martedì 28 ottobre 2014

Viaggio in Italia: Genova.

Una delle tappe del nostro viaggio in Italia è stata Genova. All'inizio abbiamo vissuto alcune peripezie, perché volevamo comprare il dentifricio e mangiare il muffin al cioccolato, e nonostante io abbia preso il cappuccino da portar via, per berlo con calma sulla scala verso i binari, siamo riusciti a perder tempo perché volevo mettere il dentifricio nello zaino, e perché eravamo in vacanza, cioè più lenti del solito. Con calma abbiamo guardato l'ora a e 24, il treno era a e 25, e questo cellulare segna 24 ogni volta che sono e 26 perciò, anche se abbiamo corso, il binario 22 era deserto e il tabellone segnava già il treno successivo, quello che sarebbe partito a e 29 verso tutt'altra destinazione.
Ma Genova, più di altre città visitate durante questo viaggio in Italia, è stata segnata sin da subito dalla più profonda gentilezza delle persone incontrate.

Milano centrale.
Va a Genova?
Sì, ma faccia vedere. Questo è per il regionale.
Cioè?
Questo è un intercity, voi avete un biglietto per il regionale, sono trenta euro in più.
Trenta?
Sì, c'è da pagare la differenza e poi la maggiorazione se lo fate a bordo.
E se lo facciamo in biglietteria quant'è?
Eh, ma adesso non fate più in tempo, partiamo.
Ah.
Mm..
Quanto ha detto?
Ci sono gli otto euro di differenza a testa e poi la maggiorazione, eh!
Ah.
Mm..
Va bene, salite, ve ne faccio pagare solo uno, andate.
Grazie!
Grazie! Paghiamo ora?
Vengo io da voi dopo. Salite.

E così il controllore dell'intercity Milano-Genova ci ha fatto pagare solo la differenza tra il biglietto per il regionale (che avremmo dovuto prendere 40 minuti prima) e quello per l'intercity (che volevamo prendere a tutti i costi!).

Genova piazza Principe.



All'arrivo a Genova ci hanno accolto il buio e una stazione bella, ma semivuota di persone e di negozi. Noi però avevamo un obiettivo preciso: la stazione della metro. Avevamo calcolato tutto! Abbiamo girato un po', dentro e fuori e attorno alla stazione, finché abbiamo trovato l'uscita su una strada laterale e la lettera M della stazione della metro e un cartello che avvisava che le stazioni da lì verso là erano chiuse per via degli allagamenti. Beh, naturalmente, le alluvioni colpiscono i piani bassi, i garage, i sottopassi e le stazioni della metro, ci avevano detto che la zona dell'acquario non era stata colpita perciò alle stazioni della metro allagate non avevamo pensato, ma a quel punto ci è sembrato logico. In ogni caso erano allagate solo quelle che servivano a noi per i vari spostamenti, e noi che avevamo studiato bene cosa volevamo vedere in soli due giorni, e a scoprire che a Genova c'è la metro ci eravamo rassicurati che saremmo riusciti a fare tutto, perché i treni metropolitani sono veloci, abbiamo tentennato per qualche secondo. Il nostro albergo, ad esempio, è a solo una stazione di metro dalla stazione FS.

Che facciamo, andiamo a piedi?
Ma sì, dai, è a solo una stazione.

Non restava che comprare una pianta della città, la nostra ha anche qualche informazione sulle cose da vedere, ma noi avevamo già i nostri obiettivi precisi.


Il primo: via del campo, la strada cantata da De Andrè, incredibilmente non lontano dall'albergo prescelto, un edificio vecchio e umido, a sentire l'odore, ma non aveva macchie, era colorato di azzurro, semplice e misterioso, con i suoi corridoi di scale che salivano e scendevano e svoltavano, a me è venuta in mente la biblioteca de Il nome della rosa, ma anche l'interno di una nave. Era silenzioso e lì, la mattina seguente, abbiamo incontrato un'altra persona molto gentile.

Dobbiamo fare i biglietti.
Il mio collega non ve li ha preparati?
No.
Ah, ieri c'era un po' da fare. Ve li preparo io, mi ricorda il nome? E io che prima vi ho scambiato per degli stranieri, sono proprio alla frutta. Ecco, dovete presentare questo voucher alla biglietteria e vi daranno i biglietti scontati.
Grazie. E..
Sì?
Possiamo lasciare la valigia? Per non portarla..
Sì sì, certo, la metta pure lì, potete lasciarla tutto il tempo che volete.
Grazie! Allora ci vediamo più tardi.
Certo, buona giornata!

