domenica 8 maggio 2016

Un fine settimana a Bologna.

Bologna è per me un po' come Berlino: un luogo che conosco, che ho fotografato mille volte, in cui torno appena posso. Per questo, quando torno, posso decidere all'ultimo di partire, concentrarmi su singole cose da vedere o restarci solo due giorni. Questa volta è partito tutto da uno spettacolo teatrale, è continuato con la visita a un museo e si è concluso con una bella mangiata.


Danza, canto e recitazione: un musical.
Lo spettacolo era una rivisitazione di Romeo e Giulietta, che è diventato Romeo e Giulietta: luci e ombre, e ci è piaciuto abbastanza. La rappresentazione voleva “spostare lo sguardo accanto alla luce e attraversare l'ombra che la circonda”, per mostrare “pensieri, desideri e paure più profonde” dei suoi protagonisti. Accanto ai testi classici di Romeo e Giulietta che conosciamo un po' tutti (pure io), tipo “Romeo perché sei tu Romeo”, c'erano infatti canzoni che approfondivano i personaggi: la nutrice che si lamenta perché pur essendo donna è condannata a occuparsi della figlia di un'altra; la madre che, proprio perché donna, è condannata a subire il volere del padre, prima, e del marito, poi; il padre di Giulietta, che prima la chiama puttanella (quando lei gli dice di non voler sposare quel Paride che vuole lui), poi canta tutta la sua tristezza per una figlia che, sangue del suo sangue, vuole andare però per la sua strada eccetera.

Teatro Fanin a San Giovanni in Persiceto (Bo).

I testi, purtroppo, sono la parte peggiore di tutto lo spettacolo: non per i contenuti, ammirevoli, di approfondimento dei personaggi, del moto delle loro azioni e parole, quanto per la forma: una rima baciata inascoltabile, un tentativo di far poesia fallito nella canzonetta, cose come “come farò io, senza l'amore mio” o “ vince sempre l'amore, a dirmelo è il mio cuore” (frasi inventate da me a solo scopo illustrativo, non ricordo nessun verso preciso). A parte alcune canzoni che mi hanno ricordato Riccardo Cocciante (e Margherita), in generale ero indecisa se attribuire i testi alla commissione di Sanremo o al paroliere di Walt Disney. Finché non ho scoperto, nel volermi documentare meglio per questo post, che le canzoni sono quelle del musical di Riccardo Cocciante. La buona notizia è che ho un orecchio musicale di tutto rispetto, se solo avessi saputo che Cocciante ha musicato Romeo e Giulietta dopo Il Gobbo di Notre-Dame, mi sarei risparmiata un po' di righe in questa sede. La cattiva è che sul libretto dello spettacolo c'è scritto “testi e regia di Salvatore Sito”: se anche fossero adattamenti di testi, questo andrebbe scritto, no? Se anche fossero solo due o tre canzoni, questo andrebbe scritto, no? Non lo so, rimane il fatto che i testi sono banali e non mi piacciono, e ciò che è peggio io e Alli non smettiamo di canticchiare “Verona è qui, Verona è bellaa”.

Il principe della Scala (Leonardo Galotto) canta "Verona è bellaa".

L'ambientazione è una metropoli moderna stile Il corvo, dove il corvo è dato dai costumi (impermeabili neri o giacche in pelle), dalle strisce nere sul viso degli attori più caratteristici e dei ballerini, e da una regina Mab molto dark: lei introduce la storia e poi compare ancora in scene particolari come avvocato del diavolo; non l'avevo mai sentita nominare, ma a quanto pare è davvero un personaggio del Romeo e Giulietta, forse in origine più simile alla fata turchina che all'uccellaccio del malaugurio che a me sembrava. In realtà la regina Mab è uno dei miei personaggi preferiti in questo spettacolo della compagnia Musicalmente incanto, non solo per la bravura di Valentina Fabbretti che la interpreta, ma anche perché il suo ruolo era restituire un po' di concretezza al sogno d'amore. La metropoli era rappresentata da impalcature in metallo: una fissa che ospitava in ogni nicchia un musicista, come menestrelli che si affacciano ai balconi della città per cantare (anzi suonare) la storia di questo triste amore; due impalcature mobili, più basse, ai lati del palcoscenico, che sono altrettanti balconi drappeggiati coi colori delle due famiglie (quando le due madri cantano l'odio fra i Montecchi e i Capuleti, vestite come damigelle pacchiane a un matrimonio, o quando la nutrice, in abito lungo e giacca in pelle, si sfoga per il suo destino); due più alte, mobili, addobbate con gli stemmi delle due famiglie, due scudi nero e fucsia, e la C e la M ritagliate come su mascherine per stencil (quando le due famiglie si affrontano sulla strada e dai balconi); e infine l'impalcatura delle impalcature: il balcone di Giulietta, drappeggiato di bianco quando Romeo le fa visita di notte. Altro elemento mobile era il letto rosa di Giulietta, in cui lei dà sfoggio di tutto il suo dolore.


