venerdì 10 aprile 2015

XXI secolo di Paolo Zardi.

Avevo detto che l'avrei letto prima di partire, vista la copertina apocalittica, e con l'interpretazione non mi sono sbagliata di molto. Avevo anche pensato sarà il solito Zardi catastrofico e maledettamente realistico, difficile da digerire, anzi uno di quelli che non vuoi nemmeno mangiare, ti rifiuti, ma allo stesso tempo ti attira, e infatti una volta deciso di non leggerlo sull'aereo, non ho potuto resistere a lungo prima di dare una sbirciatina, ma veloce perché ho le valigie da preparare. L'ho divorato in due giorni, ma se ci ero riuscita con Il giorno che diventammo umani, perché non avrei dovuto riuscirci con XXI secolo, che secondo me è vero più del vero? Poi certo, una differenza c'è: il primo l'ho letto in due giorni di ferie, il secondo in due giorni lavorativi stressanti.
Di Il giorno che diventammo umani non sono mai riuscita a scrivere una recensione, perché mi è piaciuto così tanto che non sembrava vero. Del XXI secolo provo a scriverne a caldo, prima di essere travolta dal fetore e dalla putrescenza quotidiana.


Innanzitutto è una storia d'amore, anche se lo scopriamo poco dopo. All'inizio infatti siamo a un passo dalla morte. Ai più disattenti potrebbe sembrare che il protagonista (che non mi pare abbia un nome, ma potrei sbagliarmi, ma preferisco non saperlo), con quel suo modo per certi versi passivo di spostarsi nella vita, assomigli a quel Baganis del primo romanzo di Zardi, motivo per cui, a scatola chiusa, avrei detto a Zardi lascia stare, dai, che se qualcuno sta rivalutando le raccolte di racconti è solo grazie a te. Nemmeno di La felicità esiste (o non esiste?) sono riuscita a scrivere, anche se in quel caso la recensione l'avevo iniziata, perché la prima parte mi era piaciuta molto, ma non ero riuscita a finirla. In quel caso il protagonista era citato con nome e cognome, all'inizio solo col cognome, poi spunta fuori anche il nome: ricordo vagamente di essermi chiesta se ci fosse un collegamento tra il comportamento di Marco Baganis e il modo in cui veniva nominato, perché mi era parso che all'inizio, quando era senza scrupoli, comparisse sempre come Baganis, mentre dopo, quando si è rincoglionito, sempre come Marco, ma non avevo appurato nulla, di questo sono certa, perché altrimenti la recensione l'avrei finita. So solo che Baganis mi piaceva, a suo modo, ma quando mi è diventato Marcolino ha perso tutto il suo fascino di protagonista ed è diventato uno come tanti, nonostante lo stesso si potrebbe dire di Baganis, è una questione di punti di vista, lo so.


Quindi facciamo che in XXI secolo il protagonista non ha né nome né cognome, mentre ce l'hanno tutti gli altri personaggi, pure la madre di sua moglie. C'è una moglie, e si parla d'amore e di conoscenza reciproca, c'è una suocera, e si parla di lingua e di comprensione, ci sono un coma e un segreto, e si parla di involucri e contenuti umani, c'è una sorella gemella e si parla di differenze: estreme, apparenti, sostanziali, incolmabili o inesistenti. C'è la fine del mondo? No, non c'è, il mondo continua ma diversamente, anche se in molte cose è ancora lo stesso, tutto va in malora, ma si lascia fare, ci si abitua, ci si attrezza: ci sono umani che sono diventati bestie e ci sono umani che sono rimasti automi, poi ci sono umani che sono ancora convinti di essere umani e cercano di comportarsi di conseguenza, ma è molto molto difficile, perché ci sono i rapporti umani a complicare tutto.


