martedì 3 dicembre 2013

Dolce natale.

“Il natale si avvicina, o almeno a me sembra così perché oggi piove, il cielo è scuro e la stufa a legna è stata accesa sin dalla mattina presto.
Io non amo il natale, non mi fa impazzire, non mi agita, non ci credo, potrebbe non esistere, non mi serve se non è garanzia di neve a bassa quota, non lo aspetto, ma quando passa un po' mi dispiace, perché anche se il periodo festivo dura solo trenta giorni io lo considero come il periodo dell'inverno, perciò mi sembra troppo breve.
Inizia tutto l'8 dicembre, data tradizionale in cui noi addobbiamo casa, e finisce il 7 o l'8 gennaio, data tradizionale in cui gli addobbi vengono tolti, con somma tristezza di tutti noi, perché rappresenta la fine di un periodo che non si è veramente odiato ma, soprattutto, la spoliazione della casa. Tutto torna come prima, e se non è tristezza questa: tornare indietro è sempre tristissimo”.
Chiuse il quaderno. Era passato tanto tempo. Fissò la candela accesa sul tavolo, risalì con lo sguardo lungo gli addobbi che pendevano dai lampadari del locale semivuoto, focalizzò la finestra in fondo: fuori la neve era coperta da una luce arancione, una donna passò davanti alla finestra, seguita da altre due che avevano in testa capelli da babbo natale, tutte e tre ridevano e avevano in mano una bottiglia di prosecco. Sospirò, guardò le cose che aveva sul tavolo.
Si era iscritta ad un corso di yoga, ma non era servito. Non sapeva nemmeno a cosa servisse un corso di yoga, ci aveva comunque provato. La porta si aprì e vide entrare le tre donne che prima erano passate davanti alla finestra, scomparvero alla sua vista verso il bancone del locale. Prese in mano il bicchiere di vino rosso e fissò un punto della sala, senza riuscire a concentrare i pensieri su qualcosa di preciso, poi si ricordò del corso di yoga. Negli spogliatoi le ragazze ridevano come le tre donne con le bottiglie di prosecco, si raccontavano, si lagnavano, qualcuna si vantava di qualcosa. Solite storie. Aveva stretto amicizia solo con una di loro, anche se di amicizia non si poteva davvero parlare, e solo perché una sera dopo la lezione se l’era ritrovata alla fermata del tram. Andava ad una festa, le disse, perciò avrebbe preso anche lei il tram. Parlarono della lezione di quel giorno, di una delle ragazze, quella che nello spogliatoio aveva pianto, degli uomini che non erano un suo problema, del freddo sempre più pungente e della neve che presto sarebbe arrivata, parlarono del natale.
Non festeggiava il natale da anni, le confessò lei. Solo una volta una collega, ingiustamente impietositasi, l’aveva invitata alla cena della vigilia perché, le aveva detto, è triste stare soli a natale e comunque non c'era nulla di male a festeggiare il natale anche se non si è credenti. Lei raramente rifiutava un invito a cena, ed era curiosa di provare a festeggiare il natale tradizionalmente. La ragazza dello yoga rise, e le chiese come andò a finire. Fu il suo peggior natale, rispose, perché per tutto il tempo sorrise fintamente chiedendosi cosa ci facesse lì. 
“Ma io mi chiedo: se qualcuno li obbligasse a festeggiare una ricorrenza musulmana, ad esempio, con cibo - o digiuno, con rituali dogmatici e consuetudini sociali - e commerciali, solo perché in fondo a farlo non c'è nulla di male, gli piacerebbe? Non credo!” Aveva detto con foga fissando la ragazza dello yoga.
La ragazza sorrise. Il tram era arrivato, ci salirono in silenzio e rimasero in piedi vicino alle porte. La ragazza disse: “A casa mia il natale non è stato mai festeggiato alla grande: una copia sbiadita della corsa per i regali, perché eravamo poveri, e nessun cenone perché ognuno proseguiva imperterrito con le proprie abitudini. Ma io ho sempre avvertito negli altri una sensazione di incompiuto, una nostalgia del mai avuto, o del mai più avuto, una rassegnazione - o devo dire sacrificio?, a non avere un vero natale. Eppure nessuno di loro ha mai fatto nulla per colmare il vuoto. A me il natale non manca, ma credo che qualcosa farò”.
Si riempì di nuovo il bicchiere di vino. Quella serata stava diventando triste. Aveva lasciato il corso di yoga dopo quella volta. In effetti non era nata nessuna amicizia, ma quel viaggio in tram lo ricordava ancora con piacere, era stata una bella chiacchierata, come non avrebbe mai immaginato da dentro gli spogliatoi del centro sociale. Fino ad allora era stata convinta che in una città così grande, e così diversa dalla sua, non si sarebbe mai ambientata, ma dopo quella sera le era sembrato chiaro che l’unica cosa che non avrebbe fatto era continuare quel corso di yoga. Chissà perché ci si era iscritta. Lei aveva bisogno di agire, non di respirare. Di reagire. Parlare con la ragazza dello yoga l’aveva in qualche modo incoraggiata, nonostante si fossero scambiate semplici impressioni su alcuni argomenti. Eppure mentre camminava verso casa, mentre apriva la porta, si era sentita leggera, sorrideva, pervasa da una sorta di innamoramento della vita, come non lo provava da anni. Erano state la semplicità, l’innocenza e la spontaneità a tranquillizzarla, e una volta a letto, si era resa conto di aver sorriso sinceramente per la prima volta da quando era arrivata in città. E le era venuta voglia di festeggiare il natale.
