domenica 18 ottobre 2015

Viaggio in Sardegna: cosa leggere.

L'estate è finita un po' ovunque, anche in Sardegna, sebbene lì non si possa parlare ancora di autunno vero. In ogni caso sono finte le vacanze, e probabilmente voi non avete più ferie e sicuramente non vorrete andare in Sardegna per il ponte dei morti, se lo faranno, perché sono sicura che voi la Sardegna la associate al mare e alle spiagge e la sagra delle castagne ve la vedete dietro casa, giusto?
Quindi questo post e i successivi sull'argomento potete archiviarli tra i preferiti o dimenticarli, sopratutto se siete tra quegli sfigati che associano la Sardegna solo al mare e alle spiagge e che, pur essendoci già stati ogni estate della loro infanzia e adolescenza coi genitori, della Sardegna conoscono solo le spiagge e il mare, o che, pur non essendoci mai stati non vorranno andarci perché hanno sentito parlare di cartelli stradali ridotti a colabrodo dai proiettili, di strade dissestate, di prezzi altissimi, di escursione termica e di trombe d'aria. E poi da quest'anno va di moda Lisbona.

Partiamo quindi dalle cose facili: prepararsi al viaggio in Sardegna. Vi sconsiglio di cercare “Sardegna” sul motore di ricerca per immagini, perché quello che troverete saranno mare e spiagge e ripartizione interna e se la foto vi serve solo per lo sfondo invernale del desktop tanto vale usarne una a caso anche se non è della Sardegna, no? Un bel mare vale l'altro.
Ma per conoscere, o meglio, per prepararsi a conoscere la Sardegna, è meglio se leggete qualcosa. Magari di un autore sardo. Idem per i programmi tv, se gli autori del programma non sono sardi, lasciate perdere, perché sarà anche vero che i sardi non sono bravi a parlare di sé, ma almeno quando ci provano riescono ad essere obiettivi e ad attenersi ai fatti. Al massimo sbagliano dicendovi quello che volete sentirvi dire.

Ora arrivo al dunque e vi elenco i libri che ho letto per prepararmi al viaggio in Sardegna e per accompagnarlo, libri che non sono bibbie.

Una spiaggia nel sud-est della Sardegna.
Una fantabiografia di Antonio Gramsci, scritta dal suo pronipote (o nipote, insomma il nipote della sorella di Gramsci) che si intitola Nino mi chiamo, è a fumetti ma non del tutto, ci sono anche parti scritte, stralci dai quaderni o dalle lettere di Gramsci, ricordi di famiglia. I più belli sono i ricordi di famiglia, che sin dall'infanzia Luca Paulesu sente raccontare dalle nonna Teresina, che a volte leggeva anche a voce alta per i suoi nipoti le belle lettere di suo fratello Antonio, detto Nino. I disegni non sono a colori e il piccolo Nino è carinissimo, un po' goffo, ma deciso nelle sue idee. I disegni sono quasi infantili (vedete la copertina), le frasi in stampatello che li accompagnano sono la voce del piccolo Nino che si presenta e ci racconta la sua vita, mentre le parti tratte dalle sue opere servirebbero a confermare quanto detto dal piccolo Nino, a ricollegare la sua voce di bimbo che ci racconta della scuola e dei compagni alla voce del Gramsci che tutti apprezziamo, ma vedete bene che non è così netta la separazione tra voce di Nino e voce di Gramsci: i compagni, la lotta coi compagni nel cortile, il compagno capoclasse con cui non va molto d'accordo, l'amico immaginario Palmiro che gli mette in disordine i quaderni... tutto quadra, Paulesu non è un semplice nipote (o pronipote, insomma il nipote della sorella di Gramsci), è uno che ne sa.

Vignetta a pag. 37: Nino appeso e l'ombra di Nino appeso.
PER CURARMI LA GOBBA MI APPENDONO AL SOFFITTO. IL METODO È PRIMITIVO, DETERMINISTICO, E QUINDI NON FUNZIONA. PER AGGIUNTA PERDO ANCHE LA SCUOLA. INSOMMA... ALLO STATO ATTUALE, LE MIE SINTESI SONO TUTTE NEGATIVE.

Foto presa da Tecalibri.

Vignetta a pag. 38: l'ombra di Nino appeso.
NINO, È ARRIVATO IL TUO AMICO GENTILE!
È IL CAPOCLASSE CHE MI PORTA I COMPITI A CASA. LUI NON È MIO AMICO, ANCHE SE PER ESSERE GENTILE, È PROPRIO GENTILE, NON C'È DUBBIO. MA QUANT'È INDISPONENTE! È TUTT'UNO COL MAESTRO E SOGNA DI DIVENTARE MINISTRO...”

...DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE”
Vignetta a pag. 39: l'ombra del piccolo Nino appeso e l'ombra del capoclasse enorme (soprattutto la testa).
PENSA COME SIAMO AVANTI NEI PROGRAMMI MINISTERIALI, NINO! CI SONO ANCHE I TEMI DI ATTUALITÀ."

Vignetta a pag. 40: Nino con la cartella a tracolla e le braccia lungo il corpo nel cortile della scuola.
NEI PROGRAMMI MINISTERIALI NON È CONTEMPLATA LA LOTTA DI CLASSE. FORSE IL MINISTRO LA RITIENE UNA FORMA DI SOCIALIZZAZIONE PRESCOLASTICA.
Nino con la cartella a tracolla allarga le braccia.
VA BE' VADO. È NECESSARIO.

Stralcio a pie' pagina: “Gli asili infantili, istituzioni in cui anche sotto i sei anni i bambini si abituano a una certa disciplina collettiva e acquistano nozioni ed attitudini prescolastiche.” A. Gramsci, Quaderni, cit., p. 486.

Vignetta a pag. 41: Nino con la cartella a tracolla nel cortile della scuola, e in fondo, più vicino all'edificio, una figura di bambino (con cartella a terra).
NON FARE COME AL SOLITO, PALMIRO... STAMMI VICINO...
Nino con la cartella a tracolla nel cortile della scuola, e in fondo, più vicino all'edificio, due bambini (con cartelle a terra).
COSÌ SIAMO DUE CONTRO DUE.”

Vignetta a pag. 42: Nino a terra, il viso rivolto verso di noi, ai lati del suo corpo le gambe dei due bambini, la sua cartella a terra (tre volte la stessa scena).

È LA QUISTIONE DI TEORIA POLITICA PIÙ IMPORTANTE
(Nino a terra)
IL PASSAGGIO DALLO SCONTRO FRONTALE, LA GUERRA DI MOVIMENTO,
(Nino a terra)
...ALLA GUERRA DI POSIZIONE.
(Nino a terra)

Stralcio a pie' pagina: “Nella politica cioè sussiste la guerra di movimento fino a quando si tratta di conquistare posizioni non decisive e quindi non sono mobilizzabili tutte le risorse dell'egemonia e dello Stato, ma quando, per una ragione o per l'altra, queste posizioni hanno perduto il loro valore e solo quelle decisive hanno importanza, allora si passa alla guerra d'assedio, compressa, difficile, in cui si domandano qualità eccezionali di pazienza e di spirito inventivo. Nella politica l'assedio è reciproco, nonostante tutte le apparenze e il solo fatto che il dominante debba fare sfoggio di tutte le sue risorse dimostra quale calcolo esso faccia dell'avversario.” A. Gramsci, Quaderni, cit., p. 802

Vignetta a pag. 43: Nino seduto al banco di scuola, le braccia sotto il banco, quaderno, penna, calamaio sul banco.
PORTO DIECI IN TUTTE LE MATERIE.
I MIEI COMPAGNI DI CLASSE DICONO: 'NINO SEI UNA SECCHIA!'.
E IO RISPONDO: 'NO. IO SONO UN INTELLETTUALE ORGANICO'.
NINO MI CHIAMO”.

Mi è piaciuto molto questo libro e se continuo ve lo trascrivo tutto. Quindi consiglio di leggerlo a tutti, proprio a tutti, anche a chi non è interessato alla Sardegna e a chi la Sardegna la conosce perché ci abita da sempre.

