venerdì 30 ottobre 2015

Pochette rossa a maglia.

Come sapete, seguo con costanza il blog di Doria, Unideanellemani, ed è proprio lì che ho visto poco tempo fa un post per fare una pochette a maglia sulla base del tutorial presentato su una rivista di maglia con la quale Doria ha collaborato proprio in occasione dell'uscita dei nuovi fascicoli.
Siccome non pensavo di riuscire a combinare qualcosa (una pochette l'avevo già tentata una volta, sulla base di ricordi d'infanzia, e mi è rimasta impressa come un incubo durato giorni), non mi sono neanche preoccupata di procurarmi il fascicolo, ma ho letto distratta uno, poi due post di Doria, prima di arrivare al post numero tre dedicato alla rivista (il solito numero birichino) e a un lavoretto che poteva essere interessante: una pochette...

La mia prima pochette, anno 2006, ancora in uso.

Non l'ho pensata come una punizione, una seconda chance o una rivincita o... davvero! É solo che tra la pochette, il porta cellulare e la mattonella per la coperta di mille colori, l'unica cosa che potrei usare davvero è la pochette: le tengo in borsa suddivise per contenuto, e quella che usavo per le chiavi mi piaceva poco, volete mettere una bella pochette rossa e per di più fatta a maglia da me? Che non è certo come dire cucita a mano da me, così è facile, cucio da vent'anni! Ma a maglia ho portato a termine solo la suddetta pochette, sicché: era giunta l'ora di riprovarci.
La lana rossa ce l'avevo, è questo che mi ha convinta, perché in realtà anche la coperta di mille colori mi attirava, ma avrei dovuto comprare la lana o almeno i fascicoli, per imparare ogni singolo punto. Imparare i singoli punti non mi dispiacerebbe ed è per questo che continuo a pensarci, a cercare video, a sognare ad occhi aperti. Ma la vera spinta alle fantasie è data dalla pochette rossa che ho fatto.

Il procedimento era semplice: fare un rettangolo sempre con lo stesso punto, più due bordini simili ai polsi dei maglioni. Che ideona: una volta fatta la pochette, pensavo, il passo verso il maglione sarebbe stato se non breve, medio. Doria poi ha fatto anche lei un unico rettangolo, nonostante il tutorial ne consigliasse tre da cucire uno all'altro (forse per far esercitare le inesperte, ma io miravo a essere già esperta).
Doria scriveva: “Su un paio di ferri n.4 ho montato 26 maglie (nel tutorial ne consigliavano 24 ma a me piaceva una pochette un pelino più grande)", e io ho deciso subito di fare altrettanto. Ho cercato pertanto i miei ferri e solo allora mi è caduto l'occhio sul dettaglio "ferri n.4"... non sarebbe stato meglio numero tre? Ridacchiando ho preso i miei ferri, rimasugli ereditati dalle Donne di CasaMia ma mentre leggevo i numerini sui ferri (questa la sapevo) ho smesso di ridacchiare: e se la lana fosse stata sbagliata? Ricordavo infatti che il numero dei ferri (cioè quanto sono grossi) e quello della lana (idem) devono combaciare, e all'improvviso ho ricordato scene di punti scappati, punti annodati, punti strozzati, punti moltiplicati legate a quella lontana pochette. Panico? No aspettiamo...

Per aiutarmi, visto che Doria dà lo spunto ma non le istruzioni passo passo per le principianti, ho riesumato anche un non lontano regalo di natale: un libro in tedesco per imparare a far la maglia. Pensavate che il problema fosse la terminologia tedesca da imparare? Naaa: il problema è il metodo tedesco (ho dovuto leggere le istruzioni per i mancini, anche se non lo sono, per ritrovare passaggi noti), o il modo di spiegare dell'autrice (ho dovuto seguire i passaggi dall'ultimo al primo, per dare un senso ai testi), o alla parsimonia del fotografo (ho dovuto lasciar perdere le numerose foto, tutte dello stesso punto, e concentrarmi sui titoletti, per capire di quale dei numerosi punti stavo leggendo il procedimento). Ho lasciato perdere il libro.

