domenica 8 marzo 2015

8 marzo: Femina Ridens.

A me non è mai piaciuto festeggiare l'8 marzo, non per una consapevolezza particolare o battaglia personale, ma perché quand'ero una ragazzina, man mano che si avvicinava la data non si parlava d'altro, e un po' mi sentivo esclusa da questo entusiasmo un po' non mi sentivo inclusa, cosicché appena ho scoperto che non è una vera e propria festività, perché dietro ci sarebbe un fatto tragico, anche se sul fatto in sé c'è poca certezza, uno dice una cosa, uno ne dice un'altra, io ho fatto mio il rifiuto di festeggiare in un giorno in cui ci sarebbe semmai da ricordare.
 
Ma è durata poco. Non tanto perché non sono sicura di cosa sia successo davvero l'8 marzo di tanti anni fa, ma perché qualunque cosa sia non mi sembra il caso di ricordare proprio questo qualcosa in un giorno che da allora dovrebbe essere dedicato alla donna, ne succedono tante, sarà mica stata la prima volta che qualche donna è rimasta vittima! Perché proprio l'8 marzo. Perché proprio le mimose. Perché tutti si sentono obbligati a regalare la mimosa o a spiegare perché non la regalano. Perché tutte si sentono obbligate a festeggiare solo con altre donne o a spiegare perché non festeggiano. Perché le offerte per la "festa della donna" sono stereotipate e banali, e non tengono conto di molte variabili. 

Ad esempio dei gusti della donna.
Ho iniziato a festeggiare la festa della donna con due amiche sposate. A loro piaceva uscire, ma gli impegni famigliari e gli obblighi domestici prevedevano il venerdì di turno a casa con i figli perché era la sera in cui uscivano i mariti, gli altri sei giorni di turno a casa con i figli e il marito, e poi una sera al mese potevano uscire. L'8 marzo rappresentava una serata extra, l'8 marzo non si usciva con le solite amiche, ma si chiamavano apposta anche le altre, quelle a cui "non piaceva uscire" e che quindi non facevamo mai notare a mariti e fidanzati che questa storia del venerdì si era diffusa perché il giovedì era la serata delle donne, il sabato quella dei single, la domenica quella delle famiglie, il mercoledì quella degli impasticcati, il lunedì e il martedì quella degli sportivi. Come mai col matrimonio era saltato un anello della catena settimanale di uscite? 

Andavamo al ristorante cinese, l'8 marzo, mai a ballare, perché i locali che frequentavamo durante la nostra uscita mensile, l'8 marzo offrivano programmi assurdi, era l'epoca dopo il boom di spogliarelli maschili, che ormai se la dovevano vedere con la concorrenza di locali trasgressivi che permettevano l'ingresso anche agli uomini. Nonostante io pensassi che un uomo potesse essere una bella festa per una donna, alla sola idea di una folla che non aspettava altro che l'8 marzo per trasgredire (la mia amica si toglieva la fede pure nel ristorante cinese) mi veniva la nausea. Io avevo impostato la mia vita in modo da riuscire a fare sempre quello che volevo, e in modo che quello che volevo non fosse quello che mi proibivano gli altri, ma qualcosa che davvero mi facesse stare bene.

All'epoca mi piaceva mangiare cinese. E con le mie amiche, nonostante i loro difetti (e mariti) io stavo bene. Perciò ho iniziato a uscire di casa anche in quella data tanto stupida. 

Il natale, con la sua atmosfera di festa, le luci, l'assurda corsa ai regali mi coinvolge molto più delle strade, vetrine, scrivanie addobbate di mimose. Degli uomini che si scusano se non l'hanno comprata anche a me. Delle donne che dicono di essere allergiche a certe cose, ma poi organizzano l'uscita dell'anno, si addobbano pure loro. E di quelle che scelgono un modo particolare di festeggiare. 

Eppure è una data comoda. Una volta volevo rivedere alcune vecchie amiche e anche una mia amica voleva rivedere me e altre sue vecchie amiche, ma conoscendole, ci sembrava impossibile riunirle tutte assieme, allora io ho scelto (per tempo) la data dell'8 marzo e ho organizzato un pomeriggio per sole donne, all'epoca in cui c'è stato il boom dei percorsi benessere, e nessuna delle invitate ha rifiutato con una scusa, si sono presentate tutte. 

Ma per la maggior parte dei miei anni adulti sono riuscita a evitare un'uscita. Non riesco nemmeno a pensare di dedicare la giornata a me stessa in quanto donna, perché quello lo faccio già il giorno del mio compleanno, una data che sento davvero mia, e perché la giornata verrebbe rovinata da donne che, a gruppi, hanno avuto la mia stessa idea. Non invidio le donne nate l'8 marzo. Non so cosa pensare di chi per l'8 marzo organizza eventi o cicli di incontri dedicati alla donna, alle donne, alla lotta delle donne, all'emancipazione, al futuro, alla salute delle donne, ma direi che non ho motivo per lamentarmene, considerato che ancora oggi è per molte donne l'unica data in cui hanno il permesso di uscire e fare qualcosa che vogliono: probabilmente per rivolgersi a loro non è il caso di scegliere natale. Non ce l'ho nemmeno con quelle donne che credono di fare le emancipate con battute sui mariti che l'8 marzo non devono stare tra i piedi, o con battute ai mariti su possibili amanti che troveranno l'8 marzo, o con battute che si riducono a fasulli ma chi me l'ha fatto fare di sposarmi ahaha. 

