giovedì 4 febbraio 2016

Il castello del Buonconsiglio a Trento.

A Trento e dintorni ci sono diversi castelli, perché era una zona di confine e da tempo immemorabile hanno un po' la fissa della difesa. Ma qualche castello era senz'altro anche semplice esibizionismo di un gran signore. Poco importa, perché se i castelli piacciono, fa piacere che ci siano e che siano visitabili. Se poi la provincia autonoma ci tiene a sua volta a rendere visitabili i castelli, tanto meglio! Il problema sorge quando il visitatore non viene avvertito per tempo che c'è davvero tanto da vedere, che poter ammirare affreschi e controsoffitti è il minimo, che la mostra temporanea è un extra trascurabile e che per vedere tutto il castello ci vorrebbe una settimana di ferie.


Noi invece ci siamo avviati tranquillamente nel pomeriggio, siamo stati colti dal buio troppo presto, e come al solito ci siamo fatti sbattere fuori dal custode che voleva chiudere il portone e andare a cena. Per fortuna abbiamo mangiato la foglia giusto in tempo per correre attraverso cortili interni e sale piene di quadri e installazioni museali, che abbiamo cercato di ignorare, per giungere esausti, alla fine di una lunga scalinata, nella saletta che presentava quattro quadri messi in croce della mostra che volevamo vedere noi, e che è davvero poca cosa, al cospetto delle numerosissime altre sale del castello.






Come molti castelli è stato distrutto, ricostruito, restaurato, ampliato più volte nel corso della sua storia, che inizia nella prima metà del XIII secolo e che lo vede sin dal 1255 protagonista: è infatti sede dei principi vescovi di Trento, che ne fanno una grandiosa residenza. Noi siamo entrati a Castelvecchio, e abbiamo subito pensato che si chiama come quello di Verona. Ma se a Verona poteva essere il castello vecchio rispetto ad altri castelli più recenti, scopriamo che a Trento è la parte più vecchia dell'attuale castello formato da diversi edifici che l'hanno ampliato nel tempo. Questa parte del castello è stata distrutta anche durante la guerra mondiale e diverse foto ai piani superiori mostrano i lavori di recupero delle macerie e di ristrutturazione. 






Appena entrati nell'edificio si è di nuovo fuori: ci sono piccoli cortili interni su cui si affacciano balconi o verande, ovvero il cosiddetto loggiato veneziano, con belle colonnine e una vista stupenda sulla città, ma soprattutto sulle montagne circostanti. Roba da innamorati, altro che balcone di Giulietta. 











Sia all'ingresso che all'uscita (rispetto al percorso museale) abbiamo trovato bellissimi giardini all'italiana (vale a dire geometrici) che costeggiano la cinta muraria, e una volta usciti ci siamo anche fatti l'idea della grandezza del complesso!










Increduli abbiamo aperto il volantino che ci era stato dato alla cassa e scoperto che sotto un'ulteriore piega nascondeva una enorme mappa del castello del Buonconsiglio: così presi dalla mostra temporanea che volevamo cercare e distratti dalle esposizioni che invece abbiamo trovato, non ci eravamo accorti che avevamo in mano una mappa del tesoro, né che avremmo avuto bisogno di una mappa: per ore siamo rimasti convinti di essere nell'unico edificio del castello del Buonconsiglio, altrimenti detto di Castelvecchio. Invece c'è il palazzo rinascimentale chiamato Magno Palazzo; c'è la Torre Aquila, purtroppo visitabile solo su prenotazione della guida; c'è la torre d'Augusto o mastio...



...e c'è pure il ciclo dei mesi affrescato da qualche parte! Il castello del Buonconsiglio si è presentato a noi sprovveduti come un labirinto o un gioco di scatole cinesi. Abbiamo trovato al piano terra di Castelvecchio il museo egizio, con gatti e alligatori mummificati, amuleti di vario genere portafortuna o di accompagnamento del morto, resti di iscrizioni e altri reperti. Ho pensato a quanto deve essere stato grande il regno egizio, se in tutto il mondo ci sono musei con ricchi patrimoni di reperti archeologici.

Alligatore imbalsamato e gatti amuleti.

Ricostruzione di una tomba egizia, con corredo funebre e amuleti.


Statuine votive.


Al piano terra, dopo il primo cortile interno, quindi nell'edificio adiacente, più tardi abbiamo scovato anche il museo archeologico che racconta la storia del territorio dai romani ad oggi. Dopo due sale, siccome la storia mi piace molto, mi sono resa conto che quelle non erano sale a cui “dare uno sguardo”, e che era meglio avviarci, se volevamo trovare la famosa mostra temporanea entro le diciotto!

Ricostruzione di un sito archeologico.