Per aiutarmi davvero, visto che vedere la fila di maglie di partenza nelle foto di Doria è una cosa, farla è un'altra, ho riesumato una vecchia pagina di quaderno, disegnata da me anni or sono, sotto la dettatura delle Donne di CasaMia, costrette da me a darmi istruzioni lentamente, alla velocità della mia matita da disegno, al ritmo della mia idea di "passaggio successivo". Ne è risultato un prezioso documento che ha salvato la mia fantastica idea di farmi una pochette a maglia! Fermo restando il proposito segreto di chiedere aiuto a Doria stessa.


A questo punto mi è venuta l'ideona del secolo: usare la fettuccia anziché la lana (per valutare l'influenza di Doria sulle mie ideone coi ferri leggete qui). Fettuccia elasticizzata. Fettuccia grossa. Ferro comunque numero 4. Fettuccia con un dritto bello e un rovescio brutto: naturalmente si arrotolava lasciando il bello nascosto. Fettuccia che dava come risultato un mattone compatto, di quel colore brutto. Ho lasciato perdere e passare alla lana è stato quasi rilassante. Per non ritrovarmi un altro mattone compatto ho tenuto i ferri numero quattro anche se forse la lana richiedeva il tre: volevo una pochette maneggiabile.
Ho iniziato seguendo il libro di tedesco: ora che avevo letto i miei disegni pensavo di farcela. Dopo una giornata di tentativi ho capito che l'autrice non sa proprio spiegare.
Ho ricominciato il giorno dopo seguendo le istruzioni delle Donne di CasaMia: sono riuscita a montare le 26 maglie. Dopo alcuni giri mi sono ritrovata punti in più, poi in meno, poi si aggrovigliavano. Ho ricominciato daccapo. 26 maglie, poi alcuni giri di lavorazione a coste per il bordino tipo polsino.

Doria scriveva: “Ho lavorato a maglia coste 1/1 per 4 cm, a maglia rasata per 12 cm e di nuovo a maglia coste 1/1 per 6 cm." La maglia a coste non la conoscevo, io solo dritto e rovescio. Ma ho scoperto che è facile: un punto dritto e uno rovescio. Certo, è facile. Ma continuavo a trovarmi punti doppi... Un po' con il libro tedesco, un po' con qualche video, ho capito l'errore: dovevo far migrare anche il filo, da destra a sinistra, quando passavo da dritto a rovescio coi punti (in questo caso ha aiutato il libro tedesco, perché in tedesco “a rovescio” e “a sinistra” si dicono entrambi “links”). Capito il trucco ho ricominciato daccapo.

Ogni giorno lavoravo qualche fila di maglie, ogni giorno trovavo qualche nodo, punti lavorati al contrario. Ho disfatto tutto non so più quante volte.
Poi la decisione: 'fanculo il bordino a coste che tanto mi piaceva, ho iniziato con il punto classico.


Dritto e rovescio, conoscete? Per lavorare a maglia servono due ferri, uno da tenere con la mano sinistra e uno da tenere con la mano destra: se si lavora con il punto dritto, si ha la parte del diritto rivolta verso di noi, la parte del rovescio rivolta verso l'esterno. Con qualsiasi punto si inizi, si ha a sinistra il ferro con la maglia da lavorare e a destra il ferro con la maglia già lavorata, cioè a sinistra ci sono meno “file” che a destra (a meno che non siate mancini, allora fate viceversa). Se volete fare il punto a coste, ogni fila alterna un punto dritto e un punto rovescio (e non sto a dirvi altro), se volete fare un punto unico (questo si chiama maglia rasata), come nel caso della pochette in oggetto, si fa... rullo di tamburi...
Si fa come prima cosa una fila al dritto. Alla fine tutte le maglie sono lavorate, quindi sono nel ferro a destra e quello sinistro è vuoto. Per proseguire bisogna scambiare i ferri di mano: a sinistra quello con le maglie da lavorare ancora, a destra quello vuoto in cui passeranno le nuove maglie lavorate. I ferri hanno una punta e una capocchia, le punte stanno sempre una verso l'altra, è con la punta che si trasportano le maglie dal ferro sinistro al ferro destro: se provate a farlo lo capite subito che spostando il ferro lavorato dalla mano destra alla sinistra vi ritrovate con il rovescio del lavoro verso di voi, mentre il dritto è verso l'esterno, e siccome con la maglia rasata dovete fare il punto che vi trovate davanti, la seconda fila (e poi la quarta e poi la sesta e così via) la dovete lavorare al rovescio, in modo che dall'altra parte del lavoro risulti al dritto.
È una cavolata, forse difficile da comprendere senza avere i ferri in mano.


