mercoledì 6 gennaio 2016

I film del mio 2015.

Nel 2015 ho visto moltissimi film, sicuramente più dell'anno scorso, perché a Berlino non andavo mai al cinema all'aperto, e perché a Berlino andavo al cinema da sola, quindi certi film non li avrei mai visti. Quest'anno infatti si aggiunge una non-categoria di film inclassificabili, non perché troppo belli (in quel caso li metterei fra i bellissimi), ma perché sono film che non guarderei nemmeno in televisione, e se sì solo perché non c'è nient'altro (nemmeno Ulisse, il piacere della scoperta di Alberto Angela), e solo perché ho un'irresistibile voglia di distrarmi, voglia che non potrà essere appagata che con un film, uno qualsiasi. Per mia fortuna, di solito, anche in questi casi riesco a distrarmi con qualcos'altro fino all'ora di andare a dormire, perciò era da anni che non mi ritrovavo al cinema a vedere americanate (termine che considero dispregiativo). Ci sono anche altri titoli che non sarei andata a vedere, ma quelli erano film più nelle mie corde e, che mi siano o piaciuti o meno, so dove metterli.
Tornando al cinema all'aperto: alcuni film li avevo già visti a Berlino, ma ho voluto rivederli con Alli (visto che erano in programmazione), perché mi erano piaciuti tantissimo e glieli avevo consigliati.

Film bellissimi
Il capitale umano di Paolo Virzì
Visto a Berlino in lingua originale con sottotitoli in tedesco. Abituata all'inglese come lingua originale e ai sottotitoli salvifici in tedesco, mi sono persa le prime battute in italiano per leggerne i sottotitoli in tedesco. Fortuna che mi sono risvegliata in tempo, e con una gran risata (fra me e me) mi sono rilassata con la mia lingua madre e ho ignorato i sottotitoli (non è vero, li leggo sempre lo stesso, per vedere se dicono la stessa cosa). Il film mi è piaciuto molto, ho trovato bravissimi gli attori, ho trovato stupenda la costruzione della storia in tre episodi da tre diversi punti di vista: è sempre bello ricostruire l'accaduto facendo combaciare cose apparentemente molto diverse.

Wild - Der große Trip di Jean-Marc Vallée
Bravissima l'attrice protagonista e bellissima la storia. Quando poi so che un'avventura del genere è una storia vera, mi emoziono ancora di più, mi immedesimo meglio. Non ho mai affrontato avventure fisicamente così estreme, ma penso che siano l'ideale per darci uno schiaffo, per rimetterci in discussione, per darci la spinta a riflessioni che nella vita di tutti i giorni nemmeno ci sfiorano; la cosa meno importante in questi casi è passare dalla vita mondana alla vita con un solo "outfit" sudaticcio, eppure ha il suo ruolo. Come suggerisce il titolo, l'ho visto in tedesco.


Sils Maria di Olivier Assays
L'avevo già visto in tedesco e apprezzato sin all'inverosimile, perciò tremavo al pensiero di averlo frainteso, che in italiano mi avrebbe mostrato di essermi inventata tutto e al contempo di non aver imparato il tedesco abbastanza per certi discorsi. La difficioltà principale l'avevo incontrata quando l'attrice prova la sua parte con l'aiuto della sua assistente, una parte che è quella di una donna in carriera che ha una storia proprio con la sua assistente, che veniva interpretata dall'assistente dell'attrice quando provavano a casa. Guardando il film in italiano ho scoperto che nella realtà l'attrice e la sua assistente avevano qualche discussione, per questo motivo le prove mi risultavano così ingarbugliate: quando smettevano di recitare per discutere di cose loro io perdevo il filo del discorso (durante la visione in tedesco), ma convinta che questo fosse rimasto sempre fittizio, letto dal copione. A parte questo dettaglio sul loro rapporto, avevo capito tutto, quindi ho confermato che il film è bellissimo.

La mafia uccide solo d'estate di Pif
L'ho visto in televisione, per la prima volta quest'anno, e mi è piaciuto moltissimo. Il modo in cui la figura di Andreotti viene usata in una interpretazione fuori dal comune come idolo del protagonista, e con questa scusa leggera, quasi scema, il protagonista ci racconta la vita in Sicilia ai tempi delle stragi, ma con delicatezza in tutti i sensi.



