sabato 21 febbraio 2015

Dillo in italiano, se ci riesci.

Quelli di voi che ancora mi leggono e che lo fanno da sempre lo sanno: io l'inglese onnipresente lo odio.
Si va da piccole parole ogni tanto, come link o follower, che potremmo dire tranquillamente in italiano, a interi discorsi che risultano senza capo né coda pure per chi li fa, infarciti di termini inglesi messi a caso, ché il significato vero della parola non è proprio quello che si crede, fino a documenti ufficiali della pubblica amministrazione italiana (fra gli altri) che avrebbero il dovere di esser chiari e invece sono scritti in itanglese burocratico, un codice tutt'altro che univoco o trasparente (un esempio qui e un altro, molto più interessante, sul cosiddetto Job Act, qui).

Da tempo seguo vari blog, oltre a quello a cui rimando nei due esempi qui sopra, che parlano dell'argomento itanglese, o in generale dell'argomento lingue e lingua italiana, e in uno di questi, qualche giorno fa, ho trovato una notizia entusiasmante.
Il sito è quello di Annamaria Testa, che si chiama Nuovo e utile perché parla principalmente di creatività, ma anche di comunicazione e altro ancora. Si tratta di ambiti in cui molto spesso la bibliografia è in lingua inglese e il pubblico è internazionale, motivo per cui è necessario conoscere bene l'inglese, ma questo non significa mai che la lingua italiana sia inferiore all'inglese o vada discriminata a favore dell'inglese senza motivo. Ad esempio se siamo in Italia e ci rivolgiamo ad un pubblico italiano, sarebbe meglio se usassimo l'italiano, no?
Purtroppo però molti usano sempre più parole inglesi, padroneggiandole sino a un certo punto, e se nella vita privata possiamo storcere il naso e lamentarci, ma finisce lì, nella vita pubblica di un personaggio o ente pubblico che si rivolge a un pubblico misto ma comunque totalmente italofono, il nostro malcontento non è una mera lamentela perché oggi ci siamo svegliati con la luna storta, ma è la richiesta che il nostro diritto alla comprensione di un testo rivolto a noi venga rispettato!
Insomma se qualcuno sopra di noi (non dio, ma i politici, la pubblica amministrazione, la scuola ecc) vuole che noi impariamo l'inglese, che ci paghi un corso di lingue all'estero o ci regali la tv straniera, ma si astenga per favore dall'usare termini inglesi qua e là per abbellire e rimpolpare un suo comunicato se non ha prima a sua volta imparato bene l'inglese e soprattutto se non si tratta di una lezione d'inglese in cui lui è l'insegnante.


Cosa ho scoperto sul sito di Annamaria Testa? Che lei ha lanciato una petizione per chiedere che l'Accademia della Crusca porti al Governo la nostra richiesta di un uso più corretto della lingua, non in senso purista, perché che la lingua cambia lo sappiamo, un tempo parlavamo latino e prima ancora etrusco (per dire), ma nel senso di un uso pulito e consapevole e opportuno eccetera da parte della pubblica amministrazione, dei media e delle imprese.
Questi gli otto punti indicati nella petizione:
1) Adoperare parole italiane aiuta a farsi capire da tutti. Rende i discorsi più chiari ed efficaci. È un fatto di trasparenza e di democrazia.
2) Per il buon uso della lingua, esempi autorevoli e buone pratiche quotidiane sono più efficaci di qualsiasi prescrizione.
3) La nostra lingua è un valore. Studiata e amata nel mondo, è un potente strumento di promozione del nostro paese.
4) Essere bilingui è un vantaggio. Ma non significa infarcire di termini inglesi un discorso italiano, o viceversa. In un paese che parla poco le lingue straniere questa non è la soluzione, ma è parte del problema.
5) In itanglese è facile usare termini in modo goffo o scorretto, o a sproposito. O sbagliare nel pronunciarli. Chi parla come mangia parla meglio.
6) Da Dante a Galileo, da Leopardi a Fellini: la lingua italiana è la specifica forma in cui si articolano il nostro pensiero e la nostra creatività.
7) Se il nostro tessuto linguistico è robusto, tutelato e condiviso, quando serve può essere arricchito, e non lacerato, anche dall’inserzione di utili o evocativi termini non italiani.
8) L’italiano siamo tutti noi: gli italiani, forti della nostra identità, consapevoli delle nostre radici, aperti verso il mondo.

Il testo completo della petizione con alcune considerazioni interessanti è qui (sul sito NeU) e qui (dove potete anche firmare la petizione).

"Dopo aver letto tanto sull'argomento, ed essermi trovata d'accordo che l'uso dell'inglese quando si parla in italiano è più che altro uno sfoggio inopportuno e fuorviante di conoscenze che in realtà non si hanno, scoprire che Annamaria Testa si è mossa verso una soluzione concreta mi ha fatto molto piacere, non potevo non unirmi alla richiesta!" (cito me stessa). Anche io ho firmato, e ho invitato altri a farlo, con una mail come questa (suggeritami da Change.org):

Ciao,
Ho appena firmato la petizione, "Un intervento per la lingua italiana (#dilloinitaliano)".
Credo che questo sia importante. La firmerai anche tu?
Ecco il link:
Grazie,
Elle

Il giorno dopo ho ricevuto una mail che mi avvertiva che erano state raggiunte già 25.000 firme e che l'Accademia della Crusca, da sempre attenta e aggiornata anche per quanto riguarda gli anglicismi e i forestierismi in italiano e pronta a spiegarli a noi umani (un esempio qui, su latino e inglese, uno qui, sul genere di "graphic novel", qui uno sulla pronuncia e qui quello sul verbo "whatsappare"), ha promesso di parlare della petizione al prossimo convegno La lingua italiana e le lingue romanze di fronte agli anglicismi (23-24 febbraio 2015). Oggi le firme sono più di 37.000 e in questa pagina trovate una mini rassegna stampa e un video. Siete ancora in tempo per contribuire con una semplice firma, e con una semplice e-mail potete coinvolgere anche altri, facciamolo per la nostra amata lingua!



9 commenti:

  1. Il numero di firme raggiunto in pochi giorni fa ben sperare!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quasi 47.000 al momento, è bellissimo!

      Elimina
  2. Grazia anche al tam tam dei blogger come i vostri ...

    RispondiElimina
  3. Tam tam? ... termine corretto? ... mi è venuto un dubbio :)))

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, quello è corretto, le parole sbagliate sono altre due :D

      Elimina
    2. Ah, ah, ah: "Grazia" e "blogger".
      Cosa ho vinto? ;)

      Elimina
    3. Ci penso e ti faccio sapere ;)

      Elimina
  4. Una grande iniziativa e i numeri sono cresciuti :) Poi ritorno per gli interessanti link esterni che segnali.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Presto ne arriveranno altri, di collegamenti esterni ;)

      Elimina

Ciao, benvenuti nella Casa dello Spirito. Scrivete pure qua sopra/sotto il vostro commento o le vostre domande: le pubblicherò io più tardi. Se vi iscrivete ai commenti, vi avverto addirittura via mail.
Non preoccupatevi se non avete un account google: basta inserire l'url del vostro sito, o profilo fb, ig, pulcino, o quello che avete e il vostro nome. Anzi, voglio venirvi incontro: potete addirittura mettere solo il nome, se non avete un indirizzo o non vi va di esporvi così tanto. Comunque non preoccupatevi: sono uno spirito buono.
Buona permanenza nella Casa nella Palude
Elle, il vostro spirito di fiducia.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...