domenica 30 dicembre 2012

Sembra uguale, eppure è diverso.


Volevo fare i galletti del Mulino Bianco, avevo pure comprato la margarina, ma qualcosa è andato storto.
Nell’ordine:
1) continuo a non avere una bilancia, e misurare coi cucchiai non rende la giusta misura;
2) la ricetta sembrava troppo semplice, dovevo buttare nella ciotola tutti gli ingredienti assieme tranne due;
3) più mescolavo, più a me la ricetta sembrava quella di una frolla da lasciar riposare in frigorifero mezza o un’ora, ma la ricetta non lo dice;
4) figuriamoci se una che non ha una bilancia ha un matterello: mi hanno consigliato oggi di usare una bottiglia di vetro, ma io i biscotti li ho fatti il 24 e ho usato un rotolo di pellicola trasparente, avvolto in carta forno per non farlo scivolare; non ho usato un rotolo di carta forno perché non ho un rotolo di carta forno, ho fogli staccati arrotolati, ma senza anima di cartone all’interno;
5) ho infornato due teglie, sui biscotti della seconda ho scordato di spennellare l’uovo e di sgranellare lo zucchero, e questo è il meno: i biscotti erano già abbastanza duri, fossero stati anche belli non sarebbe cambiato nulla;
6) sapevano di pane insipido, e non di frollini dolci, vai a capire perché, sarà mica colpa del sale iodato che ancora non so dosare? Per ora ho rimediato comprando, troppo tardi, sale di cava, perché sarebbe troppo semplice scegliere solo tra sale marino grosso e sale marino fine, perciò in Germania abbiamo sale grosso e sale fino che può essere marino, di cava, da tavola, iodato, di lago, di pietra, di legno, di solo fumo e niente arrosto, di chi più ne ha più ne metta eccetera.

La ricetta è sul sito del Mulino Bianco, veniamo a cosa ho fatto io con questi galletti malriusciti.


Innanzitutto mi son beccata un bel raffreddore, proprio il 24 quando ho spento il forno dopo una serata in cucina, e ho tirato fuori il letto dal divano, e mi sono messa sotto le coperte, mi sono raffreddata. Logico.

Il 26 sono tornata al lavoro, ed ero sempre più raffreddata, perciò ho evitato di stare alla cassa a smoccolare sugli euro degli altri, e ho fatto il mio lavoro in un negozio strapieno di turisti pazzi: cosa ci fate qua dentro? C’è pure il sole fuori! Mi sono divertita, molti mi chiedevano informazioni, mi facevano domande, mi rivolgevano la parola ed io dovevo rispondere, ma non così tanti da sforzare la mia gola infiammata. Ogni tanto andavo a soffiarmi il naso di nascosto.

Il 27 l’Inglese mi ha vista entrare in negozio come al solito in anticipo, mi ha seguita in cucina e mi ha rispedita a casa, con l’ordine di stare sotto le coperte a mangiare zuppe e bere tè anche il giorno dopo. Quindici minuti dopo ero di nuovo alla stazione, forse sono addirittura salita sullo stesso treno che mi aveva portata al lavoro e che tornava indietro dal capolinea. Sono entrata al supermercato, prima di rientrare a casa, perché di passare la giornata sotto le coperte a rincoglionirmi di tè non ne avevo intenzione: alle 12 avrei dovuto iniziare a lavorare, alle 13 ero a casa e pranzavo.

Ho cucinato per due giorni interi, più o meno, e sono a posto per i pasti ancora fino a domani.
Fra le altre cose ho fatto un tiramisù che avevo promesso ad una mia collega. Non è vero che gliel’ho promesso, mi ha solo chiesto la ricetta, io le ho spedito via mail la ricetta di quello classico, e poi ho fatto quello mio con la crema pasticcera e i biscotti riciclati, maledicendo la Germania che non ha il normale aroma di vaniglia in fialetta, bensì Butter-Vanille-Aroma… vaniglia burrosa? Dall’odore avrei detto “vaniglia nauseabonda”, o anche “intensa” a voler essere gentili.


