domenica 30 ottobre 2016

Un fine settimana a Bologna tra musica, cinema e storia.

Ormai la considero una tradizione, perché a me avere tradizioni tutte mie piace molto. Parlo del mio compleanno. L'ho sempre considerato il mio giorno e solo mio, quello da dedicare a me e solo a me; e ho sempre cercato di regalarmi qualcosa, una giornata, che fosse quello che desideravo quell'anno. Un anno mi sono regalata La traviata a teatro, un anno una “svolta nella mia vita” più degna di questo nome, una volta un viaggio a Dresda di due giorni, l'altr'anno il sopralluogo, assieme con Alli, alla nostra nuova casa, quella in cui abitiamo ora, e mai regalo fu più a lungo termine. L'anno scorso volevo andare a una fiera creativa e, visto che eravamo in zona, siamo andati anche all'Indie Pride di Bologna, a veder suonare fra gli altri gli Ofeliadorme, che Alli aveva intervistato più volte (qui). Quest'anno invece pensavo di regalarmi un fine settimana a Cagliari, ma poi Alli è stato invitato di nuovo all'Indie Pride e io ci ho visto subito l'occasione di una tradizione: festeggiare il compleanno ogni anno all'Indie Pride, un compleanno contro l'omofobia e contro le discriminazioni di genere, non è un bellissimo modo di festeggiare? Immagino un giorno in cui andremo all'Indie Pride e diremo ai giovani lì presenti: “Sapete che questo evento è stato inventato quando ancora essere felici era un difetto? Sì, purtroppo un tempo era così”.

Honeybird, le organizzatrici dell'Indie Pride, Mc Nill
Honeybird, le organizzatrici dell'Indie Pride, Mc Nill: tutte in fila per i saluti finali.


Sul palco quest'anno si sarebbero esibiti fra gli altri gli A Toys Orchestra, altro gruppo intervistato più volte da Alli (qui), mentre a presentare ci sarebbe stata come ormai da alcuni anni Mc Nill (pron. em si nill), energica rapper ormai adottata da Bologna, accompagnata dalla ancor più energica Honeybird di cui avevo già parlato in occasione del suo >Concerto a Rovereto. Motivo in più per esserci. Honeybird sl palco non ha cantato o suonato, ma ha raccontato di nuovo con grande orgoglio la sua scelta di uscire allo scoperto, dichiarare di essere bisessuale, e del grandissimo senso di libertà che le ha dato togliersi questo peso: è anche stata alla CasaBianca invitata come rappresentante della comunità bisessuale (lei è californiana) e ha spiegato che rispetto all'Italia, in America si parla molto di più di questo argomento, oggigiorno è più facile confrontarsi con persone che vivono e hanno vissuto lo stesso percorso di consapevolezza e esternazione, mentre quando era piccola nemmeno lei trovava punti di riferimento per dissipare la confusione che provava.

Honeybird e Mc Nill all'Indie Pride
Honeybird e Mc Nill.

Il motto “non sei solo” è anche quello di due blogger che sono state invitate sul palco a raccontare della loro associazione che si chiama Bproud, come il blog che Francesca e Silvia hanno aperto quando si sono conosciute e innamorate l'una dell'altra; una è lesbica, l'altra bisessuale e il sito è dedicato proprio alla bisessualità, meno nota e meno presente anche nelle associazioni di gay e lesbiche. Francesca è traduttrice e la maggior parte delle informazioni le ha trovate su siti in inglese, perché in italiano invece non esisteva proprio nulla. Hanno raccontato che la grande sorpresa del blog, nato per raccontare la propria esperienza e tradurre le informazioni trovate su siti esteri, è stato ricevere tanti commenti e mail di persone che, oltre a chiedere consigli, ringraziavano di cuore per l'iniziativa e per l'associazione che ne è nata dopo, perché la prima sensazione che prova chi ha preso consapevolezza della propria bisessualità è solitudine e isolamento, invece ci sono tante persone con le quali parlare, confrontarsi e che sono pronte ad aiutare. E ci sono anche tante persone che, pur non essendo LGBT vogliono saperne di più, capire e levarsi i pregiudizi che, purtroppo, vengono inculcati sin dall'infanzia.

Per festeggiare il mio compleanno mi ero vestita di tutto punto. Qualche giorno prima infatti mi ero decisa a fare il cambio dell'armadio, finalmente consapevole di non essere più in vacanza in Sardegna ma a Casa in palude, e chi ti trovo? Il mio bellissimo maglione con le piume che possiedo ormai da tanti anni. Quando lo comprai l'amica che era con me disse: “Non mettertelo quando esci con me!”. Naturalmente non ho ubbidito. Negli anni ho sempre avuto calze fucsia da abbinarci, e quando mi truccavo esageravo nella mia smania di abbinamento e mi riempivo gli occhi di ombretto fucsia e le guance di fard fucsia: giusto per distinguermi dalla massa. Avevo anche orecchini rosa. Stavolta ho optato per calze più sobrie - sono pur sempre cresciuta da allora, ma non ho rinunciato al mio classico da viaggio: minigonna in jeans, perfetta per la mattina, per la sera, per l'estate e per l'inverno, per il sabato e per la domenica, adatta sopratutto a chi, come me, vuole partire solo con uno zainetto in due. Però ho dovuto prendere anche una borsa per mettere dentro i regali che avevo già ricevuto, per aprirli tutti allo scoccare della mezzanotte. Kitsch e infantile in una volta sola, ma il mio compleanno è come la notte delle streghe, come natale, come carnevale: è un giorno magico, viene una volta all'anno e mi è permessa qualsiasi cosa. Sono io la protagonista.