Ritorno alla vita di Wim Wenders
Ho detto subito "Un altro film? Ma non ne aveva appena fatto uno??" Dopo averlo visto ho detto "Bello. Mi è piaciuto molto." All'inizio non sapevo cosa pensare, l'atmosfera, la lentezza e le immagini mi avevano fatto venire in mente Lasciami entrare (di Tomas Alfredson, bellissimo film), pensavo quindi che fosse un film dell'orrore, e ho aspettato scie di sangue e urla disumane per buona parte del film. Poi con quel titolo! Ma non è un film dell'orrore, anche se qualcuno muore. Il ritorno alla vita è veloce e in ascesa per il protagonista; lento, monotono, uguale a prima (o quasi) per la mamma con bambino (la bravissima Charlotte Gainsbourg) e questa diversità mi è piaciuta moltissimo. Come l'ambientazione nella neve.

Violette di Martin Provost
Ho già parlato mille volte di questo bellissimo film, cito pertanto me stessa, per quelli che non avevano ancora letto il mio preziosissimo parere (su un film che avevo già visto a Berlino): "vi consiglio spassionatamente la storia di Violette Leduc, una scrittrice che riversa tutta la sua vita nei suoi romanzi, analizzandola libro dopo libro, dall'infanzia, dal rapporto coi suoi genitori (padre ignoto, madre fredda), sino all'età matura, alla ricerca costante di amore e affetto. Un percorso di scrittura che ha avuto il sostegno nientemeno che di Simone De Beauvoir, l'autrice che col suo Una donna spezzata aveva spinto me a iscrivermi all'università. Ora vi risparmio le riflessioni che da un romanzo hanno portato all'immatricolazione, che dalla Bologna operaia hanno portato alla Siena studentesca, ma state tranquilli: anche io, come Violette Leduc, metterò nei miei romanzi tutta la mia vita, e voi potrete leggerla comodamente a casa vostra".

45 anni di Andrew Haigh
Anche di questo film ho già parlato, nei seguenti termini: "45 anni di Andrew Haigh è bellissimo! Non sapevo di cosa parlasse il film, quando Alli me l'ha proposto, ma a me basta vedere una coppia anziana per convincermi che mi piacerà, e se avessi visto che è un film inglese, l'avrei proposto io. A me piacciono molto i film inglesi e i film francesi, seguono il mio ritmo, creano le mie ambientazioni (geografiche, ma soprattutto sociali). Charlotte Rampling è da adesso la mia attrice preferita. Lei è la moglie, poi c'è un marito: hanno una certa età e 45 anni di matrimonio da festeggiare, ma ecco che spunta fuori un'altra. Sì, va be', lui gliel'aveva nominata a suo tempo. E sì, ok, è morta. Ma lo spettro del sospetto che, se non fosse morta, i loro 45 anni non esisterebbero è difficile da scacciare. E soprattutto è difficile non pensare al fatto che lui, in quei 45 anni, abbia finto che l'altra non fosse che un'amica, a cui invece, forse, non ha mai smesso di pensare in quei 45 anni, perché non era affatto solo un'amica. Io non riuscivo a non pensarci. Non è come quando una moglie (ufficiale) muore e si è (ufficialmente) vedovi. Qui un amore è stato tenuto nascosto, e solo questa informazione, importante ma tenuta nascosta, basterebbe a minare le basi di un matrimonio che sembra solido, maturo, inscalfibile. In ultimo è come se lei gli chiedesse 'continua a fingere, anche con me, che non ci sia mai stata nessun'altra che ti spappola il cuore al solo nominarla (morta o no)', ma il sospetto che lui sia uno stronzo rimane. Vago, ma rimane. Consigliatissimo!"

Irrational Man di Woody Allen
Del caro Woody so poco e niente, i pochi film che ho visto li ricordo come film normali, mai e poi mai lo definirei un genio, nemmeno ora che so che è così vecchio eppure ancora in forma cinematografica. Eppure questo film mi è piaciuto molto. C'è una storia semplice di delitto, e tanti discorsoni prima e dopo: il protagonista è decisamente psicopatico, anche se capisco il fascino iniziale esercitato sulla studentessa (l'attrice Emma Stone dagli occhioni giganti: a guardare la carrellata di immagini sue che offre il web si scopre che lei non ha sempre la stessa faccia, fuori dai film, quindi non è colpa sua, sono i registi che la vogliono ripetitiva) e sulla professoressa (ho scoperto l'esistenza di questa attrice molto bella, Parker Posey, che mi è piaciuta molto anche per la sua parte nel film). Insomma direi che la bravura di Woody nostro sta nel prendere una storia semplice, che più semplice non si può, e raccontarla in maniera più articolata, con un sacco di dialoghi e con attori molto bravi ed espressivi e vestiti sempre un po' all'antica.