***
Salve, siamo tornati.
Come è andata, vi è piaciuta la mostra?
Sì, molto.
Bellissima.
Bene. Avete bisogno di usare il bagno?
Ah. Sì, grazie.
Prego, vi faccio strada.
Grazie. E..
Sì?
Le dobbiamo qualcosa per la valigia?
Ma no, ma si figuri, è un piacere.
Grazie.
Grazie!


La signora dell'hotel ci ha fatto lasciare la valigia in hotel dopo il check out gratis e ci ha chiesto se volevamo usare il bagno prima di partire! Era da tempo che non trovavo umani dietro un bancone, persone che scambiano qualche frase o che reagiscono alle battute: durante il mio viaggio in Italia ho ripreso a parlare con gli estranei e, forse, non è solo una questione di lingua.

San Lorenzo.

I dintorni dell'albergo, famosi per essere quelli dell'acquario, sono in realtà quelli del porto antico di Genova, che ha una storia affascinante (la statua di Cristoforo Colombo ci ha accolti appena fuori dalla stazione di piazza Principe e il Museo del mare ricorda i trascorsi della Repubblica marinara) e che è stato ristrutturato non molti anni fa: un tabellone informativo mostra le foto della trasformazione, e dalla descrizione sembra che il problema principale fosse che l'area del porto era direttamente collegata alla città, non abbiamo capito però perché questo era un problema, se per la puzza, per il rumore, per il traffico, o per i deliquentelli.


(foto di Alli)

La sopraelevata.

A parte la strada sopraelevata, parte integrante del nuovo porto antico, che non ci è piaciuta, a me Genova ricorda Cagliari, con qualche differenza: il porto di Cagliari ha trascorsi meno gloriosi; la città è su un colle morbido ma per lo più in pianura, non a ridosso di montagne; sotto i portici di Cagliari non ci sono pescivendoli e vecchie botteghe e ristoranti di pesce (questi ultimi sono nei vicoli, i pescivendoli non ci sono, le vecchie botteghe sono sparite da tempo), ma bar e librerie e edicole. Al porto di Cagliari non c'è l'acquario e non mi risulta che sia stato fatto rinascere per favorire ”il turismo, la cultura, lo shopping, gli spettacoli, lo sport, la ristorazione e il gusto, la nautica” secondo un progetto pedonale di Renzo Piano.

(foto di Alli)

(foto di Alli)

(foto di Alli)

(foto di Alli)

(foto di Alli)

(foto di Alli)

La Genova che ci ha accolto la prima sera è una Genova multietnica: negozietti cinesi o pakistani, chioschi di kebab anche turco (kebap) e circoli della comunità egiziana, sono alcune delle cose che abbiamo visto sotto i portici di Genova. Non abbiamo visto nemmeno una faccia da dirsi genovese. A via del campo ci siamo arrivati con la stanchezza delle ore di treno e la faccia di chi cerca di capire gli intrichi di vicoli sulla carta, così quel gruppo di giovanotti all'angolo ci ha visti, e io ho visto che loro ci guardavano, e mi sono chiesta se avrebbero approfittato della nostra stanchezza per derubarci o se fossero di quei benefattori che aiutano i turisti a leggere le cartine. Noi poi, per apparire più allocchi, facevamo foto alla targa della via e ai cartelli e commentavamo la cartina, e chissà se loro conoscono De Andrè e sanno di abitare proprio in via del campo!

"Via del Campo c'è una puttana
gli occhi grandi color di foglia
se di amarla ti vien la voglia
basta prenderla per la mano
e ti sembra di andar lontano
lei ti guarda con un sorriso
non credevi che il Paradiso
fosse solo lì al primo piano."

Porta della vacca.


Via del campo (foto di Alli).

Accanto alla porta c'era una fontanella, uno di loro si è avvicinato a bere, ma noi oramai eravamo decisi a non apparire più allocchi, e con sicurezza ci siamo avviati su per la via abbiamo tenuto la piantina in mano come se fosse un ventaglio e non la nostra salvezza, ci siamo fermati in pasticceria a chiedere se avevano dolci al cioccolato (per ben due volte), abbiamo guardato al gruppo di giovanotti come si guarda a un gruppo di giovanotti e non a possibili banditi di strada, e infine abbiamo smesso di fotografare pure le scritte sui muri.
Dopo varie letture (consapevoli nell'apparenza) della carta, siamo giunti al vicolo desiderato, quello del nostro albergo, stretto quanto noi due e il trolley.

(foto di Alli)

Per il mangiare abbiamo improvvisato, visto che il nostro punto fermo per gli spostamenti era la metro, e trovandola chiusa siamo dovuti restare nella zona dell'albergo, mentre i ristoranti prescelti erano un po' più in là. Ma non ci è andata male! A parte il kebab e qualche ristorante asiatico, i ristoranti sotto i portici e nei vicoli verso l'interno, sono tutti tipici liguri, e la parola d'ordine (pesto) era su ogni menù esposto fuori. Non serve dire che a Genova si mangia pesce, e noi ci torneremo senz'altro per quella grigliata che non abbiamo preso, perché eravamo pieni: da quando l'abbiamo vista passare diretta al tavolo vicino, nell'osteria prescelta, non pensiamo ad altro.

