domenica 15 marzo 2015

Chiudi gli occhi e guarda di Nicola Pezzoli.

Ho letto il libro in poche ore: tornata a casa, con la testa piena di cose da fare e occhi pieni di sonno, ho trovato nella cassetta delle lettere la gradita sorpresa del nuovo romanzo di Nicola Pezzoli, che aspettavo da mesi: non perché l'avessi preordinato mesi fa, ma perché da mesi sapevo che il famoso Zio Scriba stava scrivendo un nuovo fantastico capitolo della vita di Corradino.

Che si trattava di un altro romanzo con protagonista Corradino lo sapevo perché da qualche parte l'aveva scritto lui, Nicola, che il nuovo romanzo sarebbe stato fantastico lo immaginavo, perché da uno che ha scritto Quattro soli a motore non mi aspetto certo che non sia in grado di scrivere un seguito, e poiché tre è il numero perfetto.. non aggiungo altro, aspetto e spero.




Intanto ho nel cuore il Corradino alla riscossa: dopo la sua “prima” infanzia nel primo romanzo, alle prese con traslochi, bulli e misteri, nonché con l'intera sua famiglia, ora Corradino se ne va al mare per il meritato divertimento. Il libro è bello sin da subito, storia nella storia compresa, anche se non ho capito come ha fatto Ilaria a leggere un romanzo intero, in inglese, in un giorno o poco meno, o forse ho contato male io le ore o le pagine, o forse il finale è scritto nella quarta di copertina, per questo lei sapeva tutto del romanzo. È una classica estate di un dodicenne, simile a come ce ne sono state, ce ne sono e ce ne saranno altre nel mondo, almeno in quello cosiddetto occidentale, anche se Corradino fa delle considerazioni che non sono del tutto comuni, e questo lo sapevo, eppure io l'ho trovato cresciuto rispetto all'ultima volta, ha quella nota di serietà riflessiva in più (che non potrà che aumentare con l'età). E cresce ancora durante il romanzo, per via delle esperienze estive, che lasciano sempre un loro segno, ma ancor di più quando si è avuta una certa infanzia, quando si è data importanza a certi avvenimenti molto più che ad altri, quando si ha uno spirito d'osservazione come ce l'ha Corradino. Poi dice molte più parolacce, anzi solo una: cazzo; il put è ancora presente, ma meno. E poi c'è sempre lui, l'amato coprotagonista, il pirillino, cresciuto anche lui e diventato pirillazzo. E ci sono la sua sfrenata fantasia e la sua passione per gli innamoramenti e c'è il mare, e c'è lo zio cieco e ci sono personaggi particolari che vi sfido a non ricollegare mai a qualcuno che conoscete di persona, perché tra sapientini e spilorci, io ho visto passare davanti a me un bel po' di parenti e conoscenti.



Il libro mi è piaciuto tantissimo, sono state cinque bellissime ore di evasione da questo porco mondo, è un libro che, volendo immedesimarsi in Corradino, permette di tornare bambini restando al contempo adulti. Mi è piaciuta, l'ho detto, la storia nella storia, l'invasione delle mosche o come vogliamo chiamarla, con finale a sorpresa, e mi è piaciuto molto anche il fatto che si possa leggere come nuova entusiasmante avventura del Corradino a cui tutti ci siamo affezionati, ma anche come storia a sé: una sottigliezza da non sottovalutare. Il rischio c'era, ma Zio Scriba non è un'aspirante scrittore del put! E non è nemmeno uno scribacchino di sfumature del cazzo, che prima ancora di esordire nella narrativa ha già scritto la sua pagina per wikipedia che inizia con "Pinco Pallo è uno scrittore e autore italiano, nato a Xxx, sua madre casalinga, suo padre muratore, Pinco Pallo aveva la scrittura nel sangue e si è fatto da sé", che ti fa venir voglia di cliccare su "modifica voce". Per chi non avesse letto Quattro soli a motore non è un problema leggere Chiudi gli occhi e guarda (è un problema semmai non sbagliare il titolo, non dire "apri gli occhi e guarda" o "chiudi gli occhi e sogna"): i riferimenti al passato di Corradino, quello raccontato nel primo libro, sono quelli indispensabili, ma forse è meglio dire quelli spontanei, quelli che qualsiasi ragazzino che racconta di sé citerebbe a proposito e non; Corradino non racconta una seconda volta la storia del primo libro, come fanno quelli che vogliono riempire una o due pagine in più, e anche quelli che non sono in grado di riassumere le proprie stesse parole precedenti, e pure quelli che non sanno scrivere punto e basta e sono anzi convinti di aver scritto una nuova entusiasmante avventura, e invece hanno solo raccontato di quando il loro protagonista se l'è menata col rimembri ancora del put, e per la precisione l'ha fatto per tutto il secondo "nuovo" libro senza aggiungere nessun elemento nuovo, se non quello presentato nell'incipit, perché come minimo di incipit vincenti ne aveva un sacco e una sporta perché più in là non sa ancora andare.



