giovedì 19 maggio 2016

Viaggio nei miei “posti che”.


È da un po' che giro attorno a questo post, da quando Ciccola del blog Gattosandro Viaggiatore mi ha nominata fra i prosecutori di un gioco a catena per blog di viaggi, che consiste nell'elencare posti che hanno determinate caratteristiche. A caldo, avevo risposto:

La reazione al post mentre leggevo, a parte la curiosità per i luoghi che hai citato e l'aver constatato che alcuni tuoi vecchi post li avevo già recuperati, era: visti i numerosi traslochi e visto che ho iniziato con la vita sedentaria, un giochino del genere sarebbe utile per fare il punto della situazione ogni anno... dato che io non ho un blog di viaggi ma un diario di vita (che è un viaggio, guarda un po'); a giochini come questo di solito mi aggrego per esigenze di analisi personale, insomma.
In generale però non mi piace accettare gli inviti, perché non mi piace rispettare le regole e non mi piacciono le catene […].”

Oggi finalmente butto giù due righe (che corrispondono a tre pagine), e una volta tanto non faccio l'antipatica, ma cerco di vedere il lato positivo della cosa, fermo restando che non intendo rispettare le regole di questo gioco né nominare i prossimi anelli della catena. Dico solo che le “caratteristiche” dei posti sono abbastanza banali, e infatti inizialmente volevo sfruttarle per fare il punto, trasversalmente, del mio primo anno in palude, che doveva essere l'anno della sedentarietà, eppure due o tre giretti nei dintorni io e Alli ce li siamo fatti comunque, e tutti all'insegna del ritorno al passato/ricongiungimento al futuro alle porte (per me almeno): niente "sedentarietà", allora, ma viaggi in due, che è diverso. Ho lasciato perdere questa chiave di lettura perché avrei dovuto interpretare le caratteristiche dei posti più che metaforicamente, visto che di solito nulla di ciò che ricordo è esattamente come lo ricordo, non rifarei mai nulla di quello che ho già fatto, perché l'ho già fatto/mi sono già tolta la curiosità, eppure rifarei tutto, se tornassi indietro, perché in fondo è sempre tutta “merda fertilizzante” (quest'espressione praticamente apriva il mio primo blog) eccetera eccetera.
Ma se vedo il giochino così come è, cioè se penso davvero alle città che ho conosciuto, allora è tutto più semplice, una volta tanto posso non stravolgere completamente la ricetta e visto che ora non viaggio più da sola, ma con Alli, che non conosce i miei stessi posti, mi è utile per capire che rapporto ho io con loro (la mia tendenza all'autoanalisi è un caso clinico).


Ho invertito l'ordine dei posti, perché volevo iniziare da Koblenz, che sta all'origine di tutto, e lei risponde all'ultima caratteristica (ora prima). Tra parentesi: il giochino si chiama "i posti che", ma è grammaticalmente un orrore, perché "i posti che dove mi piacerebbe andare" non si può sentire, e dire che la regola per gli elenchi puntati e numerati non è difficile (il gioco non l'ha inventato Ciccola, sia chiaro). Quindi se volete partecipare anche voi sentitevi liberi di correggere il gioco!

Ecco il posto...

...dove mi piacerebbe andare. Koblenz, è la città in cui sono nata, ma che ho visitato sempre assieme ad altre persone frettolose; non ho ricordi di Koblenz (ci ho vissuto fino ai nove mesi), non ho legami, vorrei solo visitarla come ho fatto con altre città, da cima a fondo, musei di storia compresi, fare mille foto che a vederle una dopo l'altra è come vedere un film, sedermi sulle panchine, osservarla, sentirla mia come se ci abitassi, curiosare. Senza far sapere a nessuno che ci vado, che sono lì. Se Alli mi promette di lasciarmi fare tutto questo, potrebbe venire con me.
Nel post >Studi storici hanno dimostrato racconto un po' di Koblenz.




...che vorrei rivedere. Siena, è la città in cui ho vissuto più stupidamente: ero lì per studiare e non volevo distrarmi né affezionarmi, visto che non contavo di restare per tutta la vita, ma solo il tempo di concludere gli studi (anche se non sapevo dove sarei andata dopo); per tutto il tempo non ho fatto che desiderare, e proibirmi, di fare un bel giro della città per conoscerla, in particolare mi sarebbe piaciuto fotografare tutte le porte lungo le mura, ancora intatte, ma anche vedere qualche museo o palazzo, invece a malapena mi sono seduta a prendere il sole in piazza del campo!