Film belli
Birdman di Alejandro Gonzăles Iňarritu
L'avevo già visto in tedesco e sentito decantare in tedesco per il piano sequenza o come minchia si chiama. Bello senz'altro, ma senza esagerare. Non ho riflettuto sulla vita e la morte, ma solo sulle aspettative del mondo, sui ruoli che gli altri ci vorrebbero affibbiare per loro comodo, sull'essere o non essere sicuri di sé. Bella senz'altro la colonna sonora e bravi gli attori. La cosa più bella di tutte però direi che sono i dialoghi, che naturalmente per me hanno acquistato maggior valore in italiano, non per pregi della lingua, ma per mie capacità personali maggiori.

Das Salz der Erde di Wim Wenders
Visto due volte a Berlino, in lingua originale ma con i sottotitoli in tedesco. Poco importa se sono le immagini di un grande fotografo, le vere protagoniste. Ne avevo parlato brevemente l'anno scorso: "È un documentario su un fotografo brasiliano, che è vivo e racconta lui per quasi tutto il film; dagli anni settanta, è stato molto in giro, sopratutto in Africa (ma anche Kuwait e Amazzonia), ha fatto foto davvero sconvolgenti e ripreso popolazioni che vivono in condizioni estreme e spesso è stato lì durante le guerre civili".

La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock
Ogni tanto ci vuole un film semplice così. Semplice perché è vecchio, e a quei tempi i film erano sempre un po' diversi. Ogni volta che ne vedo uno bello mi stupisco di come anche in tempi non moderni i film potessero essere così articolati. In ogni caso qui non succede niente, se non che un uomo fermo a letto con la gamba ingessata assiste a un omicidio a casa dei vicini, spiandoli dalla finestra annoiato. O almeno così crede. Delitto semplice, dialoghi molto interessanti, come questa frase che mi sono segnata: "Ai miei tempi, ci si incontrava, ci si piaceva, ci si sposava. Ora, a forza di leggere libri, scervellarsi con parole difficili, psicanalizzarsi a vicenda, non si capisce più la differenza tra una pomiciata e un esame universitario."

Il divo di Paolo Sorrentino
Alli dice che è (quasi) l'unico film bello di Sorrentino, io sono d'accordo anche se ne ho visto due in tutto, questo e un altro. Questo è bello, a parte alcune scritte che oramai considero marchio di fabbrica del regista. È la storia di Andreotti ed è molto interessante. Un dvd visto più per curiosità che per noia.

Hannah Arendt di Margarete von Trotta
L'avevo già visto al cinema appena uscito, l'ho rivisto volentieri in dvd, in tedesco, con sottotitoli in tedesco, per perdermi meno fra i meandri delle riflessioni fatte dalla filosofa. Però devo dire che rispetto ad altri film così dialogati è stato molto più comprensibile, e il prossimo passo sarà leggere il libro La banalità del male, perché la riflessione mi incuriosisce molto e vorrei approfondire.

To Rome with Love di Woody Allen
Per via del compleanno di Woody c'è stata a dicembre una rassegna di suoi film in tv, e io ho visto due film, questo mi è piaciuto, l'altro no. Mi è piaciuto perché non mi pare che sia la solita visione scombinata dell'Italia, come succede quando ne parla uno che l'Italia la adora (non necessariamente in un film), eppure finisce per fare una fastidiosa lista di luoghi comuni. C'era una marea di personaggi americani, naturalmente, ma anche italiani molto bravi, un film a episodi senza pretese come storia ma con un sacco di battute interessanti; e poi racconta cose americane e cose italiane, quasi per prendere un po' in giro le rispettive abitudini. Insomma mi è piaciuto, a parte Benigni che non sa fare l'accento romanesco.

Tutto su mia madre di Pedro Almodovar
Io sapevo di averlo già visto in dvd, ma ad ogni scena ripetevo "forse l'ho visto dalla prossima, questa scena non me la ricordo". Alla fine del film non avevo più alcuna certezza di averlo visto: forse avevo visto un trailer, o forse come al solito stavo facendo altro e mi sono rimaste in testa tre scene con Penelope Cruz quindicenne e basta. In ogni caso Almodovar, anche se coi suoi personaggi è ripetitivo, mi piace, potrei definirlo la versione complicata di Woody, anche se fa meno film (facendoli complicati è normale).
Ho riscontrato questa differenza: Woody racconta storie di per sé quasi scialbe, ma con dialoghi articolati e battute memorabili, botta e risposta veloci; Almodovar racconta storie scarne di dialoghi, ma piene di sguardi, di sentimenti articolati e di personaggi con un passato.

