lunedì 27 febbraio 2017

Bilancio di fine anno e buoni propositi per l'anno nuovo.

In questo preciso istante non dovrei essere qui a scrivere, ma sento un'urgenza. Contrariamente al mio solito non voglio perdere tempo a cercare di capire cosa mi urge, anche se ho sempre considerato utile capire, invece ora voglio agire. Scrivere. I miei buoni propositi per l'anno nuovo, il bilancio di fine anno. Ho rimandato perché non mi sentivo pronta, avevo un frullare di elementi nella testa, e ora lentamente si stanno sedendo, posso fissarli, e posso acchiappare e fermare quelli che vorticano ancora. Posso.
Posso perché in queste settimane non ho fatto altro che avere la mente predisposta a individuare i buoni propositi, mentre facevo altro. Posso perché adesso ne ho proprio bisogno, ora che sento rimontare la confusione, ora che mi trovo sul confine sottile fra un entusiasmo da anno nuovo che mi vedeva attiva senza bisogno di pianificare e una crisi che mi vede spenta pur con tutta la mia buona volontà.
Non sono nuova a queste crisi, io, per niente nuova.
Posso perché in queste settimane, in maniera più o meno voluta, ho attraversato tutte le sponde del mio essere, diciamo gli ultimi dieci anni con brevi incursioni nei precedenti, per altri motivi dall'analisi approfondita di me stessa che mi è tanto cara, ma il cui effetto è stato evidentemente lo stesso.
Da tempo poi meditavo di tornare al mio vecchio diario sul blog, ma non ero pronta. In questi casi dico sempre che ho altro per la testa, ma c'è anche altro su internet, e non mi riferisco solo ad altri blog o social.
Insomma eccomi qui. Per un bilancio di fine anno come si deve, è bene partire dai buoni propositi per l'anno in esame, e io sarò veloce, ma è bene chiudere le porte e aprire le finestre per l'anno nuovo (in fondo sono solo dieci mesi da qui a dicembre, niente di impossibile).


Per il 2016 volevo (in corsivo la realtà):
  • imparare maglia, uncinetto e punto croce e capire cosa ci posso fare che mi piaccia
Ho deciso che maglia e punto croce non fanno per me: a febbraio 2017 ho iniziato un lavoro a uncinetto (finito) e un alto lavoro a uncinetto (lungo!). Nel 2017, esatto.
  • riprendere a cucire vestiti, anche solo per smaltire tutta questa stoffa che è qui a prender polvere
Mai fatto nel corso di tutto il 2016, però ho usato un po' di stoffe per creazioni per la casa e vestiti delle bambole.
  • diminuire sempre più la carne e il pesce (tranne alle sagre e feste dove si mangia bene) e anche il latte e altri latticini (tranne il formaggio)
Bevo un goccio di latte col caffè, al formaggio non voglio rinunciare, ho eliminato a gennaio 2017 carne e pesce (in prova per sei mesi, e sta andando bene) e proprio per colpa delle sagre e delle feste, perché non è vero che si mangia bene (secondo i miei gusti).
  • leggere più libri che non siano romanzi
Su 68 libri nel 2016 ho letto solo 3 saggi: non mi pare di aver soddisfatto questo buon proposito, se nel 2015, anche scorrendo velocemente la lista, mi risultano 10 saggi (ed escludo in entrambi i casi i fumetti).
  • scrivere in tedesco anche altri tipi di post
Niente di niente e non me ne frega niente (con “altri tipi di post” intendevo post diversi da ricette).
  • fare molti chilometri in bici anche in salita, magari una vacanza intera con più tappe
Lasciamo stare la vacanza intera, restiamo sui km e sulle salite, siamo concreti: 248 km in nove uscite di varia lunghezza e con più o meno salite; le salite non le voglio più vedere nemmeno a piedi, e ho detto tutto. Del 2015 non ho dati (non io) ma siamo usciti molto meno e per meno km, perché io ero ancora schiappa.
  • scrivere un certo numero di capitoli del mio romanzo, in proporzione all'obiettivo finale che è di scriverli tutti entro cinque anni, non si sa a partire da quando
Non so più quando è stata l'ultima volta che ho scritto qualcosa, credo (ricordo vagamente) tra febbraio e marzo 2016: non ci sono capitoli e comunque io non vedo il mio libro in termini di capitoli; continuo a pensarci intanto.
  • togliermi il bastone dal culo quando c'è da provare entusiasmo
Mi sa che qui sto tornando indietro.
  • capirci qualcosa
Idem come sopra. O sotto?