...più romantico. Venezia, è la città in cui ho trascorso la mia prima vera vacanza con Alli, in un luogo neutro, né mio né suo. Definire Venezia romantica, infatti, è di per sé banale, ma è stata l'atmosfera generale di quella gita, il nostro arrivo un po' spaesati, il mio stupore davanti ai canali, il vento forte, il mare ovunque (o era la laguna?), il fatto di aver visitato l'oasi del wwf anziché piazza san Marco (sì sì, il giorno dopo per tornare alla stazione, siamo passati anche da lì): Venezia ci ha fatto solo da sfondo, noi più che altro pensavamo a noi due assieme, stile piccioncini. E al rientro alla mia routine avevo sospirato “ah... si è appena conclusa la settimana più bella della mia vita”.
E anche se non è così, mi piace pensare che fra me e Alli sia iniziato tutto a Venezia.
 




...che mi ha lasciato un ricordo particolare. Lussemburgo, è la città in cui ho vomitato l'anima, come si dice. Ho mangiato un piatto tipico fatto di wurst e salse, come tante volte ne ho mangiati in Germania, ma si vede che a Lussemburgo ci mettono quel non so che che fa effetto solo nel cuore della notte. Doveva essere una tre giorni on the road, io e mio Zio col camper, ma è diventata una ventiquattr'ore con finale a sorpresa: io fuori dal camper, sul limitare del bosco eletto a nostro campeggio naturale, che vomitavo incurante del temporale epocale che imperversava. La cosa è durata ancora per una settimana, ho perso sette chili dei cinquanta che avevo sul groppone e ho deciso che se voglio andare sul sicuro è meglio se le vacanze le faccio o in Italia o in Germania.
Di Lussemburgo avevo scritto nel post dal titolo semplice semplice >Giorno 7.




...più gustoso. Berlino, è la città in cui ho mangiato più cose diverse dalla mia dieta abituale, idem per le bevande: ho iniziato a bere tè, ho assaggiato il mango lassi (una specie di frullato indiano al mango), ho sviluppato un amore incontrastato per il caffè tedesco; ho mangiato turco, giapponese, vietnamita, messicano, greco, indiano, thailandese, naturalmente tedesco. Ci sono arrivata la prima volta esperta solo di cinese e di mcdonald, li ho dimenticati presto; solo due volte ho mangiato una pizza in un ristorante italiano, controvoglia, e subito me ne sono pentita. La cosa che mi manca di più di Berlino è il cibo, disponibile a tutte le ore, gustoso a tutte le ore: al mio primo rientro in Italia, guardavo con infinita tristezza ai tramezzini nei bar, quando volevo una merenda o un pranzo veloce, e sognavo ad occhi aperti il pane tedesco, con o senza companatico, le macedonie da asporto (ora ci sono anche in Italia), le zuppe da mangiare in piedi; in Italia se vuoi mangiare bene fuori casa devi avere tre ore di tempo per: sederti al ristorante, ricevere il menù, poter ordinare, ricevere da bere, ricevere da mangiare, dire al cameriere che no, il dolce non lo vuoi ma il caffè sì, ricevere il caffè, ricevere il conto, pagare e bestemmiare per il prezzo. Se sei un povero studente o lavoratore sottopagato è meglio andare al supermercato e fare la voce dolce: “fate panini imbottiti?”.
Nel post >Viaggio a Berlino: dove mangiare. E cosa qualche dritta sull'argomento.

...più sorprendente. Matera, è la città in cui sono andata solo perché avevo sentito dire che ci sono le case nelle grotte, e a me questi mondi antichi hanno sempre affascinato; quando ci sono andata io nessuno abitava più nelle grotte, naturalmente, ma era appena iniziata la riqualificazione della zona, i famosi sassi di Matera; al rientro ho raccontato mille volte la loro storia! C'è una casa museo che mostra come vivevano le famiglie ancora sino agli anni cinquanta e basta guardarsi attorno fuori dalla zona dei sassi per capire che davvero la città è stata costruita in una volta sola tutta uguale: grandi palazzoni senza arte né parte. Ho passato ore sotto il sole a fotografare un sasso dopo l'altro, osservare e soprattutto immaginare di vivere lì. Per breve tempo ho pensato seriamente di trasferirmici, poi mi sono resa conto che, da un certo punto di vista, trasferirsi da sud a sud non ha senso, e poi i sassi non erano più come una volta, oscillavano tra l'abbandono e la rinascita, quest'ultima nel senso del turismo, dell'attività commerciale o delle pareti spugnate coi girasoli nel vasellame (che andavano di moda quell'anno quindi si potevano trovare anche in fondo al mare).

