lunedì 21 gennaio 2013

Pure io c’ho l’aneddoto.


Una volta sono andata in gita con alcuni amici. Non erano amici miei, erano amici di qualcun altro, però erano alcuni. Siamo andati in gita in un posto che non conoscevamo, non importa dire dove perché la storia che sto per raccontare si potrebbe svolgere ovunque, ciò che conta è quel che è successo. Siamo arrivati lì decisi a visitare il posto, avevamo organizzato questa gita tutti assieme, volevamo trascorrere la giornata assieme ed eravamo entusiasti dell’iniziativa. Siamo arrivati lì decisi a visitare il posto, ma nessuno si era informato prima, ognuno di noi aveva un’idea di ciò che voleva fare e di ciò che voleva vedere, ma nessuna informazione precisa su cosa e come. Poco male, ci si arrangia.
Eravamo lì, apparentemente decisi, ma ci siamo presto trovati a discutere su cosa fare, alcuni volevano iniziare subito con la visita, partiamo e vediamo cosa troviamo e man mano decidiamo, altri invece volevano discuterne con calma, ad esempio avremmo potuto prendere l’aperitivo e intanto parlarne, gli altri però non volevano perdere tempo, che tanto finisce che restiamo a bere e non facciamo nulla, mentre quelli promettevano che no, non ci saremmo trattenuti, però dai siamo appena arrivati, il viaggio è stato lungo, ci beviamo qualcosa, poi andiamo.
I due gruppi si sono divisi, non serve litigare, prendetevi l’aperitivo, noi iniziamo, ci vediamo qui fra non molto, no? Sì sì, va bene, è giusto per bere qualcosa, sì, e anche per mangiare qualcosa, ha aggiunto qualcun altro, andiamo in un posto dove ci sono anche stuzzicchini, ok? Sì sì. E così un gruppo si è diretto verso la strada dei locali, deciso a fare l’aperitivo, e l’altro verso la strada dei monumenti, deciso ad iniziare la visita.
Il gruppo mondano, dopo poco era ancora sulla strada, che discuteva su dove fare l’aperitivo, camminava e osservavano i localini per decidere quale fosse il migliore..
..io voglio spendere poco
..ah e io voglio gli stuzzichini
..sì ma non una bettola ok?
..e poi non dobbiamo allontanarci.
Ognuno diceva la sua, e c’era pure quello indifferente, che messaggiava col cellulare e annuiva ad ogni frase che dicevano gli altri, sì sì, decidete voi, per me va bene qualsiasi cosa, non ho problemi.




Dall’altra parte, il gruppo culturale era ancora sulla strada che discuteva su cosa vedere prima..
..guardate, il campanile, la chiesa è lì
..non vorrai fotografare la chiesa?
..no voglio entrare
..ma dentro non si possono fare foto!
..macché foto, voglio fare una preghierina, il viaggio era una merda e noi siamo arrivati sani e salvi
..ma che palle vai da sola, io voglio fare le foto
..sì vabbé, ma non è che adesso dobbiamo stare qui a fotografare chiese e palazzi
..no, ma se camminiamo si può fare anche qualche foto
..visto che camminiamo si può dare anche uno sguardo alle vetrine
..sì ma solo uno sguardo, ché non siamo venuti qui per fare shopping
..no no tranquilli, ma almeno incamminiamoci dai
..però ricordatevi che siamo qui per visitare il posto.