Il bicchiere era di nuovo vuoto. Fece per prendere la bottiglia, ma un saluto la fermò. Una delle donne, quella senza capello da babbo natale, spostò una sedia e si sedette al suo tavolo: era la ragazza dello yoga. “Ciao!” la salutò lei con eccessivo entusiasmo. La ragazza osservò le cose che erano sul tavolo e improvvisamente arrossì: “Scusa se mi sono seduta senza chiedere il permesso!” fece per alzarsi “Ho bevuto troppo..” ma inciampò nella gamba del tavolo e ricadde sulla sedia. Scoppiarono a ridere. “Siediti pure. Come stai?” le chiese, e si sentì davvero felice di vederla. La serata era diventata così triste? “Bene. Che strano incontrarti qui, non me l’aspettavo, ma allo stesso tempo..” spostò lo sguardo sul locale, una sorta di baita nel cuore mondano della città, alzò le spalle: “Non lo so, mi sembra che tu ci stia benissimo, in effetti hai sempre avuto l’aria intellettuale.” Si sentì arrossire: “Macché intellettuale!” si difese. “Beh, sportiva o mondana non direi..” le sorrise, un bel sorriso dolce, e lei si rese conto che era quel sorriso a contagiare il suo. Avrebbe dovuto frequentare solo persone così, sarebbe stata sempre bene, pensò. Ci fu un attimo di silenzio, poi la ragazza dello yoga chiese: “Sei una scrittrice?” e accennò al quaderno sul tavolo. Lei, d’istinto, ne accarezzò la copertina: “No, no.” si schernì “Scrivo lettere.” Sorrise, sperando che anche il suo fosse un sorriso dolce e rilassato. “Lettere?” “Sì, lettere. Lettere che non verranno mai lette.” Si sentì un po’ stupida per questo, ma era la verità. “Come mai? Non le spedisci? Ma non voglio farmi gli affari tuoi..” “No no, tranquilla, posso dirlo, cioè.. io.. no, non le spedisco.” La ragazza dello yoga la guardò, i suoi occhi sembravano dire non preoccuparti, ti capisco. Ma soprattutto, i suoi occhi sorridevano. Abbassò lo sguardo imbarazzata, si sentì nuda. Fissò la bottiglia. La ragazza se ne accorse, prese dal pavimento la bottiglia di prosecco e propose un brindisi. Lei si riempì il bicchiere e lo alzò verso la bottiglia: “A noi.” dissero guardandosi negli occhi, “Buon natale.” aggiunse la ragazza con un sorrisino divertito. Scoppiarono a ridere.
Iniziarono a parlare, del natale, delle feste in generale, dei fine settimana, del lavoro, del tempo libero. Rise tanto, e più rideva più aveva voglia di ridere ancora, di lasciarsi andare. Parlarono del tempo libero, dello yoga, delle letture, delle lettere che vengono scritte e mai spedite, delle cose che si vorrebbero dire ma la vita lo impedisce, delle cose che si pensano e basta. Le sembrò incredibile di poter parlare di certe cose con qualcuno, le sembrò incredibile non venir tempestata di domande curiose sui dettagli: disse tutto, senza raccontare nulla. Si sentiva finalmente leggera, non era semplice cambiare città, conoscere persone nuove, esser vista con occhi diversi, aver paura di essere sé stessa. Aveva la gola secca, aprì la bottiglia dell’acqua. “Ordino altro vino, se vuoi.” disse la ragazza dello yoga: “Ti faccio compagnia.” Ma lei rifiutò, sorrise a stento, improvvisamente triste: “Non posso bere, in realtà. Ma una bottiglia di rosso a natale me la concedo.” La ragazza sorrise, di nuovo quel sorriso dolce e comprensivo: “Ti faccio compagnia con l’acqua allora.”
Quando il locale chiuse, erano le uniche clienti rimaste. S’incamminarono sulla neve, dirette alla fermata del tram che era poco più avanti sulla stessa via, ma a metà strada lei si fermò, guardò la ragazza dello yoga, che rideva ancora dell’ultima frase, e indicò un portone dietro di loro. Ridacchiò: “Scusa.. io abito lì.” “Davvero?” la ragazza sembrava sorpresa ma anche dispiaciuta. Fecero alcuni passi verso il portone, lei cercava le chiavi nella borsa, un po’ imbarazzata, e quando le trovò si sentì persa. Quella serata sarebbe finita così. La ragazza dello yoga ruppe il silenzio: “È stato davvero bello incontrarti stasera. Una serata piacevole.” Lei abbassò lo sguardo ancora più imbarazzata. “Un buon natale.” aggiunse la ragazza. Era il momento dei saluti: sospirò, guardò la ragazza dello yoga, e si rese conto di non aver ancora detto nulla, le dispiaceva, ma si sforzò di sorridere. La ragazza aveva di nuovo quello sguardo che diceva non preoccuparti, ti capisco. Sospirò ancora, sollevò una mano ad accarezzarle una guancia, aveva la pelle liscia e calda. “Ti va di salire da me a bere.. acqua? A.. a farmi compagnia?” La ragazza dello yoga prese la mano che le sfiorava il viso, la strinse e annuì. Aveva un sorriso dolce.



