sabato 4 luglio 2015

Marmellata di ciliege.

Ingredienti:

Ciliege (o altra frutta): la quantità desiderata

Zucchero: 1/5 del peso della frutta

Cannella: un pizzico o una punta di cucchiaino, a seconda di quanta frutta avete



Era da quando sono arrivata* che pensavo alla marmellata, perché è una cosa che collego alla vita in campagna, e il Paesello è quanto di più simile alla campagna ci possa essere in campo urbano, perciò quando al mio arrivo ho scoperto che quello là è un albero di ciliege, cioè un ciliegio, mi sono convinta che stavolta nulla avrebbe potuto impedirmi di fare la marmellata.

(*In realtà ci pensavo già da prima, da quando preparavo i bagagli, perché avevo scaricato le etichette preparate da Doria)






Poi certo salire sulla scala (che per fortuna c'è) e raccogliere ciliege in posizione arcuata innaturale è tutt'altro discorso, ma ce l'ho.. ce l'abbiamo fatta, e la raccolta è stata fruttuosa, almeno apparentemente.






Procedimento:



Lavate le ciliege e asciugatele, o lasciatele asciugare all'aria aperta, per bene. Tagliatele a pezzetti per poter eliminare il nocciolo, ma anche per controllare che non ci siano vermetti.

Un'altra cosa da fare in anticipo è preparare i vasetti, che vanno sterilizzati: ho letto diversi metodi, dalla bollitura alla cottura in forno, ma mi spaventavano tutti; per fortuna ho letto anche che i barattoli si possono sterilizzare semplicemente lavandoli in lavastoviglie, e così ho fatto, sciacquandoli poi con un po' di succo di limone per eliminare l'odore della lavastoviglie. Ho usato vasetti riciclati, infatti.

Preparate anche dei pezzi di pellicola trasparente che serviranno per chiudere i vasetti sotto vuoto.








Mettete le ciliege a pezzi in un pentolino e fate cuocere a fuoco medio, finché non saranno morbide, perché vanno passate con il frullatore a immersione o, se non l'avete, col passa verdure o, se non l'avete, con un tritatutto. In quest'ultimo caso, che è anche il mio, dovete far raffreddare le ciliege, perché l'apparecchio non accetta cibi caldi.







Una volta pronta la purea di ciliege, pesatela, perché la quantità di zucchero va pesata in proporzione. La ricetta delle Donne di CasaMia diceva 500 grammi di zucchero per ogni chilo di frutta, che a me è sempre sembrata un'esagerazione, nonostante prevedesse di poter aggiustare la proporzione in base al tipo di frutta. Io perciò ho ridotto sempre più la quantità dello zucchero fino a un quinto, come è successo stavolta. Il vantaggio di dover lasciar raffreddare la frutta prima di frullarla è che la si può assaggiare senza il rischio di scottarsi le papille gustative, e siccome le mie ciliege non erano troppo aspre, ho deciso di mettere solo un quinto di zucchero: una volta eliminata la parte mangiata dagli uccelli e qualche verme, mi sono restati 380 grammi di ciliege, diviso cinque fanno 76 grammi di zucchero, e un mezzo cucchiaino di cannella, che a me piace molto e non mi andava di essere parsimoniosa.







A questo punto mescolate lo zucchero, la cannella e le ciliege frullate nel pentolino di prima e rimettetelo sul fuoco, dove la marmellata dovrà addensarsi. Per questo obiettivo non è previsto un tempo preciso di cottura, perché dipende da quanta frutta avete: per sapere se la marmellata è pronta fate la prova del piatto inclinato, con un po' di marmellata che non dovrà scivolare giù dal piattino. Se davvero non scivola, potete iniziare il travaso.




Il travaso è un'operazione delicata, quindi non ho potuto fare foto, e anche voi: state bene attenti:

  • non spegnete il fuoco sotto il pentolino, ma lasciatelo basso;
  • con un mestolo versate la marmellata nel barattolo fin poco sotto il bordo, coprite subito con la pellicola trasparente, chiudendo perfettamente: la pellicola si appannerà perché la marmellata è calda;
  • chiudete subito col coperchio (sterilizzato anche lui) e rovesciate il barattolo a testa in giù;
  • riempite il secondo barattolo, e fate come col primo, eccetera; spegente il fuoco solo alla fine della marmellata.



Io avevo poche ciliege perciò ho riempito un solo barattolo dei due preparati, e nemmeno del tutto.

I barattoli vanno poi conservati, a testa in giù e avvolti in un telo asciutto, in un luogo riparato, fino a quando non si saranno raffreddati. Una volta freddi, riportateli a testa in su e conservateli pure nella dispensa o, una volta aperti, nel frigorifero. Il mio barattolo è passato direttamente in frigorifero perché abbiamo voluto assaggiare subito la marmellata.