In questo preciso istante, questa lista dei buoni propositi per il 2016 mi fa sorridere: che razza di propositi sono?, mi vien da dire. E poi: praticamente ho solo pensato a queste cose per tutto l'anno, ma cosa ho concluso?

Parola d'ordine per il 2017: decisa.
A dicembre mi sono iscritta a un calendario dell'avvento tramite video, quello di Claudia Porta, e ogni giorno ricevevo un video di consapevolezza e crescita personale; i video mi sono piaciuti molto nella loro semplicità, e io di semplicità, cioè di meno chiacchiere, avevo proprio bisogno. Il video invitava a pensare a un sankalpa, ovvero a una “intenzione” (è sanscrito) che fosse “un desiderio profondo, puro, non egoista, un'aspirazione che viene dal profondo, ed esprime ciò che in fondo siamo già” che ci avrebbe caratterizzato nell'anno nuovo, la prima parola. Son stata lì a pensare io? no. Decisa. Punto. Mi è venuto da ridere perché nel mio scetticismo avevo appena pensato una parola “a caso” tanto per fare l'esercizio, ma questa parola andava benissimo (non che si possa sbagliare un esercizio del genere). Insomma, pensavo quel che viene viene, ed è venuta questa. Decisa. Io sono decisa, ho pensato.
Chissà cosa ci combinerò, con questa parola, nel 2017, io che solo ora mi sono decisa a fare il bilancio di fine anno e la lista di buoni propositi. La seconda parola, quindi, lo decido ora, sarà: calma. Non dico “riflessione” per ovvi motivi di tendenza alla logorrea pensierosa.

Un'altra cosa che mi sono segnata da qualche parte è “finire le cose iniziate, prima di iniziarne altre”. Sembra una decisione dedicata solo all'ambito creativo, ma non è così. Su quante io fantastico! Quante io progetto nella mia mente! La protagonista di tutte, ovviamente, sono io. I cambiamenti sono tutti miei, della mia persona, del mio modo di affrontare le cose, di percepirle, di viverle, modo che non ha nulla a che vedere con il mio modo di organizzare nel concreto la mia vita, anche e non solo nel quotidiano. Parlo proprio di come mi vedo io. Quando mi vedo. Spesso non vedo niente, spirito che non sono altro.
Vorrei un po' più di concretezza, ma non è questa la prossima parola, siamo ancora su quel “decisa”, qui. Vorrei linee più nette, non dritte, parlo di precisione, di calcare la matita sul foglio (decisa!), ma nemmeno questo basta, se non si sa cosa disegnare, no?

La fretta è una cattiva consigliera, e io ora finalmente mi sento calma, ma mica del tutto. Non ho più quella fobia della morte imminente prima di riuscire a fare tutto nella vita (posso solo constatarlo, non chiedetemi come ho fatto); ho comunque fatto tutto quello che mi aveva sempre incuriosita e forse la mia nuova fobia è non avere più curiosità, aver raggiunto quella pace dei sensi noiosa e mortifera, che non è minimamente scalfita da una o due gite fuori porta, pur con imprevisti. Voglio l'azione? No, non esco di casa nemmeno per sbattere la tovaglia dopo mangiato. Voglio l'avventura? No, non mi azzardo neppure a parcheggiare nei parcheggi a pagamento senza pagare. Voglio ampliare i miei orizzonti, voglio andare oltre, voglio nuove sfide? Naaa, solo il pensiero mi mette agitazione, e io avevo detto: calma.
Cosa voglio allora?

Cerco una parola che vada bene... mm... Negli anni c'è stato il tempo delle riflessioni, poi quello dell'autoanalisi, infine quello della confusione. Lo so, avrei dovuto fare il contrario, ma da sempre io mi adatto a quello che passa il convento, e quando la vita prende una piega io prendo una cerniera e insieme creiamo una tasca: dentro ci sono sempre io. Al sicuro. Matta, ma al sicuro.
Ricapitolando: ho riflettuto abbastanza nella vita, e ho anche soddisfatto le mie curiosità, e ho pure lasciato molte cose, se non tutte, in sospeso. Se qualcuno mi dicesse che sono una fallita che non conclude nulla di quello che inizia, cascherei dalle nuvole. Io!?! Pensandoci però... tecnicamente è vero. Non ci avevo mai fatto caso, perché per me conta sempre solo una cosa: come sono io all'inizio e come sono io alla fine. Se nei fatti non concludo quello che ho fatto per essere quella che sono, cosa importa, se comunque sono diventata quella che sono? È questo che conta, in fondo. E così, una scelta dopo l'altra, sono arrivata qui, a subire me stessa, così come sono diventata, senza più una fine a cui appigliarmi per dire “ecco ora sono così”. Non ho più una fine.

