giovedì 17 gennaio 2013

Uno sguardo dentro la DDR/1.

Avvertenza: questo post è adatto solo a chi ama la storia.
Avevo già affrontato l’argomento quando son stata alla mostra temporanea “Fokus DDR” nel Museo di storia tedesca di Berlino, a novembre, e lo riaffronterò quando leggerò un libro molto interessante che giace nella mia mini libreria da viaggio: uno dei miei trolley sull’armadio della Domj. Allora avevo tradotto le prime due paginette del libretto della mostra, la quale si incentrava sulle abbreviazioni tipiche della dittatura della DDR, e sui corrispondenti oggetti simbolo (i quali fanno parte della collezione del museo stesso). Oggi vi riporto altre pagine sparse del libretto, scelte da me in modo che il tutto risulti come una sorta di introduzione al tema, anche se non si può dire che sia utile per chi è totalmente a digiuno di storia della Germania divisa, infatti credo che vengano date molte cose per scontate, ad esempio che la DDR andasse pazza per le sigle, gli acronimi, e per l’oggettistica dalle forme invitanti. Insomma, era una mostra per tedeschi. Vi consiglio il film Goobye, Lenin! per capire quanta importanza la dittatura desse alle immagini (come alle frasi propagandistiche) e, di conseguenza, quanto profondamente i tedeschi dell’Est fossero legati a quelle immagini: la pianificazione statale di ogni dettaglio della loro vita in qualche modo li faceva sentire sicuri. Ho costruito questa sorta di introduzione con l’intenzione di andare verso una direzione precisa, che non è quella del catalogo di oggetti simpatici, ma è quella della dittatura nascosta sotto quegli oggetti simpatici (ai quali tornerò in futuro), e dell’assolutismo camuffato da apprensione materna perché lo Stato vi vuole bene. Perciò ho aggiunto anche la traduzione di alcune parti del sito del museo della Stasi di Berlino, dove sono stata a dicembre, con due foto fatte da me (prima delle quali, fra due asterischi, troverete l’unico altro brano scritto di mio pugno).
Ora un assaggio di Goobye, Lenin!, e poi si inizia.




A più di vent’anni dall’Unificazione, alcune delle caratteristiche della Germania Est non ci sono più, ad esempio le onnipresenti abbreviazioni. SED, NVA o FDJ forse sono ancora conosciute, ma chi si ricorda ancora cosa si intendeva con WBS 70, cos’erano IFA e RFT o cosa produceva la KIM? Nella mostra Fokus DDR verranno svelate queste e altre abbreviazioni attraverso gli oggetti: il fulcro dell’esposizione è costituito infatti da una carrellata di pezzi d’esposizione. Molti oggetti riflettono l’aspetto ufficiale della società socialista, illustrano le abbreviazioni, definiscono i partiti e lo Stato e spiegano la polizia, le organizzazioni di massa, la produzione industriale e l’agricoltura. Un altro settore dell’esposizione è dedicato agli aspetti della vita quotidiana, un allestimento della vita dei tedeschi dell’Est che rifletteva lo Stato, e che venne interrotto dalla Resistenza. Nell’insieme di sviluppa così un piccolo lessico selezionato di parole della DDR.


SED. Nella zona di occupazione sovietica, nel 1946, i comunisti tedeschi, che si erano formati a Mosca, obbligano i partiti KPD (comunista) e SPD (socialista) a confluire nel Partito comunista unito di Germania, il SED (Sozialistische Einheitspartei Deutschlands). Dopo la fondazione della DDR (Deutsche Demokratische Republik) nell’ottobre del 1949, il SED assunse il ruolo di guida dello Stato, ruolo che nel 1968 venne fissato addirittura nella Costituzione. Il “partito della classe operaia” influì su tutti i settori della società e controllò la politica e il governo attraverso il suo organo più alto, il Politbüro, e il Comitato centrale. L’ideologia marxista-leninista costituì il “cuore del lavoro politicizzato” e venne proclamata come verità assoluta: il SED perseguitò aspramente le interpretazioni che si allontanavano dalla dottrina del partito, anche quelle dei propri membri: essere compagni era spesso utile e qualche volta necessario.