Elle lo Spirito in ghingheri

Per completare l'opera ho tirato su i capelli in una coda altissima e messo gli orecchini tondi, mi sembrava di essere tornata agli anni Ottanta, mi mancavano solo le spalline, pensavo, anche se io negli anni Ottanta andavo alle elementari e quindi non li ho vissuti. C'è da dire però che in Sardegna gli anni Ottanta sono arrivati negli anni Novanta, quindi avrei potuto fare in tempo, se in quel periodo non fossi stata sospesa tra il medioevo, l'Ottocento e il secondo dopoguerra dell'entroterra barbaricino.

Elle lo Spirito in ghingheri

Prima della serata musicale io e Alli siamo andati al cinema, perché a Bologna davano Frantz, bellissimo film di Ozon che a Verona avevamo perso perché l'hanno dato quando noi eravamo in Sardegna, mentre a Cagliari era in programma per la settimana dopo il nostro rientro in palude. Su Bologna cinematografica si può sempre contare. Siamo partiti dall'albergo un po' prima, perché temevo di trovare traffico, invece non c'erano in giro troppe macchine e presto abbiamo capito perché: erano già tutte parcheggiate lungo le strade attorno al cinema. Dopo un po' però abbiamo trovato un garage sotterraneo, grande per una ventina di macchine, ma che ne conteneva almeno il doppio, posizionate a incastro: si lasciano le macchine, si dice quando più o meno si tornerà, e nel frattempo due ragazzi spostano e incastrano le macchine a seconda di quante e quali vengono ritirate o lasciate. Fortuna che avevamo i biglietti in omaggio per il cinema e che eravamo in lista al TPO per l'Indie Pride, perché abbiamo speso 10 euro e 50 per tre ore di parcheggio! Fortuna che avevano posto, altrimenti non avremmo visto il bellissimo Frantz: ambientato tra Germania e Francia del primo dopoguerra, racconta di un giovane soldato francese che va a far visita alla tomba di un giovane soldato tedesco e poi ai genitori e alla promessa sposa, dai quali viene accolto con piacere, perché lo considerano un caro amico del loro Frantz. Gli chiedono tante cose, soprattutto cosa facevano assieme a Parigi (dove Frantz aveva studiato), per imprimersi nella mente immagini di gioia legate al loro figliolo e fidanzato morto troppo giovane e di cui non avevano nemmeno un cadavere da seppellire (era finito in una fossa comune). Il giovane subisce anche l'odio degli abitanti del paese (e inizialmente anche del padre di Frantz) che ce l'hanno con qualsiasi francese, perché ognuno di loro potrebbe essere l'assassino dei loro figli. È vero, dice Adrien. Ma anche ogni tedesco può essere considerato l'assassinio dei figli francesi, perché da entrambe le parti i genitori, convinti difensori della patria, hanno convinto i figli ad arruolarsi. Anche Anna, in visita a Parigi, si sente a disagio di fronte al patriottismo francese. Frantz è morto, dà il titolo al film ma è solo il filo conduttore di una storia che ruota attorno a chi è restato, a Anna e a Adrien in particolare, i due che devono affrontare con maggior coraggio quella perdita, mentre gli anziani genitori si accontentano di sapere che un caro amico di Frantz, che gli ha tanto voluto bene, che è così simile a lui per gioia di vivere e interessi, è vivo e felice. Spingono Anna a cercarlo, dopo la sua partenza, e lei, in debito verso il loro sostegno e amore, parte; ma alla fine si sente in debito anche verso Adrien, che è finito contro una sorte molto più dura di quella del suo Frantz. Anna aiuta tutti, e alla fine sorride, nell'ultima di pochissime scene a colori di un bellissimo film in bianco e nero. Un film su tanti argomenti, non da ultimo sull'immaginazione che ci aiuta a vivere e a sopravvivere.
Giuro che non vi ho svelato granché.

Foto da mymovies.it.