Todo Modo di Elio Petri
Uno di quei film che mi fa credere di essere a teatro. Uno di quei film che suona assurdo, soprattutto se come me non si conoscono i riferimenti (in questo caso politici). Uno di quei film che al di là delle intenzioni (e dei riferimenti) mi fa riflettere su qualcosa, e allo stesso tempo fa ridere. In questo caso ho riflettuto sull'incapacità di noi umani di metterci d'accordo quando siamo in gruppo, sulla necessità di dividerci almeno in due, se non in tre, per dare alle nostre idee il nome di "fazione" e sentirci per questo autorizzati ad accusare gli altri di non aver capito nulla, sperando che la terza fazione (quando c'è) passi dalla nostra, interamente o per metà. Inquietante la parte religiosa.

Faber in Sardegna di Gianfranco Cabiddu
Bello, sì, ma stavo per metterlo tra i film così così. È che non mi piace quando una persona viene mitizzata. Alla fine però mi sono ricreduta e ho deciso che il film è bello ed è bella la storia di De Andrè che cerca di imparare dai libri come allevare le vacche, che scrive canzoni in fattoria; viene raccontato tutto da persone della famiglia o del posto, un'intervista mescolata a immagini di repertorio; alla fine si vede la fattoria ai giorni nostri dove si tengono concerti di artisti che cantano o recitano i brani di De Andrè: le rassegne musicali mi piacciono sempre, ma queste, con tutta quella gente seduta sul prato a cantare, mi sono piaciute particolarmente.

Teneramente folle di Maya Forbes
Alla fine fa pure piangere. Le storie di famiglie mi fanno questo effetto. Quello teneramente folle del titolo è il papà, che soffre di un disturbo bipolare, poi c'è la mamma e poi ci sono due bambine molto sveglie. La storia è vera, mi pare del padre della regista, ciò significa che una delle due bambine era lei, no? Cresciuta con un papà un po' matto che però era in grado di cucire un tutù da un jeans, di preparare i pancake per colazione e di fare altre cose che la mamma, lontana per motivi di studio e poi di lavoro, non poteva fare. Una storia di ruoli che al giorno d'oggi diremmo invertiti, figurarsi negli anni Settanta quando la storia è ambientata.

Le mani sulla città di Francesco Rosi
Interessante film in bianco e nero, di non so quali anni, di quelli lenti ma significativi, perché raccontano la corruzione edilizia e che nessuno dica che si stava meglio un tempo: gli imbroglioni esistono da che mondo è mondo.

Big Eyes di Tim Burton
Un'altra storia vera. L'imbroglione qui è il marito che si spaccia per pittore, conquistando con i suoi modi da venditore la moglie, che ha già una figlia, e alla fine spacciandosi per autore dei bellissimi quadri di lei, molto ma molto più belli e caratteristici dei paesaggi farlocchi che cercava di vendere fino a poco prima. Dopo essersi preso il merito per anni, lei finalmente si ribella e naturalmente anche in tribunale riesce a dimostrare la verità: che l'autrice di quei dipinti è lei. Lui era bravo solo a vendere e infatti arriva a vendere anche i poster che promuovono le mostre, crea cartoline con quei bambini dagli occhi grandi, inventa l'affare. Ancora oggi circolano immagini simili, chissà se sono opera della pittrice o odierne riproduzioni.

Taxi Tehran di Jafar Panahi
Questa storia è vera ma in maniera diversa: il regista Panahi rischia l'arresto nel suo Paese se prova ancora a girare film e lui che fa? Si inventa un metodo per fregare il suo persecutore: mette una telecamera in un taxi e si finge tassista, carica un po' di clienti per strada e ascolta le loro storie: il film è servito. Qualcuno lo riconosce, altri lo conoscono senza dubbio (per esempio la sua nipotina che va a prendere a scuola, o un'amica che trova per caso per strada). Parlano, a ben vedere, solo di una cosa: della situazione in Iran. La verità sta nelle parole, nella situazione, nel regista-personaggio; tutti gli altri sono attori che recitano molto bene la parte dei clienti (il film è stato doppiato come documentario, a volte mi pare un po' meccanicamente), ma che rischiano anche loro la galera (o la vita) se si scoprisse che hanno partecipato a un film di Panahi, per questo motivo nei titoli di coda non ci sono i loro nomi, ma solo quello del regista. 
 