Dall’altra parte il gruppo mondano si era diviso in due: alcuni erano spariti dentro un locale per l’aperitivo, altri stavano sulla strada a chiacchierare, dimentichi di voler prendere l’aperitivo parlavano di tutt’altro, l’indifferente telefonava giocando con la punta del piede contro un albero del viale. Dalla parte culturale il gruppo si era sgretolato perché alcuni si erano avviati verso i monumenti, quella che aveva studiato storia dell’arte voleva la pinacoteca o non so cosa, ha detto il nome di uno famoso che ha fatto un’opera conservata proprio in zona, uno che tutti avrebbero dovuto conoscere e apprezzare, ma nessuno l’ascoltava, anche se tutti annuivano. Quell’altra era riuscita ad entrare in chiesa e a trovarci qualcosa che non andava e ne era uscita borbottando, tutti però pensavano che ce l’avesse con loro perché non erano entrati in chiesa con lei, lasciandola sola. Quelle altre erano in brodo di giuggiole, così bei negozi e prezzi normali, sorridevano esageratamente e anche se nessuno era davvero di malumore, sembravano a tutti molto eccessive nelle loro reazioni, a parte che non siamo venuti qui per fare shopping. Alcuni fotografavano palazzi con la testa per aria, altri fotografano merda di cane accucciati sul marciapiede, altri ancora discutevano a coppie di quali altri posti avevano visto simili a questi, niente di nuovo, capirai, però dai, è bello essere di nuovo tutti assieme, fare qualcosa assieme, e gesticolavano.




Dalla parte mondana, i discorsi per strada si erano fatti seri e riflessivi, ormai tutti giocavano con la punta del piede contro qualcosa, o gesticolavano parlando di cose loro, come se non fossero in un posto nuovo da visitare, ma a casa loro come sempre a fare le solite cose: l’entusiasmo iniziale per il nuovo sembrava evaporato ed era tornata la solita tranquilla apatia, si erano già acclimatati. Chi era riuscito a portare avanti il proposito dell’aperitivo invece beveva alla grande, ma i gruppi di bevitori erano due: quelli che volevano fare l’aperitivo alla moda, bicchiere in mano e sguardo esperto di qualcosa, altri invece se ne fregavano della forma e stavano già stravaccati al tavolino a ridere sguaiatamente di una battuta. Altri due facevano la spola fra i due locali, senza decidere quale scegliere: da una parte c’era un fratello dall’altra un amico, chi scegliere? E gli stuzzicchini dove sono?
L’indifferente intanto aveva finito la telefonata, sorrideva compiaciuto e, dimentico di essere in gruppo, aveva varcato la prima porta di bar che aveva visto e aveva ordinato una birra, discuteva già col barista sul bello della vita, due filosofi al bancone, quando gli altri l’hanno ritrovato e gli hanno detto andiamo che ci stanno aspettando, e lui senza scomporsi né smettere di sorridere, ha salutato il barista, si son detti è stato un piacere alla prossima, anche se probabilmente non si sarebbero più rivisti, ma l’amicizia tra filosofi ha sempre un che di misterioso, poi si è unito agli altri sempre col suo sorriso aperto e indifferente alle loro discussioni su..
..e adesso cosa facciamo?
..facciamo una cosa che piace a tutti
..è una parola
..ma se siamo venuti tutti assieme dobbiamo fare qualcosa tutti assieme
..e cosa? Quello che decidi tu a me non piace
..no, dobbiamo vedere cosa piace a tutti
..eravamo venuti per visitare il posto
..e nessuno si è informato prima? Veniamo qui senza sapere nulla, senza informarci!
..ma chi se frega.