Giulietta, la bravissima Alessia Bertacchini, mi è piaciuta molto, ha una voce splendida, e sa pure recitare, lo dico perché Romeo al contrario non va oltre la sua voce, ha lo sguardo e il portamento di un bamboccione fesso e anche se Alli ha detto che forse è Romeo che è così, non l'attore, io rimango dell'idea che Fabio Mezzanotte non sappia recitare. O forse aveva sonno. Mi è piaciuto molto, ma molto di più, Riccardo Bigazzi, che interpreta Mercuzio rendendolo molto reale e spontaneo, e a questo punto pure Andrea Bertollo, che faceva frate Lorenzo (e frate Giovanni, in una scena in cui i due frati parlano assieme, e l'attore si solleva il cappuccio sulla testa per fare frate Giovanni, se lo abbassa per fare frate Lorenzo, e cambia pure un po' la voce), nonostante nel consegnare la boccetta di pozione a Giulietta si sia un po' impappinato.

Romeo è perplesso: "Romeo? Perché sono io Romeo?".

Bravissimo anche il corpo di ballo, diviso tra Montecchi e Capuleti con l'aggiunta della Morte (Lucia Pasquali) e della Vita (Virginia Magni), anche se in alcuni momenti sembra che i ballerini anzi, le ballerine (solo i servi delle due famiglie sono uomini), tutte assieme sul palco non sappiano bene cosa fare, ma forse anche questo fa parte dello spettacolo, come a rappresentare una confusione generale? La Vita, nella sua danza finale, da sola, mentre Romeo e Giulietta muoiono (o poco prima, o poco dopo), deve correre ai lati del palco a farsi impiastricciare le mani di qualcosa, da qualcuno che è dietro le quinte, qualcosa che poi si spalma sul corpo. Ho scoperto dopo che era finto sangue, perché dalla mia posizione non ne vedevo il colore, e perché ero distratta dalla catena che era scesa dal soffitto, e temevo che la Vita dovesse arrampicarsi là sopra (con l'aiuto della sostanza misteriosa), per sparire e lasciar spazio alla Morte; invece la Morte non è arrivata (almeno non sotto forma di ballerina, che pure c'era) e la Vita è rimasta a terra, appesa alla catena con la testa riversa in avanti. Anche in altri momenti i ballerini si sono arrampicati, con non troppa convinzione, a drappi di stoffa scesi dal soffitto: un dettaglio che io avrei tolto dallo spettacolo, più che altro per l'impaccio con cui i poveretti si avvolgevano il drappo ai piedi e al corpo per non cadere.

La mega festa, con tanto di dj, a casa Capuleti (segue video).

Se vi piacciono i musical e se siete di Bologna e dintorni o avete intenzione di andarci prima o poi, sappiate che lo spettacolo Romeo e Giulietta: luci e ombre verrà riproposto il 10 settembre al teatro Duse, in ogni caso potete tenere d'occhio il sito dell'associazione culturale Musicalmente Incanto che, incredibile ma vero, non è sui social, ma forse aggiorna regolarmente la sezione “Spettacoli” del suo sito.