Non è niente di speciale questa ricetta, se non fosse che oggi al lavoro ha avuto un successone anche fra le italiane, perché “ha poco zucchero e sa davvero di caffè!”
Bene.

Ingredienti per la crema alla vaniglia.
250 ml di latte
1 fialetta di aroma alla vaniglia
2 tuorli
50 g di zucchero
1 cucchiaio di farina

Procedimento per la crema alla vaniglia.
Scaldate sul fuoco il latte e la vaniglia, nel frattempo mescolate i tuorli con lo zucchero, aggiungete la farina e mescolate ancora; versate il composto in un pentolino più grande e mettetelo sul fornello acceso, versateci lentamente il latte caldo, e mescolate con la frusta a mano finché la schiuma che si è formata non si assorbe. Quando la crema si è addensata spegnete il fuoco e versate la crema in una ciotola per farla raffreddare a temperatura ambiente.


L’odore della vaniglia burrosa era nauseante, ma io pensavo al casino che stavo combinando, per l’ennesima volta, in cucina. Piatti, ciotole e pentolini sporchi, poco spazio ma di nuovo l’entusiasmo di preparare un dolce per qualcuno che forse non avrebbe apprezzato, ma senz’altro me l’avrebbe detto, perché io sarei arrivata lì con la scusa della vaniglia burrosa, perché un la gentile alle lamentele bisogna fornirlo. Eppure non ce ne sono state. Ho raccontato pure dei galletti duri, ma niente, pure le italiane erano apparentemente soddisfatte. Rimaneva da risolvere il casino in cucina: una montagna di piatti, ciotole e pentolini lavati sono rimasti ad asciugare sul lavandino, che ha solo un lavello e io sfrutto il piano al suo fianco anche per le stoviglie appena insaponate, poi rimetto tutto dentro per il risciacquo, pulisco il piano e ci rimetto tutto a sgocciolare. Le cose che tendono ad arrugginirsi o anche solo a macchiarsi le asciugo subito. L’odore della vaniglia burrosa era nauseante, ma io pensavo che la cucina bisogna viverla: usarla, sporcarla, pulirla, come il resto della casa. Io pensavo al fatto che avevo aperto la finestra del bagno, per far entrare aria pura, pensavo alla muffa che si sta formando vicino agli infissi, pensavo che in questa casa le finestre non vengono mai aperte. E che non c’è una scopa! Non sapevo come pulire il casino che ho fatto, non si può sempre usare uno straccio bagnato, per le briciole ci vuole la scopa, ma qui non c’è. Né c’è un aspirapolvere, che io preferisco.

Ingredienti per il tiramisù con crema alla vaniglia (o pasticcera)
Galletti venuti male
Caffè bollente e zuccherato a piacere
Crema alla vaniglia
Cioccolato fondente grattugiato
Granella di nocciole

Procedimento.
Preparate una caffettiera da tre di caffè, ma anche due. Nel frattempo, siccome ci vuole almeno mezz’ora sulla piastra elettrica (sapete che in Germania rifuggono i fornelli a gas e hanno le piastre elettriche), io ho messo ordine alle foto del 2008 che prima o poi stamperò, anche se il sito tramite il quale le stampo spedisce solo in Italia, magari ne trovo uno tedesco che mi offre lo stesso prezzo, e intanto seleziono le foto, con l’occhio del 2012. Per la seconda caffettiera ho optato per il caffè tedesco, mettendo più caffè e meno acqua ho pensato di ottenere un caffè altrettanto forte, che poi ho zuccherato il giusto, a occhio senza assaggiarlo.
Ho messo a bagno i biscotti spezzati in due per far penetrare bene il caffè all’interno, nel frattempo sedevo al computer e scrivevo mail di vitale importanza, o sedevo al tavolo e cucivo piccole e grandi cose, ad esempio il portachiavi per la chiave del mio armadietto al lavoro.


E pensavo che per settimane non ne ho avuto uno e non ho insistito per averlo, ma da quando me l’hanno dato, e ho anche la mia scatola porta oggetti in cucina, e ho messo un nastrino come portachiavi (ma si è rotto, e poi questo fatto con un francobollo dei miei acquerelli e, dietro, un quadratino di stoffa, è più bello), e ho scritto il mio nome sia sull’armadietto che sulla mia scatola, e ho iniziato a lasciare le scorte di cibo nel frigorifero, ad avere i fazzoletti nell’armadietto o il barattolo di nutella nella mia scatola, da allora mi sono sentita più integrata al lavoro, e quindi a Berlino.