E così c’erano ancora due gruppi: un gruppo aveva proposto di iniziare a camminare, e di vedere cosa c’era, com’era, e man mano decidere dove andare e cosa fare, cosa vedere, mentre l’altro gruppo diceva che senza organizzazione non si combina nulla, ciononostante non aveva idea di come organizzare, aveva solo il tono deciso di chi sa cosa non andrebbe fatto, andare allo sbaraglio no, fa perdere tempo. Gli improvvisatori avevano tutta la buona volontà di questa terra, partivano alla scoperta delle viuzze ma tornavano indietro delusi: o per la solita sporcizia dei vicoli o perché le case sulla strada erano uguali a quelle che conoscevano già o perché nel laghetto c’erano gli stessi pesci, e loro erano lì per qualcosa di nuovo, di migliore. Gli altri confabulavano fra loro, con una carta malandata in mano e vaghi ricordi di scuola o di frasi lette su facebook di gente che c’era già stata, avevano tutta una loro idea idilliaca del posto, volevano goderselo, perciò dovevano fare le cose per bene. Alcuni indecisi si sono schierati con loro, è sempre bene quando nel gruppo c’è qualcuno che ha la situazione sotto controllo, anche perché sarà anche solo una gita, ma son soldi, meglio non sprecarli girando a caso. Nell’altro gruppo intanto l’obiettivo di visitare il posto si era un po’ fatto da parte, tutti ridevano sguaiatamente, tranne due che, imbronciati, borbottavano che però così non va bene, insomma si erano schierati con gli avventurieri, sarebbe senz’altro stato più divertente ma così era troppo, quelli ridevano e basta.
Dopo tanto camminare, non eravamo più né compatti né divisi in due, sembravamo tanti piccoli gruppi o coppie che chiacchieravano fra loro, o singoli silenziosi e assorti, non sapevamo nemmeno più perché eravamo lì, cosa volevamo fare, camminavamo e parlavamo d’altro, oppure ci lamentavamo di non essere organizzati, oppure cercavamo di sminuire la disorganizzazione, in fondo le gite devono essere un piacere e in fondo quello che volevamo noi era passare del tempo tutti assieme, fare qualcosa insieme, sentirci di nuovo amici e uniti, stare bene insieme, divertirci pur nella serietà di una gita alla scoperta di un posto nuovo di cui non sapevamo nulla..
..è vero che siamo venuti qui un po’ all’avventura, però
..è questo il bello, non dobbiamo per forza sapere già tutto, sbagliando s’impara, la prossima volta..
..la prossima volta non faremo di certo così, saremo più organizzati
..appunto.






Per cena, avevamo promesso di incontrarci di nuovo e mangiare tutti assieme, e nonostante alcuni dubitassero che la promessa sarebbe stata mantenuta (alcuni si erano allontanati in malo modo, il gruppo sembrava sciolto, almeno per quel giorno, con grave disappunto dei più legati a quelle amicizie), per cena ci siamo davvero ritrovati tutti assieme. Sembrava tutto molto assurdo, una sorta di polverone inutile, non sarebbe stato difficile avere una vera gita piacevole, non è possibile che non si riesca a fare da soli una gita decente se non si ha una guida del posto esperta e a pagamento! Ma davvero per cena eravamo tutti lì assieme, sorridenti e divertiti e rilassati.
Abbiamo iniziato a camminare e discutere su dove andare a mangiare, perché naturalmente nessuno aveva idea. Volevamo mangiare qualcosa di tipico, ma ad un certo punto per alcuni non era più la cosa più importante, l’importante era mangiare. Ma eravamo lì anche per mangiare qualcosa di tipico del posto, per uscire dalla nostra provincialità, no? Quindi..
..sì ma se non sappiamo dove andare un posto vale l’altro, altrimenti ci chiudono i ristoranti sotto il naso e finisce con non mangiamo.
Sulla strada c’erano tanti ristoranti e trattorie, ognuno offriva anche qualcosa di tipico, e nessuno del gruppo sapeva decidersi. In realtà alcuni dicevano con tono fermo basta, entriamo qui, ma i titubanti avevano sempre una piccola obiezione da fare, e siccome noi volevamo cenare tutti assieme, di questo eravamo sicuri, dovevamo trovare qualcosa che piacesse a tutti, e dire che non c’erano vegetariani o persone a dieta, almeno non fino a quel momento, eppure non riuscivamo a scegliere un locale in cui entrare. Proviamo questo..
..da fuori non mi piace è sporco, quest’altro?
..hai visto i prezzi!? Scordatelo
..ecco questo, me lo ricordo, me l’ha nominato qualcuno
..per dire che è buono o che fa schifo?
..ma adesso cosa c’entra?
..c’entra, cazzo, dobbiamo mangiarci noi!
..sì ma così non ci decidiamo
..non dobbiamo nemmeno entrare nel primo che troviamo.
E così abbiamo percorso tutta la strada, provato ad entrare in ogni locale che avesse anche solo una lettera dell’insegna invitante, ma niente, non eravamo mai tutti d’accordo, alcuni cominciavano ad avere davvero tanta fame, altri erano solo stanchi di camminare, qualcuno si era pentito di aver accettato di buttarsi all’avventura così, ogni tanto si alzava una voce che proponeva con decisione un ristorante, ci avviavamo in branco fino alla porta, poi sulla porta succedeva qualcosa e tornavamo indietro, una volta addirittura due o tre erano già dentro e chiedevano un tavolo libero
..per quanti?
..per.. ma dietro di loro non c’era più nessuno, qualcuno era riuscito a tirarli di nuovo indietro perché quel ristorante non andava bene, perché?
..non lo so perché, ma non possiamo entrare così nel primo..
..non va bene perché non l’hai deciso tu, solo per questo
..non va bene perché non l’ha deciso nessuno, siete entrati e basta, solo perché siete stanchi, non va bene fare le cose così, prendere le decisioni per stanchezza, perché non ne avete più voglia
..oh, ma siamo qui per mangiare e divertirci o per litigare?