L'unica foto digitale che ho di quel viaggio, le altre cartacee sono ancora al Paesello (se le Donne di CasaMia non le hanno usate per accendere il fuoco), e questa purtroppo non rende l'idea del fascino dei sassi di Matera.

...più deludente. Madrid, è la città che ho visto meno: arrivata a piedi dall'aeroporto (non proprio ma quasi) ero stanchissima, ho dovuto aspettare i miei compagni di viaggio che, al contrario, non avevano idea nemmeno di dove si trovasse l'ostello rispetto all'aeroporto, ho dovuto seguirli nella loro ricerca di un ristorante, poi di una discoteca, poi della strada dello shopping, poi di qualcosa da fare, poi di qualcosa da bere, poi di qualcosa da comprare, qualcosa da mangiare, infine al museo del prado che non mi interessava manco morta, per dire. Dopo Madrid ho deciso che io in vacanza è meglio se ci vado da sola, altrimenti finisce che considero deludente pure la città, oltre che la compagnia. Il resoconto di quei giorni è nel post >Pure io c'ho l'aneddoto




...più commovente. Nessuna città mi commuove, anzi non capisco neppure la domanda, perciò la sfrutto per una riflessione commovente: se ci penso e basta non succede, ma se riguardo le foto di una città in cui sono stata, o leggo le pagine di diario di quel periodo, e mi torna in mente che allora io ero sempre decisa a tutto, eppure così inesperta e innocente e paurona (mica come adesso), mi commuovo, e allo stesso tempo penso che, nonostante sia sempre più esperta e accorta, rispetto al periodo che seguirà continuo ad essere decisa a tutto, ma inesperta e paurona. Solo che adesso lo so.

...più divertente. Bologna, è la città in cui mi sono goduta un certo grado di vita sociale (uscivo ogni settimana!), prima di decidere lentamente che è meglio soli, ed è perciò l'unica città in cui ho ancora amiche, mentre in altre città ho perso qualsiasi contatto umano. Per la precisione vado a Bologna sempre per trovare le mie amiche, secondariamente per vedere la città, al punto che quando cammino per le sue vie non penso più “questo è cambiato, questo non era così”, perché non ho più ricordi di quando ci abitavo, i cambiamenti li ho notati i primi anni, poi non più. Ora che ci torno con Alli, però, ho notato che anche con la città c'è ancora un certo legame, mi sento di conoscerla, di averla vissuta, ne riconosco l'odore, e rido da sola (Alli mi guarda forse come se fossi matta?). 




...che porto nel cuore. Sardegna, tutta intera. È un modo di pensare, una mentalità. Mi distacco da tutti i sardi, sono praticamente scappata dalla Sardegna, ma conservo dentro di me un modo d'essere in qualche modo isolano: non è meridionale, non è italiano, è isolano. Una volta sono stata definita un'isola, e quando ho chiesto il perché di questa immagine che mi era parsa subito romanticissima, la risposta è stata molto banale: perché vieni da un'isola. È come se uno straniero dicesse che sono una penisola, o una pianura con fiumi laghi e montagne circondata dal mare, cosa vuol dire? Ho risposto: il risultato è giusto, è il procedimento che è sbagliato. Sono un'isola perché sono cresciuta sapendo gli altri al di là del mare; sono un'isola perché il mare non è uno svago, ma protezione, ostacolo o, al massimo, pericolo; sono un'isola perché sono cresciuta piena solo di me stessa e circondata solo da persone identiche a me, nel bene e nel male; sono un'isola perché sono cresciuta sentendomi diversa da tutti i continenti e concepisco l'esistenza solo di altre isole, mai di terre sconfinate che si susseguono l'una all'altra in un continuum; sono un'isola perché basto a me stessa, e anche agli altri, se hanno bisogno, ma poi ognuno a casa sua; sono un'isola perché ogni casa è un rifugio dalla tempesta o una tempesta essa stessa. Questa sembra una poesia, aspettate!




L'isola.
La Sardegna, tutta intera,
è un modo di pensare, una mentalità;
e io conservo dentro di me
questo modo d'essere in qualche modo
isolano.

Immagine romanticissima!

Sono un'isola perché sono cresciuta
sapendo gli altri al di là del mare;
sono un'isola perché il mare non è uno svago,
è protezione, ostacolo,
o al massimo pericolo.

Sono un'isola perché sono cresciuta
piena solo di me stessa;
circondata solo da persone
identiche a me, nel bene e nel male.
O da stranieri.
Sono cresciuta sapendomi
diversa da tutti i continenti.

Concepisco l'esistenza solo di altre isole,
mai di terre sconfinate,
di terre, che si susseguono l'una all'altra
nello spazio infinito.