Ci sono anche tante domande, a volte spuntano a grappoli, qualche volta sono singole, e non ci sono tante risposte, e forse, come i nomi, le risposte non servono, perché in ogni caso la verità sarebbe talmente più complicata da risultare inafferrabile, è una rete che si ramifica ed estende senza controllo, e l'unica cosa che si può fare è curare il proprio orticello prima che diventi una giungla putrida. Anche questo è amore? O è indifferenza?
Il contesto storico e l'ambientazione geografica non sono presentati con nome e cognome, a parte un accenno alla collocazione in pianura Padana e al XXI secolo non ancora a metà, ma le informazioni arrivano dal notiziario, dai giornali, dal paesaggio durante gli spostamenti in macchina del protagonista, da qualche suo pensiero: il mondo non è messo tanto bene, è una catastrofe ambientale e politica, maledettamente realistica, quindi non è il solito Zardi delle catastrofi umane, è un altro Zardi Catastrofico, questo, più ampio. E l'unica parte che mi è piaciuta poco è quella in cui spunta più da vicino la catastrofe umana: primi piani delle parti intime, di momenti intimi - quelle foto porcelle esagerate, sul cellulare - sarà che io con le foto porche sul cellulare ho un brutto rapporto per via di un altro romanzo, brutto, orribile, di un autore che dovrebbe aiutare a spalare cumuli di macerie postatomiche anziché scrivere, ma no, se ripenso a quel libro direi che in XXI secolo le foto porcelle si collocano perfettamente, non sono esagerate, fanno parte del mistero irrisolvibile, lasciano il dubbio, stimolano riflessioni più profonde sulla mente umana e sul corpo, sull'involucro e sui contenuti, sull'apparenza fisica e sulla sostanza comportamentale e su quale delle due parti debba prevalere nel momento dell'amore e della fiducia, mentre io mi sono solo lasciata fuorviare dal ciuffetto biondo in primo piano.


Per chi non lo sapesse Zardi scrive benissimo, quindi alla fine del libro vi sembrerà di averle pensate voi tutte quelle domande, di aver fatto voi tutte quelle riflessioni sulla vostra vita come l'avete vista fino ad ora, come sospettate che sia stata invece a vostra insaputa, come vi aspettavate che diventasse da un certo punto in poi, come vorreste che proseguisse nonostante tutta la verità, presunta e tale, a cui ora volete credere.
E se non avete capito cosa intendo, leggete un po' voi XXI secolo di Paolo Zardi.

(Refuso a pagina 146 dove ci sono scimmie "incapaci di uscire dai quei vapori bollenti").

4 commenti:

  1. L'abbiamo letto negli stessi due giorni (e il libro era arrivato lo stesso giorno, siamo gemelli per questo libro), mi è parso il miglior Zardi, io che adoro leggere racconti (i suoi in particolare), e che avevo amato molto La felicità esiste(mi sembra che il titolo sia questo, ma io sono ottimista cosmico, potrei sbagliarmi). Un libro perfetto, un libro di Zardi, lo riconoscerei tra mille ... e direi che ci stanno le foto porcelle (non ne mette poi molte), e questo suo rivelare poco a poco... la descrizione del declino attuale è ottimamente inserita nel romanzo. Qui mi fermo, non voglio fare una rece al posto di un commento. La rece l'hai fatta tu, e l'hai fatta bene ...

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    1. Sì, le foto porcelle le ho rivalutate mentre scrivevo, ma non pensavo fossero troppe, intendevo che potevano non esserci, ed è per questo le ho rivalutate: non potevano non esserci!
      Alla fine direi che l'unico difetto è che si legge in due giorni... e adesso? ;)

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  2. Ho appena finito di leggerlo pure io. Hai ragione è una gran storia d'amore. Declinato al presente,al passato e al futuro.
    Forse quello che ci salverà, l'unico possibile.
    PS: ho amato molto anche Il Giorno che Diventammo Umani.

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    1. Mah, chissà se ci salverà, anche l'amore è soggetto a interpretazione e manipolazione.
      Bello anche Il giorno che diventammo umani, sì.

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