Per amor vostro di Giuseppe M. Gaudino
Storia della sottomissione della donna, ma diversa dal solito, un po' più vera. No, perché sembra che le donne che subiscono una certa vita siano solo prostitute, barbone, poveracce in genere, e a noi non ci tocca, invece la protagonista di questo film ha un buon lavoro nell'ambiente del cinema (o delle telenovele, ma è lo stesso); ha genitori pensionati che vivono in appartamento e pagano le bollette; come ce li hanno molti, ha tre figli che vanno a scuola e che non sono tossicodipendenti. Il marito invece, lasciamo stare. Anzi lasciamo stare tutti gli uomini del film, dall'amico al collega, sono buoni sono a parlare, a mettere avanti il loro amore, la loro amicizia, la loro stima a parole, e poi basta.

Suburra di Stefano Sollima
Violentissimo. Mi è piaciuto, ma non credo che l'avrei visto, se non mi fossi attaccata alla coda dell'Alligatore, perché certi film non mi attirano. Fa un baffo a tutte le americanate del genere gangstar.


Il Decameron di Pier Paolo Pasolini
Di Pasolini cos'avevo visto? Porcile, e forse Accattone. Non ero molto interessata al Decameron ma mi sono dovuta ricredere: divertente non perché fa ridere, ma perché ci si gode la vita. Mi è piaciuto soprattutto perché finalmente al cinema sono stati mostrati la giusta dose di uomini nudi. Basta con tutte queste tette!

The Lobster di Giorgios Lanthimos
Sembra una storia assurda e irreale e un futuro angosciante, ma queste regole sono già fra noi, da sempre. Per stare con qualcuno bisogna avere a tutti i costi qualcosa in comune (anche la miopia va bene), andare d'accordo sino a livelli di "hai ragione tu/no, hai ragione tu/ no, no, hai ragione tu, amore/amore, credimi, sei tu che hai ragione, non io", non lasciarsi mai, nemmeno per andare al bagno, non masturbarsi mai nemmeno per sbaglio sotto la doccia, sorridere costantemente l'uno all'altro. Ma soprattutto è vietatissimo non stare con qualcuno. Effettivamente un film così è necessario per ricondurci alla realtà, perché da quando si dice "single" sembra che sia diventato normale, o una dimostrazione di coraggio (ecco riflettiamo anche su questo), ma rimane per molti un difetto tale e quale a quando si diceva "zitella" e "scapolo" (avrete senz'altro qualche zio o zia che è rimasto/a famoso/a per questo sin dopo la morte).
Nel film si va oltre: i single sono fuorilegge, ma fra loro sono comunque estremisti: è vietato mettersi con qualcuno, anche solo strusciarsi, le punizioni per chi trasgredisce sono anche corporali (amputazioni preventive). Il messaggio è chiaro: qualunque cosa si scelga, una volta scelto è per sempre, ti segna e identifica per sempre, e anche questo, scusate, a me non sembra molto lontano dalla realtà (avrete senz'altro un'amica o un amico "single per scelta" da una vita, che una volta cinquantenne si innamora suscitando scandalo fra i parenti e conoscenti, o anche un nonno o una nonna che, vedovo/a da anni, a settant'anni si innamora "di nuovo" e tutti lì a dire "ma cosa va cercando adesso che sta per morire" e cose del genere).
Insomma questo film fa riflettere.

La caduta. Gli ultimi giorni di Hitler di Oliver Hischbiegel
Visto su Rai Storia (non conoscevo questo interessantissimo canale). Il film si basa sui diari della segretaria di Hitler (che appare alla fine in persona), e racconta l'ultima settimana prima della presa di Berlino, quando Hitler e i suoi fedelissimi si chiudono nel bunker, mentre altri scappano o si suicidano. Hitler non vuole abbandonare la città, né vuole vivere in caso di sconfitta. Interessante la scena in cui il funzionario civile che deve sposare lui e Eva Braun (vogliono morire da marito e moglie) fa loro le domande di rito: chiede a Hitler se è di pura razza ariana sia per parte di madre che di padre.
Fantastico Bruno Ganz.

Film così così
Million Dollar Hotel di Wim Wenders
Visto in dvd in tedesco: ho una raccolta di suoi film, me ne mancano pochi, questo è uno di quelli che mi è piaciuto meno, quasi niente.

