venerdì 17 giugno 2016

Tutto il resto è continente.

Anche quest'anno, come ogni anno, andrò in vacanza in Sardegna.
Cerco sempre di scendere almeno due volte all'anno, una volta a cavallo di giugno e luglio (o di maggio e giugno, dipende), una volta a settembre (o ottobre, dipende). Non faccio nulla di particolare, in realtà, vado semplicemente a trovare i vari personaggi di CasaMia: mia madre, Principessa, Nonno Simpson, MagaMagò, se ci sono saluto anche i Folletti, qualche volta ci trovo anche Romy; di qualcuno di loro ho parlato anche nel blog e, per i più curiosi: Brigante è scappato di casa, quindi CasaMia è leggermente più tranquilla. Quello era proprio una peste!

Ogni volta che scendevo in Sardegna, quindi, avevo un'unica vera incombenza: trovare il prezzo più economico per la traversata. Semplice, no? Ancora più semplice potrebbe sembrare se vi dicessi che i residenti in Sardegna hanno, grazie a convenzione, uno sconto sulla traversata in aereo, ovvero pagano un prezzo fisso indipendentemente dal periodo in cui viaggiano, e questo è una vera manna, per chi non scende per puro piacere, magari dopo aver risparmiato tutto l'anno, sì, ma con i soldi in tasca, ma scende per un'emergenza (accorrere a un capezzale è ancora in voga) o al contrario esce per un'emergenza (non vogliamo parlare di quanti vanno a Roma o a Milano per motivi di salute che non possono essere risolti in Sardegna). Ricordo i miei colleghi pugliesi che, a quei tempi, tornavano a casa in ferie col treno notturno che costava 15 euro: una sfacchinata (l'ho provato anche io una volta), ma almeno costava solo 30 euro tra andata e ritorno, e la mattina dopo, carichi di buonumore post-ferie, di tante cose buone da mangiare e della giovinezza (che in questi casi non guasta mai), potevano andare direttamente al lavoro dalla stazione.
 


A quei tempi, però, la cosiddetta continuità territoriale con la Sardegna (che è un'isola, lo ricordo) a 60 euro andata e ritorno era garantita solo con Roma e con Milano: ottimo per chi deve subire un'operazione negli ospedali di Roma o di Milano, ma per chi lavora a Bologna? Per chi studia a Siena?
Quando abitavo a Bologna, la soluzione che avevo trovato per risparmiare quei 200 euro di volo diretto da Bologna (non esistevano voli low cost, allora) era prendere un autobus sino alla stazione (o due, a seconda della zona o del paese in cui abitavo), da lì il regionale fino a Milano (15 euro solo andata) e da Milano il volo Meridiana o Alitalia o AirOne, non ricordo, che mi avrebbe portata in Sardegna, dove una samaritana mi aspettava all'aeroporto per portarmi a CasaMia. Di solito potevo uscire di casa a Bologna poco dopo colazione e per cena ero a CasaMia in Sardegna, ma almeno spendevo pochissimo.
Quando mi sono trasferita a Siena la situazione si è complicata: lì l'aeroporto di riferimento per chi voleva spendere poco era Roma, e c'erano già le compagnie low cost, ma questo comportava giri in più per raggiungere l'aeroporto di Ciampino. Ho fatto un solo viaggio da Roma ed è stato così avventuroso coi mezzi di trasporto pubblico dalla stazione degli autobus a quella dei treni e da quella dei treni all'aeroporto, che non solo era diventato il mio aneddoto dell'anno (mio e di una famiglia spagnola che avevo aiutato a portare le valigie nelle stazioni senza ascensore), ma ho deciso allora di lasciar perdere gli aerei, che saranno anche più veloci della nave ma, se non si abita dentro l'aeroporto, comportano comunque dodici ore di viaggio perché bisogna tenere conto di tutti gli spostamenti.
Da Berlino impiegavo un'ora per andare all'aeroporto, dovevo essere in aeroporto almeno un'ora e mezzo prima (voli internazionali), avevo due ore di volo davanti a me, e ancora mezz'ora di macchina dall'aeroporto, ma solo in alta stagione. In bassa stagione la Sardegna viene abbandonata a sé stessa e i voli sono meno frequenti e non più diretti, perciò da Berlino dovevo andare a Milano (che significa Bergamo-Orio al Serio) e poi da lì prendere un volo per la Sardegna, tenendo conto che fra un volo e l'altro, da prenotare separatamente, dovevo conservare abbastanza tempo per il cambio, e per eventuali ritardi, perché le compagnie low cost non garantiscono la coincidenza, non ti trasferiscono il bagaglio da un aereo all'altro, non ti riconoscono se ti rivedono dopo una settimana. E ti costringono a una settimana di ferie anche quando hai solo quattro giorni perché sei stato appena assunto e non hai maturato proprio nulla ma devi rientrare per motivi che... ecc. La coincidenza non garantita di cui parlo può anche significare dover passare una notte a Bergamo (e non dentro l'aeroporto come si vede nei film, perché non tutti gli aeroporti lo prevedono o permettono, bensì in qualche hotel dei dintorni, più o meno infimo a seconda di quanto si può pagare). Roba che io sentivo raccontare da chi andava in vacanza oltre oceano, e poi capitava anche a me, in misura diversa ma mica tanto, stando all'odore che avevo addosso quando finalmente varcavo la porta di CasaMia.