Finire le cose che ho iniziato potrebbe essere una nuova sfida, ma diverrebbe troppo ampia e non è quello che voglio. Manca ancora la terza parola, cosa potrà mai essere? Mi vengono in mente cose sciocche come: imparare una lingua. Rende l'idea, ma no, non è “imparare”. E nemmeno “concludere”. È qualcosa che sta nel mezzo, una luce sottile che si allunga, ma se tento di afferrarla ci vedo sopra l'ombra della mia mano.

Mi aiuto con la lista dell'anno scorso:
uncinetto, cucito, carne e pesce, saggi, tedesco scritto, km in bici, romanzo, entusiasmo, comprensione.

Mi aiuto con l'associazione di idee:
tessere, assemblare, escludere, imparare/ampliare, applicare, percorrere, raccontare, sorridere, capire.

A me sembra tutto più chiaro:
ripercorrere me stessa
escludendo ciò che non mi aggrada
assemblando il restante
fino a tessere ciò che ho capito
applicando ciò che ho imparato
e abbellendo con sorrisi aperti
in modo che sembri un racconto
e non il percorso di una vita
in una parola: …

In una parola??

Riprovo:
ripercorrere,
escludendo i cadaveri di ombre che oscurano la mia mente
assemblando il restante scintillio di innocenza e fanciullezza
fino a tessere con calma e decisione tutto quello che ho capito
tutto quello che ho raccolto, tutto quello su cui mi sono schiantata,
applicando le cose che ho imparato strada facendo
piluccando di qua e di là dai fiori della conoscenza
e aggiungendo a mo' di incoraggiamento,
ma anche come simbolo di coraggio e sicurezza,
enormi sorrisi – sarebbe bello averli già a disposizione!,
continuando il racconto della fiaba
incurante dei lupi cattivi, dei tornado e delle epidemie
- quelli non ce li metto;
senza punteggio, senza linee bianche,
senza tempo; l'infinito
avendo a disposizione,
me stessa.

In una parola: forgiare.


Titolo: Ripercorrere me stessa, calma e decisa.

Elle lo Spirito e Matilde.


Ma ora veniamo all'esempio concreto, ché le poesie non le capisco neppure io.

Salvare il salvabile da tutti i miei passatempi. Il mondo è bello perché è vario, anche il mio, ma sono stanca di avere la mente costantemente chiamata da tutte queste “passioni”. Non sono passioni, le mie, ammettiamolo, sono solo cose che so fare, che non significa che devo farle, significa che posso farle, se serve.
Fare pulizia di tutte le cosiddette cianfrusaglie che occupano spazio e cercano attenzione. Le sento, mi chiamano, anche adesso che sto scrivendo anziché fantasticare su idee creative geniali. Non sono una creativa, sono solo una che si sa arrangiare quando serve. Ecco: quando serve. Per passare il tempo invece leggo.
Leggere tot libri all'anno non basta, bisogna dare un senso a questa lettura, va bene abbandonarsi a mondi fantastici, ma non sono più una bambina, quindi: uno, non mi piacciono più tutti i libri incondizionatamente; due, non mi soddisfa a priori un libro “bello”, nemmeno quando questo significa “ben scritto”; tre, ho voglia di non aver più paura di leggere i miei libri.
Selezionare e mettere in primo piano i miei (pochi) interessi, non prendere tutto quello che passa sotto la finestra, non alluvionarmi la testa di “cose belle”, non esagerare. Sono e voglio essere una persona semplice. Colta, ma semplice. E voglio riposare la mente.
Smettere di cazzeggiare, che non vuol essere il contrario di far riposare la mente, anzi è proprio condizione necessaria, perché oggigiorno il cazzeggio richiede più attenzione che mai. Concentrarmi sulle cose astratte (mie) è molto più produttivo e rilassante del cazzeggio. Una sorta di meditazione dei poveri.
Fermarmi.
Disegnarmi. Ok, questa non l'ho capita neppure io. “Disegnarmi” in che senso? Fotografarmi? Cioè fermare l'attimo, rigirarmelo tra le mani? O tracciare linee unendo i puntini e vedere cosa esce? E se poi non mi riconosco? Paura, eh?
Sicuramente: smettere di iniziare cose nuove, smettere di lanciarmi in fantastiche idee (che per fortuna penso soltanto e spesso non coinvolgono nessuno), smettere di vedermi attiva. Non lo sono, punto. Sono pigra. Non voglio fare “grandi cose”. Ho sempre avuto mille sogni, compresa una vecchia fattoria e dieci figli. Ma ero piccola, non avevo ancora avuto le mie prime mestruazioni. Uffa.
Sono brava ad aggiustare. Forse.
E a riflettere, anche se a volte cazzeggio pure lì, oppure faccio confusione.
Ho sempre tenuto separata la fantasia dalla realtà. Sempre. E non ho mai aspettato domani, o una qualsiasi altra condizione, per fare qualcosa che volevo fare subito. E siccome ho sempre avuto la fobia della morte prima di riuscire a fare tutto, per me era sempre tutto da fare subito. Ho fatto già tutto quello che volevo fare.
Non mi piace sentirmi obbligata, nemmeno sentirmi osservata, e non mi piace essere “quella che”. Mi ribello, lascio perdere, non ne voglio più sapere, no, vi siete sbagliati, non sono io quella che!, urlerei. Ma non urlo, invece aspetto di scoprire se lo sono o no, nel frattempo faccio finta di non esserlo, così tutti gli estimatori di “quella che” si dimenticano di me. Comodo essere spirito.
Riprendo possesso del corpo quando ho il via libera. Bene. Se ne sono andati. Allora...
...dove eravamo rimasti?
Ah, sì: alla selezione naturale dei miei cosiddetti interessi. Certo, certo, sono curiosa. Che non vuol dire “appassionata di” (né tanto meno esperta). Curiosa come un gatto, ci gioco un po', poi mi annoio, e se qualcuno vuol farmi giocare ancora lo guardo con sufficienza: non gioco a questi giochi, io. E mi rimetto a dormire. Quando si dorme si sogna.

