamo tutti abbastanza correttamente la grammatica senza sapere nemmeno cosa sia una coniugazione, però se qualcuno coniuga male un verbo ci accorgiamo subito che qualcosa non va e indichiamo facilmente la coniugazione giusta.

Io ho bisogno di parlare, se ne avessi anche voglia sarebbe meglio. Stamattina appena arrivata in classe, all’alba, cioè alle nove e mezza, anzi alle nove e trentacinque, quindi pure con cinque minuti di ritardo, abbiamo corretto velocemente i compiti per casa e poi iniziato con la lezione. Parte dell’esame finale (per chi lo vuole o lo deve fare) sarà una conversazione su un argomento a caso, fornito dalla commissione, avremo a disposizione tre minuti per prepararci, ovvero buttar giù qualche punto da affrontare, e due minuti per esporre l’argomento. Dopo questa breve introduzione per chi non l’avesse saputo, l’insegnante ci ha fatto scegliere fra un ventaglio di bigliettini, a caso, e una volta girato il bigliettino scelto, ognuno di noi ha scoperto su cosa avrebbe dovuto parlare per due minuti. Io, sfigatissima, non ne avevo proprio voglia, di solito me la cavo bene in questi casi, perché sparo qualche cazzata che fa ridere tutti, ma qui sono appena arrivata, nessuno sa ancora che quando scherzo sono serissima eccetera, dovrò comportarmi bene, ma chi ne ha voglia? Io no. Ho lanciato uno sguardo all’orologio, merda le nove e cinquanta, a che ora è la pausa? Poi la ragazza di fianco a me ha bisbigliato messaggi alla ragazza dall’altra parte della piccola aula: “io politica” ha detto soltanto “e tu?” Io ho avuto paura di alzare lo sguardo per leggere il labiale dell’altra. Politica!? Was ist “Politica”? Tremante ho girato il mio foglietto e letto la seguente frase: “L’ultimo libro che ho letto”. E poi sotto: “Autore, titolo, di cosa parla, perché mi è piaciuto”. Che culo. Gli altri hanno dovuto parlare di telefilm (io sono ferma a Beverly Hills 90210 e neppure me lo ricordo), di politica (politica??), di un monumento, di eventi storici: quel matto d’un francese ha dato una risposta originalissima: “evento storico per la Francia è stata la vittoria dei mondiali”. O erano europei? Insomma: ha detto un sacco di cose originali, che io non ho sentito perché pensavo già ad altro, infatti, fortunatissima, sono stata scelta come prima a dover parlare, va da sé che mi sono rilassata subito e con ho ascoltato una ceppa storta di quello che hanno detto gli altri.
Ho parlato della gabbianella e del gatto, che mi è piaciuto perché insegna a cavarsela anche nelle situazioni che non si conoscono; peccato che non sapessi come si dice “gabbiano” in tedesco, meglio così: l’ho descritto e sono risultata molto brava perché “è proprio quello che bisogna fare all’esame, cioè cercare di spiegare le parole che non si conoscono usando altre parole, anziché fissarsi e bloccarsi”, insomma me la cavo anche io come il gatto Zorba. Ho solo qualche difficoltà nella posizione delle parole nella frase ma per il resto me la cavo: ho addirittura parlato per due minuti esatti! Devo solo parlare a voce un po’ più alta, senza timori. Sì vabbe’ ma questa è la mia voce!

Ps. Dopo tre giorni a minimo 22 gradi, il temporale previsto per domani a Berlino è appena iniziato. Viva l’autunno.

10 commenti:

  1. Oh, finalmente di nuovo un post sulla lingua tedesca :-P Insisto (e me ne scuso in partenza): trovati un madrelingua con cui praticare, visto che la grammatica ormai la sai; giunta dove sei, i corsi non servono a niente. Io ho imparato il greco, l'anno scorso, senza prendere nemmeno una lezione "ufficiale" - e senza i travasi di bile per gli allievi de coccio! Buona giornata :-)

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    1. Sì, Marco, mi ricordo il tuo consiglio. Il fatto è che io ho il terrore del tandem de coccio :( Comunque per ora i compagni di corso son sani, a parte tre che sembrano australiani ruminanti per come si masticano le parole in bocca!

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    2. Perdonami zum zweiten Mal, ma prova almeno una volta. Ricordo che tu impari meglio in gruppo, ma gli stranieri spesso hanno amici compatrioti: piu' in gruppo di cosi' ... ;-) Gratis e senza impegno: se ti ci trovi bene continui; se ti ci trovi male lasci perdere. E puoi insultarmi xD

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  2. Ciaooo che bello rileggerti! Mi piace la nuova veste del tuo blog!
    Complimenti per l'esposizione, sei stata fortunata con l'argomento.. la politica?? Mamma mia, io sarei scappata a gambe levate! Il libro che hai citato è meraviglioso, l'ho adorato! Brava Zorba ;-)
    A presto cara!

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    1. Infatti l'ho letto dopo averne letto da te ;) Sì, me la cavo in fatto a contenuto, devo solo ricordarmi di pensare bene alla frase prima di pronunciarla, tanto per mettere ogni componente nella gusta posizione!

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  3. Il prossimo post pensalo in tedesco, poi lo reciti decisa a voce alta sempre in tedesco e mentre lo ripeti una seconda volta lo scrivi in simultanea ancora una volta in tedesco. Quando noi ti diremo che non capiamo il tedesco ce lo tradurrai in italiano.

    Visto quanto esercizio?

    Per le consulenze mi accontento di 20 euro :)

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    1. Ti pago alla tedesca: 20 euro in monete da un centesimo, qui le adorano :)
      Riguardo all'esercizio, direi che potrebbe funzionare: è la stessa cosa che faccio in italiano, visto che risultati?
      ..mm.. già..

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    2. Beh, per i risultati in italiano direi che non ti puoi proprio lamentare.

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    3. :) grazie, non lo farò allora!

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