Dopo il film avevamo fame e siccome avevamo paura di perdere tempo a cercare parcheggio anche vicino al TPO, e non sapevamo se avremmo trovato un bar aperto per un panino, e sopratutto: siccome eravamo praticamente nella famosa via del Pratello, abbiamo deciso di cenare subito, lì. Un locale dopo l'altro, persone, via vai, luci e colori, sembrava di essere in Simon Dach Strasse a Berlino. Alli aveva sentito parlare di Mutenye, un pub con annessa rosticceria, e abbiamo deciso di andare a vedere. Era pieno, sia fuori che dentro, ma noi siamo andati dritti alla finestrella della rosticceria dove abbiamo preso patate al forno (con la buccia!), melanzane e zucchine grigliate, una fetta di torta di spinaci e un rotolo di pane con dentro un wurst (hot dog, c'era scritto). I ragazzi ci hanno detto che potevamo andare al pub per mangiarlo seduti e bere una birra e così abbiamo fatto: ad Alli è piaciuta molto la birra ma anche il locale, e a entrambi sono piaciute le buonissime verdure che abbiamo mangiato, le patate soprattutto nemmeno al ristorante le ho mai mangiate così buone! Quando siamo andati via ci siamo fermati di nuovo alla finestrella per prendere il dolce, una fetta di crostata di farina di canapa con marmellata di more, da dividerci strada facendo.

Ritirata la macchina siamo andati dritti al centro sociale TPO di Bologna, o quasi, perché ho sbagliato incrocio. Di nuovo strade piene di auto parcheggiate, di nuovo un parcheggio a pagamento, stavolta all'aperto, incustodito e decisamente più economico: solo 1 euro al giorno al parcheggio Tanari. Ottimo. All'ingresso del locale Alli ha detto alle ragazze che eravamo in lista: “Alligatore + 1, ha detto, o Alligatore + Elle”. Le ragazze hanno controllato sul computer un po' perplesse: “Alligatore + Elle, sì”, ha detto una, poi ha guardato verso di noi: “ci siete tutti e due?” Non mi piace essere davvero uno spirito, però ho sorriso e risposto: “sì, sì, ci sono anche io”. Chissà se mi ha sentita. Io ho infilato in borsa due cartoline col programma della serata, lei ha voluto le nostre mani per metterci il timbro sul dorso, temevo che non vedesse la mia ma non è successo, ci siamo avviati all'ingresso tutti contenti.

Erio all'Indie Pride 2016

Il concerto era appena iniziato, di turno c'era Erio, vestito con un pigiamone con quel papero nero disegnato sopra, ho controllato i piedi ma non aveva le pantofole di peluche, aveva invece scarponi bianchi da rapper. Cantava quasi fra sé e sé, con gli occhi chiusi, le braccia conserte, il microfono vicinissimo alla bocca, una voce stupenda quasi femminile, una via di mezzo tra Skunk Anansie e Sinead O'Connor, o forse solo per la testa rapata. Ho notato prima di vedere lui una dei due suoi musicisti, mi piace sempre vedere donne che fanno musica, lei suonava uno strano strumento a corda alto quanto lei: “Un violino gigante?” ha chiesto Alli; “Un violoncello stretto”, ho risposto io. Non ne avevamo mai visto uno.

Giorgieness all'Indie Pride 2016

Giorgieness all'Indie Pride 2016

Dopo toccava ai Giorgieness, lei voce possente, ha confermato che la serata poteva essere anni Ottanta: capelli ossigenati e trucco mi hanno ricordato un po' Madonna un po' Courtney Love, anche se lei ne è la versione più pulita, aveva calze velate nere e minigonna scozzese a vita alta, top nero corto, quindi ombelico coperto. Un giacchetto di pelle tirato sugli avambracci. Ballava, cantava con grinta, e mi è piaciuta molto anche per la sua interpretazione gestuale e facciale dei testi delle sue canzoni, tutte o quasi con tema amore tormentato, amore di donna, donna che fa errori, ci sbatte la faccia, ci riprova, amore forte e distruttivo eccetera. Incurante del rischio di scaricare la batteria anzitempo o di finire la memoria della macchina fotografica, l'ho filmata più volte completamente affascinata. Al momento non so ancora distinguere un basso da una chitarra elettrica, per me sono tutte chitarre e ne aveva una anche lei, che suonava con passione.


Dopo è toccato ai La rappresentante di lista, due ragazzi e due ragazze che mi sono piaciuti perché si sono scambiati di posto agli strumenti più volte e io ammiro sempre i musicisti che sanno suonare più strumenti (“polistrumentisti” suggerisce Alli). Una di loro, che presto è passata al microfono, ha dato il sigillo finale alla serata anni Ottanta: calze nere, minigonna, camicia abbondante a coprire la gonna, capelli scalati gonfi e sopratutto: le spalline sotto la camicia! Ho detto a Alli “Mi devo comprare le calze nere!” mentre per le spalline, mannaggia, a casa avrei potuto mettere calzettoni al loro posto sotto il maglione. Io al confronto ero più anni Novanta che Ottanta, o addirittura kitsch indefinibile. Uff. Le loro canzoni mi sono piaciute meno, comunque erano allegre e melodiose, e loro erano simpatici, il finale soprattutto è stato divertente e coinvolgente, perché due fingevano di voler andare via e due di voler suonare ancora.