Insomma io odio viaggiare in aereo perché “sto fuori casa lo stesso numero di ore che se prendessi la nave, ma devo fare di corsa, senza il tempo di mangiare né di pisciare; invece in macchina mi fermo quando voglio” [Elle 2006]. Così ho iniziato a viaggiare in macchina ogni volta che ne ho avuta una: partivo il pomeriggio da Bologna o da Siena, verso le sedici poteva andar bene, ma dipendeva dall'orario di partenza della nave, che in inverno è tra le 20 e le 21, in estate tra le 21 e le 23 (mai dopo mezzanotte, che io sappia). Bisogna essere al porto un'ora e mezza prima (se ci si imbarca con la macchina) e si viaggia tutta la notte: ho sempre fatto passaggio ponte, che è gratuito, per risparmiare, e col tempo mi sono anche attrezzata di sacco a pelo, ma all'inizio prendevo un telo mare (=materasso) e un lenzuolo (=coperta) e dormivo così dove trovavo posto, con lo zaino o la borsa come cuscino (il resto dei bagagli può restare in macchina). Avevo con me da leggere e da mangiare e dormivo anche senza tappi nelle orecchie, col chiasso degli altri passeggeri in sottofondo, di solito turisti stranieri e studenti o intere famiglie sarde che tornavano dalla famiglia per le ferie. Sbarcata in Sardegna mi aspettavano ancora 300 chilometri sino a casa, ma potevo fermarmi a mangiare o a pisciare e una volta, sbarcata a Livorno proprio la mattina di un esame, ho pure fatto la doccia al porto, nelle docce a gettoni vicino alla stazione marittima, e sono arrivata in facoltà a Siena fresca come una rosa... o almeno non con odore di nave addosso.