Sono un'isola perché basto a me stessa
e anche agli altri, se hanno bisogno,
dopo però ognuno a casa sua!
Senza offesa.

Sono un'isola,
e ogni casa è un rifugio dalla tempesta
e ogni casa è tempesta essa stessa.

Sono un'isola,
è vero,
ma non perché vengo da un'isola:
sono un'isola, perché sono nata
isola che sente isola, che vede isola,
che immagina altrove,
che cerca sempre indietro,
che scava,
che scappa,
che zappa, che coltiva,
che si erge, che si staglia,
che vede, che sa,
e che non dimentica mai.

14 commenti:

  1. Koblenz da vedere così? ... perché no? Io ci sto, tanto che l'ho vista solo una volta, con te, con i mercatini,di corsa. Promesso. Venezia è Venezia, e un po' l'ho sempre sentita mia, perché è Veneto, ma allo stesso tempo è lontanissima dal Veneto, è altro, come mi sento io, ed è bello che sia stata la nostra prima città (dopo Berlin, altra città altra). Siena l'ho vista una volta, forse due, e mi è piaciuta molto (anche la campagna attorno), Bologna è una città mito, per chi la pensa come la penso io, una città fondamentale, mi fa piacere vistarla, come Berlino. Resta la Sardegna, che è un'isola, che sto imparando a conoscere poco a poco ;)

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    1. Sì, Berlino città altra, ma per me lì non era mai vacanza, era lavoro. E anche per te Venezia è Veneto, è tua, ma non è lavoro, è vacanza. Quindi la nostra prima vacanza vera, dove è "iniziato tutto" è Venezia. La nostra Venezia ;)*
      E poco poco conosci già anche la Sardegna :D

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  2. Elle, è bellissimo questo post...molto intimo e intenso. Mi sono ritrovata in alcune sensazioni che hai descritto e anche in alcuni desideri o frasi, tipo "trasferirsi da sud a sud non ha senso". Io l'ho pensato tante volte girovagando per Lecce. MI ci trasferirei, ma che senso avrebbe? Grazie per questo bellissimo momento di condivisone. Un bacino e buon weekend :)

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    1. Ho sentito dire che Lecce è molto bella, da una coinquilina di Lecce, che era troppo di parte, ma se tu confermi... ;)
      Fine settimana finalmente estivo, sta andando molto bene, lo auguro anche a te, un abbraccio caldo!

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  3. Dimenticavo...la Sardegna è una terra meravigliosa. Ci sono stata in vacanza per tanti, tantissimi anni e per periodi lunghissimi. L'ho girata in lungo e in largo. Ci ho lasciato pezzi di cuore e ci vivono amici carissimi. Una terra speciale.

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    1. Dimenticavo... grazie per i complimenti al post :p

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  4. Alla fine ne è uscito un post bellissimo, pieno di racconti, ricordi e fotografie. Ho fatto bene a nominarti ^_^ (anche se non lo farò più, lo giuro).

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    1. Sì, hai fatto bene a nominarmi, così ho sistemato anche la questione "città da (ri)vedere" :D
      Ahaha nominami pure, al massimo rifiuterò categoricamente ahahah! Buona domenica.

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  5. Sì, bellissimo davvero. Non è un caso che la nostra terra, anche quando la rifiutiamo, ci ispiri una poesia...

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    1. No, direi di no, l'ispirazione viene meglio quando i sentimenti non sono del tutto positivi. Se si è felici si sorride come scemi e basta...

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  6. Ciao Elle e piacere di conoscerti :-) E' stata una gioia approdare in questo post pieno di ricordi, disideri e viaggi :-)
    Grazie di cuore x essere passata dal mio blog e ricorda che sarai sempre un'ospite gradita :-)
    Felice settimana <3

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    1. Grazie a te Consuelo :)
      Passerò senz'altro e ricorda che sto preparando il post per panissimo!
      Un abbraccio

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  7. Anch'io vorrei rivedere Siena, ci sono stata solo una volta e per pochi giorni e mi è rimasta la curiosità di vedere tutte quei posti in cui non sono riuscita ad andare.
    Mi piacerebbe tornare anche a Venezia, ci sono stata in gita con la scuola e ora sarebbe bello andarci con mio marito.
    Complimenti pe raver scritto un post così bello, ti mando un bacio e ti auguro una felice settimana!

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    1. Molte volte si fa una breve tappa in una città piccola e poi si scopre che meriterebbe una vacanza più lunga, è vero!
      Venezia col marito è senz'altro più bella, ma con la scuola forse spennano meno :p
      Un abbraccio

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Buona permanenza nella Casa nella Palude
Elle, il vostro spirito di fiducia.

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