Ho messo i biscotti inzuppati in una pirofila ricoperta di pellicola trasparente, perché a me certe cose che ci sono a casa non sembrano poi così pulite, e li ho ricoperti di crema alla vaniglia, non era tanta perciò l’ho sparsa bene, per poterne avere abbastanza per un secondo strato.
Ho messo altri biscotti a bagno e creato il secondo strato di biscotti, poi il secondo di crema, e pensavo che mi comprerò una spatola, quando avrò una casa mia, poi la bilancia, la frusta a mano e il colino per setacciare la farina. Oppure farò una cena per i miei colleghi, come si usa per sverginare una casa nuova, e avvertendo che non ci facciano l’abitudine perché in fondo sono un po’ orso, e lo immaginano già, perché ho rifiutato un invito per natale e uno per capodanno dicendo che preferisco starmene da sola, e dirò che non dovranno regalarmi minchiate per la casa, tipo piante o candele, ma cose utili, e darò loro questa breve lista alla quale dovranno attenersi.
E ho pensato che stavo preparando un dolce da portare al lavoro, una cosa che ho sempre fatto sia quando lavoravo a Berlino nel 2008, sia a Bologna, segno che al lavoro mi trovo bene. Oggi quando il Grande Capo è entrato a controllarci, mi ha chiesto se avevo già un’idea per ottimizzare il museo, come ci aveva chiesto di fare, e io ce l’avevo e gliel’ho detta, mi ha detto che si potrebbe fare, di proporla agli altri e decidere assieme come fare. Ho una collega già dalla mia, un’altra era un po’ titubante. Poi gli ho detto che nel frigorifero c’era il mio tiramisù, di prenderne pure un po’, e quando è tornato ancora una volta, mi ha detto che era ottimo. Insomma, questo tiramisù è stato spazzolato.


Non avevo cacao in polvere, perciò ho grattugiato due quadrati di cioccolato fondente col mio macinino, son venuti fuori tanti piccoli fiocchi di cacao, e li ho sparsi sul tiramisù, poi ho messo la granella, infine ho preso le formine degli omini del semaforo e ho insistito col cacao all’interno e con la granella all’esterno delle formine, per disegnarli sul tiramisù. Il disegno l’hanno visto solo i primi due colleghi che hanno attaccato il tiramisù, ma visto che vendiamo queste formine, è risultata una cosa simpatica.
Ho messo la pirofila nel sacchetto di stoffa che uso per la spesa, un sacchetto bolognese, e stamattina sono uscita col malloppo in mano. Vedo spesso sul treno persone che hanno un piatto in mano, il venerdì sera o il sabato sera, andranno a cena da qualcuno e porteranno il loro contribuito. Io in mano avevo anche il thermos col caffè: riesco a farlo buono solo quando faccio la misura di quattro tazze; per non doverlo riscaldare la sera, visto che riscaldato non mi piace tanto, oggi l’ho messo ancora caldo nel thermos, e sono andata al lavoro con queste armi al caffè in mano. Dopo mezz’ora che lavoravo il caffè l’avevo già bevuto, ma nessuno ancora aveva assaggiato il tiramisù, era nel frigorifero che aspettava il primo goloso.
Sotto casa c’era la vicina, che mi ha beccata a frugare nella cassetta delle lettere con le dita attraverso la fessura, perché non ho la chiave (ma ho quella della cantina). Ho tirato fuori una lettera per me, da Bologna, la mia amica si complimentava per la mia scelta di tornare in Italia, ed io sono cascata dalle nuvole: da quanto non ci sentiamo? Oppure ho cambiato idea poco dopo averle scritto? Proprio grazie a quella lettera che le ho scritto? Per contro, mi trova “più ambientata a Berlino, più pimpante”, ecco spiegato tutto.