Agricoltura biologica e cucina tradizionale.
La mattina dopo abbiamo parcheggiato la macchina davanti al Paladozza, e ci siamo avviati a piedi verso la Cineteca. Prima però ci siamo fermati sulla strada a fare colazione, in un bar scelto a caso, che a me è piaciuto tantissimo: i proprietari, forse marito e moglie, ci hanno salutati con un sonoro buongiorno appena siamo entrati, e ci hanno servito al tavolo con vassoietti colorati, acqua e tovagliolini il semplice cappuccio&cornetto ordinato al banco; su ogni tavolino un giornale, è solo per discrezione che non ho fotografato gli avventori che leggevano, o l'arredamento un po' datato del locale; dettaglio per me importantissimo: il cappuccino era ottimo, la schiuma perfetta. Il bar si chiama Bar Basket ed è simpatico pure il nome, anche per il fatto che dentro non ho visto nulla che rimandasse al basket, e il nome forse è collegato alla vicinanza col Paladozza, forse è stato dato da un precedente proprietario tifoso, chissà.


La Magnani scioccata dalla visione celestiale dell'Alligatore.

Alla cineteca di Bologna si è svolto in questi giorni il Future Film Festival, al quale abbiamo deciso, per stavolta, di non andare, complice la bellissima giornata di sole che volevamo goderci, e ci siamo concentrati sul Mercato della terra, un mercatino con “solo prodotti locali e di stagione, presentati solo da chi produce quello che vende” che si tiene ogni sabato, nel cortile della cineteca (piazzetta Pasolini) e nella piazza antistante (piazzetta Anna Magnani).
Piazzetta Pasolini.
Piazzetta Anna Magnani.

Mercato a chilometro quasi zero, visto che ospita solo aziende della regione; un progetto slow food (che aveva un banchetto con libri e informazioni all'ingresso), dove oltre a frutta e verdura rigorosamente di stagione (mi è piaciuto molto vedere così poca scelta sulle bancarelle), si possono comprare latte e formaggio di pecora, di vacca o di capra, uova; pane e farine, miele, marmellate e conserve; vino, olio d'oliva e aceto balsamico; pesce dell'Adriatico sia crudo che cotto al momento, birra artigianale, piantine aromatiche. Noi abbiamo comprato verdure di Imola, qualche pianta aromatica di Crespellano, e l'olio essenziale di lavanda di Sasso Marconi.

Il mercato della terra di Bologna ha anche la sua pagina facebook aggiornatissima, e da maggio in poi si tiene pure il lunedì sera, con musica dal vivo e cibo di strada.



Per pranzo invece siamo usciti dalla città, e abbiamo mangiato in una trattoria in campagna, fra Borgo Panigale e Zola Predosa, si chiama Trattoria Amedea e pur non essendo proprio economica (non so, io mi sono stupita dei 3 euro di coperto), mi è piaciuta molto perché abbiamo mangiato proprio bene. Io ho mangiato solo piatti che non conoscevo, grazie ad Alli, che dice di essere un lettore distratto, ma quando ha in mano un menù è molto preciso e fa domande tipo “Cosa sono i bruciatini? E i passatelli?”. E così abbiamo mangiato antipasto di bruciatini all'aceto balsamico, cioè pancetta a cubettini cotta con l'aceto e servita sul radicchio; e come primo passatelli in brodo, che sono fatti con un impasto di pane grattugiato, tagliati a striscioline tramite l'apposito attrezzo (come quello per gli spatzle); come dolce ho preso il famoso mascarpone, che però non mi è piaciuto: è una crema che sa davvero solo di mascarpone e il cioccolato, che io mi immaginavo fuso, era a pezzetti e fondente (l'alternativa erano le fragole) - il tutto in bei piatti casalinghi. La cosa più bella è stato poter mangiare all'aperto, anche se Alli veniva accecato dal sole che, si sa, bacia i belli.

Bruciatini.

   
Passatelli in brodo.

Torta di riso.

Mascarpone.