I ponti di Madison County di Clint Eastwood
Visto in televisione, prima di quest'anno l'avevo solo sentito nominare. Molto romantico, di quelli adatti a far sognare le donne, man mano che lo guardavo sono riuscita a ricostruire a grandi linee il periodo della mia vita in cui avrebbe potuto far sognare anche me: erano i tempi in cui il cinema non sapevo cosa fosse e guardavo solo film in seconda serata alla televisione. Ora come ora mi lascia indifferente: penso che una donna dovrebbe saper provare certe sensazioni con se stessa, non dico eroticamente, dico proprio del sentirsi viva, soddisfatta della vita ecc. Ma non scordiamo che il film è ambientato negli anni Cinquanta nel deserto americano (o ambientazione simile), ossia il periodo in cui la casalinga americana è diventata famosa in tutto il mondo per i suoi grembiuli inamidati e la sua messa in piega perfetta: sognare ad occhi aperti un fotografo giramondo era il minimo.

Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni di Woody Allen
A proposito degli argomenti precedenti: qui tutti tradiscono tutti e nessuno fa sognare ad occhi aperti. Vien da dire: Woody datti all'ippica.

Irma la dolce di Billy Wilder
Anche questo regista sa fare di meglio, sembrava un film di Walt Disney, se non fosse che in quelli non si può dire nemmeno "passeggiatrice" e non si può costruire l'equivoco su una notte di sesso con uno sconosciuto.

Wild Tales - Jeder dreht mal durch! di Damián Szifron
Film a episodi, uno più matto dell'altro. L'ho visto in tedesco e non è stato certo difficile. Il suo lato positivo è che racconta storie che in fondo riguardano anche noi, o potrebbero (tradimenti, casini con la burocrazia sorda ecc).

Il racconto dei racconti di Matteo Garrone
Altro film a episodi, tratti da Lu cunto de li cunti, uno dei primi, se non il primo libro di fiabe italiane, scritto in napoletano da Giambattista Basile che riprendeva nel 1600 il tipo di cornice a racconti del Decameron. Attori famosi, storie fantasiose tipo Fantaghirò ma molto più crude.

I racconti di Canterbury di Pier Paolo Pasolini
Altri racconti con cornice, anche questo film l'ho visto nell'ambito della rassegna in ricordo dell'uccisione di Pasolini, a novembre. Racconti zozzoni, con cacca, scorregge, pisciate sulla testa e sesso a volontà.

Salvatore Giuliano di Francesco Rosi
Credo di aver dormito per metà film, mi svegliavano le urla delle donne siciliane per strada, non so perché si disperassero così rumorosamente. Parla di un bandito che alla fine muore ed è una storia vera, non so altro.

Pitza e datteri di Faribouz Kamkari
L'idea di base, di raccontare la diversità e la discriminazione, e la morale della favola che i fanatici lo sono, e sono pericolosi, indipendentemente dalla religione o dalla nazionalità, è molto molto buona. Peccato che la storia sia raccontata con tutti quegli altri luoghi comuni.

Rushmore di Wes Anderson
Dopo due film suoi ho detto “Ma allora lui fa sempre film che sembrano cartoni animati!” Questo film, in più, sembra una commediola da college americano, come quelli che gli adolescenti italiani devono subire più o meno dagli anni Novanta in televisione, solo raccontata in maniera più simpatica.

Fino a qui tutto bene di Roan Johnson
Storia semplice, universitaria, italiana. Che sia italiana è un bene, che gli attori siano molto bravi è bellissimo, che la storia sembri nuova è un pregio impagabile, ma in fondo non è niente di che.

Salò o le 120 giornate di Sodoma di P.P.Pasolini
Esagerato. Capisco il bisogno di parlare fuori dai denti, capisco il bisogno di raccontare storie forti, non capisco la violenza. In un'intervista mostrata prima del film, Pasolini dice che secondo lui nessuno dei giovani a cui si rivolgeva con quel film avrebbe capito il film: e allora perché farlo, chiedo io. Il film non l'ho capito nemmeno io: metafora del potere, immagine di depravazione, va bene, ma a che pro? Preferisco scene erotiche che mostrano consenso da entrambe le parti coinvolte, che testimoniano che il sesso (compreso quello estremo) non deve essere tabù, perché può essere piacevole se ha rispetto dei gusti ecc. Se Pasolini voleva dire qualcosa di forte sul potere e mettere in guardia i giovani, usando il sesso violento mi pare che si sia dato la zappa sui piedi.