Io l'ho capito dopo le prime file lavorate a casaccio. Io che almeno dritto e rovescio li conoscevo. Io che volevo fare pure le coste.
Ho ricominciato daccapo, per l'ennesima volta, assestandomi su 25 maglie, perché né 24 né 26 mi rimanevano tali, e ogni giorno lavoravo qualche fila, nella prima settimana non più di quattro. Terminavo sempre con la fila rovescio, in modo da ricominciare la volta dopo col dritto, senza pensarci troppo. Se qualcosa mi distraeva e dovevo lasciare, lavoravo anche solo due file (comunque credo che si chiamino “ferri”, non “file”), pur di non incasinare il lavoro, senza fretta.
Ha funzionato.

Il 19 ottobre (14 giorni dopo quel fatidico post di Doria) potevo dire (nei commenti) di aver finito la pochette. Non è perfetta, ma l'ho finita. Con calma ho lavorato un bordino a coste, con calma ho cucito i lati per chiudere la pochette, con calma ho cucito la foderina interna, con entusiasmo ho lavorato due sole maglie per tanti ferri fino ad ottenere un cordoncino da usare come occhiello per chiudere la pochette, ho cucito il bottone, ho cercato video di uncinetto, ho montato 24 maglie di fettuccia su un ramo di allor... ma questo è un altro lavoretto di cui vi dirò più avanti, per ora godetevi la mia bellissima pochette rossa.

Ringrazio Doria per i suoi post stimolanti.

8 commenti:

  1. Senti, la spiegazione è difficilissima, ma la pochette è deliziosa!

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    1. ahaha davvero! Appena divento un pochino più esperta spiego tutto passo passo e ne approfitto per rifare anche i disegni, perché quel dito non si può vedere! :D

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  2. yeee, habemus pochettinam!!! Così si fa! Mai darsi per vinti e da quello che ho letto devo dire che è stato un bel calvario il tuo.
    Comunque la prossima volta che hai problemi scrivimi. Magari ci sentiamo anche su Skype!
    Purtroppo io non spiego mai i punti base. Ci sono già tantissime blogger e vlogger sul web che li spiegano (non ti è venuto in mente di guardare un video tutorial su youtube su come montare le maglie o come fare il punto costa?)
    Comunque, considerate le difficoltà che hai avuto (la fettuccia grossa con i ferri n.4 però te la sei cercata tu :D ) il risultato mi sembra un successo!!
    Sono sicura che se tu ne facessi un'altra andresti molto più spedita. E se ti ci metti dimmelo che ti spiego il trucco per capire che maglia devi fare nel punto coste per riprendere il lavoro quando lo interrompi. Ti do un 10 per la tenacia e la determinazione. ;)

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    1. Hai visto?? :D che soddisfazione!
      I video li ho bocciati... qualcuno chiaro, ben ripreso e ben spiegato ci sarà anche, ma io non lo trovo mai. Anche i blog sono sempre dispersivi, qualcosa come "lezione 1 per principianti assolute con spiegazione anche delle cose più banali, tipo che i ferri sono due, anche se il gomitolo di lana è uno" è una chimera. Non sono a questi livelli, mi son resa conto che i ricordi d'infanzia sulle basi non erano poi così labili, ma quando nei post ci sono troppe cose scontate mi scoccio.
      Riguardo le difficoltà mancherebbe il capitolo sui luoghi provati: fettuccia grossa con ferri numero 4 seduta a letto con coperte e felpona è stato l'apice :p
      Sicuramente ne farò un'altra!!!

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    2. "quando nei post ci sono troppe cose scontate mi scoccio."
      È per questo che lascio alle altre le spiegazioni dei punti base :D :D

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  3. Non mi ricordo se era stato Manzoni (l'artista, non lo scrittore), a dare dignità di opere d'arte a certi lavori fatti con fili e mani di donne (uncinetto, o altro, non ricordo). Nel tuo post si sente questo, cioè la possibilità ci sia dell'arte in tutto questo... e il risultato lo dimostra.

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    1. Beh, visto il tempo che ci ho impiegato, mi sono sentita un'artista che provava e riprovava alla ricerca della perfezione... tutto per ottenere un risultato almeno presentabile ihih.

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