Una volta arrivata in Sardegna, ho sempre condotto la vita normale di quella che è a casa sua, con un vago sentore di ferie, certo, perché non lavoravo, ma comunque non stavo buttata in spiaggia tutto il giorno tutti i giorni: la mia famiglia non ha la casa al mare. Immaginate di essere studentesse o disoccupate o casalinghe a casa vostra e saprete cosa facevo io in ferie in Sardegna: pulizie, spesa, pranzo o cena (non cucinavo io, ma mangiavo a casa), un giro in bici o a piedi, un gelato in piazza, qualche volta sarò andata pure al cinema, e poi certo anche al mare, due o tre pomeriggi, più una giornata tutta intera, la cosiddetta giornatona-mare in una spiaggia più lontana e più bella, colla borsa frigo e il cambio, perché non si sa mai che si resti a cena da qualche parte e si torni a casa solo dopo. In certi periodi della mia vita non mancava la possibilità della serata in discoteca che in estate significava: cena in una località di mare vicina a quella della discoteca prescelta, una pizza andava bene; giro di bar e di bevute (con tipico incontro, per strada o nei locali, di tutto il Paesello altresì voglioso di mondanità proprio lì, proprio quella sera: impossibile sentirsi soli); infine ingresso in discoteca rigorosamente dopo mezzanotte, perché le donne a quell'ora entravano gratis (e io lo sono sempre stata); da lì si usciva tra le quattro e le sei del mattino a seconda di quanto scazzo subentrava, e talvolta si andava a “dormire” in spiaggia, ovvero a buttarsi con abitino elegante e tacco dodici sulla sabbia umida a smaltire dicendo cazzate. Anche senza capatina in spiaggia c'era però una tappa fissa, che fuori dalla Sardegna mi è sempre mancata: quella al bar per la colazione. La domenica mattina, infatti, alcuni bar aprivano già alle quattro del mattino e accoglievano a braccia aperte noi reduci da una serata in discoteca, i migliori consumatori di paste alla crema (io ne prendevo sempre due) e caffè o cappuccini: non c'è nulla di meglio dell'odore del caffè la mattina. Altra cosa che mi è sempre mancata fuori dalla Sardegna è ubriacarmi gratis in discoteca, perché è vero che questi uomini che si offendono se le donne vogliono pagarsi da bere sembrano zotici maschilisti (e non parliamo di quando volevo pagare da bere a un uomo per mostrarmi indipendente, sacrilegio!), ed è vero che gli uomini a volte offrono da bere a una donna solo per farla ubriacare così lei, non dico che gliela darebbe più volentieri, ma sarebbe almeno meno acida, e il divertimento non verrebbe rovinato da nessun improvviso e serissimo “non mi piacciono queste battute”; ma è anche vero che io personalmente ero cazzona anche da sobria e che quando si hanno pochi soldi, se nessuno offre da bere a una povera donna, non dico per portarla a letto o per tradizionalismo ottuso, ma almeno per gentilezza e per pietà, lei rischia di rimanere sobria allo stato puro che è a volte molto triste. Soprattutto quando non si è per niente astemie o si brama almeno un bicchier d'acqua dopo ore di ballo forsennato come succedeva a me.

La birra non mi piace. Nel bicchiere: succo d'ananas con vodka alla pesca.

Dopo tre giorni a CasaMia, cioè dopo i convenevoli del tipo “cosa vuoi a pranzo”, passando per gli obblighi del tipo “domani ci sei, vero, perché viene zia, ha chiesto di te”, fino ai commenti “ah, anche oggi vai al mare? Te la stai prendendo proprio comoda questa vacanza!” io ero già stanca di stare lì, e poi i mille racconti che dovevo fare della mia vita a Bologna o a Siena, nei quali la casa che occupavo lì la chiamavo “casa mia” mentre la casa della mia famiglia la chiamavo “qui”, si aggiungevano a quelle pareti che per me erano sempre state strette e mi facevano avere infine nostalgia pure del lavoro (che comunque non mi dispiaceva, anzi). Ripartivo a cuor leggero, e con la valigia piena di cose mie che traslocavo “in continente”, dove intendevo restare.


Continente. Io non l'ho mai detto. Ho sempre potuto usare il nome di una città o di una regione precisa, per dire dove stavo, mentre “continente” è generico, serve semmai per chiedere: “E Elle? Sempre in continente?” l'alternativa giovanile poteva essere “Elle, ma sei incontinente adesso?” e giù a ridere, prima ancora di capire se avevo capito la battuta. Questo, in Sardegna. Fuori dalla Sardegna invece la domanda è “Ma perché voi sardi dite 'continente' per dire l'Italia?”. Un tempo spiegavo sempre che dal punto di vista di un'isola, tutto ciò che c'è oltre il mare, se non è un'altra isola è terraferma, ovvero un continente: stai mica lì a dire “penisola”, o “Italia”, no? Soprattutto se non sai dove di preciso in continente. Ma non è proprio così, infatti per i sardi solo l'Italia è “continente”, non tutto il continente, e allora perché? Ho pensato allora che sia un termine nato poco prima dell'unità d'Italia, già durante il regno di Sardegna che era “di Sardegna” solo di nome (questioni di comodo tra potenti), perché era in realtà il ducato dei Savoia diventato regno dopo l'annessione della Sardegna (dopo opportuni scambi internazionali di territori), la quale portava con sé questo bel titolo altisonante di “regno”. Da lì al regno d'Italia il passo è stato simile: il re di Sardegna, promotore dell'unificazione (una penisola con due isole è sempre meglio di un ducato con un'isola), è diventato automaticamente re d'Italia, perché quello di re era il suo titolo nel suo piccolo regno, ed è rimasto tale anche nel grande regno d'Italia.