Storia d'Italia.
Tra la spesa al mercato e il pranzo, abbiamo fatto una passeggiata sino via sant'Isaia, intenzionati ad andare alla mostra gratuita dedicata a Enrico Fermi nella ex-chiesa di san Mattia; ma sulla via abbiamo trovato il museo della Resistenza e ci siamo lasciati sviare.
Il museo, con ingresso gratuito e quindi per niente pubblicizzato, è al secondo piano di un bel palazzo che, ho scoperto dal volantino, è l'ex-convento della ex-chiesa di san Mattia: mancava poco ad arrivare a Fermi, ma ci siamo fermati per la resistenza. Il museo si divide in cinque piccole stanze, perciò una volta tanto non siamo stati buttati fuori, perché alle 13, quando chiudeva, noi eravamo già seduti a tavola; il museo si visita in poco tempo: siamo entrati alle 10:35 e alle 12 eravamo fuori. In ogni stanza ci sono delle tavole illustrative, con testi e fotografie (le foto originali sono nel museo del Risorgimento), e video sia di filmati d'epoca (ad esempio il cinegiornale) sia di interviste ad alcuni protagonisti della resistenza bolognese ormai anziani. La prima stanza è dedicata a L'antifascismo prima della Resistenza: i volontari antifascisti che parteciparono alla guerra civile spagnola, il cinegiornale, manifesti di propaganda fascista, le foto dei volontari e la loro storia: la prima domanda che mi sono posta, davanti ad alcune foto scattate in un campo di concentramento, i prigionieri in posa, è stata “come potevano farsi le foto se erano prigionieri?”, la risposta è arrivata nel pannello successivo: era palpabile all'epoca la sensazione di partecipare in prima persona alla Storia, perciò i volontari non solo partivano con qualche macchina fotografica (che andavano diffondendosi proprio allora), ma appena arrivati in Spagna si facevano fotografare in divisa da combattenti, e in posa (non in Italia, dove rischiavano l'arresto, se fossero andati in giro con quella divisa “da traditore della patria” e “nemico del regime fascista”), e ovunque fosse possibile si immortalavano come ricordo dell'esperienza.



Nella seconda stanza, La Resistenza agita, Mussolini è al potere, scoppia la guerra, iniziano le deportazioni di ebrei e, a fine guerra, la resistenza: al sud erano sbarcati gli alleati, ma nel nord Italia c'erano ancora i tedeschi e la repubblica di Salò, gli italiani dovevano difendersi da soli, ricacciare indietro il nemico da soli (il tema è lo stesso del libro di Pesce, sulla resistenza a Torino e a Milano, e del film di Di Bosio, sulla resistenza a Venezia): i partigiani in montagna, i gruppi di patrioti clandestini in città (GAP), ma anche quelli “part-time” nelle campagne (SAP), tutti in qualche modo inquadrati nel Comitato di liberazione nazionale; accanto alle azioni dei GAP ci sono quelle dei fascisti e dei tedeschi, ovvero rastrellamenti e stragi in tanti paesi della provincia, soprattutto quando, sempre più braccati da alleati e da GAP, vedono il nemico in qualsiasi italiano, in qualsiasi civile, e ammazzano chiunque sia sospettato di essere un partigiano, pure i bambini.
Nella terza stanza, La guerra subita e la Resistenza a Bologna, si racconta la vita dei civili dopo l'armistizio e prima della liberazione di Bologna (avvenuta il 21 aprile), quando le prepotenze, le violenze, le uccisioni continuano e Bologna cerca di farsi dichiarare città aperta (cioè intoccabile), senza riuscirci (nel 1943 viene perciò pesantemente bombardata).


Infine ci sono la stanza Video/Camera con una installazione multimediale che rappresenta la vita in una delle basi clandestine dei GAP, nei sotterranei di Bologna, e la quinta stanza-ingresso, Dopo la resistenza, che ospita le locandine dei festeggiamenti del 25 aprile negli anni, a Bologna.


Il museo della resistenza si trova nell'ex-convento san Mattia, dove ha sede anche l'Istituto Parri per la storia e le memorie del Novecento, che gestisce anche questo piccolo prezioso museo assieme all'Anpi Bologna (Associazione nazionale partigiani d'Italia) e al Comune di Bologna; è aperto dal lunedì al venerdì nel pomeriggio, il sabato dalle 10 alle 13, il 25 aprile tutto il giorno (10-19). Ci sono un bel bagno unisex e l'ascensore per i disabili, un libretto a disposizione dei visitatori con la traduzione in inglese dei vari pannelli e una presentazione del museo stesso in ben quattordici lingue; il museo ha un sito internet per tenersi aggiornati ed è social (qui il sito e qui il tour virtuale con le stanze in ordine sparso); all'uscita ci siamo iscritti alla newsletter, se la riceverò davvero, darò a questo museo anche la lode.