La rappresentante di lista all'Indie Pride 2016

La rappresentante di lista all'Indie Pride 2016


Dopo c'è stato l'intermezzo musicale di Capovilla, famoso e bravo quanto vuoi, ma secondo me è uscito completamente fuori tema: era la serata contro l'omofobia, non quella a favore dei poeti russi (denoto ignoranza?). Le poesie che ha recitato erano lunghe, ma solo tre, così è andato via e ha lasciato il posto ai tecnici del suono, delle luci, dei microfoni e dell'acqua. Gli strumenti erano già tutti lì infatti, ma cinque o sei persone facevano avanti e indietro per controllare ogni manopola, cavo, pulsante più volte a turno, tornavano anche due volte ognuno sullo stesso cavo, e a un certo punto erano in quattro su un microfono per capire perché non andava, sembravano carabinieri: uno guarda il morto, uno detta il verbale, uno lo scrive e l'altro fissa i colleghi con fare partecipe. Hanno portato bottigliette su bottigliette di acqua, poi gli asciugamani distribuiti qua e là sulle casse, mi aspettavo il cioccolatino ma quello non l'hanno messo. Prova prova, e ancora tocca il cavo, toccalo un'altra volta, fai la giravolta. Prova di nuovo pulsanti, pedali, casse, microfoni: tutta scena o solo ansia da prestazione?

Pierpaolo Capovilla all'Indie Pride 2016

Foto da FB, per questo ci sono anche io.

Mi vedete?

Finalmente sono saliti sul palco gli A Toys Orchestra, alcune pianole sono risultate non ben collegate al cavo, pure un piatto della batteria ad un certo punto è scivolato sul suo tubo, e il tecnico ha dovuto materializzarsi lì, a parte questo è stato il gran finale della serata, perché loro, bravissimi e oramai famosi, facevano però da spalla, nientemeno che a Nada. Che grinta, che voce, che spirito! Ho detto ad Alli, piena di stupore “E io che la conoscevo solo per Ma che freddo fa!” le canzoni parlavano della donna, di donne picchiate dai mariti, di donne sole ma grintose, di donne che lottano per sentirsi libere, di donne che vengono fermate non perché belle ma perché sembrano terroriste. Saltava, ballava, si spettinava come una diavolessa, fantastica Nada! 

A toys orchestra e Nada all'Indie Pride 2016

A toys orchestra e Nada all'Indie Pride 2016
Nada fa il suo ingresso con danze da strega zulù.

A toys orchestra e Nada all'Indie Pride 2016
Qui non sta dicendo "grazie sono commossa", ma è triste e disperata, interpreta la canzone Ballata triste.


Quando sono andati via il pubblico chiamava a gran voce “Nada, Nada” e alla fine lei è uscita di nuovo da sola, per ricantare una canzone che “quando l'ho scritta, immaginavo di cantarla così”, senza accompagnamento musicale solo voce e determinazione, l'ha ricantata tutta. Poi sono usciti anche gli A Toys e hanno suonato ancora un pezzo. Per ogni gruppo c'era qualcuno del pubblico che cantava le canzoni, ma per le loro canzoni erano molti di più e io mi sono imbronciata: la prossima volta devo organizzarmi meglio, cercare i gruppi, le canzoni in programma, i testi e impararli, così posso cantare anche io a squarciagola! Io non sono mai stata tipo da concerti, ho iniziato pochi anni fa, seguendo gli intervistati di Alli che arrivavano a suonare a Berlino, e ad ogni concerto mi fisso solo sui dettagli, muovo gli occhi su questo e su quello, le mani, i gesti, cerco di capire da quale strumento arriva il suono in quel momento, in che modo è stato provocato, quale accessorio è stato usato per distorcerlo, mi incuriosisce tutto e mi lascio rapire dalla musica, sì, ma sto zitta e ferma. Ma poi Nada e gli A Toys hanno cantato Ma che freddo fa e Amore disperato e ho potuto cantare anche io finalmente!


Pieve di Cento BO, museo della canapa
Pieve di Cento (Bologna).

Il giorno dopo avevamo in programma una gita fino al confine col ferrarese, dove il museo della canapa di Pieve di Cento avrebbe aperto le porte in via straordinaria di domenica, non per via del mio compleanno, ma credo perché c'era il mercato delle pulci e dell'antiquariato. Il museo è dentro porta Asia, una delle quattro porte del paese, che è piccolo ma molto carino, pulito, con bei palazzi. Non vedevamo l'ingresso del museo, ma poi Alli ha detto: “Sarà questa scala”, una scaletta di legno, minuscola, che ho salito titubante: “Sembra chiuso” ho detto quasi in cima, e in quel momento si è aperta la porta: “Scusate, ho chiuso per far entrare meno freddo”; la ragazza che ci ha aperto era chiusa nel suo cappotto e nella stanzetta al primo e ultimo piano di porta Asia c'era la stessa temperatura di fuori. Un'unica stanza per un piccolo museo del territorio, che spiega la coltivazione della canapa per la produzione di tessuti e di corde, che era l'attività economica più diffusa a Pieve di Cento già nel XIV secolo, quando veniva soprattutto esportata a Venezia sotto forma di corde per le navi. Nonostante la concorrenza di cotone e lino e di produzioni europee, la canapa del bolognese costituiva metà della produzione italiana ancora nel Novecento ma, udite udite, venne via via soppiantata dalla barbabietola, molto più redditizia.