Una spiaggia a sud-est di un'isoletta a sud-ovest della Sardegna.
Grazia Deledda ha vinto pure un nobel per la letteratura, perciò nella mia immaginazione lei ha sempre scritto dei bei libri. Lo pensavo anche se, di quei pochi che avevo letto, non me ne era piaciuto neanche uno. Il primo, Canne al vento, me l'aveva prestato la mia professoressa di italiano, perché ne avevamo letto un brano a scuola e lei diceva che era tutto bello e io ero l'unica della classe che leggeva anche a casa, o comunque l'unica a cui i genitori non compravano libri per il compleanno ma calzettoni. Non ricordo di cosa parla, non ricordo che mi sia piaciuto, non ricordo di aver pensato che Grazia Deledda è una grande scrittrice. Poi c'è L'edera, l'ultimo libro di Grazia Deledda che ho letto, comprato perché mi avevano parlato del film omonimo e io invece non sapevo nemmeno che ci fosse il libro: leggendolo avevo come l'impressione che fosse “uno dei soliti libri della Deledda”, e questo nonostante non abbia memoria degli altri romanzi letti, se non per una sensazione angosciante di rassegnazione mortale. L'edera non mi ha lasciato una sensazione molto diversa, se non che fino all'ultimo ho quasi creduto che sarebbe andata diversamente, ormai avvezza a storie simili con finali buonisti o protagoniste coraggiose. Di entrambi questi romanzi sapevo solo una cosa: i titoli si rifanno al comportamento dei loro protagonisti, canne anonime mosse dal vento, foglie invadenti e tenaci, ma in che modo? Quando ho visto questa raccolta di novelle, io che credevo che la Deledda avesse scritto solo romanzi, ho ripensato al primo romanzo dimenticato e all'ultimo romanzo di cui avrei tanto cambiato il finale (ero decisa, avevo pure studiato lo stile della Deledda, però non sapevo proprio che altro finale serio avrebbe potuto avere quella storia) e mi son detta che, oltre a rileggere al più presto i romanzi in questione, avrei potuto leggere qualcos'altro, qualche novella ad esempio, ora che erano passati diversi anni, per provare a rivalutare un premio nobel.

Mi è bastata l'introduzione a questa raccolta per farmi un'idea diversa dell'autrice: nella biografia infatti si racconta dei suoi primi scritti, spediti a una rivista di moda per sole donne, novelle e racconti dai titoli esotici, come avevano anche i suoi primi romanzi. È solo da un certo punto in poi che passa dalle atmosfere d'altri mondi, fiabesche, all'ambientazione immobile della Sardegna. Mi è tornato in mente Salgari. I titoli delle novelle che ho letto io (visibili nella foto qua sopra) sono chiari: Il tesoro degli zingari, I beni della terra, Tesori nascosti rimandano a un'altra epoca, biblica o da mille e una notte; La grazia a L'angelo sembrano parabole; Le tredici uova mi fa venire in mente i fratelli Grimm, Il bambino smarrito forse un fatto di cronaca e La novella sentimentale sembra senz'altro sdolcinata. Ma di cosa parlano davvero?
La più realistica è La grazia, perché riporta la lettera di una ammiratrice che chiede alla Deledda di intercedere per lei, e questo la fa sentire finalmente apprezzata come scrittrice. È anche l'unica che ho capito e quindi che ricordo. Le tredici uova mi ha ricordato il mio arrivo qui: “sei troppo magra” dice infatti una donna a sua figlia dopo il matrimonio, e le propone di rubare al marito che stava fuori tutto il giorno per lavoro (era forse un pastore?) il suo raccolto e le sue scorte che lui teneva lì senza toccarle, non si sa perché, così può ingrassare. Non riesco a ricordarmi perché le uova fossero tredici... Il bambino smarrito invece racconta di un uomo che si vuole suicidare ma nel posto prescelto ci trova un bambino che dorme, o almeno credo che fosse questo il racconto.

Infatti, come se avessi letto un libro di formule magiche, finite le vacanze io ho dimenticato le novelle giovanili di Grazia Deledda. Ora che voglio scriverne un post, siccome quel libro non era mio e non l'ho con me, cerco informazioni su internet e non ne trovo, se non qualche citazione in articoli che riguardano novelle con titoli simili. Ho trovato anche vari documenti pdf, come quelli di sardegnadigitallibrary.it, tuttavia, anche quando il titolo coincide, non lo fa il contenuto della novella. Quindi la storia della serva diventa la storia di un padrone o viceversa, la storia dell'aspirante suicida diventa la storia di un viaggiatore, la storia delle uova diventa una storia di biscotti e così via. Non ho memoria del finale nemmeno quando recupero i ricordi che dovrebbero legarsi a questi titoli, quale incantesimo è legato alle novelle di Grazia Deledda?
Possibile che io abbia letto un quaderno di bozze di novelle che in seguito sono state rimaneggiate nel titolo e quasi completamente anche nella storia? Quant'è vissuta la Deledda?

Sole splendente, solo un ricordo ormai, racchiuso in questa foto scattata in Sardegna.