Ecco spiegato perché ho voglia di chiacchierare col Grande Capo, di dirgli che mi è venuta un’idea, di dirgli cosa vendiamo meglio o qual è la domanda più strana che mi hanno fatto i clienti, di leggere le novità sul suo sito, di sapere qualcosa di più su Berlino. Ecco perché mi fa piacere rispondere alle domande o richieste dei clienti, trovare una soluzione, tenerli sotto controllo e sorridere loro se i nostri sguardi si incrociano, non perdere tempo in chiacchiere con le colleghe, ma allo stesso tempo portare un dolce da mangiare tutte assieme.
Ecco spiegato perché sto così bene in questi giorni in cui sono sola in casa, in cui non mi sento più costretta ad un ordine di cortesia, né all’inattività di chi non vuole essere invadente, né a tenere la musica in sottofondo o ad accendere la radio per sentire il notiziario che però nessuno ascolta, né a chiacchiere di accompagnamento del silenzio, né a spiegare perché metto la margarina nella farina e non la farina nella margarina, né a raccontare la mia giornata di oggi che è uguale a quella di ieri tranne i pensieri, tranne le sensazioni, né a sentire le stesse frasi ogni giorno.
E anche oggi un altro giorno inizia, vedi Elle, sempre lo stesso, dormire, mangiare, lavorare, lavarsi, e ancora dormire, mangiare, ogni giorno uguale, questa è la vita, Elle, io a trent’anni sono ridotta così, ti rendi conto Elle, non faccio nulla. E poi la sera: E anche oggi un altro giorno finisce, sono già le undici, vedi Elle – risatina – sempre le stesse cose, anche oggi abbiamo mangiato, lavorato, fatto la doccia, e ora andiamo a dormire, ogni giorno uguale, è questa la vita, Elle? A trent’anni, cosa facciamo? Non facciamo nulla, Elle. Ogni giorno le stesse frasi. A trent’anni già così ripetitiva.
Ecco spiegato perché io ogni giorno leggo due paginette del mio libro, cucio un po’, penso a cosa mangiare di buono, parlo con persone diverse, scrivo qualche pagina, scrivo una lettera o qualche mail a diverse persone, immagino storie fantastiche o rifletto sulla realtà in base alla mia ispirazione, ascolto una canzone diversa o anche la stessa ma lo decido ogni giorno in base a come mi sento, perché per me ogni giorno è diverso, perché "pimpante" forse è un po' esagerato, ma "più ambientata" è vero.
Ecco spiegato perché rimarrò, perché qui, proprio qui a Berlino, la mia vita non è solo dormire, mangiare, lavorare, lavarmi, e ancora dormire, mangiare, ogni giorno uguale, vedi Domj, io non sono come te, quando il giorno finisce io sono stanca, ma non dormo perché vorrei fare tante altre cose, vado a letto perché il giorno dopo devo alzarmi troppo presto per i miei gusti, e quando mi alzo sono contenta di mangiare pane e nutella come ogni giorno, il mio viaggio in treno non è mai uguale a quello del giorno prima, né all'andata né al ritorno, vedi Domj, io ho così tanti piccoli interessi che anche quando faccio la stessa cosa, la faccio in maniera diversa, perché tra una volta e l'altra, un altro interesse che con questo non c'entra nulla, mi ha insegnato qualcosa che a questo può essere applicato. E sembra tutto uguale, eppure è diverso.

19 commenti:

  1. Piena di vita sei Elle ... così piena di vita che sembri un personaggio di Truffaut. Ma sei vera, ne ho le prove ;)
    p.s. adoro il tiramisù

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    1. Un vero Spirito, che esiste!
      Forse me l'hai nominato proprio tu, Truffaut l'ho già sentito. Ho controllato, e mi pare di aver visto solo L'uomo che amava le donne. Forse Truffaut me l'hai nominato proprio tu.. un titolino? :D
      A me non piace tanto il tiramisù, eppure è la ricetta che faccio (e modifico) più spesso.