Quando la strada è finita, ci restava solo da tornare indietro e ricominciare la disamina, ma nessuno, nemmeno quelli che continuavano a protestare, ha avuto il coraggio di incamminarsi per tornare indietro, oramai eravamo lì, stanchi e affamati.
Credo che in quella trattoria ci siamo entrati solo perché ci eravamo fermati proprio là davanti a guardare la fine della nostra strada. Siamo entrati, e magicamente, l’idea di aver raggiunto una meta, di poter mangiare, e di essere in qualche modo finalmente d’accordo, ci ha messo di buonumore: urla e gridolini, risate e battutacce, ci siamo seduti e abbiamo iniziato a discutere su cosa ordinare.
Volevamo qualcosa di tipico, volevamo assaggiare un po’ di tutto, e abbiamo deciso di prendere alcune cose da dividerci, così abbiamo ordinato quattro o cinque pietanze diverse da dividere in più persone per assaggiarle tutti. Appena il cameriere è andato via, alcuni hanno protestato di non aver ordinato nulla..
..come nulla, abbiamo preso tutti assieme da dividere
..io non ho preso nulla ti dico..
..perché divideremo
..dividere? Io ho fame, ho camminato tutto il giorno, sono stanca, ho fame
..le porzioni sono grandi abbiamo chiesto al cameriere
..certo che il cameriere ti dice che sono grandi!
..semmai il cameriere ti dice che sono piccole per farti ordinare il doppio
..non m’interessa, io non ho ordinato null..
..oh, a proposito, ma cosa abbiamo ordinato?
..il primo, un po’ di antipasti
..c’è la carne? Io non posso mangiare carne, e nemmeno certe verdure, mi gonfiano
..ma perché non l’hai detto prima, abbiamo chiesto!
..non vi ho sentito, possiamo cambiare? Richiama il cameriere.
Abbiamo richiamato il cameriere e ordinato altre porzioni e fatto mille domande sugli ingredienti, quando ormai le nostre ordinazioni erano in cottura, abbiamo comunque ottenuto tutto e naturalmente alla fine della cena è avanzata una marea di roba, mentre le bottiglie vuote si erano quantuplicate sul tavolo; pur essendo stanchi e affamati, nessuno è riuscito ad abbuffarsi, alcuni erano pure delusi per i sapori, che non erano come quelli a cui siamo abituati, anche quando importiamo un piatto tipico di un’altra zona, e ci sembra di conoscerlo, non è mai preparato allo stesso modo, ci piace l’idea del piatto tipico originale, ma lo imitiamo quasi meccanicamente, senza sentimento, i dettagli ci sembrano pedanteria, per ottenere lo stesso risultato dovremmo non solo conoscerlo a fondo, capirlo, ma entrare nella cultura del luogo che l’ha prodotto. Eppure, mangiarlo a casa nostra conserverebbe qualcosa di estraneo, se non lo conciliassimo coi nostri sapori, coi nostri gusti
..buono, ma non ne mangerei tutti i giorni.