Pieve di Cento BO, museo della canapa

Pieve di Cento BO, museo della canapa

La canapa ha piante maschio e piante femmine, con diversi fiori e diversa consistenza: il maschio ha una fibra più fine, la femmina più grossolana ed è quindi coltivata più per i semi che per la fibra. La coltivazione del maschio doveva essere così fitta, che non veniva mai associato ad altre piante e cresceva solo soletto con i suoi fratelli, mentre la femmina da seme poteva essere più rada e si associava bene alla patata, ad esempio.

Pieve di Cento BO, museo della canapa

La produzione di fibra prevedeva diversi passaggi, tra cui un periodo di macerazione in acqua sotto il peso di grosse pietre e una pettinatura con appositi pettini di ferro.

Pieve di Cento BO, museo della canapa

Le fibre venivano poi legate in specie di trecce e attorcigliate in corde: non mi ero mai chiesta in vita mia di cosa fossero fatte le corde, pensavo semplicemente di corda! Vari strumenti permettevano di attorcigliare più cordini in una corda più grossa (non ricordo nemmeno un termine tecnico) e queste avevano vari usi. Non solo lo spessore della corda ma anche la direzione in cui veniva attorcigliata era collegata a usi differenti, o il fatto che le fibre fossero pettinate o spettinate o semi. Le corde venivano poi arrotolate in matasse e vendute soprattutto nel settore commerciale o navale.

Pieve di Cento BO, museo della canapa

Pieve di Cento BO, museo della canapa

Pieve di Cento BO, museo della canapa

Dopo un calo nelle vendite della materia prima, nel XIX secolo si incominciò a lavorare la canapa coi telai, così la produzione di tele di canapa risollevò lo stallo nella coltivazione. Anche nel settore tessile però si ebbe un altra crisi, dovuta alla concorrenza di zone maggiormente industrializzate e quindi più produttive, soprattutto la Lombardia. Oggi a quanto pare la concorrenza delle fibre sintetiche è troppo alta e i poco coltivatori e tessitori di canapa proseguono più per non far cadere nell'oblio un'attività che fa parte della tradizione del centopievese.

Pieve di Cento BO, museo della canapa

Quelli più fini direi che possiamo chiamarli filati e subiscono l'ulteriore lavorazione della sbiancatura, immergendo la fibra in acqua bollente, poi impregnandola con la cenere fino ad ottenere la tonalità voluta, infine sciacquandola in acqua fredda. Nel museo è spiegato anche il funzionamento del telaio e tutte le fasi della tessitura. Dalla coltivazione al prodotto finito erano sempre impiegate più persone in ogni singola fase.

Pieve di Cento BO, museo della canapa

Pieve di Cento BO, museo della canapa

Pieve di Cento BO, museo della canapa

Pieve di Cento BO, museo della canapa

Pieve di Cento BO, museo della canapa

Dopo il museo siamo stati fagocitati dal mercatino. Non abbiamo comprato nulla ma continuavamo a passeggiare avanti e indietro e nelle ramificazioni, e trovavamo oggetti sempre nuovi nelle stesse bancarelle, perché erano talmente cariche che uno solo sguardo non afferrava tutto. L'impressione che il mercatino fosse tre volte così grande era forte. Poi per pranzo Alli aveva individuato il circolo Arci, Kino, che offriva un menù anche ai non soci, in via straordinaria per la presenza del mercato: al primo tentativo i pochi tavoli erano pieni, ma tornati poco dopo (avevamo molta fame) siamo riusciti a sederci, ma era finito quasi tutto. I garganelli con ragù erano comunque buonissimi!

Pieve di Cento BO
Teatro.

Pieve di Cento BO
Chiesa.

Pieve di Cento BO, Kino circolo Arci
Circolo Arci.

Pieve di Cento BO
Mercatino dell'usato e dell'antiquariato.

Pieve di Cento BO, garganelli al ragù
Garganelli al ragù.

Dopo pranzo abbiamo fatto una passeggiata su una strada parallela a quella che ci avrebbe riportati alla macchina, strada tranquilla e silenziosa, e abbiamo visto prima un bell'edificio (mi pareva ci fosse scritto “asilo”), poi un cancello con la targa “giardino degli anziani” e la promessa di contenere al suo interno ben centoventi statue. Ne abbiamo contate nemmeno cinque. Il giardino, come la prima statua di ragazza, opera di un certo Zamboni, è dedicato alla memoria di Viviana Manservisi, donna mai sentita nominare che ci ha incuriositi. Dentro, oltre ad altre tre sculture (mi pare di altro artista), c'erano delle donne su alcune panchine che chiacchieravano in una lingua slava: mi piacciono molto gli slavi perché hanno questa usanza di chiacchierare nei parchi o nelle piazze, così li riempiono e almeno loro danno l'impressione che il mondo non sia diventato troppo veloce, ma che ci sia ancora il tempo di chiacchierare con le amiche, anche senza un cocktail in mano. Capisco poi che per loro, che vivono in un paese estero, ritrovare i connazionali e parlare la propria lingua, abbia un significato ancora più importante e profondo della mia banale considerazione.