DDR. Il 7 ottobre 1949 nella zona di occupazione sovietica venne fondata la DDR (de de er). Come dittatura sotto la guida del SED (il partito comunista), la DDR dipendeva dall’Unione Sovietica. Ufficialmente venne definita “stato socialista della classe operaia e contadina” e aveva, come il modello sovietico, un’economia pianificata e una società suddivisa in organizzazioni di massa che sottostavano al partito. Fino al 1961 quasi tre milioni di persone fuggirono dalla DDR verso la Repubblica Federale, e molti di questi erano giovani lavoratori: con la costruzione del Muro nell’agosto del 1961 la DDR pose fine a queste fughe. Nel 1989, quando si interruppe il sostegno economico e politico dell’Unione Sovietica, l’opposizione politica nella DDR si rafforzò e il SED perse potere. Con la caduta del Muro iniziò il processo di sgretolamento della DDR che portò alla riunificazione della Germania, il 3 ottobre 1990.


ML. La frase di Lenin “gli insegnamenti di Marx sono onnipotenti, perche sono veri” costituiva il nucleo dell’ideologia socialista; nella DDR la superiorità del Marxismo-Leninismo venne motivata con la sua scientificità: era l’unica ideologia ad avere riconosciuto come principio le leggi obiettive della storia del mondo e dell’umanità. Come unica visione del mondo, l’ML era “alla base di qualsiasi attività” del SED, e in quanto presupposto delle scienze sociali e naturali e della tecnica era materia di studio obbligatoria nelle scuole e nelle università. Era il SED a determinare l’interpretazione degli insegnamenti marxisti-leninisti, che a sua volta era legata alle direttive del partito comunista dell’Unione Sovietica.

EH. Erich Honecker fu Primo segretario del SED dal 1971 e Segretario generale del Comitato centrale (KZ, Zentralkomitee) del SED dal 1976, nonché Presidente del Consiglio di stato e del Consiglio di difesa nazionale. Era quindi l’uomo più potente dello Stato e aveva accesso alla riserva nazionale di caccia di Schorfheide a nord di Berlino, dove i membri della presidenza del partito e gli ospiti di Stato potevano dedicarsi alla caccia lontano da sguardi indiscreti. A questo scopo, a Erich Honecker, al segretario del KZ (ka zet) Günter Mittag e al presidente della Camera del popolo Horst Sindermann erano riservati “speciali territori di caccia”, case di caccia lussuosamente attrezzate e fuoristrada di produzione occidentale, dove i funzionari del SED cacciavano insieme, invitavano ospiti stranieri e prendevano decisioni politiche: anche nella DDR il potere e la caccia andavano di pari passo.

(questa non è un fuoristrada)
MfS. Il Ministero per la sicurezza di Stato (Ministerium für Staatssicherheit, chiamato anche Stasi) venne creato nel 1950 e comprendeva la polizia segreta (politica interna) e il servizio di informazione (politica estera) della DDR. Accanto ai normali compiti di controspionaggio, il compito principale dell’MfS era quello di difendere le autorità del SED (per il quale l’MfS sottostava esclusivamente al controllo del partito stesso), e in virtù di questo ruolo di “scudo e spada” del partito perseguiva qualsiasi attività giudicata “tentativo di agire contro lo Stato”. Per poter riconoscere e interrompere sul nascere queste attività, l’MfS controllava la popolazione su tutto il territorio: alla fine della DDR, per l’MfS lavoravano a tempo pieno circa 90.000 persone, più 189.000 collaboratori non ufficiali (IM, Inoffizielle Mitarbeiter), che informavano segretamente l’MfS da qualsiasi settore della società. Anche nella Repubblica Federale, poco prima della riunificazione, vennero identificati circa 3.000 collaboratori dell’MfS.