Il ponte delle spie di Steven Spielberg
Mi considero (forse a torto?) esperta di spie e di Berlino, quindi questo film non lo volevo vedere. Poi alla fine il film è del tipo Schindler's List e Spielberg mostra solo una sua fissa per storie vere con un certo genere di buonismo all'americana, cioè del tipo che salverà il mondo dalla distruzione (o tot persone da morte certa). L'unica cosa buona: l'espediente di condensare tutte le fasi del Muro di Berlino (dal filo spinato alla striscia della morte) nel 1961 (anno del solo filo spinato) così da mostrarne la crudeltà, perché mi pare che pochi film raccontino cos'era davvero il Muro, e da un film americano con eroe americano non me lo aspettavo.

Catch 22 di Mike Nichols
Questa era una rassegna di film americani '60-'70, che per me è peggio che andare dal dentista. Ma ho pensato che forse in quegli anni avevano meno manie di protagonismo, e mi sono lasciata convincere. Già allora gli americani avevano la fissa per l'esercito, che sembrano adorare come un dio e ficcano in un terzo dei loro film (negli altri due terzi ci sono l'amore e i marziani), naturalmente da protagonista. L'unica cosa buona: i personaggi sono uno più pazzo dell'altro e così la storia sembra non avere un filo eroico.

L'amore molesto di Mario Martone
Era meglio il libro. Unica cosa buona: ho guardato le interviste incluse del dvd (cosa che non faccio mai) e il regista ha dato almeno una spiegazione valida per l'unica scena diversa dal libro (quella di sesso): mostrare il sesso al cinema è sempre un problema (il film sarà anche degli anni Novanta, ma il problema è suo, ma va bene) e infilare i due in piscina nascosti dall'acqua sembrava una buona soluzione. Comunque io non voglio sapere dov'è finito lo sperma.

Film brutti
Youth, la giovinezza di Paolo Sorrentino
E se per rivalutare il regista volete anche assistere a una sua intervista, lasciate stare.

La dolce arte di esistere di Pietro Reggiani
Doveva parlare di timidezza, ma perché? Per ribadire che per i timidi non c'è speranza di fidanzarsi se non incontrano altri timidi?

Sangue del mio sangue di Marco Bellocchio
Sembrava un film storico, poi è diventato un film di vampiri. Cioè ha lasciato il certo per l'incerto, e usando gli stessi attori per entrambe le ambientazioni.

Factotum di Bent Hamer
Mi ha infastidito sino all'inverosimile. Perché non mi piace mitizzare le persone.

Film visti solo perché c'è Alli.
Ex-Machina di Alex Garland
Una specie di terminator in cui la violenza fisica è sostituita dallo sfoggio di tecnologia, di sistemi di sicurezza, di muscoli: tutto ciò che di superficiale può avere un essere umano. Alla fine è meglio essere una macchina assassina.

Sopravvissuto – The Martian di Ridley Scott
Solo un biologo americano può sopravvivere su Marte, se fosse successo a un italiano sarebbe morto nell'incidente.

Black Mass di Scott Cooper
Purtroppo è pure una storia vera, ma se proprio a uno piacciono le storie di gangstar, tantovale riguardarsi Il padrino mille volte.

Rock the Kasbah di Barry Levinson
Un film di natale, un film per la televisione, il più divertente di questa categoria. Lo metto qui anche se non mi sono pentita di averlo visto.

Heart of the Sea – Le origini di Moby Dick di Ron Howard
Direi che delle origini di Moby Dick non me ne poteva fregar di meno, semmai rileggerò il libro, che credo di aver letto solo in una riduzione per ragazzi secoli or sono. Almeno ha mostrato i marinai che morivano di fame davvero magri scheletrici.

Forse in televisione o in dvd ho visto qualche altro film che ora non mi viene in mente.

11 commenti:

  1. Ho visto davvero poco di questa marea di titoli sopra riportata, molti li recupererò sicuramente in futuro. Tra i migliori Il divo, Tutto su mia madre e La finestra sul cortile. Nessuno dei brutti e di quelli di Alli, diversi di quelli così così. Poi Almodovar sarà più profondo ma io voto Woody Allen tutta la vita, ora è un po' che non lo frequento più, quasi quasi lo chiamo...