Pieve di Cento BO

Pieve di Cento BO

Pieve di Cento BO

Pieve di Cento BO

Tornata a casa ho indagato e, purtroppo, dietro la morte di Silvana Manservisi c'è un brutto delitto: era un'imprenditrice di Cento che nel 2000 è stata uccisa da dei rapinatori che sono entrati nell'azienda al momento della chiusura, hanno preso la borsa con l'incasso e sono scappati; ma lei li ha inseguiti e, così, loro le hanno sparato. Mi è parso quasi di aver concluso nel giardino giusto il fine settimana contro l'omofobia, le discriminazioni e la violenza: dedicato a una donna vittima di violenza e frequentato da donne straniere, con meno diritti e costrette a emigrare (in Italia!) per lavorare.

Pieve di Cento BO

Per il rientro ho chiesto ad Alli se era d'accordo di fare la via Emilia sino a Modena, perché quando abitavo a Bologna facevo sempre quella per andare a Modena e avevo voglia di strade piccole e tranquille. Poi ci ho ripensato, perché la via Emilia è abbastanza trafficata, anche di camion (non so di domenica), mentre la provinciale in cui eravamo era larga, deserta e scorrevole. L'abbiamo seguita sino a Modena, con una breve indecisione perché io, dopo l'ennesimo cartello “Verona ss 12” ho chiesto “la facciamo Alli? Eh? Dai, tii preegoo”. Lui ha borbottato questioni di traffico, ma io ho detto “Saranno tutti in autostrada!”. La statale 12 infatti arriva sino al Brennero e oi la percorriamo spesso da Verona, verso nord ma anche verso sud, per un breve tratto. Mi piace perché si chiama “dell'Abetone”, e siccome abbiamo visto tantissimi alberi in questi due giorni, abbiamo pensato che fossero abeti, non pioppi.
Un pioppo non sappiamo bene come sia, però appena arrivati a Bologna in autostrada io ho detto ad Alli: “Mi raccomando, dobbiamo girare per la Pioppa, non voglio sbagliare come l'altra volta”. Da quel momento in poi sono stati tutti pioppi per noi. La campagna bellissima da Bologna a Pieve di Cento e poi da lì fino a Modena era la tipica campagna autunnale, con la leggera foschia e quei campi marroni appena arati che mi piacciono tanto. Alli odia l'autunno, ma era il mio compleanno e non c'era freddo, quindi l'ha accettato. Le tenute avevano ingressi composti da due colonne, solo raramente con un cancello, da cui partono lunghi viali alberati (pioppi o abeti) fino a boschetti in fondo, dietro i quali c'è la casa. Tra i boschi e la strada invece i campi arati. Per via del numero 12 ho ipotizzato che sia la stessa statale che arriva sino a Livorno, poi però mi sono resa conto che io pensavo alla A12, che non è una statale. La curiosità di sapere dove inizia la ss 12 mi è venuta subito, perché segue il percorso, anzi la direzione, della A22 Modena-Brennero, ma noi i cartelli li abbiamo visti già prima di Modena. Arrivati a Modena Alli si era convinto: non era tardi, potevamo godere di ancora un po' di campagna, che a lui piace meno del mare ma decisamente più della montagna. E così ho ignorato “autostrade A22” e ho svoltato per “Verona ss12”. Una strada bellissima! Attraversa la Lombardia (Mantova) prima di arrivare in Veneto, e poi li prosegue per il Trentino-Alto Adige fino al Brennero.
Tornata a casa ho controllato e la ss 12 inizia davvero in Toscana! A Pisa, non a Livorno, ma è bella lo stesso. L'Abetone invece è un paese, non un albero, un paese in provincia di Pistoia dove c'è il passo dell'Abetone e infatti il nome completo della statale 12 è “dell'Abetone e del Brennero”, quindi dei due passi che tocca. Un giorno proporrò ad Alli di farla tutta.

Piccolo aggiornamento legato all'Indie Pride: Antonia Peressoni, organizzatrice dell'Indie Pride, salita sul palco ha ricordato come nella musica italiana non sia facile trovare chi ha avuto il coraggio di fare apertamente coming out omosesssuale, come ha fatto solo Tiziano Ferro, e ha citato un lungo interessante articolo apparso su Rock.it qualche giorno prima, che ora Alli ha trovato per me e che io vi segnalo: Artisti gay italiani di Federico Sardo. 