Stava iniziando la discussione sulla cena che faceva schifo, quando è arrivato il conto, così è potuta iniziare la discussione su quanto cazzo abbiamo speso!?
Abbiamo iniziato a fare i calcoli fra le poteste di chi, improvvisamente a dieta, aveva mangiato pochissimo e bevuto acqua, e che perciò non voleva pagare la stessa quota degli altri ingordi..
..siamo tutti assieme e dividiamo in parti uguali
..ma io non ho mangiato quanto voi, non c’entro nulla con questi calcoli, non contarmi
..certo che c’entri anche tu, siamo tutti assieme
..io ho assaggiato solo l’antipasto, avete preso solo cose che non mi piacciono, fatti mantenere da tua mamma, non da me!
..che stronza, adesso paghi, la prossima volta fatti fare un conto a parte, se non sei con noi
..non ho detto che non sono con voi, ho detto che non è giust..
..va bene va bene, adesso facciamo così.
Siamo riusciti a decidere che avremmo diviso in parti uguali, e qualcuno ha proposto di pagare con la carta e di prendersi le quote in contanti, perché oramai avevamo fatto banchetto dentro il ristorante, in piedi vicino alla cassa a discutere su chi e quanto far pagare, e l’idea di discutere in privato le divisioni, e salvare l’apparenza pagando tutto subito con la carta è stata l’unica che ha trovato immediata approvazione. L’indifferente continuava a messaggiare in un angolo, finché non è stato riportato alla realtà, e ha spalancato gli occhi: sì sì, quanto ti devo dare? Ha tirato fuori il portafogli con una mano, mentre con l’altra teneva il cellulare in aria, in modo che rimanesse in campo, perché stava inviando il messaggio.
Quant’è?
..io pago per due
..io ho cinquanta euro, me li cambi?
..no, me li dai dopo, io pago per tre!
..quanto mi hai dato?
..aspetta, ti devo restituire ancora due euro e cinquanta
..i cinquanta centesimi non li vuoi?
..cosa?
..il resto, i cinquant..
..tieniteli, andiamo?
..aspetta, io ancora non te li ho dati!
..dai allora, chi manca?
..conta un po’
..ok, mi sembra che me li avete dati tutti
..ma hai pagato?
..sì sì, ho pagato con la carta, andiamo, usciamo.



Siamo usciti di lì, dopo aver bloccato il vestibolo per un’altra mezz’ora, ed eravamo tutti ancora un po’ perplessi, perché finite le (solite) discussioni sul pagamento, ci era tornata in mente la cena poco più che discreta, e la somma che avevamo dovuto sborsare, la più scocciata era quella che aveva mangiato come un uccellino, la più sorridente era quella che aveva pagato il conto con la carta, perché alla fine aveva pagato dieci euro meno di tutti.
Una volta sulla strada ci siamo guardati attorno, ancora una volta indecisi sul da farsi, dove andiamo adesso? Ma allo stesso tempo ancora provati da quanto appena successo, appesantiti dalla cena, alleggeriti dal conto, entusiasti perché in fondo quelle ultime ore passate a mangiare erano state piacevoli e divertenti, goliardiche come ai vecchi tempi, ma allo stesso tempo confusi dall’effemerità del tutto, eravamo di nuovo per strada, di nuovo dovevamo decidere, e non eravamo sicuri che le decisioni prese fino a quel momento fossero state giuste, dentro di noi nessuno credeva più nella propria capacità di decidere..
..eppure ci siamo divertiti
..sì ma non siamo venuti qui per divertirci, cioè sì, anche per divertirci, ma dovevamo
..cosa?