Che Zio Scriba è uno scrittore vero si capisce da qui:

"Mi sono sempre andati a genio, questi parenti piemontesi della mamma sull'anzianotto andante. Mi piacevano molto anche quelli tedeschi di Videla, mio padre, a dir la verità".

Non avete letto il primo libro? Potete proseguire senza intoppi anche dopo questa frase, avete solo imparato che ci sono una mamma e un Videla, che la mamma ha parenti piemontesi e Videla ce li ha tedeschi, che Videla è il papà di Corradino. Videla è un nome che ha tutta una storia dietro, ma specificarla in questo libretto a favore di quegli sfigati che non la conoscono sarebbe stato una perdita di tempo, e poi quella è una storia chiusa, finita, passata, perché rivangare? Nominato pochissime volte, il padre di Corradino non è del tutto assente, ma non è nemmeno onnipresente come non si meriterebbe.



E poi mi è piaciuto per le perle di saggezza, alcune pensate da Corradino stesso, altre regalategli dallo zio cieco:

Per dire qualcosa gli chiesi come mai non avesse ancora indagato il mio viso coi polpastrelli.

Che idiozia” sbottò, “questo cliché balengo dei ciechi che ti impastano la faccia con le mani, come avessero l'urgenza di apprendere se hai il naso lungo sei centimetri oppure cinque, se assomigli a un gatto o a un babbuino, neanche fossero dei maniaci! L'unica fortuna di noi ciechi è proprio il non farci influenzare dagli zigomi e dalle labbra, e dovrei rinunciare a un simile dono pastrugnando come un ossesso famelico le facciacce altrui? Io le mani le tengo a posto. […] A me interessa come pensi e come parli.”




E poi mi è piaciuto perché...

Uff.. ho sempre goduto come uno riccio nello sganciare anticipazioni, ma stavolta, porcodiaz, non ve la voglio rovinare la sorpresa: dovete leggerlo, D O V E T E leggerlo!



Vi dico solo che leggere questo romanzo è un po' come menarsi il pirillazzo soprappensiero, quasi svogliati ma sicuri, è la forza dell'abitudine (siete lettori da una vita) e vi sembra pure di appisolarvi per qualche secondo (giornata del put al lavoro), ma ecco esplodere tutta la bellezza insita e intrinsica in un effluvio di piacere improvviso inaspettato (ma era proprio questo che volevate) e allo stesso tempo vi chiedete com'è possibile che ogni volta il rito si ripeta uguale eppure emozionalmente diverso. Dura un attimo ed è già finito, ma quel formicolio di ritorno vi assicura che da adesso in poi guarderete il mondo con occhi diversi. Ed è tutto merito di Corradino.



Dovete leggerlo!

4 commenti:

  1. Ah, ah, ah, è vero, si prova quella sensazione lì ;)

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  2. È bello vedere come Lettrici e Lettori con la "L" maiuscola sappiano cogliere gli aspetti più significativi.
    Sì: tutto volevo scrivere tranne uno di quei sequel furbetti (e disonesti) in cui cambiano soltanto i nomi di qualche protagonista e la toponomastica stradale... Spero di esserci riuscito! :)
    Ti ringrazio e ti abbraccio.

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    1. Come lettrice prendo in mano un libro sempre con molte aspettative, alcune non legate al libro o all'autore, ma semplicemente al piacere della lettura: la prima cosa che mi aspetto è potermi rilassare, mettere da parte il mio io-maetrina e godermi un mondo altro. I libri-fotocopia sono una presa in giro, mi sento tradita e abbandonata nel momento del bisogno di leggere! Non immagini quanto mi innervosisco quando becco qualcuno a imbrogliare!
      E siccome scrivo, non solo so che non è facile mettere nero su bianco un'idea (né avere un'idea degna di essere messa nero su bianco) come vogliono farci credere gli sforna-romanzi, ma riconosco quando il seguito di un libro è creato con gli avanzi del libro precedente, tutti gli scarti messi lì in riga, un po' di intermezzi ad incollarli, l'incipit "vincente" all'inizio e un finale improvvisato alla fine - se questo lascia spazio al sospetto di una trilogia rischio di diventare violenta!
      Grazie a te per aver rispettato il mio bisogno di leggere un bel libro e rilassarmi - ci sei riuscito benissimo :)

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