Per abbellire il mio barattolo riciclato, e rassicurare tutti che quello non è sugo pronto andato a male, ho usato le etichette vuote preparate da Doria di unideanellemani.it, che dopo si è sbizzarrita a creare etichette pronte con l'ingrediente principale della marmellata o personalizzabili per gli ingredienti secondari, la data o altre informazioni, ma per iniziare ha fatto le etichette vuote, e io ho usato quella rossa per la mia marmellata di ciliege.





Ciliege o ciliegie?

A pagina 72 del libro Si dice? Non si dice? Dipende di Saverio Novelli (di cui vi avevo parlato qui) si dice che secondo la grammatica “per scrivere correttamente il plurale di aggettivi e sostantivi terminanti al singolare in -cia e -gia, con quella benedetta i ballerina, bastava seguire una rigida regola: se la c e la g sono precedute da una vocale, al plurale mantengono la i […]. Una faccenda di sola grafia, perché quella vocale non è significativa per la pronuncia. Allora, che cosa dice la grammatica adulta di oggi, che a che fare con una lingua unitaria, viva e mossa, piuttosto sicura delle sue possibilità? Dice che sì, d'accordo, la regoletta va ancora bene come indicazione di massima, ma dice pure che certe forme sono molto usate, contravvenendo alla regoletta […]: tanto basta per accettare, per esempio, la forma ciliege.”



Una faccenda di sola grafia, come conferma l'Accademia della crusca in una delle sue consulenze linguistiche: “La difficoltà che sorge al momento di scegliere l'esatta grafia del plurale di una forma che esce in -cia o -gia è attribuibile al fatto che ormai in italiano quella i davanti ad a è solo un segno grafico, necessario per indicare che la c o la g rappresentano l'affricata palatale, sorda o sonora (come in cena e gelo), e non l'occlusiva velare corrispondente (come in casa e gatto). Quando però la forma è al plurale, questa funzione diacritica della i decade, dal momento che la vocale che segue, la e, essendo palatale, implica la pronuncia palatale della consonante. Chi è nato dopo gli anni Cinquanta del secolo scorso, ha appreso la regola secondo cui il plurale è reso con la grafia -cie o -gie, se la consonante c o g è preceduta da vocale, e -ce o -ge, se è preceduta da segno di consonante”.

L'Accademia spiega però che non è stato sempre così, perché questa regola è stata introdotta nella seconda metà del Novecento, mentre prima si scriveva ciliege "senza la i, perché nel XVIII secolo così doveva essere, perché così e solo così era nel Vocabolario degli Accademici della Crusca alla sua quarta edizione (1729-1738)".



Sui dizionari invece troviamo:

  • su Treccani un pl. -gie o in -ge;
  • sul Sabatini Coletti un pl. -ge o -gie;
  • sul De Mauro non è indicata la forma plurale (è molto stringato), ma all'interno della definizione riporta l'esempio "essere come le ciliegie".

Sul mio telo da cucina c'è scritto infine ciliegie.

Ne consegue che io mi sono sentita libera di scrivere ciliege sull'etichetta e pure in questo post, perché se si possono usare entrambe, l'importante rimane essere coerenti dall'inizio alla fine.

11 commenti:

  1. E brava la mia Elle! Sarà anche vero che ti è venuta poca marmellata, ma deve esserti venuta buona (anche se come sai io abbondo con lo zucchero :P ) e mi fa piacere che tu abbia usato le mie etichette!

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    1. Qui sullo zucchero si risparmia, quindi sì, è venuta buona :D
      E per le etichette come sai ne sono rimaste cinque, quindi devo pensare subito a qualcos'altro, perché una volta iniziato a usarle non si pensa ad altro ;P

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  2. Fantastica la marmellata con colto commento grammaticale! :-D

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  3. Ciliege o ciliegie (io preferisco la prima, ma anche la seconda non è male), questa marmellata era ottima (ancora meglio della seconda, con ciliege regalate, e non colte da noi...).
    p.s. il tè verde in primo piano, osservato dai gufi, era il mio :)

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    1. ...e poi nella seconda ho dimenticato la cannella :)
      Ps. Anche il cellulare che ha scattato la foto, e la mano che lo teneva, come dice la "firma" sulla foto ;)

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  4. ma tutte queste meraviglie a Berlino?!?

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    1. No no, il periodo berlinese è finito, queste sono meraviglie della palude italiana ;)

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  5. Ah, e poi volevo dirvi che il libro di Zardi mi è piaciuto molto. Grazie!!

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  6. Ci fa piacere! Vero Alli? :)

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