Sarà stato il sogno a darmi la carica oggi? È la prima volta che riesco a rimettere tutto nella borsa. Ma che dico: è la prima volta che ho un astuccio e non una borsa (o una valigia, o una macchina carica). Un astuccio. Dentro c'erano le penne, io ci ho messo i soldi per la farmacia e uno scontrino. Questi ultimi me li hanno dati due ragazze coi capelli scuri, una lunghi, una corti. Sono io? Sono io tutte e tre? Io ho seguito quella coi capelli corti, ma solo perché andava alla prima porta disponibile. L'altra andava alla seconda porta, più lontana: sono pigra, lo sapevo. Penne, soldi per le medicine, ricevuta: sembra una condanna a morte, io invece mi sento rinascere. Non ci vuole molto a semplificare la vita per farla stare tutta in un astuccio. Non ci vuole molto nemmeno a interpretare un sogno come ci pare. Non c'era Matilde, nel sogno, peccato: lei c'è sempre nei sogni significativi. Né numeri da giocare, figuriamoci.
Penne = scrivere
I soldi per le medicine = malattia o crocerossinaggio?
Scontrino o ricevuta = tutto registrato
La cosa interessante è che io nel sogno mi ribello: col cavolo che io vado a farvi le commissioni in farmacia mentre voi andate al cinema! Anche io voglio andare al cinema!, ho detto proprio così, e ho seguito quella coi capelli corti che entrava dalla prima porta disponibile. Io sono andata oltre, lei è sparita dal sogno.
Penne = scrivere
Soldi per le medicine = spesi per il cinema?
Scontrino ...o ricetta? Sembrava uno scontrino... ma nel sogno lo infilo nell'astuccio senza guardarlo, in effetti poteva pure essere la ricevuta di un pacco, nel sogno me ne frego, dico sì, sì, prima di rendermi conto e dire no, no: io non vado in farmacia mentre voi andate al cinema! E dello “scontrino” non mi preoccupo più. In fondo non ci vuole molto a togliersi un bastone dal culo.
Ma non basta fregarsene, chissà, se non mi fossi svegliata, cosa sarebbe successo ancora.
Ah, sì, nel sogno c'era anche Alli: me ne ricordo all'improvviso e mi alzo per andare da lui proprio quando le due ragazze mi fermano con la storia della farmacia. Nel sogno alla fine raggiungo Alli, ma questa è davvero un'altra storia. Io faccio sempre sogni articolati.

Sarà stata l'ennesima giornata passata persa nella merda più nera, altrui, di cui non mi dovrei occupare perché non mi sfiora minimamente. Io esisto lo stesso, e alla fine di tutto morirò lo stesso, come tutti, e tutto quello che potrò vantarmi di aver fatto, sarà quello di essere sopravvissuta nonostante tutti credessero che fossi già morta, spirito che non sono altro. Questa sono io, non quella. Questa, quella che ripercorre sé stessa.
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