Forse i sardi già all'epoca dei Savoia vedevano quella propaggine continentale del “loro” regno (propaggine in cui peraltro si trovava il loro re, che di loro non si curava e infatti in Sardegna aveva spedito un viceré) come il “continente”. Da “propaggine continentale” a “continente” sembrerebbe di essere davanti a una nominalizzazione di un aggettivo, e l'usanza verrebbe spiegata dal punto di vista linguistico: pensando al Piemonte, a Torino, dove stava il re, come a una “propaggine continentale” veniva facile abbreviarla in “continente”. “Continente” quindi non sarebbe per i sardi un continente intero, che è l'Europa in questo caso, ma un unico Paese, per la precisione quello a cui si appartiene ma che si trova tutto al di là del mare, in un mondo altro. Immaginate tempi in cui immaginare un continente intero era come può essere oggi immaginare un pianeta: chissà cosa c'è lì, ci si chiede, saranno umani?


Continente” per dire “gente che non conosciamo, posti mai visti”, mi sembra molto più probabile della precisazione geografica che davo un tempo come spiegazione. Sono solo parole, è vero, ma nascondono una cultura. Come quando diciamo “extracomunitario” non per dire che il suo Paese non fa parte della Comunità Europea, ma per dire genericamente che una persona non fa parte della cultura europea, e a volte lo diciamo a sproposito pure in questo senso. Non parlo di politica, parlo di percezione, e l'Italia veniva percepita dai sardi come extrasardiniale, o al contrario vedendo, i sardi, la Sardegna extra rispetto all'Italia (per via di un po' di abituale sottomissione a signori stranieri), hanno coniato un termine che non avesse l'”extra” esplicito, ma implicito: “continente” è entità sempre staccata da un'isola, checché ne dicano i politici o i linguisti (i geografi invece sarebbero d'accordo).
Ma sarà vera questa mia ipotesi?


É vero che, soprattutto gli anziani, si riferiscono sempre all'Italia come al “continente” (mentre per la Sicilia dicono “Sicilia”, per quel che ne so). Però se un turista dice di essere “dall'Italia”, o “dalla Toscana” o “da Bologna”, non è che un anziano sardo non capisce che si sta parlando di “continente”, non è che bisogna specificarlo per far vedere che si è imparato il sardo (a parte che è italiano), perché anche quando non sa dov'è quel posto o non ha capito come si chiama, l'anziano sardo già dall'accento lo capisce; e poi se l'anziano ha chiesto “di dove sei” e gli si vuol dare una risposta generica, basta dire “non sono di qui”, non serve sfoggiare quel “sono del continente” che suona pure male, suona continentale. Infatti si dice “essere un continentale”, non “essere del continente”.
Il continente è un posto dove si va o dove si vive e si lavora o si studia o ci si è sposati: il termine suona bene in frasi come “vado/è andato in continente” (con la preposizione semplice, mi raccomando), “sta vivendo/sta studiando in continente” (il gerundio è il modo verbale più amato dagli italiani di Sardegna), “è sposata in continente” (che significa che si è sposata con un continentale, cioè con un italiano non sardo). Il continente è tale in riferimento ai sardi che ci vanno o ci abitano, mentre gli altri italiani possono essere di volta in volta “di Milano” o “di Roma” o “di Bologna” o “veneti” o “del lago di Garda” o genericamente continentali in senso che può essere anche un pochino spregiativo (un genero può restare per sempre “il continentale”, per un padre sardo) ecc: con tutti gli emigrati sardi che ci sono in Italia, pure gli anziani conoscono i nomi di città o le regioni italiane, e magari qualcuno ci ha fatto pure il militare.
Nonno Simpson invece chiede sempre “Elle se ne è andata in continente, vero?” con un misto di speranza e apprensione nella voce: per lui un posto vale l'altro, purché io stia lontana.