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    1. Mi ricordo che ti piace Allen, avevo visto Manhattan su youtube su tuo suggerimento. Ho visto più film di Almodovar che di Allen, li trovo simili nella loro diversità: appena capirò meglio perché, ti farò sapere ;)

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  2. PS: Million Dollar Hotel va nei brutti, I ponti di Madison County nei belli (non fosse altro che è di Clint) e Rushmore pure :)

    Salvatore Giuliano racconta comunque un pezzo di storia d'Italia, magari merita qualcosina di più, chissà :)

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    1. Quando vedrò Salvatore Giuliano ti saprò dire... (ho davvero dormito, ma non dico che sia colpa del film)

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    2. Riguardo a Salvatore Giuliano lo abbiamo visto in un pomeriggio di sonnolenza, uno dietro all'altro con Le mani sulla città, ed è stato troppo ... bisognava diluirli in due giorni. Su Clint, a volte fa anche delle cazzate (tipo l'ultimo orribile inguadabile American Sniper (bisogna ammetterlo).

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    3. Ecco, sicuramente non riesco ad apprezzare un film solo perché è di un certo regista: mi deve piacere anche la storia, e comunque non sono per niente obiettiva, per me conta anche vedere la storia giusta nel momento giusto (della mia vita). Riguardo I ponti di Madison County: è una storia d'amore, Clint o non Clint.

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    4. Ovviamente tutti fanno qualche cazzata, qualche peccatuccio ce l'avrà pure Clint (ma non i ponti, direi :), invece American Sniper non l'ho ancora visto, non saprei...

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  3. Su alcune cose con concordo, su altre meno. Come sai, mi piacciono molto Allen e Almodovar, e mi fa piacere trasmetterti questa mia malattia, e anche la pasolinite acuta. Avrei messo tra i bellissimi Hannah Arendt di Margarete von Trotta (sul livello di Violette), Decameron e Salò (lo so, capisco, non è facile, ma ...) di Pasolini, e Birdman. Qualche voto in più a Ex-Machina e a Rock the Kasbah (un film che ci ha alzato il livello della giornata, e poi ci hanno pure invitato a cena). Su Catch 22, film così così, sconclusionato, ma alla fin fine riuscito nella sua incompletezza, dico che avrei voluto vedere tutti i film della rassegna, con te, perché era quel cinema Usa anti-cinema Usa, un cinema diverso poco eroico, poco patriottico, sperimentale come non lo è stato mai più (teniamo da parte il catalogo della rassegna e vediamo quei film poco a poco, di alcuni ho qualche videocassetta ... se faremo partire il videoregistratore). Insomma, film americani, ma non americante ;)

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    1. Già: perché Hannah Arendt non è tra i bellissimi? Forse è meglio se lo rivedo in italiano ;) Con te, naturalmente :D

      Cinema Usa anti cinema Usa (è uno scioglilingua) ben venga, anche in cassetta, e sicuramente di titoli interessanti ne hai anche in dvd (Chaplin ecc).

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  4. Mi è sfuggito se tutta questa mole di film l'hai vista solo al cinema o anche alla tv, in ogni modo complimenti! Io mi sono voluta segnare su un quaderno i film visti al cinema nel 2015 e sono solo 20...e non mi sembravano neanche così pochi...Ma veniamo ai tuoi dell'elenco: alcuni li ho visti, altri no. A me non sono così dispiaciuti "Sopravvissuto" e "Heart of sea", ma tra quelli davvero belli metterei un classicone come La finestra sul cortile, affascinante nella staticità, Il capitale umano che mi ha tenuto sempre incollata allo schermo, Birdman e Tutto su mia madre, uno dei film di Almodovar che mi sono piaciuti di più. Vedo che nel tuo elenco ricorre spesso Wenders, credo sia dagli anni '80 che non vedo un suo film e mi piacerebbe rimediare. E poi mi piacerebbe vedere Violette, cercherò di rintracciarlo. Ciao e buon anno anche di cinema!

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    1. Li ho visti al cinema, in televisione o in dvd sul computer ;)
      Be', se fossi andata al cinema da sola, potendo scegliere da sola sia il film sia se andare al cinema o meno (considerata la mia pigrizia), sicuramente ne avrei visti solo venti pure io!
      Di Wenders sono usciti due film a distanza ravvicinata (Il sale della terra e Ritorno alla vita); io l'ho "incontrato" quando mi sono trasferita a Berlino la prima volta, il suo Il cielo sopra Berlino è fra i film consigliati per conoscere la città e la sua storia (dovrò farci un post un giorno), e dopo aver trovato per caso su youtube Alice nelle città, che mi era piaciuto più di Il cielo sopra Berlino, ho comprato un cofanetto di dvd con diversi suoi film, per rimediare visto che sino a qualche anno fa non avevo mai sentito nominare Wenders.
      Violette te lo consiglio con tutta me stessa!
      Buon anno Ninfa, di tutto :p

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