venerdì 9 novembre 2012

Incipit+.


Stavo leggendo il mio libro di esercizi di scrittura narrativa, quando ad un certo punto sono arrivata all’esercizio creativo di far proseguire un incipit famoso con una storia diversa da quella originale. Ho pensato subito che gli incipit proposti fossero noiosi, ma poi mi è venuta in mente la mostra Minimal Incipit di CheRotto, e i vari incipit già preparati da lui e pubblicati sul blog L’Orablù, e ho pensato che avrei potuto usare quelli per esercitarmi. Ho cercato di ricordarmene uno, per provare a cambiare il proseguo, e a quel punto mi sono resa conto che di nessuno ho letto il romanzo, quindi il mio esercizio di “cambiare” è diventato subito un tentativo di “riscrivere, sperando di cambiare”. Sarà più facile cambiare l’inizio di una storia che si conosce, di cui si sa come va a finire, o quello di un libro di cui non si sapeva nemmeno che fosse stato scritto? Mi chiedevo mentre aprivo la pagina del blog. Ecco cos'ho scritto.

(1984 di Orwell) - Era una fresca limpida giornata d’aprile e gli orologi segnavano l’una. Decise pertanto di scrivere subito un esposto al signor sindaco perché così non si poteva andare avanti. Spettava a lui dire al becchino che era il nuovo incaricato di cambiare l’ora, d’altronde lo sapevano tutti che Gustavo era morto, e che per forza qualcuno doveva prendere il suo posto. Il becchino, poi, era stato l’ultimo a vedere vivo Gustavo, non c’era nessuno di più adatto ad essere investito di quest’onore.

(Sulla strada  di Kerouac) - La prima volta che incontrai Dean fu poco tempo dopo che io e mia moglie ci separammo. Sapevo da tempo il suo nome, ma non l’avevo mai visto, e devo dire che mi sembrò subito troppo basso. Potrebbe sembrare un’offesa gratuita e infantile, la mia, ma la sensazione di fastidio che provai nel doverlo guardare negli occhi da sopra la sua fronte prese il sopravvento su ogni altra possibile considerazione, al punto che subito dopo pensai ancora, erroneamente, che di lui avrei potuto far fagotto, e buttarlo nella Senna o dov’è che era andato a vivere di pesca con mia moglie.

(Guerra e pace di Tolstoj) - Ormai Genova e Lucca non sono più che appannaggio, che dominio della famiglia Buonaparte. Che nome del cavolo, che si sono scelti, è il pensiero di tutta la cittadinanza benpensante; Genova e Lucca, per contro, non se ne curano troppo, a loro basta avere un cognome di tutto rispetto, e un cognome non può che incutere timore, o rispetto che dir si voglia, quando c’è sotto un’intera famiglia. Ormai Genova e Lucca sono dei Buonaparte a tutti gli effetti, e cosa importa che siano stati comprati.

(Lolita di Nabokov) - Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. No, niente. Lolita, luce profonda, lombo infuocato. No, per niente. Lolita, luce mia, vita mia, morte mia. Bah. Lolita, luce e buio in una volta sola. O sola volta? Lolita, luce infuocata nei lombi della vita terrestre che nasce e che cresce. Ma come caaazzo fanno i poeti a scrivere certe cose!? Appallottolò il foglio scarabocchiato, e lo lanciò nel cestino, mancandolo. Ma pooorca! Si alzò, andò verso il cestino, diede un calcio alla pallottola di carta, si tastò le tasche in cerca del cellulare e contemporaneamente lo vide sul letto. Ci si lanciò, afferrò il telefono e chiamò col tasto rapido il numero di quel testa di cazzo di Luca.

(Se questo è un uomo di Levi) - Era stato catturato dalla milizia fascista il 13 dicembre 1943. O almeno così ripeteva più volte al giorno, in corrispondenza di un torto subito.
- Nonno, mangia la minestra, che fa bene. –
- ‘Fanculo la minestra. Io! – tuonava – Io, sono stato catturato dalla milizia fascista il 13 dicembre 1943! –
- Nonno, mangia. –
- Mangia un corno! Io! – e soffocava in un accesso di tosse – Io, sono stato catturato dalla milizia fasci.. –
- Il 13 dicembre 1943, sì nonno, mangia adesso. –
- Adesso no! Io.. – e per un attimo sembrava aver dimenticato il resto – Io, dalla milizia fascista, sono stato catturato! Il 13 dicembre 1943! –
E non c’era verso di convincerlo a mangiare la minestra.

Avevo appena aperto la pagina internet, quando mi è venuto in mente che stavo per fare la stessa cosa che aveva fatto CheRotto con le sue opere: completare l’incipit minimo. Io però ho scritto il resto dell’incipit  senza sapere se mi sono avvicinata o meno all’originale, CheRotto invece l'ha completato con un’immagine creata da lui collegata al romanzo.
Se volete vedere i suoi lavori, li trovate dal 10 novembre all’Orablù, ma i primi assaggi sono già sul blog.

5 commenti:

  1. Ahahah bellissimi gli incipit di Guerra e pace e di Lolita! Sei mitica!
    Ti auguro uno sfavillante weekend :-)

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    1. Grazie Chiara. A me piace quello di Sulla strada ma solo perché è l'unico romanzo che è rimasto in valigia dalla selezione dei chili, e mi incuriosisce scoprire come prosegue l'incipit in realtà. Lo leggerò durante le vacanze di natale dalla scuola, però :)

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  2. Voto per Lolita. Ah, non si può votare? O si può? Ah, allora voto per Lolita. Se si può. Se non si può, pace. Non Guerra e pace, voto sempre per Lolita però pace, in senso lato. Giusto nel caso non si potesse votare. se no, Lolita.

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    1. Certo che si può votare. Poi sceglierò il voto più bello e premierò in qualche modo l'autore, ad esempio potrei dirgli che si può votare, certo che si può votare. Ma glielo dirò solo se il voto saprà distinguersi per originalità, niente valutazione dei titoli eccetera, solo gli incipit vengono votati. E i voti degli incipit. Perché votare si può, certo che si può votare.

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    2. Ah, ok. Allora Lolita. Visto che si può.

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