28 commenti:

  1. Chissà, magari abbiamo anche ballato vicini al TPO! E anche io adoro le patate del Mutenye ( credo di essere stata io quella he vi ha, in un certo qual modo, mandati lì, chiedi a Alli). Mi piace il tuo modo di festeggiare i compleanni, anche io lo sento come te: un giorno speciale e tutto per me!
    p.s. Alla prossima gita bolognese fate un fischio :)

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    1. C'eri anche tu? E sei stata galeotta ;)
      Viva i compleanni speciali allora!
      ps. sì sì, se non è il mio compleanno sono più socievole ahaha

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  2. Che bel modo di festeggiare il tuo compleanno! (A proposito, tanti auguri). Hai scritto così tanto che non so da dove cominciare.
    Allora, per prima cosa ti dico che le calze della foto dove sei con la gonna di jeans sono bellissime. Mi piace soprattutto il colore.
    Frantz è un film bellissimo (con una locandina tra le più belle dell'anno, tra l'altro).
    Siete andati al Kino! Non ci sono mai stata ma è un circolo Arci abbastanza famoso. Adoro Bologna, la scorsa estate ci siamo solo stati di passaggio ma è stato bellissimo percorrere le statali. Anche se l'autunno non è la mia stagione preferita è di sicuro il periodo dell'anno più bello per i colori.
    Ancora tanti auguri!

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    1. Davvero il Kino è famoso? E noi che l'abbiamo trovato per caso e io non avevo mai sentito nominare nemmeno il paese... tutto merito del museo della canapa!
      Confermo che sia Frantz che le mie calze sono bellissimi, due cose diverse, ma... insomma grazie per gli auguri :)

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  3. Auguri!!! Mi piace molto l'idea dedicarsi una giornata straordinaria per il compleanno, è il più bel regalo che uno può ricevere. La gonna corta in jeans è intramontabile e sopratutto indispensabile :D
    Felice serata.

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    1. Grazie Marina! Il mio compleanno è sacrosanto non ci sono per nessuno, sono state davvero poche le volte in cui ho festeggiato in compagnia: ho tempo tutto l'anno per le amiche ;)

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  4. Reportage completo, stupendo fin nei minimi dettagli (e splendido quello del concerto dell'IndiePride). Aggiungo solo che Frantz è un capolavoro assoluto, che dovete vedere tutti. Un film così è raro. E poi Nadaè una forza della natura, con gli ... a tosy orchestra è stata magica.
    p.s.
    Buonissime le patate e la birra e il resto al Mutenye , vero @Cri, di quel locale avevo letto da te.

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    1. A volte dilungarsi è utile e necessario ;)
      ps. quando la semplicità fa la differenza

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  5. E allora buon compleanno anche se in ritardo, cara Elle! Bella l'idea di festeggiarsi con una giornata-regalo, facendo ciò che più ti aggrada e in effetti in questo post c'è di tutto, dall'abbigliamento al cibo, alla cultura, musica, attualità, tradizioni e via dicendo...
    Grazie!!!

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    1. Il mio solito calderone, ma in formato festivo ;)
      Grazie Annamaria!

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  6. Auguriiiiii
    Felice inizio di compleanno :D (arrivando in ritardo per gli auguri)
    Stupendo post, come se fossimo stati tutti con te.
    E poi come al solito mi fai rivedere luoghi a me cari :**
    I garganelli al ragù, me li preparava spesso una mia vicina di casa, mi hai fatto venire una voglia...
    Ho passato davvero una bella giornata con voi e poi, Nada non l'avevo mai sentita dal vivo :D
    Ti auguro tanti giorni meravigliosi come questo. Baci

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    1. A me il ragù non piace, ma questo era davvero buono!
      Bene, un bel viaggio tutte assieme, che festa ragazze ;)
      Grazie carissima Santa!

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  7. Che bello grazie delle immagini di Bologna manco da un po' di anni prima andavamo ogni anno sia estate che per Natale conosco BLOGNA molto bene siamo 40anni che ci andiamo e marito a fatto li il militare. Garganelli al ragù il mio piatto preferito mentre marito le lasagne verdi o il famoso bollito che si trova in qualche vecchia trattoria. Io le spalline anzi spallone le ho usate e molto e sono ritornate di moda ben due volte nella mia vita (ne ho 72 per poco ancora)anzi ho una maglia con maniche lunghe lavorata anche a lurex con una doppia spalla con applicazioni dorate ecc. spallone altissime era un modella della Lori del Santo pernso che forse hai inteso parlare. Non la porto più non è possibile levare le spalle non avrebbe più forma ed oggi sarei per la gente un granatiere non per la stazza mia sono magra ma per le super spallone. :D
    Ciaooo cara grazie della bella carrellata e buona serata. (Auguriiiiiii)

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    1. Sì, c'è una trattoria dove fanno il bollito, a maggio l'abbiamo sfiorata per un pelo e siamo rimasti che prima o poi la proveremo!
      Son tornate due volte? Io le ho usate sottili o medie, niente a che vedere con la tua maglia lurex, però mi ricordo che le usavamo anche per fare ginnastica a scuola ahahah
      Grazie per gli auguri, Edvige :))