Certo oggi con la televisione è tutto più facile, i nomi, le parole, i luoghi non sembrano così lontani. Alcuni non sardi però fanno confusione e italianizzano ulteriormente i termini sardi italianizzati. Ogni regione, si sa, ha il proprio dialetto, ogni dialetto è una lingua con proprie regole e proprie eccezioni, ma ovunque in Italia si parla anche l'italiano, pure a Bolzano, pensate. Esistono, accanto a tanti dialetti, anche tanti italiani regionali, e ogni regione ha i suoi geosinonimi, cioè di tante parole italiane per dire la stessa cosa ne sceglie una e usa solo quella: l'esempio classico è “la brioche, il croissant, il cornetto, la pasta”, voci che si dividono più o meno equamente il territorio linguistico italiano, con qualche vittoria truccata dalla pubblicità che ci mette in testa uno dei nomi facendoci credere che sia quello “italiano”, corretto, e che tutti gli altri (tra cui è sempre compreso quello che usiamo anche noi) sono “dialetto”. “Croissant” però è francese, cosa facciamo, lo diciamo? La stessa regola linguistica vale per i suffissi diminutivi, accrescitivi o vezzeggiativi: stupidone, stupidino, stupidotto hanno tutti lo stesso significato non offensivo ma affettuoso, ma in Sardegna non li ho mai sentiti, io dicevo “scemino”. Eppure essere scemo è peggio che essere stupido, ma sarà vero? Sta tutto nella percezione: per me è meglio dire “me l'ha detto lei”, perché dire “me l'ha detto quella” mi suona offensivo, sottintende un aggettivo omesso, come “quella stronza”, “quella bugiarda di merda”, “quella stupida che non ha capito un cazzo”. “Quella” non si dice. Ma in altre regioni significa semplicemente “lei” e nessuna si sente offesa.


In italiano i suffissi diminutivi sono -ino, -etto, -ello, fra gli altri. Io parlo sempre di “paesello” ma è per sviare le indagini, perché dalle mie parti si dice solo “paesino”. Dico anche “foglietto”, ma preferisco “fogliettino”, come “fazzolettino” (di carta) e “tappetino” (per il mouse o per lo yoga). “Bellino” e mai “carino” o “caruccio”; “casina” se la casa è piccola, o “casetta” se la casa è piccola e carina. Ci sono poi cose tipiche sarde come il birroncino, che è la birra piccola in bottiglia, o il famoso maialetto. Noto nei non sardi un certo compiacimento nel mostrare di conoscere le usanze sarde, nonché la lingua, e questo provoca confusione nonostante il maiale arrosto sia presente anche in altre parti d'Italia e la parola usata sia in italiano, anzi proprio per questo. La lingua d'origine (l'italiano regionale del parlante), provoca l'errore quando si vuole usare l'italiano regionale di Sardegna. Certo -ino e -etto sono entrambi suffissi italiani, ma “maialino”, se esiste in Sardegna, è quello di coccio per conservare i soldi risparmiati per fare le “vacanze” in Sardegna almeno una volta all'anno, meglio se due, a giugno e a settembre. L'altro, quello che si mangia cotto allo spiedo, si chiama “maialetto”. Quindi non “maialino” (vivo e vegeto forse sì, non arrosto), né tanto meno “porcellino” (quelli sono tre, e sempre alle prese con un lupo), e se proprio volete dire “porcheddu”, assicuratevi che il vostro interlocutore si stia annoiando a morte, così riderà anche per qualcosa che in altra occasione lo porterebbe a sbottare “si chiama maialetto, non porcheddu”. Oppure assicuratevi che la persona con cui parlate provenga dalla zona della Sardegna in cui, almeno in sardo, si dice “porcheddu” e non, per dire, “porceddu” o “procheddu” o “proheddu”. Tutte varianti possibili.