Dopo questa gita a Bologna, Alli ha detto che le gite così, brevi ma ricche di cose interessanti, sono proprio belle, a me invece è venuta una certa fissa per Giulietta e Romeo e adesso vorrei vedere lo spettacolo a Verona.

14 commenti:

  1. Grazie mille per le righe lette sulla mia città!!!

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    1. Grazie a te, Mila, per aver letto ;)

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  2. Non sono mai stata a Bologna, mi piacerebbe molto andarci. Trovo molto interessante il mercato con prodotti di stagione. Sei stata molto precisa nella descrizione della tua gita. Baci.

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    1. Del mercato avevo sentito parlare, ma sempre di domenica, quindi non l'avevo mai visto. Ora che l'ho visto, oltre a Bologna in generale ti consiglio anche il mercato, è davvero bello!
      Un abbraccio.

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  3. Bellissimo! Mi manca molto, ho nostalgia anche dei colori. Ripercorre nel tuo racconto spettacoli, strade, particolari, mercatini, persone, mi ha commossa. Sono una nostalgica inguaribile romantica...

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    1. E io mi commuovo a leggere il tuo commento. Sono contenta di averti fatto rivivere Bologna, evviva le nostalgiche romantiche inguaribili!

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  4. Eccone un'altra! Che anni meravigliosi ho passato a Bologna! Ben dieci, prima di tornare al paesello per seguire l'Orrido, il mio fidanzato di allora (dal soprannome si capirà cosa penso di lui).

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    1. Creiamo il gruppo delle nostalgiche. Pensa che io sentivo l'odore di Bologna sotto i portici, e Alli non capiva a quale odore mi riferissi e io non lo sapevo descrivere!

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  5. A Bologna ci sono stata solo una volta e per pochissimo tempo ( un giorno solo ) proprio a marzo. Mi è piaciuta molto. Il centro è bellissimo, così come l'antico ghetto ebraico. Una città viva, dinamica che mi trasmette una bella sensazione di cultura. Francamente vorrei ritornarci per approfondire un po'. Voi avete fatto tante cose, e siete stati bravi a farcele stare tute. Per quanto riguarda la rappresentazione di Romeo e Giulietta, concordo con te...sul libretto avrebbero dovuto citarlo Cocciante...
    Grazie per questo viaggio virtuale e buona giornata :)

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    1. Una città viva e, cosa non da poco, simpaticissima. L'unico luogo in cui quando qualcuno ti rivolge la parole non pensi subito che ci sta provando o che ti vuole vendere qualcosa. Di conseguenza mette di buonumore ;)
      Buona giornata a te :)

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  6. Finalmente mi sono letto il lungo post, che conferma che in meno di 24 ore abbiamo fatto un sacco di cose. Per Romeo e Giulietta ora sei nella città giusta, e se l'estate comincerà, tra spettacoli e film ci toglieremo la voglia. Per motivi politici e culturali a me Bologna è sempre stata simpatica, e le visite fatte con te mi hanno confermato questa buona sensazione ... e poi è così vicina, che è ormai è una delle nostre città.
    "Bologna è qui, Bologna è bellaa”.

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    1. Già, una delle nostre città, in cui festeggiare uno dei nostri anniversari ahaha!
      Ci stiamo specializzando in viaggi brevi ma completi, e "se l'estate comincerà" aggiungeremo gli spettacoli in arena alle nostre mete. Se l'estate comincerà...

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  7. A Bologna sono stata una volta sola di sfuggita e adesso penso proprio che ci andró alla prima occasione per un approfondimento, cercando di non perdermi il mercato della terra. Ottimo post, grazie!

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    1. Grazie a te Sara. Bologna merita una visita per tanti motivi, e il mercato della terra è una novità in più. Goditi la gita quando la farai, e ricorda che in estate a Bologna c'è caldo umido soffocante :D

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Buona permanenza nella Casa nella Palude
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