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  8. Cara Elle innanzitutto sebbene con ritardo tantissimi auguri di buon compleanno!!:)).
    L'idea di dedicare una giornata intera a ciò che vorremmo maggiormente fare e' il regalo migliore che possiamo donare a noi stessi;).E il tuo programma e' stato veramente ottimo,entusiasmante e stimolante,sarebbe piaciuto anche a me;).
    Complimenti per il look così colorato e carinissimo,mi sono innamorata di quelle calze:troppo belle!!La gonna in Jeans poi è un classico intramontabile e indispensabile adatto davvero a tutte le stagioni:)).
    Un bacione,ancora augurissimi e grazie mille per aver condiviso con noi questa giornata così speciale:))
    Rosy

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    1. Grazie Rosy, valgono tutto l'anno, tranquilla ;)
      Non mi sono mai piaciute le feste di compleanno, anche se odio di più i regali a casaccio, infatti per anni non ho detto a nessuno quando (o che) era il mio compleanno. E a un certo punto ho iniziato a festeggiarmi da sola come si deve ed è bellissimo ;)
      Il jeans è perfetto perché sta bene con tutto, vero?, il nero a me non piace granché e in generale evito i colori scuri, mi vesto abbastanza arlecchinosa anche nella vita di tutti i giorni! Grazie ancora.

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  9. Sei riuscita a farmi conoscere e vedere una Bologna a me insolita e sconosciuta, una Bologna con molti stimoli positivi (ri)creativi, nonostante sia nate e cresciuta a Bologna! Grazie per la tua esperienza :) p.s Auguri :)

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    1. Bene, una Bologna nella tua Bologna :)
      Una città veramente ricca di stimoli, magari abitandoci non ci si rende conto, di solito con la propria città si è anche un po' pigri, ci si risveglia solo quando si va altrove...
      Grazie per gli auguri, Federica :)

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  10. Quando essere felice era considerato un difetto, impressionante ma purtroppo è cosi... Non conosco tutti questi gruppi, ma il fatto che l'organizzatrice dell'Indie Pride abbia avuto il coraggio di fare coming out secondo me è un modo di incoraggiare le persone a non vivere con questo peso.
    Ti faccio i miei auguri per il tuo compleanno e ti stimo molto per quello che fai e per come hai deciso di vivere questo giorno, è tuo, veramente tuo e capita solo una volta all'anno. Spero potrai godere di tantissimi altri giorni simili per godere di tutte le bellezze di questo mondo.
    P.S: ti ho vista nelle foto, in ombre perché ad un concerto va illuminata la scena ed i cantanti, sei la persona in mezzo ;)
    A presto e buon divertimento, tanti saluti, Flo.

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    1. Queste associazioni sono importantissime per informare e anche supportare, ma speriamo che ce ne sia sempre meno bisogno ;)
      Grazie per i bellissimi auguri. Ai regali veri e propri preferiscono sempre fare qualcosa di bello e indimenticabile, non sempre ci riesco ma quest'anno è andata proprio benissimo!
      A presto, Flo, buona serata!

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    2. Bhe, i regali materiali si consumano, si dimenticano, spariscono, invece le esperienze, il vissuto, quello rimane per sempre nella tua memoria. A presto!

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  11. Auguri in ritardo!! Qualche volta sarebbe bello organizzare una gita a Bologna tutti insieme e andare a trovare la Cri!

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    1. Grazie Silvia!
      Sì, sarebbe bello.. mi hai fatto tornare in mente la nostra prima volta a Berlino a ridere sul divano del Team Titanic :D

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  12. Auguri Elle, buon compleanno, anche se in ritardo :) Penso che l'idea di regalarsi qualcosa di speciale per il giorno del proprio compleanno sia geniale. Chissà...potrei decidere di copiarti questa tradizione, tanto non è mai tardi per cominciare ;)
    Bologna è davvero una bella città, ci sono stata di passaggio e quel poco che ho visto, mi ha colpita molto. Mi piacerebbe tornarci con più tranquillità. Quanto al resto, Elle, che dire...mi piacerebbe vivere in un mondo migliore. Un mondo di quelli dove non esiste discriminazione e ciascuno può sentirsi libero di essere ciò che è, e veder riconosciuto il proprio diritto di amare liberamente chi vuole. L'omofobia è una cosa vergognosa...mi viene il ribrezzo se solo ci penso. Grazie per questo bel racconto e per gli spunti di riflessione. Buona giornata :)

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    1. Devi copiare, Mary! No, non è mai tardi per iniziare a farsi il regalo giusto, anzi puoi pure fartelo due volte all'anno, se ti sembra che sia davvero troppo tardi ;)
      Io ci ho vissuto a Bologna, ma la conosco poco, ho imparato dopo a godermi una città, a studiarne la storia, visitare musei ecc, a quei tempi mi limitavo a mangiare tipico ogni tanto. Siccome non è mai troppo tardi, cerco di recuperare ora :D
      Anche io vorrei vivere in un mondo migliore, ma chissà se accadrà mai: se guardo indietro, alla storia, mi pare che si ripeta su altri livelli, e che migliorino le conoscenze, non la bontà del loro uso. Però in fondo in fondo sono un pochino fiduciosa...
      Buona giornata anche a te!

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Buona permanenza nella Casa nella Palude
Elle, il vostro spirito di fiducia.

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