Con questo racconto di natale compaio nella pagina natalizia di Morena FantiScriveregicando 2013 e nel magazine creato per lei da Arthur scaricabile in pdf cliccando qui o consultabile online cliccando qui. Ho contribuito anche con il tutorial della mia famosissima ghirlanda dell'avvento, sfogliare per credere!


10 commenti:

  1. Ciao,
    ho letto questo bel racconto nel magazine scriveregiocando e mi è tanto piaciuto. In fondo la vera essenza del Natale è la compagnia, è un nuovo amico, è la dolcezza della semplicità.
    Continuo a leggere la rivista e a conoscere gli amici di cordata.
    Buon Natale, ciao
    Maria Rosaria

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  2. Grazie Maria Rosaria, mi fa piacere che tu condivida questa essenza del natale.
    Io purtroppo non ho ancora avuto tempo e tranquillità per leggere la rivista, ma entro natale ce la farò..

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  3. Bello. Sarà la foto iniziale, ma leggendolo ti pare di sentire cadere la neve, quel canto della neve silenzioso, per dirlo letterariamente.
    Adesso sfoglio per credere ;)
    p.s. mi pareva di averlo già scritto, ma forse mi perdo ;)

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  4. Grazie. La foto è rilassante, e anche la frase "canto della neve silenzioso". Sfoglia, sfoglia pure ;)
    Ps. anche a me non giunge nuovo.. perdersi nella casa dello Spirito è un attimo, se lo Spirito dorme ;)

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  5. Una bella esperienza sensoriale, anzi, multisensoriale ;)

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  6. Che bel racconto :)
    Si percepisce l'atmosfera e il calore del Natale!
    Un abbraccio, Manu

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  7. racconto e ghirlanda: un doppio regalo per un caldo natale nel freddo mondo virtuale!
    Grazie.

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  8. Grazie Manuela, sono contenta di aver saputo ricreare un'atmosfera!

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  9. Grazie a te, Cirano. Il freddo mondo virtuale lo riscaldiamo noi persone reali!

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