Ho constatato che la maggior parte dei non sardi conosce della Sardegna solo due cose: le spiagge (naturalmente), e le usanze di una piccola zona della Sardegna, non so di preciso di quale zona si tratti, so solo che non è la mia, ed essendo la mia la più grande, nonché l'unica davvero grande, tutte le altre, compresa quella di cui tutti sanno tutto, è senz'altro piccola. All'interno della Sardegna ci sono rivalità come tra Firenze e Pisa o tra Milan e Inter, eppure da fuori tutto si appiana: e mentre chi è stato in vacanza a Gallipoli dice di essere stato in vacanza a Gallipoli, chi è stato in vacanza a Baunei dice di essere stato in vacanza in Sardegna, ti chiede se conosci questa spiaggia o quell'altra, te la racconta bellissima come solo un adulatore sa fare, e tu non puoi che annuire e poi chiedere “dov'è Baunei che non mi ricordo?”, e ammettere di non esserci mai stato, e perché poi? Tu sardo vai in vacanza a Barcellona o a Londra, e se giri in Sardegna non sei "in vacanza in Sardegna" ma stai facendo una gita fuori porta in giornata: il B&B si prenota solo a capodanno, ma è una prenotazione di riserva, casomai succedano casini in discoteca e tocchi uscire prima di colazione e andare davvero a dormire. Chi fa le vacanze in Sardegna, ci va a trovare la famiglia, e se va al mare ci va in giornata, a meno che la sua famiglia non abbia la casa al mare, in ogni caso è molto probabile che vada sempre nella solita spiaggia, perché sarà anche vero che tutta la Sardegna è bella “ma il mare che c'è da noi è il più bello e più pulito” ecc. Il noi/voi è all'ordine del giorno fra sardi: si va dal “noi nella salsiccia non mettiamo il finocchietto come fate voi” al “da noi fa caldo sino a ottobre” a “voi il pane che abbiamo noi non ce l'avete” a “la sabbia finissima ce l'abbiamo noi”, “sì ma le spiagge più grandi ce le abbiamo noi”, “le tradizioni più belle e durature/le strade meno dissestate/più negozi/meno delinquenza” tutto fa brodo, ed è tutto dentro un'unica isola: è difficile parlare di qualsiasi argomento, senza subire un po' di noi/voi o di su/giù. Tutto il resto è continente.



Ps. Avevo iniziato a scrivere questo post per organizzare le mie vacanze 2016, ma è venuto fuori tutt'altro: dalla pianificazione alla riflessione, un viaggio che faccio spesso. Ormai era scritto, ho cercato qualche foto in tema, ed eccolo qui.

14 commenti:

  1. ma sai che, colpevolmente, non sono ancora mai stata a visitare la Sardegna?

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    1. Non sei l'unica, sono contenta :)
      Se ci andrai fammi sapere cos'hai imparato ahaha.

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  2. WOW! Quanto hai scritto: ho letto tutto!
    Buone vacanze

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    1. Grazie per aver letto, Laura. Buona domenica :)

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  3. Non sono mai stata in Sardegna, me ne vergogno un po'. L'estate scorsa avevo quasi organizzato, la mamma di un mio amico aveva acconsentito ad ospitarci ma ad agosto i voli hanno costi astronomici (specialmente se ci si muove all'ultimo momento).
    Comunque mi hai messo una nostalgia pazzesca, sia delle nottate in discoteca che finivano a piedi scalzi sulla spiaggia, sia delle colazioni all'alba (prima di andare a dormire).

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    1. Motivo per cui io ad agosto nemmeno ci penso ;)
      Colazioni all'alba, prima di andare a dormire, e poi in macchina verso casa la domanda: "Andiamo al mare oggi?" e il coro di risposte, tra chi era disposto ad andarci dopo un'ora di sonno, chi voleva dormire fino al pomeriggio e chi non ne voleva neppure sentir parlare... altri tempi...