Di Sergio Atzeni avevo sentito solo il nome e il bel titolo di un suo libro, Passavamo sulla terra leggeri, che però non ho mai letto. Mai e poi mai mi sarei ricordata che è suo anche Bellas mariposas, di cui avevo sentito la lettura di un brano alla festa di compleanno di Paolo Fresu, e che mi era piaciuto molto forse anche grazie all'interpretazione di Lella Costa. Peggio ancora: io ricordavo che era un romanzo, invece no, è un racconto, e l'introduzione al volume a cui da il titolo spiega che è anche l'ultimo, uscito postumo perché Atzeni non l'aveva consegnato all'editore come stabilito, forse per rivederlo ancora, ma è morto senza rivederlo e il racconto è rimasto così. È bellissimo comunque, ho riso tanto mentre leggevo, e cercavo di immaginare cosa mi aspettava alla fine del racconto, anche se la fine era proprio la parte letta dalla Costa (ma io non lo sapevo, mica l'aveva annunciato così). Quest'anno a settembre, poco prima che io trovassi il suo libro per caso, un evento a Cagliari omaggiava Atzeni per il ventennale della sua morte, proponendo tra le altre cose anche la proiezione del film tratto da un altro suo libro, Il figlio di Bakunin. In Bellas mariposas ci sono solo due racconti, il suo primissimo e il suo ultimo, diversissimi fra loro non solo per l'ambientazione (Sardegna antica e Sardegna moderna, la campagna e Cagliari), ma anche per la lingua (italiano nel primo, italiano regionale con inserti di cagliaritano nel secondo). Anche da Bellas mariposas è stato tratto un film.


Ho scoperto che esiste tutta una serie di “libri 101” della Newton Compton (ricordate Berlino101?) dedicati alla Sardegna: uno sui misteri, uno sulle cose da vedere, uno sulle leggende, uno sui tesori, uno sulle cose da fare. Io ho 101 storie sulla Sardegna che non ti hanno mai raccontato, un bel libro che raccoglie 101 storie tra personaggi e leggende dell'isola più famosa del mondo (almeno per sentito dire). Alcuni titoli sono magici, come La bella di Sanluri, La sibilla di Ozieri, o Perda Liana la porta degli inferi, altri letterari, come Il De bello sardo e La traduzione di Bakunin. Ci sono racconti fantastici, come quelli che raccontavano una volta i vecchi giurando che era vero e che era successo a un loro amico di sangue, e miti e leggende che arrivano dalla Grecia o dal Medio Oriente. Si parla del “paese delle bombe” e di “Cuba del Mediterraneo”, storie a metà strada tra la fiaba e il fatto di cronaca. Si nominano Dante, D'Annunzio, Vittorini e altri ammiratori famosi, e c'è pure un aneddoto su una Grazia Deledda più “maliziosa” di quanto sospettato. Si spiega l'origine delle launeddas, della Sella del Diavolo, del riso sardonico. E ci sono storie delle streghe più famose, di santi protettori, di animali magici, di paesi attuali o di altri ormai scomparsi, magari in seguito a una maledizione.

Mare un po' mosso e cielo un po' grigio in Sardegna: preludio del rientro dalle vacanze.
La prossima volta parleremo di cibo, intanto fatevi un giro qui.
Io invece continuo a leggere questo tomo, per prepararmi ai miei prossimi viaggi in Sardegna.

Per un rientro meno traumatico dalle ferie: leggete sulla nave del rientro un libro sulla Sardegna che non finirete prima di natale.
 Elle, il vostro spirito vagabondo.

6 commenti:

  1. A me è piaciuto molto anche "Accabadora" di Michela Murgia.

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    Risposte
    1. Ah sì! Di suo avevo letto anche Viaggio in Sardegna (qui) molto interessante!

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  2. Come sai, io, durante il nostro viaggio in Sardegna ho letto un solo libro, ma di 600 pagine: Le correzioni di Jonathan Franzen (mi ci voleva una vacanza così per risucire a leggerlo). Quindi difficile che riesca a farne un post (ma anche sì ... vedremo). Intanto dobbiamo sistemare le nostre foto ;)
    p.s. Letto anche parti, le più "politiche" di 101 storie sulla Sardegna che non ti hanno mai raccontato.

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    1. Vero, le parti più "politiche" sono le più interessanti, forse le meno attraenti sono quelle sui mille miti (e mille "forse") greco-sardi.
      ps. le sistemeremo, le sistemeremo ;)

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  3. prendo appunti per la prossima volta che avrò la fortuna di tornarci facendo rosicare i tedeschi che la sognano e poi vengono mandati dalle agenzie solo nei Teutonengrill...

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Buona permanenza nella Casa nella Palude
Elle, il vostro spirito di fiducia.

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