Secondo le direttive dell’ultimo ministro Erich Mielke, che per garantire la sicurezza dello Stato doveva “sapere tutto”, l’MfS si serviva non solo dell’interpretazione di fonti ufficiali o del lavoro di persone fidate, ma anche di mezzi tecnologici di acquisizione di informazioni e documentazione. La persecuzione degli oppositori della DDR dal 1945 al 1989 è documentata nel museo della Stasi, dove accanto al lavoro della Stasi sulla popolazione, vengono illustrati anche il funzionamento dell’MfS e i suoi metodi, attraverso un’esposizione di apparecchiature originali. Infine viene offerto uno sguardo sugli eventi che portarono all’apertura del confine, alla caduta della DDR e alla riunificazione della Germania. Dopo l’occupazione, il 15 gennaio 1990, del complesso di edifici che costituivano il Ministero per la sicurezza di Stato, le stanze del piano del ministro vennero sigillate, perciò sono state conservate fino ad oggi nel loro stato originale.

*Le due foto che seguono sono rubate: alla cassa del museo della Stasi c’è scritto che il permesso di fare le foto costa 1 euro. Io avevo la macchina fotografica in tasca e l’ho accesa, e fatta spuntare dalla tasca in perfetto stile spy-story, solo due volte, gratis: per fotografare l’ufficio del ministro, che sembra preso pari pari da un film di 007 (a proposito di punti di riferimento per (ri)conoscere la storia), e l’ufficio della capo-segretaria (che non è la segretaria del capo, ma il capo delle segretarie). Sullo stesso “piano ministeriale” ci sono anche la sala riunioni, con armadio a parete che nasconde una carta geografica mondiale, la sala comune, arredata con tavolini e poltroncine in velluto rosso come sul ponte della Tirrenia (sulla Moby l’arredamento è blu, e sulla Ferries è giallo), il mini appartamento del ministro, perché in casi urgenti restava a dormire al ministero, gli uffici delle segretarie e dei collaboratori più stretti, altri armadi a parete, alcuni contenenti le casseforti e gli schedari. Il museo offre una tale carrellata di macchine fotografiche nascoste, da far impallidire la videocamera nella penna stilografica di James Bond, che pure era esposta al museo della Stasi. I nascondigli più curiosi: la casetta dell’uccellino in giardino, e il tronco di legno “d’arredamento rustico” in una casa, oltre a varie borse e borsette con buchino strategico. Fra i collaboratori non ufficiali poteva esserci chiunque, dal vicino di casa simpatico alla propria madre, venivano assoldati anche insospettabili studenti delle superiori e sono mostrati gli accordi di segretezza che venivano firmati dai collaboratori, che naturalmente a loro volta venivano controllati da altri collaboratori. Essere un collaboratore della dittatura offriva privilegio e soldi, e ancora oggi ci sono migliaia di ex spie della DDR non ancora “scoperte”, molte delle quali erano infiltrate anche nelle alte sfere della Germania Ovest. Oltre alla persecuzione, non solo degli oppositori ma anche di normali cittadini che avevano fatto un commento di troppo (inclusi i genitori di bambini che a scuola, innocentemente, avevano detto di vedere a casa la tv occidentale, traditi dal compagno di banco istigato dal proprio genitore ad ascoltare e a riferire qualsiasi frase sospettosa), nel museo è documentata anche la formazione ideologica del giovane tedesco dell’Est, e un intero corridoio è tappezzato di manifesti di propaganda, con frasi e disegni degni del miglior pubblicitario, vademecum e organigrammi per i giovani, poster che mettono in guardia dai nemici occidentali dello Stato eccetera.*



“Sturm auf die Stasi-Zentrale” (bufera sulla centrale della Stasi)
La sera del 15 gennaio 1990, i dimostranti occuparono la sede centrale del Ministero per la sicurezza di Stato (MfS) a Berlino-Lichtenberg. Il Comitato di cittadini berlinese iniziò qui a smantellare l’MfS e, una settimana dopo, si decise che nell’edificio 1 della centrale della Stasi avrebbe dovuto essere istituito un centro di “ricerca e memoria dello stalinismo nella DDR". Anche il nuovo governo della DDR costituito dopo le elezioni del 18 marzo 1990, prese una decisione simile, che non venne mai attuata, perché i misteri responsabili si sciolsero dopo l’unificazione dei due Stati tedeschi.
Nell’estate del 1990, membri del Comitato di cittadini e militanti per i diritti dell’uomo fondarono l’associazione Azione antistalinista Berlino-Normannenstrasse (ASTAK, Antistalinische Aktion Berlin-Normannenstraße), la quale s’impegnò ad istituire il Centro di ricerca e di memoria, ma siccome anche nella Germania unita nessuna istituzione statale si sentiva responsabile di questo centro, l’ASTAK si prese carico anche della sua gestione.
Da questo momento iniziarono le prime sporadiche visite guidate attraverso l’ex edificio dell’MfS, e il 7 novembre il Centro di ricerca e memoria Normannenstrasse iniziò le sue attività regolari. Negli anni successivi trovarono la loro sede nell’edifico 1 anche altre associazioni, come il comitato di cittadini “15 gennaio”, la Lega dei perseguitati dallo stalinismo, l’associazione “Help” e il Centro Europa dell’Est.


