mercoledì 19 giugno 2013

In linea d'aria.

Il vento sferzava e a malapena lui riusciva a trattenere il cappello sulla testa. Nessuno più portava il cappello, se ne rese conto in quel momento, e improvvisamente si sentì inadeguato. All’incrocio si fermò indeciso, avrebbe dovuto svoltare ad un certo punto, solo non ricordava quanti incroci aveva già attraversato; gli cadde l’occhio sul nome della strada dipinto sul muro scrostato, via delle Vittorie, era quella. Non era anche una strada del monopoli? Non ci giocava da secoli. Da piccoli non si immagina che non esiste un’età in cui si sarà davvero liberi di scegliere, e chissà se quelli che comandavano scoprivano di avere qualcuno al quale sottostare, o se rimanevano convinti di essere al di sopra di tutti. Ecco, bisognava essere convinti. Decise che si sarebbe seduto lì con la schiena eretta, ma doveva dare l’impressione di sentirsi a suo agio. Le persone sedute dietro una scrivania hanno questo potere di farti sentire una merda, semplicemente stando seduti comodi, mentre tu non puoi allungare le gambe sotto la scrivania, perché stai dalla parte chiusa. Come ci si può mostrare sicuri di sé quando si cozza contro una scrivania! Un clacson lo fece sobbalzare, quasi perse il cappello, ma che.. modi erano? La gente non aveva più pazienza, e dire che un tempo ci si spostava a piedi, si prendeva la bisaccia, qualche soldo, e non c’era da compilare nessun modulo; e se non si era esperti non importava, col bisogno e la voglia s’imparava tutto. Eppure quella vita non l’aveva conosciuta, cosa ne sapeva? Ma non riusciva più a pensare ai suoi tempi come ai migliori. Cosa ci abbiamo guadagnato? Se non hai un foglio di carta non sei nessuno, se ce l’hai non te lo chiedono, se lo porti di tua iniziativa ti dicono che non serve perché loro danno importanza ad altro, se non sapevi di dover avere un foglio di carta ti guardano come se fossi un bambino tardo.
Il vento fischiava, facendo frusciare le chiome degli alberi con insistenza. Ripensò al campeggio coi suoi genitori, a quindici anni, quando scappava di notte per andare con gli amici a dormire in spiaggia; forse era davvero vecchio, se a quindici anni non voleva fare nulla di male, e invece oggi se ne sentivano di tutti i colori; o forse aveva rimosso i dettagli. Chissà se i giovani avrebbero ricordato qualcosa di ciò che stavano vivendo ora, oramai non serviva più ricordare perché era tutto su internet, mentre un tempo i grandi sapevano certe storie a memoria; oggi però anche i giovani raccontavano storie, ma molto più piene di sesso, a quanto pareva; ma lui un quindicenne non l’aveva mai sentito raccontare, anzi non ne conosceva nemmeno uno. Si sentì solo. Una separazione così netta per fasce d’età non era normale, si aveva sempre un amico sposato, con bambini che all’improvviso avevano quindici anni e nuove esigenze. Non ci credeva che i ragazzini d’oggi fossero precoci, forse nei discorsi, ma c’era senz’altro ancora qualcuno che si faceva una sega! Si sentì disgustato, i ragazzi erano stupidi; e anche i loro genitori: vivevano nel loro mondo migliore chiuso, si vantavano se il ragazzo era sveglio anche se a scuola era così così, e se si potevano permettere di regalargli il motorino anche se non l’aveva meritato. Il motorino nessuno lo voleva più, ma avevano ragione, la scuola non serviva a nulla. Si fermò ad un altro incrocio, doveva essere quasi arrivato, vide due scooter fermi al semaforo, due ragazzi col casco tirato un po’ indietro, e si ricordò di quando era diventato obbligatorio, che casino c’era stato. E il divieto di fumare nei locali? Che cazzo, sembrava la fine del mondo. Gli vennero le lacrime agli occhi, si girò a cercare qualcosa a cui dare un calcio, voleva rompersi la scarpa e urlare dal dolore. Abbassò la testa e ricacciò indietro le lacrime. Come cazzo fanno le donne con le lacrime!? Forse anche lì era questione di convinzione. Non voleva dirlo, non voleva nemmeno pensarlo, ma c’erano giorni in cui la vita gli sembrava una merda. Perché non era tutto più semplice? Vide il negozio di cui gli avevano detto, fece un respiro profondo e attraversò, doveva stare attento perché gli autisti, quelli con le palle, non rallentavano mai, sicuri del loro sistema di frenata del cazzo. Ma questa gente che guidava, nella vita, cosa faceva? Lavorava, o giocava per strada? Aveva davvero fretta, o seguiva una moda perché stare calmi era da sfigati? Sì, c’erano anche quelli troppo calmi, ma loro forse si drogavano. Che schifo, parlava proprio come un vecchio.
“Buongiorno”, disse il ragazzo del negozio appena la campanella sulla porta si calmò. Cavoli, la campanella sulla porta, era da anni che non ne sentiva una. Prese dalla tasca una chiavetta usb e la posò sul banco. Il commesso gli sorrise, prese la chiavetta con sguardo esperto e la infilò nel computer. Esperto di cosa? Devi inserirla e stampare, cazzo, lo so fare anch’io. L’aggeggio era lento, il cuore iniziò a battergli forte, gli venne caldo, tamburellò sul banco con le dita della mano destra, agitato come un quindicenne all’interrogazione quando il professore l’ha già fatto apparire stupido e tutti hanno riso di lui. Aveva pure un cappello in testa! Ma non se lo tolse. “Quale stampo?”, gli chiese il ragazzo. Alzò su di lui gli occhi spauriti: “Il curriculum”, disse con un filo di voce, “grazie”.(Lo trovate anche qui)

3 commenti:

  1. Sì, è vero, portare un cappello a volte rende inadeguati e la scrivania dal lato aperto dà un potere da non sottovalutare....... segreto di prof.

    RispondiElimina
  2. Un bel racconto, ma non ho capito una cosa, l'hai scritto tu? E perché se clicco su "continua a leggere" arrivo su un altro blog? :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, l'ho scritto io. Col blog dell'Associazione Culturale Orablù collaboro con qualche mio scritto, ecco perché sei finito lì ;)

      Elimina
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...