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    2. Sì, credo di avertelo nominto io. Mi ricordi lui nel narrare la vita. L'uomo che amava le donne è uno dei suoi film che preferisco, accanto a I quattrocento colpi, e a tutti quelli con il suo alter ego Antoin Doinel, interpretato da Jean Pierre Leaud. Poi Effetto notte, Jules e Jim ... tutti. Tutto da vedere, e anche da leggere (le sue sceneggiature, ma anche i suoi libri sul cinema, o, bellissime, le lettere). Un grande intellettuale, come la compagna dei suoi ultimi giorni, l'attrice Fanny Ardant, che adoro pure lei ...

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  2. Insomma alla fine qualcosa di goloso è venuto!!!Ciao e buone feste!!

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    1. Sì, Pippi, golosissimo. Buone feste anche a te. Ma te l'ho già detto benvenuta nella Casa dello Spirito? Se l'avevo già detto pazienza!

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  3. concordo con Alligatore :)
    nessun giorno e' uguale all' altro...un tale mi ha detto giorni fa o forse un mese fa non ricordo, che ogni giorno e' un inizio ...
    baci
    p.s. sarà un meraviglioso anno nuovo per te ;) io lo so!

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    1. Ecco la strega che prevede il futuro :) Ma no, lo prendo come augurio!
      Quel tale ha ragione, ogni giorno è un nuovo inizio, ci avevano fatto pure un film noiosissimo, fortuna che la vita è meno monotona!!

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  4. Sì, sì, un meraviglioso anno nuovo. E a Berlino c'è pure il sole!!

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    1. Incredibile, ti rendi conto? Arriverà la botta di freddo a gennaio, vedrai. Intanto ci godiamo le belle giornate, e aspettiamo l'anno nuovo.

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  5. Elle..è così..sembra tutto uguale, ma non lo è mai..anche io alla fine di una mia lunga elucubrazione sono arrivata alla stessa conclusione..si, perché pur facendo le stesse cose, un giorno non è mai uguale ad un altro..sta a noi rendere ogni giorno speciale, infilandoci qualcosa che ci dia soddisfazione e piacere..sta a noi costruirci la vita, perché siamo noi i protagonisti della nostra vita. E' bello trovare tempo da dedicare alle attività che ci piacciono, come è altrettanto positivo vivere al meglio le ore di "dovere", cioè quelle ore che ci vedono impegnati a lavoro. E' pur sempre vita, e la vita non va mai sprecata..
    Mi piace la tua ricetta..brava Elle..e l'idea del cioccolato fondente grattugiato al posto del cacao, bé, è golosissima !
    Buona domenica..e che sia una domenica piena di cose belle :)

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    1. Grazie Mary, golosità a parte, è vero, il compito è solo nostro, nessuno ci porta la giornata piena, o la giornata rilassante, o la giornata memorabile a casa, spetta a noi costruircela, e farlo secondo i nostri gusti è il minimo che possiamo fare. Io un tempo ero apatica, sono contenta di esserne uscita :)
      Buona serata

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  6. il tiramisù (anche alle fragole)è come il rock'n'roll, più lo mangi più ci resti incollato.

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    1. Il tiramisù alle fragole non l'ho mai provato, sappi che quando lo farò, sicuramente non avrò le fragole, e ci metterò lamponi o mirtilli o pesche o banana!
      In realtà con banana e kiwi l'ho già fatto..

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  7. Ellina bella : buona fine e miglior inizio !
    Augurissimi !

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  8. i tuoi racconti sempre meravigliosi di una chiarezza disarmante, belle le tue foto mi piacciono i colori caldi , le tue ricette una genialita' e sicuramente buoni, ancora auguri per un felice anno ciao

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  9. si è postato un mio commento con rosalba spero mi avrai riconosciuto ciao cara alba

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    1. Sì Alba, ti ho riconosciuta, sono contenta che riesci a commentare così :) grazie, per le foto forse ho scoperto cosa sbagliavo, mi vengono meglio in questa casa di luce scarsa! Buonanotte

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  10. "E sembra tutto uguale, eppure è diverso":
    dolce a parte- che comunque ti è venuto- mi piace il tuo modo di guardare le giornate. ;)

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    1. Grazie Doria, cerco di fotografarle con la luce migliore, diciamo così, ma non sempre mi riesce :)

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