 

Trofie al pesto.

Al porto antico e nei vicoli abbiamo trovato statue e scritte particolari, panni stesi e tanto tanto sole, vicoli stretti e palazzi molto alti, una cosa, questa, molto affascinante: vedere la città così arrampicata, le scalette ad angolo, e pensare che nessuna casa ha il cortile, e se sì, un cortiletto interno. Dalle finestre dell'albergo, ad esempio, che si affacciavano su due diversi lati della camera, si poteva vedere un pozzo di luce (lo chiamerei così, non “cortile interno”) e una scaletta cagata dai piccioni (non credo fosse una scala di sicurezza, e di affacciarmi per guardare giù non ci pensavo nemmeno), un po' di luce c'era, ma l'effetto claustrofobico era palpabile. Ho provato a immaginare cosa significa vivere da sempre in vicoli così, molto affascinanti da fuori, ma forse troppo stretti per chi ci è nato o, al contrario, claustrofobici per chi arriva dagli spazi aperti, ma rassicuranti per i genovesi.
Una cosa magica di Genova è che, forse per via delle salite e delle scale, le distanze sono cortissime, perché noi, che pure ci fermavamo a fare foto, in un attimo e senza accorgercene, abbiamo superato la stradina in cui intendevamo tagliare e abbiamo dovuto fare tutto il giro fino a porta Soprana, un tempo porta principale della città, e oggi visitabile (ci sono due torri), e anche se abbiamo allungato un pochino, non ci siamo persi.




(foto di Alli)




Porta soprana.

Il nostro obiettivo era Palazzo Ducale, un tempo sede del doge, oggi centro culturale. Io infatti conoscevo Genova personalmente solo perché sono stata al porto (qui), da cui ho preso una nave (e ho mangiato pure un gelato -qui- al bar del porto, ma non credo fosse quello vecchio, perché dal porto non vedevo i portici, ma una chiesa), e perché un'amica ci va spesso a vedere delle mostre. Anche questa volta ci è stata per una mostra e mi ha portato in dono un libro, una biografia molto interessante, e così è nata l'idea di andare a Genova a visitare anche noi la mostra Frida Kahlo e Diego Rivera al Palazzo Ducale. A parte alcune polemiche legate al fatto che, nonostante l'alluvione in altre zone della città (che ha addirittura provocato un morto), i curatori della mostra abbiano tenuto aperto, l'idea generale che ci siamo fatti è che i genovesi, passato il brutto momento, fossero contenti di accogliere visitatori, perché la città ha bisogno di riprendersi, e questo avviene anche grazie al turismo. I curatori della mostra hanno poi annunciato di voler regalare alla città tutti gli incassi di sabato 18 ottobre, e nei giorni successivi hanno fatto sapere che questi sono ammontati a diecimila euro: un bel regalo, che è stato possibile solo tenendo aperta la mostra.

Palazzo Ducale (foto di Alli).


(foto di Alli)

Alla mostra non si potevano fare foto, quindi dopo quella dell'ingresso ci saranno qui solo foto prese da internet, e l'unica delusione è stata non poter comprare qualche stampa, perché c'erano solo pochi quadri e solo di Frida, in formato A4 (però ci siamo rifatti con le cartoline), anche i murales di Diego Rivera, infatti, meritano! La mostra segue il filo del loro rapporto, con una biografia parallela all'inizio (avevano vent'anni e più di differenza) e con sale dedicate solo all'uno o all'altra o a entrambi: l'audioguida inclusa nel biglietto d'ingresso e le tavole informative all'ingresso di ogni sala spiegavano molte di queste opere, l'idea che stava dietro o il contesto storico e personale da cui sono nate. Mentre Diego dipingeva murales o quadri molto grandi con tema principale il Messico e la sua storia (ma anche ritratti), Frida dipingeva la sua storia personale in piccoli quadri (molti autoritratti). Affascinanti entrambi.


I pannelli a cui sono stati appesi i quadri erano appoggiati alla parete originale delle sale, ma il soffitto era ancora visibile: direi che anche vuoto il Palazzo Ducale merita una visita. In ogni caso, sul sito ufficiale della mostra, si possono ammirare le sale e i quadri di Frida e Diego, leggere la loro storia d'amore, il loro percorso artistico, il loro contesto politico, sociale, culturale, il loro attaccamento al Messico, seguendo esattamente il percorso della mostra; mentre grazie alla pagina facebook Frida Kahlo Genova potete rimanere aggiornati sugli eventi collegati (incontri, cicli di film) e su altri eventi di Genova (il salone nautico, il festival della scienza) e sulle convenzioni con alberghi e ristoranti (io ho scoperto solo ora che anche la locanda del pranzo, scelta a caso sulla via del ritorno, era convenzionata, ma in ogni caso il menù era speciale).