“Sturm auf die Stasi-Zentrale” (bufera sulla centrale della Stasi): gli interni messi a soqquadro dai cittadini berlinesi (ultima foto sopra), alla ricerca di documenti che li riguardavano, e che successivamente sono stati resi pubblici e messi a disposizione dei diretti interessati, che in questo modo hanno potuto scoprire chi, fino a pochi mesi prima, li aveva spiati da vicino (e in molti casi fatti arrestare). Su questo argomento consiglio invece il film Le vite degli altri, e vi lascio con un altro assaggio cinematografico, in perfetto stile racconto ciclico.




Alla prossima puntata di Uno sguardo dentro la DDR.

(Tutte le foto di questo post, tranne le due col mio nome, sono prese da internet)

13 commenti:

  1. due film cult, due sguardi diversi, due angolazioni per capire un tratto decisivo della nostra storia.

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    1. Due realtà contenuto nello stesso pezzetto di storia.

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  2. Io ho visto solo Goodbye Lenin, fantastico e geniale!

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    1. Vuoi dire che stavolta sono io a consigliare a te un film che non hai visto???
      Sì, te lo consiglio!

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    2. Ah, lovedrò cara Elle, lo vedrò! Non so quando, però lo vedrò :)

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    3. Le vite degli altri è un esempio quasi unico (l'altro che mi viene in mente è Pina) di film che è piaciuto a TUTTI quelli che lo hanno visto. E non senza motivo.

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  3. Ma allora te ne intendi di cinema e politica più di me ;)
    Saresti stata una splendida spia, colta e sorridente. Il fatto che ci fosse questa alta concentrazione di spie, è dovuto anche al fatto che era un luogo di confine tra i due sistemi. La corruzione e i privilegi dei potenti, una delle cause della fine del socialismo reale, una storia che si ripete spesso per vanità degli uomini. Goobye, Lenin! è per me un grande cult-movie, che racconta bene quel passaggio. Ed è molto più divertente dell'altro ;)

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    1. No, al massimo mi intendo di storia, o ci provo perché mi piace. Mi affascina l'argomento Muro di Berlino (che poi non era solo di Berlino, ma come dici tu Berlino comprendeva i due sistemi in un'unica città), che ho conosciuto solo qui nel 2007, dato che quando andavo a scuola io la caduta non era ancora nei libri di storia, sapevo solo che la Germania era divisa.
      Mi sarebbe piaciuto essere una spia!!
      Sicuramente Le vite degli altri è più inquietante ;)

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    2. Vedi, già mi sembra che l'Alligatore smentisca quanto ho appena scritto nel commento più sopra.
      Grazie di questo post istruttivo e affascinante, cara Elle. Noi in tarda primavera torneremo a Berlino, sempre da quelle pazze del Team Titanic. Spero di rivederti!

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    3. Secondo me l'Alligatore ha qualcosa da nascondere.. mm..
      Allora ti aspetto! Intanto studio meglio Berlino, così avrò nuovi aneddoti sui tedeschi da raccontarti. Ah, e mi preparo psicologicamente ad assere affumicata dalle pazze del team titanic, naturalmente.

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    4. Magari porto un paio di maschere antigas, una anche per te (J sembrava del tutto indifferente alla nube venefica).

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    5. Sì, grazie. Io mi informo se in zona ci sono bunker, nel caso la stanzetta arrivi a saturazione prima della fine della serata!

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    6. E comunque sarà in primavera, si potrà stare fuori senza congelare.

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