E un'altra donna è morta, uccisa da quello stesso uomo che ogni anno, l'8 marzo, le regalava la mimosa.

Sì, c'è stata anche la fase dedicata alla violenza sulle donne, ed è vero che il tasso di mortalità delle donne uccise dal marito o da un familiare uomo è aumentato tantissimo, ma viene taciuto o imbellettato con l'etichetta ridicola e irrispettosa di "delitto passionale"; e trovo pure più attinente all'origine tragica della festività ricordare l'8 marzo le vittime più recenti di violenza o anche solo di discriminazione, e vorrei farmi portavoce e incitare le donne a denunciare, reagire, cercare aiuto, sottrarsi – ma non vendicarsi. 

Eppure non riesco a togliermi dalla testa che l'anno ha 365 giorni oppure 366.

Perciò nemmeno quest'anno volevo festeggiare, e infatti, come l'anno scorso, appena qualche amica o collega mi ha nominato la data, ho subito storto il naso e risposto che io non festeggio. Ma è così, tanto per uscire, mi è stato risposto. Se è tanto per uscire, invitatemi un'altra volta, non l'8 marzo. Eppure, appena ho sentito che era pronto, appena ho visto il primo video, appena sono stata chiamata a confermare il mio indirizzo, ho pensato che sarebbe stato un bel regalo per la festa della donna, se avessi ricevuto il nuovo album di Femina Ridens in tempo.




Vi ricordate di lei? Dopo essere stata a un suo concerto a Berlino (il mio resoconto è qui), vi avevo parlato del suo nuovo progetto, di cui aveva lanciato la campagna di finanziamento. Un po' di peripezie tecniche mi avevano fatto temere di non poter contribuire, ed è per questo che nei ringraziamenti del disco appaio come Elle Sonnenblume: ho dovuto creare un nuovo account per riuscire a partecipare, perché al primo e al secondo tentativo avevo mandato tutto in tilt e mi diceva che Elle lo Spirito non aveva più il permesso di accedere: panico!!! Per fortuna, con una prontezza di spirito degna di nota, ho deciso che potevo tentarmela inventandomi un secondo nome, e ci sono riuscita!

Ad ogni contributo, ve ne ricorderete, corrispondeva una ricompensa. Ce n'erano di diverse: album, magliette, chitarre, lezioni di canto, e io avevo scelto di avere il nuovo album in anteprima e il mio nome fra i ringraziamenti. L'album è arrivato ieri e io l'ho già ascoltato un'infinità di volte e confermo che è un bel modo per festeggiare la festa della donna.

I testi di Femina Ridens hanno sempre qualcosa di femminile, attuale, concreto, irriverente: sono storie di donne. E la musica è tutta sua, scritta e creata da lei, un suo album qualsiasi mi sembra l'immagine più adatta per rappresentare la donna che fa una cosa che le piace molto.

L'album si intitola Schiaffi, un titolo molto femminile, gli schiaffi sono sempre legati alla donna, li prende li dà, la rappresentano, e trovo in qualche modo legati alla donna anche i titoli dei brani, leggendoli senza conoscere i testi e la musica, credo che ne converrete anche voi.

Qui di seguito vi presento il primo singolo dell'album, uscito con un video che è tratto da un cortometraggio del regista spagnolo Juan Manuel Aragòn, anche questo a suo modo femminile, vedrete.

Buon ascolto!




Trovate informazioni su Femina Ridens sul suo sito ufficiale e sulla sua pagina facebook.





Aggiornamento del 12 marzo: Schiaffi è in streaming integrale in esclusiva su sentireascoltare.

2 commenti:

  1. Wow, post splendido, tra il privato e il pubblico, con un bel finale musicale di un'artista donna, anzi Femina, che apprezzo molto ... come sai già, passata in palude e farà il bis ;)
    p.s.
    chiapperi, non mi ero accorto, tu sei Elle Sonnenblume (Sonnenblume va sotto, e pensavo fosse un altro nome, ah, ah, ah, ora ho capito,... ma che vuol dire Sonnenblume?).

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    Risposte
    1. Sì, lo so e non vedo l'ora! :D
      La premessa ci voleva, perché la data non è una qualsiasi, non volevo confondere le acque, per me la festa della donna c'è solo quando una donna riesce a essere sè stessa facendo qualcosa che le piace, quindi per me questo cd è una festa della donna, anzi Femina ;)

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