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  4. Cara Elle, che post meraviglioso,l'ho letto davvero con grandissimo piacere e ho avuto l'impressione di esserci entrata dentro e di aver vissuto, sentito, conosciuto tutte le cose che hai scritto,delle quali ho avuto anche esperienza diretta.... talmente è realistico...
    Anch'io periodicamente torno in Sardegna a trovare i miei
    e per me è come 'tornare a casa mia' in quanto in quell'isola tantissimi e innumerevoli sono i ricordi di
    vita vissuta, tante le caratteristiche, le usanze, uniche
    (a partire dai modi di dire) e proprie solo della Sardegna...grazie infinite Elle e tantissimi complimenti
    per il post, per le foto (compresa quella della spiaggia di Calamosca dove non vado da una vita..da bambina e da ragazzina la frequentavo di più:).
    Un bacione e buon inizio settimana:))
    Rosy

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    1. I ricordi sono tali per gran parte del tempo, poi all'improvviso tornano così vivi, da credere di esserci dentro!
      Calamosca era la mia preferita, defilata, snobbata da tutti, quindi tranquilla (come si vede nella foto).
      Un abbraccio e buona settimana :)

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  5. Di viaggi in aereo ne so qualcosa! Dall'autunno 2011 all'autunno 2015 ho viaggiato continuamente tra Italia e Germania e anche se il volo durava solo un'ora e mezza circa, tra viaggi in auto e attese all'aeroporto ci impiegavo più di 7 ore per arrivare a casa, per non parlare dei costi esagerati delle compagnie aeree, c'è da star contenti se trovi un volo a 300€! Ora viaggio solo per andare in vacanza, magari prima o poi andrò anche in Sardegna, anche se con le belle spiagge che abbiamo in Puglia alla fine le vacanze le faccio sempre qui.
    Buona giornata e buona estate!

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    1. Lasciamo stare i costi, va. Fra un po' sarà più economico andare in Asia!
      Anche a me piacerebbe visitare la Puglia, più che altro per le belle città particolari, l'architettura ecc di cui ho visto foto o documentari, quanto alle spiagge: il problema è che a me non piace tanto il mare o la vita da spiaggia, altrienti direi anche io come te, ma al contrario :D
      Insomma: puoi visitare la Sardegna per i nuraghi ;)

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  6. Hey!!! Ma sei sarda? non lo sapevo!!! Mi stai ancora più simpatica!!! Leggo con più calma il post...comunque al mio paese si dice "procceddu"!!!

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    1. Sì Valentina! :D
      Anche da me si dice "proceddu", che scema, l'unica variante che non ho scritto ahahah!

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  7. Ma veramente? Sei sarda? Questo mi era sfuggito .. ma che piacereeeee :)
    Ho praticamente divorato questo post ed è stato bellissimo questo tour con te, inoltre hai descritto la Sardegna meravigliosamente, con i suoi pregi e i suoi difetti.
    Io ho vissuto per anni in 'continente' ma ho scelto di tornare perché amo la mia isola, adoro il caldo fino ad ottobre e le giornatone-mare, non vado più in discoteca e non faccio le 4 del mattino, ma ballo ancora in spiaggia e la notte di San Lorenzo si va tutti a vedere le stelle in spiaggia con borse frigo, giocattoli per i bambini e lampade che illuminino a giorno, più cambi e un accappatoio, perché il bagno in mare è d'obbligo :D
    Concordo con te, mia cara Elle, sul fatto che 'voi' non avete niente, mentre 'noi' abbiamo il meglio e sopratutto 'noi' non siamo affatto presuntuosi :D
    Non vedo l'ora di leggere gli altri post. Un bacio.
    Marina

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    Risposte
    1. Sìì Marina! Sono in periodo di quelli in cui basta una briciola di pane a farmi provare nostalgia, immagina quando mi son messa a riordinare le foto sul computer, cos'è successo, altro che organizzare la vacanza! Mi fa piacere che anche tu ti sia ritrovata, ah bei tempi!, quando li vivevo li odiavo uahahah
      Ps. comunque quelli non presuntuosi siamo 'noi' :D
      Un abbraccio.

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