Alla fine qualcuno ha parlato, in mezzo a quell’improvviso disorientamento, ha parlato per mettere a tacere in nostri dubbi, per tranquillizzarci e spronarci a continuare, per nascondere gli errori fatti e darci fiducia in noi stessi nel futuro, ha parlato e ha detto una sola frase, che però descriveva, spiegava e sminuiva quanto appena accaduto: dai ragazzi, in fondo un’inculata ci sta, andiamo.


In questi giorni sento parlare, e leggo in giro, delle elezioni. Ci saranno le elezioni ed io di politica non so nulla, non ho idea, non mi pare, e proprio per questo non ne parlo, e anzi quando ne sento parlare ne capisco poco. Nomi e cognomi non mi dicono nulla, colori e forme ancor meno, fatti e misfatti non mi sembrano degni di nota. Sarà che a me da sempre piace la storia, e so che certe cose succedono da sempre, vi ricordate guelfi e ghibellini? Continuo a confonderli, ma ricordo quali intrighi e imbrogli e falsi sorridi e false alleanze avevano messo in pratica. Un tempo si usava addirittura il matrimonio, per suggellare un’alleanza politica, e l’avvelenamento misterioso o l’esecuzione pubblica per scioglierla, direi che le cose in Italia sono migliorate, o no?
Comunque questo di oggi è il mio aneddoto politico, più di così non so fare, più di così non capisco, per me la politica è questo, e continuo ad essere convinta che se non cambiamo noi, non cambierà nemmeno la politica, perché la nostra politica siamo noi. Però, ripeto, io di politica non so nulla, mi sento indifferente.






Ed è per questo che vi chiamo, invece, calorosamente a candidarvi per il contest più atteso del 2013 La musica è sempre più blu: da oggi e fino a sabato potete proporre i vostri tre titoli per ogni categoria italiana, e il titolo per il fuori concorso straniero, se non ne sapete nulla leggete il post dedicato sul sito dell’Orablù, e poi inviate iscrizione e canzoni all’indirizzo orablubollate@gmail.com.

La politica perde colore? Tranquilli, la musica è sempre più blu.


(con gli slogan però ci so fare, dite la verità)
(e non è fantastico riuscire a collegare foto del 2009 a ragionamenti del 2013?)

8 commenti:

  1. E' così..se non cambiamo noi, se non cambia la nostra prospettiva e il nostro modo di vedere le cose, anche la politica non cambierà mai. In fin dei conti la politica altro non è che lo specchio della nostra società. I politici altro non sono che i rappresentanti di chi li ha votati, e se qualcuno li ha votati, lo ha fatto perché ci si immedesima..politica, diplomazia, compromessi..non so..il tuo post non fa una piega..
    Io di politica ne capisco, e il mio problema, ora, è che non mi sento totalmente rappresentata da nessuno..che tristezza !
    Fortuna che c'è la musica..;)
    p.s. come vedi, alla fine, un punto d'incontro si trova sempre..come sarà che riescono a stare insieme teste totalmente diverse tra loro ?? Come sarà che destra, sinistra e centro, tutti quanti appassionatamente hanno sostenuto per un botto di tempo il governo Monti ?? Mistero della fede !
    Ciao Elle :) Buona serata
    p.s. io parto mercoledì mattina..ti scrivo con calma mentre sono in treno..

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io sono ancora più triste, non solo non ho idea di chi potrebbe rappresentarmi, ma non ho nemmeno idea di chi mi abbia rappresentato fino ad ora.
      Questo lo noto solo ora, non mi era mai importato, vivevo in un mondo di fiaba in cui le cose brutte sono altre, sminuivo la situazione italiana, qualunque fosse (cosa potevo saperne io?) Ora non so più cosa pensare..
      La musica? è probabile che io ascolti pure musica di parte, senza saperlo!!