Nel Castelvecchio abbiamo visitato solo il corpo centrale: niente torri, niente fossati. Le scale sono esterne, attraverso i loggiati si entra nelle diverse sale. Abbiamo visto la sala dei vescovi, che è affrescata con i ritratti di tutti i vescovi del consiglio, e contiene quadri incorniciati dei più importanti; abbiamo visto la sala delle statue di legno di tradizione trentina, che ci hanno colpito molto per due motivi: primo, perché a noi, inesperti di statue di santi, pareva che il legno venisse usato per la “controfigura” del santo, quella meno pregiata, da sfoggiare alle feste, mentre la statua vera, magari di marmo o altra pietra scolpita, viene tenuta in cassaforte (idea tutta nostra non confermata), mentre in Trentino sembra che sia l'unico materiale usato per le statue di santi, e proviene da diversi alberi, tutti segnalati dal cartellino (pino, tiglio, betulla, abete ecc); secondo, perché normalmente le statue di santi hanno una faccia da bambolina, tutti uguali, statua dopo statua, mentre quelle di legno hanno visi particolari, tratti somatici diversi da una statua all'altra, e a me pareva in ognuna di riconoscere qualcuno che conosco, un vicino di casa, un compagno di classe, il macellaio... Insomma, il legno ci è piaciuto molto.








Santa Lucia, inconfondibile.




C'è anche una sala di stufe in maiolica, diverse da quelle di ghisa tipiche di altre zone d'Italia e di nuovo molto diffuse come riscaldamento delle case odierne. Dopo qualche foto abbiamo notato che qualcosa, però, in queste stufe trentine non quadrava: dove cavolo si infila la legna? 




Abbiamo poi capito (o letto) che la stufa era sempre divisa fra due stanze: in una c'era l'apertura per la legna, ed era quindi la stanza che si prendeva tutto il fumo, mentre nell'altra stanza c'era solo il blocco di maiolica vero e proprio, contenente il fuoco, ma senza aperture: era la stanza da riscaldare (naturalmente era calda anche l'altra) in cui si trovavano le persone che, così, non si affumicavano, né si sporcavano con la legna o la fuliggine, una trovata geniale. I gran signori, poi, potevano farsi decorare la stufa con le figure preferite: fiori, casette, frutta secca o le loro gesta eroiche in battaglie epocali. 



Abbiamo trovato anche una cappella rivestita in legno (con pavimento pericolante, forse, o a rischio di graffi, perché non si poteva entrare e l'abbiamo fotografata da fuori); soffitti intarsiati o affrescati; balconate e fontane. La caffetteria era naturalmente già chiusa. 










ps. La mostra temporanea, Le scelte di Grezler, è composta prevalentemente da dipinti italiani (del '500-'800) collezionati dal direttore dell'ITAS (Istituto del Trentino Alto Adige per le Assicurazioni) Claudio Grezler e lasciati all'ITAS stesso in eredità, esposti dal 1989 nel castello, sono stati inclusi in questo nuovo percorso per riportarli all'attenzione del pubblico; significa che sono sempre visibili, ma che prima non se li filava nessuno.

Io e Alli ci siamo ripromessi (anzi, promessi) di tornare al castello del Buonconsiglio di Trento, per vedere le restanti sale e il museo archeologico, per fotografarlo di giorno e fare merenda nella caffetteria eccetera, perché merita più di una visita.

Informazioni:
Castello del buonconsiglio
Le scelte di Grezler
Trento
Parcheggi ecc
Cena

8 commenti:

  1. Mi piacerebbe tantissimo andare a Trento, è una città che mi attira molto.

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    1. Sì, è molto carina e ben organizzata (si sente la vicinanza dei tedeschi). Io ci ho fatto solo capatine, ma vorrei vederla meglio.

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  2. Sì, è stata una toccata e fuga ... a dire il vero, l'obbiettivo di quel giorno era vedere il film di Spielberg che nella nostra città per vari motivi era impossibile vedere. Ma ci ritorneremo, essendo ad un'ora di strada in auto, e due tre in bici :)

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    1. A dire il vero, ogni volta ci andiamo per qualcos'altro, dovremmo dedicarle una gita completa, magari in bici... ma con pausa di un giorno fra l'andata e il ritorno ;)

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  3. Me lo ricordavo vagamente il Castello del Buon Consiglio, che ho visitato diversi anni fa. Le tue parole e le foto che hai postato me lo hanno riportato interamente alla mente. Mi ricordo che l'avevo trovato immenso e stupendo, da proiettarti in altra epoca.

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    1. È vero ancora immenso e stupendo, come vedi. Io ci dovrò tornare perché ne ho vista la minima parte!

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  4. Che posto interessante! Mi rendo conto di conoscere pochissimo l'Italia, soprattutto al nord...

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    1. Se decidi di colmare la lacuna, ricambiamo la visita guidata ;)

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