(qui di seguito foto prese da internet)

La sposa che si spaventa all'aprirsi della vita - Frida Kahlo

Venditrici di calle - Diego Rivera

Zapata leader contadino - Diego Rivera


Mandragora - Diego Rivera (foto di Maura Banfo)

Autoritratto tra Messico e Stati Uniti - Frida Kahlo

Le due Frida - Frida Kahlo

La colonna rotta - Frida Kahlo

Frida e Diego (foto).

Frida (foto).

Fortunatamente non si potevano fare foto, altrimenti avremmo perso anche il treno del rientro! In fretta ci siamo avviati verso l'albergo per recuperare la valigia, ma avevamo una fame da lupi, e poco tempo a disposizione, perciò siamo entrati nella prima locanda con menù invitante e parola chiave (pesto) ben in vista. Ci ha servito una ragazza simpatica ma professionale (da quanto non ne vedevo?), ci ha consigliato un buon vino e non si è spaventata quando le abbiamo chiesto di descriverci i piatti del menù (sono sempre più rari i camerieri di una volta), non ha nemmeno finto di non sentire quando ho detto che avevamo fretta e non potevamo aspettare la cottura del risotto alla pescatora. Se le tagliatelle al pesto di pomodoro erano buone? Io ci ho fatto la scarpetta!

Tagliatelle al pesto di pomodoro.

(tutto il resto è rimandato alla prossima visita)

8 commenti:

  1. Bello rivivere le emozioni del viaggio a Genova, a partire dalla fedeltà dei dialoghi, che confermo, sono stati così, e anche il pesto e il resto...
    Grande la Mostra Frida e Diego, e nessuna paura di bandidos (come sai, basta la mia faccia a spaventarli...).

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    1. Bello sopratutto rivedere quel bel sole! No, niente banditi, infatti appena ti hanno visto bene sono rimasti in disparte e si son lasciati fotografare senza protestare.. Grande mostra e grandi Frida e Diego.

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  2. Ciao cara ^_^
    Che gita meravigliosa *__*
    A Genova sono andati tanti anni fa, per pochissimo tempo, ho visitato l'acquario e fatto una passeggiatina nei vicoli. Mi ricordo poco, ma so che mi era piaciuta, devo tornarci.
    Hai fatto delle splendide foto, sono contenta che il tempo vi abbia assistito, nonostante i problemini logistici vi siete organizzati, così si fa!
    Che piatti gustosi, ho fame :P
    bacissimi

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    1. Sì, tornaci!
      I problemi logistici ci hanno rinvigoriti nello spirito, diciamo, eravamo troppo rilassati, quasi mollaccioni ;)
      Io sono tornata a pane e mele, e la notte sogno pasta al pesto, rivedo questi piatti con una lacrimuccia sul viso :(
      Un abbraccio

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  3. Che belli i racconti di viaggio! Quando poi si incontra la gentilezza delle persone l'esperienza si dipinge di straordinarietà! Mi è sembrato di essere insieme a voi!!! :-) e poi Genova è bella, è la città di Fabrizio de André, come hai ricordato e in Via del campo ci sono stata giovanissima al ritorno di un viaggio a Londra. Quando raccontai la mia passeggiata per quei vicoli, nei cui angoli tra i palazzi altissimi ricordo una mole di spazzatura pari solo a quella che riusciamo a produrre in questi anni, mi sgridarono e mi diedero dell'incosciente ad andare sola a spasso per quartieri tanto pericolosi. Non mi successe niente di male. Avevo il sorriso che nasceva dalla curiosità e dallo stupore! La mostra di Frida e Diego deve essere molto bella e interessante. Chissà che non riesca ad andarci. Ciao

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    1. La gentilezza delle persone fa la differenza tra un cappuccino buono e uno cattivo (cito me stessa, dai): purtroppo non dovrebbe essere nulla di straordinario, bensì la normalità, ma vabbè.. La mostra merita davvero, coloratissima e intensa!

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  4. Bel resoconto di viaggio e bellissime foto, così come le opere della mostra..
    Fa sempre piacere trovare umana gentilezza dietro al banco di qualche cosa..

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    1. Grazie, ma le opere di Frida e Diego sono le più belle.
      La gentilezza ha poi il vantaggio di essere contagiosa, anche se purtroppo qualcuno è immune..

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