      Elimina
  2. Ho letto il lungo racconto e mi è piaicuto, a parte la morale, se posso così chiamarla, finale. Leggendolo pensavo fosse un rifacimento in chiave moderna de Il fascino discreto della borghesia, grande film di Luis Buñuel
    In quel film ci sono dei rappresentati della borghesia, alti prelati, militari ecc. che parlano, parlano ma non mangiano mai, una metafora surreale sulla crisi, allora, di un sistema di valori. Sul discorso elezioni, come ben sai, io andrò a votare, mi piace schierarmi, non amo il qualunquismo (tanto sono tutti uguali e ci prendiamo un'inculata). L'inculata, la puoi prendere lo stesso, ma se te ne stai in disparte, dici" fate voi io non me ne intendo", come potrai poi lamentarti? Credo sia facile. Come diceva un grande, molto citato (ma forse poco ascoltato), "libertà è partecipazione ...". Insomma, capisco la confusione dei tempi, capisco che uno può essere disinteressato di natura alla cosidetta "cosa pubblica", e che, in certi momenti storici ci sia una chiusura di prospettive, ma ora c'è in campo, una proposta che riapre, Ingroia e la sua lista Rivoluzione Civile, è veramente una bella occasione da non perdere. Questo è il mi parere, altri saranno lontani, ma questo è il bello della democrazia. Poi, ovviamente, il compito del cittadino, non finisce con il voto, deve continuare, con manifestazioni, appelli, incontri, letture, web ... visto che tu conosci e ami la storia, saprai che cittadini passivi e lontani dalla politica, fanno il gioco dei potenti e dei corrotti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La "morale" non piace neppure a me, ma la mia posizione non è cosa di cui vantarsi: non mi piacciono le inculate, perciò nei due giorni successivi ho mollato tutti e sono andata a mangiare da sola lo jamon. Ho lasciato fare preferendo tirarmi fuori, per poi dire, da fuori, "avete sbagliato". L'indifferente di cui parlo è un altro, ma mi sono resa conto che in fondo anche io mi sono comportata così. E ho una piccola crisi esistenziale: anche io sono così? anche io mi contraddico? anche io mi lamento senza fare nulla per cambiare le cose?! Ho letto la Storia come un romanzetto d'avventura!? Sembrerebbe di sì..
      Quindi prima devo cambiare il mio modo di pensare..

      Elimina
  3. Elle sei bravissima a fare collegamenti e a creare slogan, complimenti davvero!!! ^_^
    Troppo divertente questo post, mi hai fatto morire dalle risate, soprattutto con i "dialoghi" che sono molto veritieri... quando si va in gita con un gruppo nutrito di persone è così, c'è poco da fare, comunque va bene discutere e confrontarsi ma gli indifferenti e gli apatici non li sopporto proprio, mi dispiace!!
    A capodanno per evitare casini siamo andati soltanto in 4 e ce la siamo cavata alla grande! ;-)
    Per quanto riguarda la politica è un argomento ostico, anch'io confesso di non conoscere tanti nomi e ormai sono stanca di stare dietro alle diatribe all'interno dei partiti e tra partiti diversi, non se ne può più. Dovremmo cambiare noi è vero, ma non so, dovrebbe esserci una rivolta popolare, dovremmo non andare a votare TUTTI, ma non si riuscirà mai e a questo punto bisogna votare il male minore...
    Un bacione spiritello

    RispondiElimina
  4. La vedevo un po' così, anche la storia delle diatribe tra partiti, si parte uniti e convinti, poi ci si perde per strada per un nonnulla, anche le cose più semplici come "mangiare" diventano complicate, figuriamoci il resto della "gita". Questa mini vacanza comunque è stata la prima e ultima volta che sono partita in gruppo, anche se dopo mi è capitata una brutta mini vacanza in tre, ma quest'ultimo era un caso limite, lasciamo stare.
    Per ora sto cercando un volo non troppo caro e con un solo cambio d'aereo (bella la Sardegna, eh?) per andare a votare.. cerco d'uscire dall'apatia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Aaaaa quindi vai a votare insomma!! Speriamo bene, avremmo bisogno di aria nuova, ma la vedo dura... vedrai che troverai un volo, porta pazienza! ^_^

      Elimina
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...